Ascolto per professione e per passione, perché come tutti incontro persone in ascensore e in riunione di condominio, in vacanza e alle prove di canto.
Ho sviluppato un allenamento proprio come gli esperti di musica a scoprire le stonature.
Siamo un mucchio di campane stonate in giro, senza accorgercene.
Senza ascoltarci noi per primi.
Ci lamentiamo, esprimiamo rabbia e rancore, pensiamo di riuscire a nasconderlo, siamo invidiosi, astiosi, pronti a scattare inviperiti come dietro una macchina che ritarda due secondi a ripartire al semaforo.
Cosa fare? Intanto respiro. Respiro profondo.
Possiamo prendercelo tutte le volte che ce lo ricordiamo.
Un respiro ci riconnette, ci riempie, e ci fa guadagnare - positivamente- qualche secondo dentro di noi.
L'altro invito per oggi è ascoltare - e modificare tutte le volte che ce ne accorgiamo- le parole dure, astiose, svalutanti, spaventanti che usiamo anche con noi stessi.
Qualche esempio:
"sono proprio un deficiente" (con opportune variazioni; disordinato/a, incapace, scemo/a odioso etc).
Questo amorevole commento è automatico, se casca qualcosa dalle mani, se caschiamo noi, se dimentichiamo qualcosa etc.
Da bandire il termine "tragedia" che usiamo di continuo e a sproposito,
così come iniziare ogni discorso come il puffetto "io odio..."
Se proprio non ci riuscite a mandare pensieri positivi agli altri, iniziate con voi stessi.
Oggi Mi voglio bene.
Oggi mi prendo cura di me.
Oggi ricordo di darmi una carezza, anche se non ricordo perché.
(Un percorso di crescita e counseling può aiutarvi a riportare l'armonia.)
Ho sviluppato un allenamento proprio come gli esperti di musica a scoprire le stonature.
Siamo un mucchio di campane stonate in giro, senza accorgercene.
Senza ascoltarci noi per primi.
Ci lamentiamo, esprimiamo rabbia e rancore, pensiamo di riuscire a nasconderlo, siamo invidiosi, astiosi, pronti a scattare inviperiti come dietro una macchina che ritarda due secondi a ripartire al semaforo.
Cosa fare? Intanto respiro. Respiro profondo.
Possiamo prendercelo tutte le volte che ce lo ricordiamo.
Un respiro ci riconnette, ci riempie, e ci fa guadagnare - positivamente- qualche secondo dentro di noi.
L'altro invito per oggi è ascoltare - e modificare tutte le volte che ce ne accorgiamo- le parole dure, astiose, svalutanti, spaventanti che usiamo anche con noi stessi.
Qualche esempio:
"sono proprio un deficiente" (con opportune variazioni; disordinato/a, incapace, scemo/a odioso etc).
Questo amorevole commento è automatico, se casca qualcosa dalle mani, se caschiamo noi, se dimentichiamo qualcosa etc.
Da bandire il termine "tragedia" che usiamo di continuo e a sproposito,
così come iniziare ogni discorso come il puffetto "io odio..."
I puntini stanno per la qualunque.
L'ufficio, il capo, la collega, la suocera, la nuora.
Voi non ve ne accorgete, ma siete ripetitivi ed ossessivamente svalutanti.
Una campana dal suono così sgradevole da voler essere molto lontano e non sentirvi, tanto non c'è nulla di nuovo. Cambiano solo i soggetti dell'inveire.
Oppure...questo stridio viene riconosciuto da campane simili a voi ed allora c'è l'amplificarsi di un rumore inudibile al cuore: quello di tante campane che si lamentano e sparlano e sono scontente.
Che non usano più il -proprio- strumento ovvero il proprio corpo e tutto quello che c'è dentro per gioire, ma per dare e darsi fastidio.
Come quelle campane che suonano troppo forte, troppo presto, troppe volte ed invece di incoraggiare la partecipazione e la condivisione alla festa, scontentano tutto il vicinato.
Scegliete parole che vorreste ascoltare, d'incoraggiamento ed amore.
L'ufficio, il capo, la collega, la suocera, la nuora.
Voi non ve ne accorgete, ma siete ripetitivi ed ossessivamente svalutanti.
Una campana dal suono così sgradevole da voler essere molto lontano e non sentirvi, tanto non c'è nulla di nuovo. Cambiano solo i soggetti dell'inveire.
Oppure...questo stridio viene riconosciuto da campane simili a voi ed allora c'è l'amplificarsi di un rumore inudibile al cuore: quello di tante campane che si lamentano e sparlano e sono scontente.
Che non usano più il -proprio- strumento ovvero il proprio corpo e tutto quello che c'è dentro per gioire, ma per dare e darsi fastidio.
Come quelle campane che suonano troppo forte, troppo presto, troppe volte ed invece di incoraggiare la partecipazione e la condivisione alla festa, scontentano tutto il vicinato.
Scegliete parole che vorreste ascoltare, d'incoraggiamento ed amore.
Se proprio non ci riuscite a mandare pensieri positivi agli altri, iniziate con voi stessi.
Oggi Mi voglio bene.
Oggi mi prendo cura di me.
Oggi ricordo di darmi una carezza, anche se non ricordo perché.
(Un percorso di crescita e counseling può aiutarvi a riportare l'armonia.)