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Risparmia sull'inquinamento ambientale

Il marketing è relazione, l'ho studiato all'università e lo verifico ogni giorno nella vita.

La creatività è relazione, mettere insieme cose e idee, concetti che apparentemente un nesso non lo hanno. Invece no, io lo vedo chiaro, spesso, colorato. Costante, che connette punti e punti ed ancora più punti.

Quand'è che tutto si ferma?
Che non abbiamo idee, e tutto stagna?
Quando le relazioni si spengono e noi lasciamo che accada.

Le strade sono sempre a due direzioni, per venire da me ed andare via, ma anche per andare io verso l'altro e l'altro venire verso di me.
Cioè, per dirla in termini metaforici, vengo io a casa tua ma anche tu a casa mia, chiamo io te, ma anche tu me, e se c'è un interesse reciproco si può costruire tra noi.


Nell'amicizia ma anche nella professione. Io non insisto.

Se tu dici di volere e poi molli, non voglio usare le mie energie per ricordarti il tuo sogno, il tuo desiderio, per aiutarti a comprendere com'è che non riesci ad essere fedele neanche a te stesso/a.

La parola "interesse"  per me significa interesse per la persona.
(Qui arriva il giudizio su di me: povera ingenua! fuori moda, obsoleta)
C'è bisogno che ci scegliamo, ci piaciamo, ci stimiamo e soprattutto non inquiniamo l'aria di questo spazio relazionale con la bugia.


Save your untruthful words, they pollute.
trad. risparmia le tue parole false, inquinano.  (non è firmata perché l'ho detta io).

Quelle che si chiamano bugie bianche, che le persone pensano che non facciano male a nessuno, secondo me sono un insulto, alla nostra età. All'intelligenza di tutte le persone coinvolte.

"I'm in", "sono dentro " quando neanche arrivi, non ti rende piacevole, ma inaffidabile.
All'ennesimo "mi piacerebbe, ma", il tuo soprannome è quaquaraquà.

La tua parola non vale, e di conseguenza anche il tempo con te, questo tempo così magico e raro, così prezioso e caro, che è il mio ma anche il tuo, lo rubi, inutilmente a te stesso oltre che a me.

Perciò, se ancora credi che il marketing passi da "far vedere", "promettere" e non mantenere, dire- senza pensare- quello che secondo te l'altro vuol sentire, ripensaci.

Quello che sei passa comunque. Anche se non lo vuoi vedere, o far vedere.

Però c'è di buono che.
Si impara a riconoscere sempre prima i comportamenti ostili, inquinanti, falsi, competitivi, invidiosi.
Si smette di perdere tempo dietro a quelle persone che li indossano ad ogni stagione.

E si impara a riconoscere l'aria diversa, dello scambio e della cortesia empatica, dell'ascolto e del rispetto reciproco, di uno spazio di possibilità, di incontro e di presenza anche nell'assenza piuttosto che di assenza anche nella (promessa) presenza.


Paola Bonavolontà