Iscriviti ai Feed C4U su Facebook Seguimi su Twitter Seguimi su Istagram Scrivimi Skype Linkedin

Pagine

L'importanza di saper dire di NO

Hai notato di trovarti in situazioni che non hai deciso?
A fare favori, svolgere lavori che non spettano a te e non hai concordato?
Se ti può rincuorare, non sei solo/a.

Anzi, scrivo questo post perché mi ci ritrovo di nuovo invischiata.
Da un piccolo favore, che non ti costa nulla, tanto tu sei brava, mi fa piacere, ci metto due minuti, a ritrovarmi immersa in richieste che mi stanno facendo perdere tempo, energie, fiducia.

Non ho compreso le grandi conseguenze dietro la piccola richiesta.

Quando qualcosa si ripresenta ed ancora ed ancora nella nostra vita, è bene smettere di guardare agli altri brutti cattivi e manipolatori, e cominciare a comprendere cosa c’è in noi che offre il gancio a quella manipolazione.

Perché scoperto quello,  ciò che parte o dipende da noi, possiamo davvero agire per cambiare qualcosa, col partner, amici, colleghi, clienti.

Il primo punto è che ognuno di noi, anzi no, tanti di noi, vuole PIACERE AGLI ALTRI, sentirsi accettato, far parte e sentirsi parte (nella scala Maslow si chiamano bisogni di stima, accettazione ed appartenenza. In una parola direi: bisogno di "significato").

Alcuni di noi lottano anche con vocine malefiche dall'infanzia, che dicono "sei cattivo, che ti costa".
Così sono decenni che associamo il dire no, e sentire cosa ci fa piacere o no, a far piacere invece agli altri.
In altre, dure, dolorosissime parole, a metter gli altri PRIMA di NOI stessi.
[Io con mia nipote di otto anni non insito mai neanche ad esser salutata, se lei non lo desidera.
Non voglio che il mondo dei grandi le insegni che è più importante essere educati e non far dispiacere l'altro che dispiacere a sé stessi.
Ovvero vale più il sentire dell'altro che il mio.

Sentite il brividino che scorre sotto la pelle?]

Nel breve termine può funzionare, a lungo termine crea problemi:

- Puoi sentirti sopraffatto, perché ti sei accollato troppi impegni (che a te neanche interessano);

- Risentito perché la relazione diventa squilibrata, c’è chi da solo e chi prende solo, chi chiede, esige, munge e chi si sente spremuto e stanco;

- Di poco valore, o comunque con meno valore dell’altro, perché ascolti le richieste/esigenze/pretese dell’altro e metti il silenziatore alle tue, anche con te stesso. In altre parole, cresce l’importanza dell’altro e ti sminuisci da solo. Specie quando l’impegno è tanto ed è pure senza compenso.

- Ti senti un piccolo bisognoso (e perciò se te ne accorgi ancora più arrabbiato) in quanto ricerchi attenzione ed approvazione dell’altro, poi aspetti che l’altro capisca e comprenda il valore di te e ciò che dai e ti sia grato. La rabbia cresce al crescere dell’attesa (inutile farti notare che potresti attendere a tempo indeterminato, anzi mai sentito la sindrome rancorosa del beneficato?).


Wow, quanta roba, ma vederla su carta e riconoscerla può aiutarti a cambiare (non l’altro ma te).

A questa lista sicuramente si aggiunge un dolore da incongruenza: ti trovi in una situazione scomoda, ma decidi/non riesci/non osi dire nulla.

E’ un dettaglio importante, perché se non sei consapevole la tua rabbia esce comunque, viene vista e percepita, e dunque se il tuo obiettivo era piacere, lo perdi e perdi pure la faccia/ amicizia/relazione. Invii segnali contraddittori e l’altro è ancora più confuso.

Se ti sei offerta tu, o comunque non hai detto di no, perché ora sei arrabbiata e trovi il modo per fargliela pagare?
Ehi, lo so, sto estremizzando, ma neanche tantissimo.

E’ doloroso, ma come sotto il mio “altruismo” ed entusiasmo ci può stare tanta polvere?
Io alla polvere sono allergica, come alla finzione, come alle richieste e promesse che nascondono altro.
Perciò non voglio essere vittima né carnefice.

Ho imparato a mie spese quanto mi sono fatta invadere nei weekend e nelle mie serate per non saper dire di no, e so che i paletti, leggi confini, dobbiamo imparare a metterli noi e non pretendere dagli altri che siano educati e rispettosi etc.
Dobbiamo essere educati e rispettosi nei nostri confronti noi per primi, consapevoli del nostro valore.

Sperare che il mondo ti tratti bene perché sei una brava persona è come pensare che un toro non ti attaccherà solo perché sei vegetariano. 
(Dennis Wholey).

Se non è così, continueremo sempre a chiedere una conferma del nostro valore all'esterno, e continueremo a scivolare in manipolazioni (anche ingenue o inconsapevoli per carità).

1. Dare agli altri più credito
Se ti accorgi di “facilitare” eccessivamente gli altri, con quelle magiche paroline “faccio io” , perché in fondo pensi che:
- Poverino/a se non lo aiuto io, chi lo farà? ( domanda mia a te: e se ti schianti come sotto il meteorite del Buondì Motta sotto il peso di questo aiuto, chi aiuterà te?).
Dai più fiducia all'altro, ce la può fare, aiutalo nella sua resilienza.

Per me che ho anche una ammirazione per Bert Hellinger mi è stato insegnato che fare troppo al posto dell’altro gli toglie dignità. Qui è troppo lungo spiegare, ma chi ha esperienza di costellazioni sicuramente comprende che è un punto molto interessante.

Aggiungo, che se mi metto io a tappetino, ne perdo io di dignità.

