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𝙃𝙖𝙞 𝙥𝙖𝙪𝙧𝙖 𝙙𝙞 𝙚𝙨𝙨𝙚𝙧𝙚 𝙛𝙚𝙡𝙞𝙘𝙚?


Lo so, sembra provocatorio questo titolo in un momento in cui sembra abbiamo o continuiamo a provare paura persino per uno starnuto.

Però la paura della felicità esiste, insieme ad una di cui mi sembra sempre strano: la paura del successo.

Esiste anche quella.
Oggi però torno alla domanda del titolo del post:

 𝙃𝙖𝙞 𝙥𝙖𝙪𝙧𝙖 𝙙𝙞 𝙚𝙨𝙨𝙚𝙧𝙚 𝙛𝙚𝙡𝙞𝙘𝙚?


Molte persone temono proprio quelle emozioni piacevoli (eccitazione, felicità, tranquillità) che sentono mancare nella propria vita quotidiana e in modo più o meno consapevole mettono in atto comportamenti per evitarle (Williams, Chambless & Ahrens, 1997).

Un primo motivo che l’eccitazione li porti a perdere il controllo e quindi quando l’entusiasmo sale tendono a frenarsi e a imporsi un forte e rigido autocontrollo (se mi eccito troppo perdo il controllo delle mie azioni, impazzisco, non capisco più nulla).

In secondo luogo, uno stato di serenità e tranquillità (per esempio nel rapporto affettivo con un compagno/a) può essere interpretato come una condizione di vulnerabilità che richiede l’attivazione di preoccupazioni e paranoie tese a prevenire pericoli e minacce (se sono tranquillo posso essere impreparato quando qualcosa di negativo accadrà, perché sicuramente accadrà, per cui mi devo tenere all’erta e preoccuparmi delle cose negative che potrebbero accadere).

Infine anche la soddisfazione e la felicità possono essere temute e interpretate come una prova di ingenuità, superficialità, scarso valore personale (non posso restare fermo a godere di queste sensazioni ma devo capire cosa non funziona, dove potrei sbagliare, cosa potrebbe andare male per non sedermi sugli allori ma continuare a migliorarmi).

L’impatto di queste convinzioni può proiettarsi in modo negativo su diversi disturbi psicologici come il disturbo d’ansia generalizzata o la depressione (Olatunji, Moretz & Zlomke, 2010).


fonte: pubmed.ncbi.
Are emotions frightening?


Ti riconosci?

Ti invito a fare cosa?
Intanto a non condannare chi è felice, magari non puoi saperlo, sono i suoi pochissimi secondi in una giornata.
Quei secondi vuoti di preoccupazioni e cupezza, dove un piccolo sorriso ci spunta in bocca.
(lo so, sembra la pubblicità di Colgate, d'altronde ci ho lavorato proprio lì).



Cosa intendo per condannare?
Criticare, biasimare?

Ho in mente uno, che passava in macchina accanto a me, mai visto e conosciuto, che mi vede sorridente ed esclama: che ca@@o ti ridi.

E' una violenza, una prevaricazione, una immissione a gamba tesa.

Lascia che io sia felice e basta diceva la poesia di Pablo Neruda.
Se non l'hai mai letta, te la lascio qui.

Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.

Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto.
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice.