Non avevo mai letto Nora Ephron, vista sì, come tanti di noi soprattutto per "Harry ti presento Sally".
Ridere di me stessa e trasformare le debacle mi è sembrato perciò un ottimo invito con "Non mi ricordo niente".
Sono proprio io, ultimamente le parole mi abbandonano.
Mi capita di cercare un termine e trovarlo solo in inglese, e non perché io conosca bene l'inglese, ma semplicemente perché mi confondo e la parola mi viene soltanto in una lingua, così invece di aspettare che si riaffacci quella giusta, vado avanti mettendo insieme parole che mi si affacciano dentro.
Così la prima parte del libro non mi ha fatto ridere: mi ha rispecchiata.
È un faccia a faccia con quella smemoratezza che a volte spaventa.
Poi, però, il libro ingrana e diventa irresistibile. Qualcuno lo ha criticato, dicendo che è solo il diario di una privilegiata a New York.
A me invece è fregato eccome: mi ha restituito l’energia di quando a New York ci vivevo io.
È una sensazione fisica, il modo in cui ti senti quando cammini per quelle strade, i ristoranti sotto casa, l'Upper East, l'Upper West o Downtown.
Quella stessa sensazione di ritornare in quei posti l’ho ritrovata leggendo Oliver Sacks, altro autore amato anche per il suo modo di tenermi per mano per le strade e per le tematiche neurologiche.
Ridere è per me essenziale come ingrediente di benessere.
Ma al di là del buonumore, c’è un altro motivo per cui mi è sembrato interessante riproporre questo libro qui.
Verso la fine, la Ephron scrive due capitoli:
Non mi mancheranno e Mi mancheranno.
Probabilmente sapeva già di essere malata, ed era il suo elenco intimo e personale.
Ogni scelta, ogni cambiamento può a tutti gli effetti essere una piccola morte.
Una parte di noi che dobbiamo salutare, che non potrà più essere.
Allora ho pensato proprio di sostituirla alla classica lista dei "pro e contro" per aiutarci a scegliere, perché a me personalmente quella lista non mi aiuta, la trovo banale.
L’esercizio della Ephron, invece, è interessante.
Quando devi lasciare qualcosa che ti pesa sul cuore, non chiederti i problemi e contro.
Chiediti:
cosa mi mancherà di questa situazione? E cosa, invece, non mi mancherà affatto?
Mettere nero su bianco la lista delle mancanze è un modo onesto per vedere la realtà per quella che è, senza filtri.
È un esercizio di consapevolezza che ti salva dalla retorica.
E tu, se dovessi sederti a scrivere questa lista oggi, su che cosa la faresti?
Cosa ti mancherebbe davvero, e cosa invece butteresti via senza voltarti indietro?




