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La paura di parlare in pubblico

Chi non ha mai provato disagio in alcune situazioni sociali?

Per alcuni la paura è talmente estrema che evitano il più possibile tutte le situazioni che potrebbero esporli al pericolo, ovvero tutte le azioni (parlare o fare qualcosa) che potrebbero provocare il giudizio negativo degli altri.
Qualche esempio:
• Parlare in pubblico, in classe, ad una riunione di colleghi;
• Firmare un documento davanti a qualcuno, stringere la mano a qualcuno, parlare o telefonare ad uno sconosciuto.

Ed ancora:
andare ad una festa; guardare negli occhi le persone, sentirsi osservato, fare o accettare complimenti,  incontrare persone sconosciute, del sesso opposto o che li attrae etc

Si chiama fobia sociale, è un problema che riguarda il 3 e il 13% della popolazione, si presenta con uguale frequenza in uomini che in donne, è frequentemente ereditaria e comincia abitualmente nell'adolescenza o prima dei 25 anni.


E’ generalizzata quando le paure si sperimentano in tutte o quasi le relazioni sociali o che comportano una certa interazione con le persone.

Specifica quando le situazioni di ansietà si sperimentano solo in determinate situazioni, come per esempio parlare in pubblico, o temere di essere osservati mentre si mangia.

Una caratteristica nella fobia sociale è che  le persone si cominciano a preoccupare molto prima che succedano i fatti temuti.

Si chiama ansietà anticipatoria e provoca che quando si è di fatto nella situazione, la si affronta effettivamente in modo peggiore, perché ci si è caricati negativamente, la previsione catastrofica  si avvera (self fulfilling prophecy), con aumento dell'ansietà anticipatoria per la prossima volta che si affronterà la situazione, in un circolo vizioso che si autoalimenta.

Chi ha paura inizia un dialogo pessimistico dentro di sé: magari arrossisco, non riuscirò a spiccicare parola, mi suderanno le mani e tremeranno le gambe.
E fin qui…mi sembra un dialogo conosciutissimo, almeno per me.

Ma il fobico continua: “sicuramente mi giudicheranno negativamente (strano, ansioso, debole oppure stupido)”; fino al catastrofico “verrò rifiutato”.
Perciò non può fare altro che evitare: “Meglio non fare nulla allora” e il conto: “io non valgo” (perdita di autostima).

Tutti sappiamo che la paura è irrazionale, ed ognuno di noi trova i suoi modi per venirci a patti.

Ecco… nei prossimi giorni terrò una lezione sul parlare in pubblico, che è al top delle fobie sociali  …e i miei studenti li capisco eccome.

Quando entro in un aula stringo mani di sconosciuti,  mi presento o vengo presentata, parlo, firmo, sono al centro dell'attenzione, ed ebbene sì...mi prendo complimenti, dal vestito alle scarpe agli orecchini, alle immagini scelte per la presentazione.

E...sono a rischio di critiche (degli altri) e di errori (miei).

Ma è una paura che dobbiamo affrontare e la sensazione che prende nella pancia quando si è sul palcoscenico c’ha tante emozioni dentro, tutte da scoprire.

E se ci facciamo fregare dalla paura, ci priviamo di tutte le altre belle, incluso la valutazione positiva di noi stessi, di avercela fatta, comunque sia andata.

8 commenti :

  1. un ricordo improvviso....quando ero bambina e si andava da qualche parte dove c'era un pianoforte io avvisavo che non avrei suonato. che nessuno me lo chiedesse. lo dicevo a i miei in anticipo, così nessuno avrebbe insistito nel caso me lo avessero chiesto degli estranei.invece da adulta, quando ancora insegnavo all'università, ogni volta, in preda al panico prima di entrare in aula, facevo un respiro profondo, mi dicevo: "ok, si va in scena". entravo sorridendo, li guardavo tutti in faccia e partivo, e il panico si trasformava in passione.bel post, cribbio. :-) 

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  2. Nonostante sia una che tema molto i giudizi (sorpattutto estetici... che poi è proprio da stupida!) io adoro parlare in pubblico. mi viene naturale, mi viene spontaneo. Ma solo davanti moltituidini (esempio: riunioni con tante presone sconosciute). trovo più difficoltà in gruppi ristretti dove è pi ùprobabile il contatto diretto con gli altri.

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  3. ps: che magari non ci azzeccano molto insieme questi due ricordi, o forse si.ma oggi non mi sono molto capita.... :-)

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  4. sono solo io....anche io lo adoooooooro!!sia in palcoscenico che in aula. ma le gambe tremano lo stesso...ed effettivamente nei piccoli gruppi forse perchè ci si scambia più contatti oculari l'impatto è forte. 

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  5. eagle..che stai diventando un esperta di inconscio, hai iniziato col mio, e ci hai preso in pieno. ora puoi ascoltare sempre di + anche il tuo.ps. che peccato privare il pubblico e l'ego di una suonata di pianoforte!

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  6. marinaki18:43

    Ciao!Avrei una domanda.Posso?Mia madre si rifiuta assolutamente di parlare al telefono con sconosciuti e teme sempre il giudizio degli altri,sul qualsiasi cosa dalla più semplice alla più grave.A volte anch'io mi comporto come lei,anche se cerco di cambiare questo mio modo di fare. Ho sempre pensato che ripetevo il modello di mia madre che mia condizionato crescendo.Però tu parli di ereditarietà.Mi chiarisci questo punto,per favore?E' inutile provare di cambiare?Perchè a me,questa paura per il giudizio degli altri,sinceramente non va giù...Voglio liberami assolutamente!Grazie!marina

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  7. Ciao Marina.lo sai che sicuramente impariamo per modellamento, dunque avendo visto quello, di solito lo ripetiamo.però considera che: possiamo fare nostro il comportamento all'opposto ( succede quando adottiamo il comportamento per ribellione).Inoltre il modellamento è un apprendimento.così come lo hai appreso, puoi imparare qualcosa di diverso.vari approcci suggeriscono come.personalmente io farei un piano per passi successivi intermedi.usa, se ti va il modello smart ( lo trovi descritto qui) l'obiettivo specifico potrebbe essere, ad esempio, come dici, parlare al telefono con uno sconosciuto.fai piccoli passetti che ti consentiranno di ampliare la tua zona "confort"...ad esempio:prima prendi appuntamento in uno studio dentistico per un controllo.poi telefoni per disdire...verifica facendo se è più timidezza, o anche la semplice inesperienza, il non averlo mai nè fatto nè visto fare. se io da bambina assisto a scene di grande resistenza di mia madre, immagino che ci sia da aver paura di ciò di cui lei ha paura.risolvere per te potrebbe anche significare in parte "tradirla", differenziarsi da lei, acquisire una tua identità. dunque , come vedi ci sono molti elementi.sicuramente per il lavoro che ti stai preparando a fare, puoi sperimentarti in prima persona e vedere come va.considera che ai miei corsi TUTTI gli allievi si alzano e si presentano agli altri, anche chi all'inizio ha paura.insomma, certo che si cambia e certo che si impara.spero di aver rispostoCiao, Paola

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  8. marinaki11:32

    Ciao,Paola!La tua risposta è proprio quella che speravo di ricevere.Da poco ho iniziato a studiare i modelli,i comportamenti,le tecniche di apprendimento e qualcosa  la sto già sperimentando su di me.Faccio i miei piccoli passi e sono contenta.Da te volelo proprio la conferma che non è inutile continuare a provare...ti ringrazio!p.s.:Ho guardato i post che hai suggerito.Li leggero con calma nei prossimi giorni.grazie ancora!

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