Conoscersi e relazionarsi attraverso l'arte

Esprimerci.
Mettere fuori, poter guardare dentro, poter avere qualcosa di tangibile e modificabile, che renda a parole, gesti e colori il mondo ricco e confuso, buio e colorato che abbiamo dentro, dubbi, incertezze, domande.

E' quello il motivo per cui le opere di artisti ci parlano, e restiamo incantati, perché è una forma di comunicazione, anima con anima.


Con i laboratori facciamo questo, entriamo in comunicazione con altre persone e con noi stessi.
Ognuno si porta a casa qualcosa, esperienza, calore, condivisione, fiducia.

Spesso il vedersi abili di produrre qualcosa ha un influenza immediata sulla nostra autostima, ci fa sentire più carichi, energetici, sicuri.

Eppure pensavamo di passare un pomeriggio a colorare, dipingere, sporcare.

Il risultato è molto più ricco e esponenziale.
Sempre più spesso i partecipanti mi scrivono dopo e mi raccontano il seguito di quello che è successo qui.
Chi ha comprato i pennelli, chi ha trovato il coraggio di parlare con il capo, chi parla in pubblico senza più sudare, chi aspetta solo di tornare e inizia a prepararsi.

Lo stesso faccio io, mi preparo per immagini e mi documento per entrare per prima nell'argomento, e farlo totalmente mio, nei gesti, nelle emozioni e nel cognitivo.

Ho iniziato da mesi a lavorare sulle maschere e sul setting di Colorween, ho preparato quest'estate il materiale per "casa dolce casa" e raccolgo ancora letteratura ed immagini per la pietre emozionali, rifletto sul taglio e la direzione di dare all'uno o all'altro.

Mi chiedo quale sarà il più semplice di accesso, io li ho sperimentati tutti sulla mia pelle, ognuno è un esperienza ed un sentire diverso dall'altro, un contattare parti di se relazionali o intime o entrambe.

Così' stamattina ho incontrato Toni Zarpellon e mi colpisce il suo lavoro, pietre e maschere insieme, e ciò che dice:

“Qui in un certo modo ci si dimentica del mondo da cui si proviene –spiega l’artista-, per immergersi dentro quelle paure che qui assumono le forme più disparate quanto concilianti.
Sì, perché quei mostri dipinti  con occhi sgranati, altro non sono che la materializzazione di ciò che ci portiamo dentro. 
Sono le paure quotidiane con cui combattiamo e rifiutiamo di buttar fuori.

Ecco perché  allora la provocazione di Zarpellon diventa psicologia creativa:

”Il buttar fuori le nostre paure, cioè materializzarle simbolicamente, serve a vincere  le fobie stesse.” fonte

 





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