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Risparmia sull'inquinamento ambientale

Il marketing è relazione, l'ho studiato all'università e lo verifico ogni giorno nella vita.
La creatività è relazione, mettere insieme cose e idee, concetti che apparentemente un nesso non lo hanno. Invece no, io lo vedo chiaro, spesso, colorato. Costante, che connette punti e punti ed ancora più punti.

Quand'è che tutto si ferma?
Che non abbiamo idee, e tutto stagna?
Quando le relazioni si spengono e noi lasciamo che accada.

Le strade sono sempre a due direzioni, per venire da me ed andare via, ma anche per andare io verso l'altro e l'altro venire verso di me.
Cioè, per dirla in termini metaforici, vengo io a casa tua ma anche tu a casa mia, chiamo io te, ma anche tu me, e se c'è un interesse reciproco si può costruire tra noi.

Nell'amicizia ma anche nella professione. Io non insisto.

Se tu dici di volere e poi molli, non voglio usare le mie energie per ricordarti il tuo sogno, il tuo desiderio, per aiutarti a comprendere com'è che non riesci ad essere fedele neanche a te stesso/a.

La parola "interesse"  per me significa interesse per la persona.
(Qui arriva il giudizio su di me: povera ingenua! fuori moda, obsoleta)
C'è bisogno che ci scegliamo, ci piaciamo, ci stimiamo e soprattutto non inquiniamo l'aria di questo spazio relazionale con la bugia.

Save your untruthful words, they pollute.
trad. risparmia le tue parole false, inquinano.  (non è firmata perché l'ho detta io).

Quelle che si chiamano bugie bianche, che le persone pensano che non facciano male a nessuno, secondo me sono un insulto, alla nostra età. All'intelligenza di tutte le persone coinvolte.

"I'm in", "sono dentro " quando neanche arrivi, non ti rende piacevole, ma inaffidabile.
All'ennesimo "mi piacerebbe, ma", il tuo soprannome è quaquaraquà.

La tua parola non vale, e di conseguenza anche il tempo con te, questo tempo così magico e raro, così prezioso e caro, che è il mio ma anche il tuo, lo rubi, inutilmente a te stesso oltre che a me.

Perciò, se ancora credi che il marketing passi da "far vedere", "promettere" e non mantenere, dire- senza pensare- quello che secondo te l'altro vuol sentire, ripensaci.

Quello che sei passa comunque. Anche se non lo vuoi vedere, o far vedere.

Però c'è di buono che.
Si impara a riconoscere sempre prima i comportamenti ostili, inquinanti, falsi, competitivi, invidiosi.
Si smette di perdere tempo dietro a quelle persone che li indossano ad ogni stagione.

E si impara a riconoscere l'aria diversa, dello scambio e della cortesia empatica, dell'ascolto e del rispetto reciproco, di uno spazio di possibilità, di incontro e di presenza anche nell'assenza piuttosto che di assenza anche nella (promessa) presenza.


PB




Continua...

Proteggere i nostri sogni


"E' troppo stupido per imparare una cosa che fosse una." Insegnante di Thomas Edison

"Non ha la stoffa per diventare una star."Primo produttore di Harrison Ford

 "Non sei adatto."Allenatore di basket del liceo a Michael Jordan

"Manca di immaginazione e non ha idee originali." - Direttore del giornale che licenziò Walt Disney

 "Non sa recitare. Non sa cantare. E’ leggermente calvo. Sa ballare ma solo un poco." - Responsabili della MGM che scartarono al primo provino Fred Astaire, 1928

"Mentalmente tardo, asociale e sempre perso nel suoi stupidi sogni". L'insegnante di Albert Einstein (Einstein non parlò fino all'età di quattro anni e non imparò a leggere fino ai sette. Era dislessico)


Critiche, le approvazioni e disapprovazioni degli altri ci tengono fin da piccoli lontani dallo scoprire i nostri talenti, o semplicemente, ciò che ci piace.

Non nuoti/leggi/scrivi/disegni/giochi/corri come tutti gli altri: guarda che imbranato, ma non ti vergogni?
Appena sai fare un disegno, ecco che diventerai architetto.
Appena non sai fare di conto, non sarai mai un matematico.
Critiche, veloci e senza appello.

Feroci per chi le riceve, ma talmente scontante per chi le fa da non accorgersene neanche.

