Il personal branding è un epiteto

Al lavoro ho sempre dedicato tempo ed attenzione alle presentazioni, ai contenuti, ai particolari, la grafica e i numeri, prevedere le domande ed anticipare le risposte.

Poi un giorno ho scoperto che il 7% della comunicazione è il contenuto, e il resto, gigantesco 93% è altro, ed ho capito che avrei dovuto anche migliorare altro per essere efficace.

La mia preparazione passava molto più per segnali di cui non ero consapevole rispetto a quelli di cui mi preoccupavo.

Per una intuitiva capacità istrionica è andata spesso bene, ma per caso, carattere, sicurezza e  faccia tosta, piacere della responsabilità.
Oggi ne so tanto di più, e quando mi ri vedo nei video delle aule spero che il mio pubblico sia stato meno critico di quanto lo sono io con me stessa.



Il vestito, le pause, i sospiri, la velocità quando parlo, le mani si muovono troppo, il ciuffo mi cade sugli occhi.

Recuperare la consapevolezza della nostra comunicazione, di quelle parti che ci sfuggono, serve per aumentare l'efficacia dei contenuti, e la piacevolezza e l'utilità di ciò che vogliamo traferire.

Nella professione e nella vita privata.
Possiamo non fare più caso ai guanti da pugile e a agli aculei, ma gli altri li vedono.

Anche il personal branding  è efficacia e consapevolezza, per la vita in generale
Il personal Branding non è quello che io dico di me, ma quello che gli altri pensano di me.



E' la percezione, quel soprannome che ti porti dietro in famiglia, o tra gli amici.

Quello nuovo tra i tuoi colleghi, che coglie solo un aspetto di te, e lascia tutti gli altri in ombra.


Se l'obiettivo del self branding è differenziarci,
quando gli aggettivi per descriverci sono decisi da altri possono infastidirci, perché non ci riconosciamo in quell'attributo, che sembra un giudizio perenne, non elogiativo.
Come si sente Apelle che pare avere sempre un unica qualità, quella di essere figlio di Apollo?

In Italia serve ancora essere figli di, e quanti ce ne sono.

Le qualità riconosciute ed attribuite dagli altri puoi ascoltarle ad es. quando qualcuno ti presenta: lei è la mia amica che...


I miei colleghi di Sestyle dicono:
il personal brand è ciò che pensano di te quando entri in una stanza e ciò che dicono quando esci.

Fa male, lo so, inquieta e preoccupa.
Ma non è la stessa cosa che fai tu con gli altri?

Il nostro cervello classifica per comodità, per velocità, per non dover riniziare da capo ogni volta che incontriamo una persona.

Perciò la prima impressione conta, perché sarà più difficile fare una buona seconda impressione.

Di nuovo, non è un invito ad essere diversi di chi si è. Anzi.
E' di acquisire consapevolezza.

Quali sono le prime tre parole con cui ti descriveresti ?
Ora chiedi a due amici, e poi a due colleghi, a persone che hai conosciuto da poco e ad alcune che conosci da tanto.
Qual'è la parola che ricorre più spesso, quella che ti aspetti, quella che è una sorpresa?

Raccogliere le tre frasi è un ottima base di partenza per preparare la tua swot.


Perché il personal branding è un epiteto.


Se lavori suoi tuoi punti di forza, che ti riconosci e ti riconoscono gli altri, se lavori per migliorare i punti di debolezza, per prenderne consapevolezza e ad es. evitare quelli facilmente evitabili, il tuo epiteto potrà essere la tua opportunità scelta, o la minaccia scelta da altri.

(da wiki: "Epiteto" viene dal greco antico ἐπιτίϑημι, epitíthemi,  "pongo sopra", nel senso che l'epiteto è aggiunto al nome proprio. Gli epiteti servono al lettore per riconoscere e ricordarsi meglio di quale personaggio si parla. Gli epiteti sono molto frequenti all'interno della tradizione omerica, es.  Achille piè veloce" o "mare dai molti Achei oppure Agamennone "il re dè prodi".
Epiteto assume talvolta il significato di insulto, in senso esteso, o ingiuria associata a nome o riferimento personale. )

E' la nominata, la reputazione che hai.
Fingere, fregare le cose degli altri, dire una cosa e poi rimangiarsela, insultare gli altri sul web, spacciare per proprie le cose di altri, in certi ambiti - inspiegabilmente- funziona.

A proposito di politica, ci sarebbe qualcosa da mangiare? Totò

Perché fingere anche noi? Perché fingere nelle relazioni?

Se dici le cose tanto per dire, per consuetudine, perché così fan tutti, come fai a sapere quando è vero e quando no?
Cosa resta di vero e sentito nella tua comunicazione?
Stride dentro di te il falso e accusa te, di contribuire alla falsità che non fa bene a te, ed è così diffusa che non ci pare neanche grave, ma lo è.
Che male c'è a dire: ci vediamo?
Organizziamo, facciamo questo e quello, promesse, castelli e blah blah.

Il personal branding è una promessa di valore, di relazione.


Scegli cosa dire, scegli l'onestà intellettuale, scegli di assomigliare ciò che dici, può aiutare la tua autostima, oltre che le relazioni.

Hai trovato un modo per essere differente.

Scopri il valore dell'onestà.
Sempre con equilibrio.







Selezionatore: qual'è la tua più grande debolezza?
Candidata: L'onestà
Selezionatore: Io non penso che l'onestà sia una debolezza.
Candidata: Non me ne frega una m. di cosa pensi tu.

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