Il personal branding è un oltraggio?

Facile capire l'indignazione di molti davanti al definire, considerare, utilizzare il termine "branding" per le persone.

Già il marketing aziendale è troppo spesso ingiustamente, confuso con le persone scorrette e manipolatrici, imbroglioni e venditori di fuffa.

C'è davvero bisogno di un etichetta così ignominiosa per le persone?

In realtà ogni volta che definiamo qualcuno bravo, competente, intelligente, furbo, scaltro, sfaticato, o volenteroso, corretto, generoso, lento, preciso, leader, gregario, indipendente, solista, giocatore di squadra, egoista, paranoico, solare, insicuro, eccessivo, aggressivo, timido stiamo parlando del modo in cui percepiamo una persona.

Cambiare lavoro e il tuo Personal Branding

Il personal branding semplificato in una sola parola è la tua reputazione.

Che sia chiaro, non quello che tu dici di te stesso, o che ti piacerebbe essere, ma come ti vedono gli altri.
Cosa ricordano e percepiscono gli altri di te: l’area in cui lavori, sei affidabile, sei creativo, per cosa si rivolgerebbero a te.

Gestire la rabbia a distanza

Nei giorni scorsi, Enrico Mentana ha coniato un nuovo termine: Webete.

Sono sicura che anche tu ne hai incontrati nel web.
Persone aggressive, offensive, spesso ignoranti, che commentano con cattiveria e perfidia, anche sugli argomenti più delicati.

Tu come reagisci?

Abbandonare la rassegnazione

Essere vivi, sperimentare, coltivare i propri desideri, riconoscerli.
Prendersi per mano, nutrirsi.
L'espressione artistica consente questo, riavvicinarsi al sé, di riappropriarsi delle proprie risorse, di accedere alla propria energia.
Abbandonare la rassegnazione, scegliere l'azione.

Tre aspetti e luoghi per realizzare le tue idee

I pensieri, le attitudini, le idee, possono essere nostri alleati, o possiamo allenarli ad esserlo.

L'alternativa è lasciarli liberi di intossicare le giornate, spaventarci, renderci insicuri e tristi.