Tu solo sarai colpevole del fatto che non ti applichi abbastanza, non ascolti, non fai qualcosa, piuttosto che impegnarsi a trovare lui/lei, che è lì per questo a trovare un modo diverso, per comprendere com'è che tu impari e come ti appassioneresti invece.

Per rispettarti se il calcio non ti piace, o il nuoto, ma per farti fare danza, fino a quando ne sarai capace, senza farti smettere prima di provare, dicendo che è difficile, e poi ti cresceranno le tette e non potrai più farlo e sarà una delusione.

Siamo stati abituati, manipolati (?) a lasciare le cose prima ancora di provarle noi stessi per primi.
Per paura delle delusioni, per paura della difficoltà, ci siamo detti concordi di non essere capaci.

Quante cose perdiamo, per questo pensiero antico.
Quanta autostima avremmo magari scoperto invece nel ritrovarci abili.
Quanto queste critiche ci hanno impedito di scoprire la strada giusta per noi.
Se tutte le strade ci sono state sbarrate, abbiamo percorso le uniche che ci sono state lasciate aperte, oppure abbiamo fatto una fatica terribile a cercare di percorrerne alcune che se fossero state aperte, avremmo tralasciato senza perdere tempo a dimostrare invece di esserne capaci.


Allora, ora che stai leggendo queste righe, chiediti:

  • quali sogni hai lasciato inesplorati? 
  • cosa potresti fare oggi per farne avverare quanto ti è possibile?
  • entro quando inizierai?

Scrivilo in agenda, e prendi questo appuntamento di rispetto e stima di te.

(se vuoi puoi venire a scoprire quali sogni più grandi hai, come realizzarli nel laboratorio esperienziale creativo PromozionArti© )


 

Hey! Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa. Neanche a me.
Ok? Se hai un sogno tu lo devi proteggere.
Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non la sai fare. 
Se vuoi qualcosa, vai e inseguila. Punto.




Continua...

Il personal branding è un epiteto

Al lavoro ho sempre dedicato tempo ed attenzione alle presentazioni, ai contenuti, ai particolari, la grafica e i numeri, prevedere le domande ed anticipare le risposte.

Poi un giorno ho scoperto che il 7% della comunicazione è il contenuto, e il resto, gigantesco 93% è altro, ed ho capito che avrei dovuto anche migliorare altro per essere efficace.

La mia preparazione passava molto più per segnali di cui non ero consapevole rispetto a quelli di cui mi preoccupavo.

Per una intuitiva capacità istrionica è andata spesso bene, ma per caso, carattere, sicurezza e  faccia tosta, piacere della responsabilità.
Oggi ne so tanto di più, e quando mi ri vedo nei video delle aule spero che il mio pubblico sia stato meno critico di quanto lo sono io con me stessa.

Il vestito, le pause, i sospiri, la velocità quando parlo, le mani si muovono troppo, il ciuffo mi cade sugli occhi.

Recuperare la consapevolezza della nostra comunicazione, di quelle parti che ci sfuggono, serve per aumentare l'efficacia dei contenuti, e la piacevolezza e l'utilità di ciò che vogliamo traferire.

Nella professione e nella vita privata.
Possiamo non fare più caso ai guanti da pugile e a agli aculei, ma gli altri li vedono.

Anche il personal branding  è efficacia e consapevolezza, per la vita in generale
Il personal Branding non è quello che io dico di me, ma quello che gli altri pensano di me.



E' la percezione, quel soprannome che ti porti dietro in famiglia, o tra gli amici.

Quello nuovo tra i tuoi colleghi, che coglie solo un aspetto di te, e lascia tutti gli altri in ombra.


Se l'obiettivo del self branding è differenziarci,
quando gli aggettivi per descriverci sono decisi da altri possono infastidirci, perché non ci riconosciamo in quell'attributo, che sembra un giudizio perenne, non elogiativo.
Come si sente Apelle che pare avere sempre un unica qualità, quella di essere figlio di Apollo?

In Italia serve ancora essere figli di, e quanti ce ne sono.

Le qualità riconosciute ed attribuite dagli altri puoi ascoltarle ad es. quando qualcuno ti presenta: lei è la mia amica che...


I miei colleghi di Sestyle dicono:
il personal brand è ciò che pensano di te quando entri in una stanza e ciò che dicono quando esci.

Fa male, lo so, inquieta e preoccupa.
Ma non è la stessa cosa che fai tu con gli altri?

Il nostro cervello classifica per comodità, per velocità, per non dover riniziare da capo ogni volta che incontriamo una persona.

Perciò la prima impressione conta, perché sarà più difficile fare una buona seconda impressione.

Di nuovo, non è un invito ad essere diversi di chi si è. Anzi.
E' di acquisire consapevolezza.

Quali sono le prime tre parole con cui ti descriveresti ?
Ora chiedi a due amici, e poi a due colleghi, a persone che hai conosciuto da poco e ad alcune che conosci da tanto.
Qual'è la parola che ricorre più spesso, quella che ti aspetti, quella che è una sorpresa?

Raccogliere le tre frasi è un ottima base di partenza per preparare la tua swot.


Perché il personal branding è un epiteto.


Se lavori suoi tuoi punti di forza, che ti riconosci e ti riconoscono gli altri, se lavori per migliorare i punti di debolezza, per prenderne consapevolezza e ad es. evitare quelli facilmente evitabili, il tuo epiteto potrà essere la tua opportunità scelta, o la minaccia scelta da altri.

(da wiki: "Epiteto" viene dal greco antico ἐπιτίϑημι, epitíthemi,  "pongo sopra", nel senso che l'epiteto è aggiunto al nome proprio. Gli epiteti servono al lettore per riconoscere e ricordarsi meglio di quale personaggio si parla. Gli epiteti sono molto frequenti all'interno della tradizione omerica, es.  Achille piè veloce" o "mare dai molti Achei oppure Agamennone "il re dè prodi".
Epiteto assume talvolta il significato di insulto, in senso esteso, o ingiuria associata a nome o riferimento personale. )

E' la nominata, la reputazione che hai.
Fingere, fregare le cose degli altri, dire una cosa e poi rimangiarsela, insultare gli altri sul web, spacciare per proprie le cose di altri, in certi ambiti - inspiegabilmente- funziona.

A proposito di politica, ci sarebbe qualcosa da mangiare? Totò

Perché fingere anche noi? Perché fingere nelle relazioni?

Se dici le cose tanto per dire, per consuetudine, perché così fan tutti, come fai a sapere quando è vero e quando no?
Cosa resta di vero e sentito nella tua comunicazione?
Stride dentro di te il falso e accusa te, di contribuire alla falsità che non fa bene a te, ed è così diffusa che non ci pare neanche grave, ma lo è.
Che male c'è a dire: ci vediamo?
Organizziamo, facciamo questo e quello, promesse, castelli e blah blah.

Il personal branding è una promessa di valore, di relazione.


Scegli cosa dire, scegli l'onestà intellettuale, scegli di assomigliare ciò che dici, può aiutare la tua autostima, oltre che le relazioni.

Hai trovato un modo per essere differente.

Scopri il valore dell'onestà.
Sempre con equilibrio.









Continua...

Chi sei, cosa fai
Il personal branding come creazione di se

Il personal branding parte da queste domande chiave.

Chi sei, cosa fai, come lo fai, per chi lo fai, come lo comunichi.

Un processo di scoperta o riscoperta di chi sei, la tua visione, missione, valori,  prima ancora di comunicarlo fuori.


La nostra storia, quello che abbiamo costruito, che ci contraddistingue, le scelte e le esperienze fatte. Il metterci in gioco, la pianificazione, l'ideazione e l'attuazione.

Ricostruire il nostro filo conduttore, la motivazione nostra e quella di chi potrebbe sceglierci di conseguenza.
Il posizionamento chiave, il perché tu si compone di questi pezzi, interiormente ed esteriormente. Profondamente prima. Costruisce consapevolezza ed autostima, fiducia e senso.



Cercate il TUO senso, la TUA storia, le TUE idee e motivazioni.

Il personal branding è una promessa di valore.
Scegli me perché.

Iniziamo ad assomigliarci tutti, stesse immagini, stessi titoli.

Stesse promesse.

Quando copiamo la promessa di un altro, appiattiamo non solo l'altro ma noi stessi, e coloro ai quali ci rivolgiamo.


E' svalutare senza capire, rendere vana la differenziazione, per cui poi tutti offriamo- solo sulla carta- gli stessi percorsi, gli stessi servizi.

Ma ti chiedo: con quale esperienza reale? con quale congruenza tra ciò che dico e ciò che faccio?

Nel  personal branding puoi fare il test delle 3 C; ovvero:

Chiarezza: essere sempre molto chiaro su chi sei e chi non sei. Cosa offri? Come, a chi, perché.
Conoscendo la tua promessa unica di valore si identifica ciò che contraddistingue te dagli altri, e ciò che ti differenzia e ti permette di attrarre e sviluppare fiducia e fedeltà al tuo marchio, ovvero a te.

