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Hundertwasser - La raccolta dei sogni

Friedensreich Hundertwasser - La raccolta dei sogni

“Dipingere è sognare. Quando dipingo, io sogno. Quando il sogno volge al termine, non ricordo più nulla di quello che ho sognato, ma il quadro resta. È la raccolta del sogno”.




Friedensreich Hundertwasser (1928-2000)
Un mondo cromaticamente vivace, fortemente decorato, dove atmosfere oniriche si sposano con elementi immediatamente riconoscibili ma la cui interpretazione è strettamente legata al suo pensiero. Un pensiero originale, quasi rivoluzionario.

Se stilisticamente le sue opere rimandano a Schiele, a Klimt, a Klee, concettualmente si pongono come qualcosa di completamente nuovo.
L’artista austriaco utilizza l’arte per proclamare il suo amore per la natura, per gli alberi, per l’acqua, una passione che lo porta a disseminare questi elementi nel suo lavoro e lo trasforma in uno dei padri del movimento ambientalista di oggi.

Del suo lavoro colpisce l'abbondanza delle forme rotonde, cerchi e spirali. “La spirale è il simbolo della vita e della morte. Si trova esattamente nel punto in cui la materia inanimata si trasforma in vita”. (F.H. 1974)

Finestre e porte ricorrono anch'esse e definiscono  la realtà formale dell’artista e l’importanza per ogni inquilino di godere di un’apertura, di luce, di aria.

Organizzando il suo lavoro attorno a questo credo artistico-ecologico,  Hundertwasser  dà vita  a visioni suggestive, ricche di significato.
 “Voglio dipingere per la gente un paradiso che ognuno può avere, basta afferrarlo. Il paradiso è qui, ma noi lo distruggiamo. Voglio dimostrare come in fondo sia facile avere il paradiso in terra”.

Questo artista, così poco assimilabile ad altri, tradusse le sue idee anche in progetti architettonici realizzati in Austria, Svizzera, Germania, Giappone, pitture, acquerelli, ceramiche, stampe, arazzi,   litografie, acqueforti, serigrafie, xilografie giapponesi, alcune delle quali realizzate utilizzando sino a 31 diversi colori.

“Nel 1965 decisi di dedicarmi alla grafica per poter raggiungere un maggior numero di persone. Volevo renderle felici, dare loro cose belle e utili… Tuttavia mi ha sempre ripugnato il concetto di duplicazione, il fatto che da un’opera grafica venga stampata una serie di esemplari uguali. Volevo che ogni collezionista possedesse una mia opera originale unica. Nell’epoca della duplicazione, posso ritenermi fiero di essere il primo ad aver dato un’altra funzione alla tecnica di stampa e dunque ad aver sconfitto la massificazione. E’ stata un’impresa gigantesca. Questa è la mia più grande vittoria”.
Forse, si potrebbe aggiungere, il suo più grande lascito.

fonte



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