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L'arte degli Auguri

Mi interrogo sempre su qualcosa, da dove derivano le nostre usanze, come poterle mantenere, come farle convivere in una società multietnica e complessamente religiosa.
Voler azzerare, cancellare per cercare di non offendere alcuno è riduttivo e triste.



I riti sono importanti, così come recuperarli, viverli e crearne di significativi.
Quando non ne abbiamo, cerchiamo inconsapevolmente di riempire lo spazio lasciato vuoto con quello che ci propina la pubblicità, telefonini e griffes, adesivi per dentiere e salvaslip che danno sicurezza.


Auguri é un usanza pagana, non cristiana.
I saluti cristiani sono riconoscibili in quanto benedizioni.
La mia tata ogni mattina mi lasciava in mani sicure "A Maronn t'accumpagn"
e timidamente rispondeva a chi le chiedeva come stesse "A Dio piacendo".

Poi ci sono quelle espressioni più cruente


In bocca al lupo vorrebbe come risposta "Viva il lupo" o "lunga vita al lupo" [dal sito Italianwildwolf, perché deriverebbe dalla cura e protezione che i lupi hanno nei confronti dei loro piccoli, trasportandoli ad uno ad uno con la bocca. Protezione resa famosa dalla lupa che salvò Romolo e Remo, dunque augura che lo spirito del lupo sia con te e ti protegga dai pericoli della vita.]

Ma come tutte le storie, si complica e pare che per lupa si intendesse una prostituta  ["lupanare", luogo dove si svolge la prostituzione di cui parla  Tito Livio, Ab Urbe condita, I, 4], ma chi lo dice ai romani?

Non so da dove nasca il detto della balena; riporto solo la risposta del lupo, che in molti altri vorrebbero far crepare " Finalmente mi lasciano in pace".

Tornando agli Auguri erano sacerdoti con il compito di divinare ed interpretare il volere degli Dei.
L’augure non doveva predire quale fosse la cosa migliore da fare, ma solo se un qualcosa su cui si era già deciso incontrasse o meno l’approvazione divina.
Il collegio degli Auguri fu abolito da Teodosio I verso la fine del secolo 300, come tutti i collegi sacerdotali.


L’arte degli auguri era chiamata “augùrio” o “auspìcio”.
Ecco il mio auspicio.