Inoltre, se le persone trovano sempre te che risolvi al posto loro, non impareranno mai a farlo loro stessi.
Non si motiveranno a saper fare, ma agiranno solo a trovare chi fa al posto loro.
Potranno usare abilmente il senso di colpa per farti dire di sì, e mentre loro hanno il tempo di farsi un drink e socializzare, tu sei da solo a lavorare.

2. Essere più compassionevole di te stesso
Fermati e chiediti se stai dando a te lo stesso amore, attenzione, credito, dedizione, amorevolezza, accoglienza che stai dando all’altro.
Tu faresti la stessa richiesta che ti sta arrivando negli stessi termini?

A me accade quando le persone pretendono, si aspettano che il mio lavoro sia gratuito.
Io non chiedo a nessuno di lavorare gratuitamente per me ( a dire il vero dovrei esercitarmi a saper chiedere più in generale) ma intanto mi accontento di imparare sempre meglio ad accorgermi quando vengo manipolata e a saper fermare di venire (o sentirmi) sfruttata.

Oh, che brutta parola, mi da fastidio finanche scriverla.

Di nuovo: per smetter che accada devo riconoscere IO per prima il mio valore, il valore del mio tempo, delle mie energie, spazi, famiglia, interessi.
(oppure ho un problema di valutazione del tempo verso richiesta ovvero quanto tempo mi richiede?; in ogni caso sempre su di me devo lavorare)

Se sono consapevole di questo valore dentro di me, lo difendo.


Il conoscere e saper far riconoscere il proprio valore è un tema del prossimo laboratorio di Personal Branding Creativo- PromozionARTI ( in calendario il 28 Ottobre- clicca qui per l'evento su FB)

3. Impostare i limiti
Puoi dire di sì a tutto quello che vuoi fare?
No. La risposta è no.
Ogni volta che, con te stesso, decidi di fare una cosa, hai deciso di togliere la possibilità all’altra di accadere.
E può sembrare triste, ma è così. Se decido di andare al cinema, non posso leggere un libro.
E, se è da tanto che non riesco ad andare al cinema e a leggermi un libro e poi dico di sì ad un altro, tolgo tempo, energie e possibilità alle mie di cose.
E se continuo a togliere tempo, energia, spazi alle mie cose per darlo agli altri, soffoco, per mancanza di aria e di ricambio di aria.

"Quando dici SI agli altri, assicurati di non dire NO a te stesso." Paulo Coelho

Mi aiuta tanto conoscere (ed insegnare) la teoria della gestione del tempo, e ci sono tanti piccoli accorgimenti utili, tra questi chi mi conosce sa che io amo il tempo cuscinettto - spazi lasciati volutamente vuoti tra un appuntamento e l’altro per poter respirare, camminare fisicamente da un luogo all’altro, non dico fare una telefonata, ma almeno una pipì.

L’altro aiuto è il non ora.
Se non so o non voglio rispondere NO, prometto (e poi mantengo), calendarizzo un altro momento, data ed ora.

Ovviamente esiste anche chi dice di si e poi non fa nulla.
E' una lezione che ho imparato incredula in America: la mia CEO  serafica, sorridente e angelica annuiva a tutte le richieste - impossibili- dei nostri interlocutori.
Le chiedo conferma preoccupata fuori dalla riunione, lei con immutata angelicità risponde: over my dead body. Cioè non le era passato minimamente per il cervello di mantenerle quelle promesse.

Dunque il mondo si divide tra chi dice si si e non fa e da chi dice no, ma poi fa, e insomma è un gran casino riconoscere chi fa davvero e chi per finta, e io so che sembro caduta dal pero.
Confesso, sono una boccalona, credulona però provo a migliorare.

Rispetto al si si e no no, ecco il quarto punto.

4. Impara ad affrontare il conflitto
Dire no e dire sì è un bellissimo ed illuminante momento degli esperienziali sui conflitti.
Se ti capitano, fiondati ad iscriverti. Infatti ti eserciterai a poter rischiare di dire no/si senza che le tue relazioni reali ne risultino compromesse, perciò quello che ti accade è tutto roba tua.

Impari un sacco di cose su di te, e sulle possibilità che stai lasciando fuori per ripetere lo stesso schema di quello che evita il conflitto, o che gli sembra di evitarlo perché dice sempre di sì e invece lascia l’altro in una situazione pesante di avere tutta la responsabilità della scelta.

Troppo breve raccontarlo qui, il mio laboratorio teorico esperienziale dure 8 ore, però informati dalle tue parti cosa offrono. Magari può servirti anche un “semplice” percorso di assertività, che in estrema sintesi è la capacità di esprimere in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni e punto di vista senza offendere né aggredire l’altro.

Chiediti cosa vuoi dai rapporti.
Se autenticità e reciprocità, se credi di valere - anche come persona intendo - tanto quanto l’altro, impara a chiedere tu quanto ti chiede l'altro.
Posso sentire anche da qui che dici che è impossibile.

Impara a rispettare te stesso per primo, non a sperare che lo faccia l'altro e rinunci al  piacere che in tanti provano dall'esercitare potere mettendo te in giù, tipo tappetino e loro in su che ci si puliscono i piedi.
Ti dicono niente le posizioni up and down? Non è  Kamasutra, eh, però appunto c'è chi ne ricava piacere a trattare male da un lato e a farsi trattare male dall'altro.

Essere un tappetino, non ti assicura una relazione soddisfacente, anzi non ti assicura neanche la relazione, se la tua paura di dire no è perché hai paura di perdere l'altro.


Quando fai il tappetino, ricordati di Troisi e di Savonarola, ridendo è più facile cambiare.


metto la mia faccia sotto i tuoi piedi, che ti puoi anche muovere (al minuto 4).