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Il Papa che invita all'ascolto di noi stessi

Si parla di questo Papa, anzi come si definisce lui, Vescovo di Roma, già come una rivoluzione.
Un brand, per usare un termine Marketing.

Ne sono stata conquistata subito, dalle prime parole, dai primi gesti, sorrisi.
Da quell'incedere tranquillo e semplice che ha avuto mentre entrava nel conclave.

Un grande comunicatore, poche parole, ma dritte a conquistare.
Le abbiamo sentite sincere e vere, profonde.


Io parlo di rivoluzione.
Per i modi gentili, per quell'uso di "per favore" e "grazie".
Per aver concesso finalmente la possibilità alle persone di occuparsi anche di se stessi, non solo degli altri.

Perché per aver cura degli altri dobbiamo prima avere cura di noi stessi.

Per "custodire" come dice lui dobbiamo prima custodire, avere amore per noi.
Avere ascolto, compassione, accoglienza, disponibilità, perdono per noi.


Include TUTTI, davvero tutti noi nel suo discorso.
Genitori, figli, compagni, sposi, medici, insegnanti, politici.

Papa Francesco parte da "chiunque" abbia un ruolo responsabilità in ambito economico, politico o sociale.
Poi, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, allarga a:  tutti gli uomini e le donne di buona volontà:




Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo "custodi" della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo! Ma per "custodire" dobbiamo anche avere cura di noi stessi! Ricordiamo che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita! Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è proprio da lì che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono! Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza! E qui aggiungo, allora, un’ulteriore annotazione: il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza. Nei Vangeli, san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza!

Un Papa che apre all'amore, all'ascolto, partendo da quello per noi stessi.
Che rivoluzione. Una rivoluzione necessaria.