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Professioni e depressione

mestieri strani- lo spolveratore di dinosauri
Professioni che abbiamo immaginato desiderabili e ben pagate nel nostro immaginario, si rivelano molto frustranti, incredibilmente complesse, difficili e richiedenti nella realtà.

Scelte fatte in un altro momento della nostra vita, in cui noi eravamo diversi, le premesse, la società, gli esempi e le attese fino a quel momento, tutto diverso.

Scelte costate anni di università e specializzazioni, investimenti economici e personali, famigliari si rivelano SBAGLIATE.

Professioni che pensavamo ci avrebbero reso felici, si rivelano incubi, giorno e notte a lavorare, sottopagati.
Senza poter costruire una famiglia o senza poterla vedere, curare, vederla crescere.



Tra queste la professione medica: i medici di sesso maschile hanno un tasso di suicidio del 70% superiore alle altre professioni, i medici di sesso femminile si suicidano con un tasso del 400% in più rispetto alle donne che fanno altri lavori.

Prendere atto dello sbaglio e cambiare, a quaranta, cinquanta anni.
La strada della depressione sembra infinitamente più realistica.
Ma che sia più percorribile non vuol dire non sia impervia, dolorosa e pericolosa.

Come sempre, chiedete aiuto.

Cominciate in ogni momento ad occuparvene, così a morsi, piccoli bocconi, quando il problema é piccolo, ma quel morsino all'autostima e alla speranza è continuo e costante.

Ognuno di noi combatte un conflitto interno, un rodimento continuo di tarli, piccole frasi acide, svalutazioni nostre e del mondo intorno (ricordate io non sono ok, tu non sei ok?).

Odiarsi per aver scelto un lavoro sbagliato, un uomo o una donna impossibili.
Aver sbagliato viene riletto come "sono sbagliato".

Pericolosa equivalenza. Scivolosa, appiccicaticcia.

Ci fa sentire in bilico e a disagio in ogni situazione, pronti a cadere mentre dovremmo sembrare persone sicure e forti.

Ognuno di noi, ogni giorno, compie una fatica immane senza quasi rendersene conto, e che consuma tante nostre energie.
Combatte.
Combatte non solo con l'affitto e le bollette, ma dentro di se.

Ridi troppo, ridi poco, sei grasso, sei magro, sei troppo buono, sei troppo cattivo.
Ti interessa troppo il sesso, ti interessa troppo poco, non hai veri amici, non hai coraggio, vuoi fare tutto di testa tua e poi sbagli, ti fidi delle persone sbagliate, credi troppo all'amore...
Continua tu la lista, mi sto stancando solo ad immaginare.

Questo ci succede, ci sfianchiamo da soli, con le frasi che ci rivolgiamo.

Ci facciamo la guerra con feroce accanimento, sempre allo stesso modo, spesso doloroso ed inutile.
Allora cambiamo modalità e creiamo le premesse per disprezzarci di meno ed apprezzarci di più.

Per caso è nato Mostrino, mio compagno da colpevolizzare di tutto ciò che non sopporto di me, la vocina da bambina napoletana, gli occhiali da miope, la postura tra il bullo e lo scartellato (gobbo).
Ho scoperto di imputargli colpe che non facevano male a nessuno, tranne che a me.
Leggere troppo, essere una NERD, una secchiona.
Mi da fastidio anche solo leggerla questa parola, ma fa parte di me, e ho voluto iniziare a farci amicizia, a farla parlare, sentire cosa aveva da dire a sua discolpa.

Puoi fare lo stesso anche tu: scegli il tuo mostrino e farci i conti, in modo ludico, divertente, ma estremamente utile ed efficace.
Magari si potrebbe farci anche un po' pace.

Riscopriamo un nuovo dialogo interiore, riscriviamolo, scopriamo quanta ricchezza e potenza può nascondere il rifiutato, il combattuto, l'osteggiato.