"Non basta volere, bisogna anche fare."
Quante volte ci fermiamo al solo "voglio"?
"Voglio" resta un intento vuoto, sospeso, senza le azioni che dovrebbero seguirlo.
Solo parole a cui, alla fine, anche noi stessi, smettiamo di credere.
Preferisco altre parole, quelle che davvero riflettono una volontà pronta a sporcarsi le mani.
Mi stanca e mi addolora — nella vita e nel lavoro — confrontarmi con la distanza tra ciò che si dice e ciò che si fa.
Con persone che dicono, dicono, dicono, mentre le loro azioni (o le azioni mancate) gridano il contrario.
Perché sprecare energia in questo modo?
Comprendo che possano esserci cento motivi per rimandare, per indugiare nelle intenzioni.
Ma è proprio così che si erodono le relazioni e, lentamente, anche l'autostima di chi dice per dire, senza mai passare al significato.
Forse, invece di dichiarare cosa "vogliamo", potremmo chiederci:
"Cosa sono disposto a fare per ottenerlo?"
Perché alla fine, la "buona volontà" non è un sentimento. È un fatto.
Si misura dai passi. Dai tentativi. Dagli errori corretti.
Dalle braccia che si muovono, dalle gambe che camminano, dagli occhi che guardano la strada e non solo il sogno.
Il resto—le parole, le intenzioni, le battute—è rumore.
Questo nuovo anno, scegliamo di dargli un peso nuovo: quello dell'azione.
Partiamo da lì. Da un passo. Uno solo.




