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Attese e risultati


𝗗𝗶 𝗿𝗮𝗱𝗼 𝘃𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘃𝗮𝗱𝗮. 𝗣𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗺𝗮𝗶.

Quando ho letto questa frase di  Bukowski ho pensato:

quanta negatività! 


Se ti aspetti negativo, hai buone probabilità che venga negativo. (self fulfilling prophecy) 

E no, non ci credo in quella cosa che poi ci resti meno male se poi va davvero male perché ti eri preparata.


Cavolate.

Soffri prima durante e dopo così.


Comunque oggi, scrivendo la caption sotto il mio post quotidiano su @creamici ho capito quanto mi blocca il fatto che può accadere che io non abbia "esattamente" il risultato 🎯 che voglio.


Ci hanno riempito la testa con "se vuoi, puoi",

Che se poi non ci riesci, ti rimangono pure i sensi di colpa.


Nella realtà (esame di realtà) sono un sacco di cose altre da considerare.

Che non sei al centro del mondo, che esiste un ambiente, gli altri, le circostanze.


In questo anno ci stiamo scoprendo tutti in un mondo diverso, dove siamo piccoli ed indifesi.

Dove parliamo dentro a mascherine gridando, dove il contatto fisico è divenuto spaventante e gli abbracci qualcosa da rimandare.



Allora potrebbe venire voglia di rinviare tutto, di non fare nulla.

Ed invece no.


Possiamo cercare di fare al nostro meglio, eliminare tutti gli ostacoli e rialzarci se si cade.


La famosa resilienza, ma so che la parola non piace.

Neanche a me è piaciuta la prima volta che me l'hanno affibbiata.

Tra le varie spiegazioni del termine, amo quello dall’etimo latino resalio, ovvero risalire sulla barca capovolta.


E’ la spiegazione che amo di più, sarà perché ho studiato latino, ma soprattutto perché ho imparato ad andare in surf in uno dei posti più freddi dell’Italia, dove cadere voleva dire sentire spilli di ghiaccio sulla pelle, ed era imperativo risalire di corsa.


Di solito, quando si impara, qualunque cosa, in effetti si cade.

E se si smette di rialzarsi, si smette di imparare.


La resilienza al di là della parola, ed usata cum grano salis, sempre per usare un po' di latino,  ho imparato ad apprezzarla, tra le pagine di un libro bello, comprensibile e pratico: "Resisto dunque sono " di Pietro Trabucchi. 


Come leggerai, la creatività è un ottimo strumento di resilienza.

Ed io so di esercitarmi proprio ogni giorno.

Ogni giorno prendo una matita in mano e creo, ricreo, insisto, cancello, rifaccio.

Se smettessi quando (ovvero quasi sempre) non riesco a creare il risultato che vorrei, mi priverei del mio principale motivo che mi fa svegliare la mattina.


A te, cosa ti fa svegliare la mattina?


E cosa ti fa insistere nell'ottenere i risultati che vorresti?




(A fine Maggio conduco un incontro on line di resilienza con la creatività, se vuoi sperimentare).