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Senza preliminari che resta?

Dico qualcosa di me sempre, anche quando non parlo.
Non sono l'unica, lo facciamo tutti.

Quando ignoro un ex fidanzato che riscrive dopo anni di silenzio come se il tempo non fosse passato e noi non fossimo intanto, fortunatamente cambiati. E sposati, con altri.

Quando ricevo una telefonata ed il mio tono è tranquillo, o arriva subito dopo una notizia che mi ha scombussolata, e sarebbe meglio non rispondere a nessuna telefonata. 

Per riprendersi dentro e non dover dare spiegazioni fuori.

Perché l'altro ci percepisce inaccessibili, indisponibili, rifiutanti, inizia i suoi film di proiezione e noi invece siamo solo inebetiti, spaventati, intristiti, di fronte a una realtà che nulla ha a che vedere con la persona a cui rispondiamo ora.


Quando offro un servizio che non si vede, come tutti i servizi, la mia voce, la mia postura, la mano che porgo molle o decisa, veicola me, la mia cultura, la sensibilità, l'educazione.

Quello che io offro ha lo stesso nome di quello che offre un altro, a prescindere da come lo faccio io e come invece lo fa lui.
Perché un servizio sarà sempre inseparabile, intangibile, variabile da chi lo offre.

Se offri un servizio, lo sai.
Anche quando usufruisci di un servizio lo avrai notato.

Preferirai il tuo parrucchiere o barbiere, oppure continuerai a provarne di nuovi fin quando non avrai trovato chi ti piace, sia nel servizio in sé sia nel modo di rapportarsi a te, di accoglierti, parlarti etc.


Devi rassicurare, tranquillizzare, continuamente mostrare e dimostrare, creare uno stile riconoscibile e difficile da copiare, ma accessibile da essere desiderabile e raggiungibile.

Quando la comunicazione avviene via web, le persone fanno cose che non farebbero di persona.
Ti prendono il tuo lavoro ad esempio, tolgono il tuo nome (cioè il mio) ci piazzazno il loro, così, con un risparmio di tempo indicibile, e via.


Allora, preso atto che questa cosa mi succede troppo spesso, ho provato a creare una formula per consentire a tutti, nello specifico colleghi, di esprimersi in autonomia, usare loro parole per raccontare il nostro lavoro, senza prendere le mie.

Io avrei curato la parte visiva, unendo le parole come faccio da tempo all'immagine ed alla grafica.

Cosa è successo di "strano"?

Beh, è successo che molti, la maggioranze di queste persone destinatarie di un iniziativa (gratuita) a favore di tutti, hanno mancato un gesto, anzi due che credo sarebbe stato difficile da dimenticare di persona.

Lo dico qui perché, lo so, può servire a tanti.



COME TI PRESENTI?
Soprattutto on line.

Quando mandi un curriculum, per esempio.
O rispondi ad un inserzione.



In questo mondo di whatsup e like su facebook abbiamo dimenticato i preliminari.

Non (solo) amorosi ma relazionali.
Quelle paroline magiche per farci accogliere e per accogliere, con quei gesti semplici eppure ormai antichi:
buongiorno.
grazie.


E-mail inviate senza oggetto, soggetto, senza personalità.


Dimenticando l'opportunità di fare rete, di presentarsi, di farsi notare al positivo.


In questo mondo a cui non sappiamo spiegare cosa facciamo, a cui diciamo che ci occupiamo di relazione lasciando la comunicazione vuota di parole semplici, ma sempre gradite:

buongiorno e grazie.



Pensaci quando ti vuoi distinguere in positivo, potrebbe volerci davvero poco, usando cortesia ed educazione.