Coerenza: la comunicazione a discesa della c di prima, incluso i profili di social media, sito web, biglietti da visita, fino alla firma delle email.  (in inglese consistency).

Costanza: nella presenza, nella visibilità, nella accessibilità, nella conferma di chiarezza, e coerenza.

Personal cosa significa per te?
Non stiamo parlando solo di professione, ma proprio di relazioni personali.
A cosa serve promettere che ci sarai sempre per una persona se così non è?
Esaltare ciò che non sei?

Magari ti fa sentire buono, bravo e figo mentre lo dici.
Ma sai che non è vero. Anche l'altro lo saprà, è solo questione di tempo.

Certo se il tuo obiettivo è il one shot, o una botta e via, o uno specchio per il narcisismo e poi via, vai pure.
Ma anche il narciso dentro soffre il suo vuoto.


Il personal branding è un percorso di autostima.
Di recuperare ciò che illumina la strada. la nostra direzione, il nostro valore.
Di cosa abbiamo voglia e desiderio di promettere e costruire.
Di cosa c'è in noi che vogliamo condividere.

E' scoprire cosa abbiamo, e se davvero fosse anche solo una caratteristica, va bene.
Anzi in un certo senso è molto più semplice comunicare una cosa che dieci.
Ma che sia nostra.

Quando ci piace qualcosa di un altro e ce ne appropriamo mostriamo a noi stessi quanto poco sia il nostro valore, quanto aggressivi e svalutanti siamo.
Resto sorpresa quando le persone continuano a pensare che il marketing sia fregare l'altro.
Se frego l'altro nel personal branding, se gli do una fregatura, vuol dire che penso di essere io la fregatura, di non considerarmi talmente niente, che ho bisogno di fingere per farmi scegliere.
Terribile scenario.

Esempio:
una scuola di Torino ha usato a mia insaputa per due anni questo mio lavoro dietro il quale c'era una precisa strategia di comunicazione, ammettendo di "essersi fatta un giro per la rete" come fosse un supermercato virtuale, un acquario dove pescare le competenze degli altri senza sviluppare le proprie.

Negando la possibilità all'altro di avere una vetrina virtuale, perché per ignoranza e presunzione, superficialità e tirchieria, ritiene suo diritto prendere e metterci anche il proprio nome sopra.

Così che il mio lavoro per comunicare qualità e contenuti nel counseling, lavoro costante di anni, è finito tagliato all' accrocco peggiore nella locandina dozzinale di chi usa l'immagine degli altri e ci appiccica sopra la sua, invalidando tutto, creative commons, etica e si fa pagare dagli altri ma non vuole investire. Vuole usare strappare scippare, ma non riconoscere il lavoro di altri.
Capite che arriva una comunicazione dissonante?
Non hanno rovinato solo e a mia insaputa il mio lavoro.

Si sono rivelati scorretti e ignoranti, presuntuosi e invalidanti. Non etici.
Io di una scuola così non mi fiderei, di una che ruba pur potendo pagare. ed infatti dagli altri si fa pagare.
Insomma ciò che siete, potete anche cercare di nasconderlo o fingere. Ma esce fuori.
Anche la rete vi sbugiarda.
Altro esempio: una coach (e quando diciamo così, quando notiamo un comportamento scorretto di uno tendiamo ad allargarlo alla categoria) che si spaccia per una esperta di marketing, coltivatrice e scopritrice di talenti, in effetti li scopre copiando interamente i post di un blog conosciuto come Vivizen nel suo. E' solo un esempio, ma così il lavoro degli altri viene svilito, i contenuti diventano centuplicati copiancollati ell'infinito.
In un mondo dove esiste la funzione condividi, usare il copia incolla e scorretto verso i creatori e verso anche i fruitori.
Comportamenti infantili come quando la compagna di banco delle elementari copiava e spacciava il compito per suo.
Ma davvero non hai nulla di originale di cui scrivere?
Non sarebbe meglio stare zitta piuttosto che prendersi i like e le visite di un altro?
Dove va la tua autostima e la tua credibilità? Scopritrice di talenti di cosa esattamente? di copia incolla?

Dal 25 ottobre un ciclo di laboratori esperienziali sulla promozione personale.
Per apprendere davvero e allo stesso tempo sentirsi abili, competenti nel poterlo fare da sé.
Sviluppare sicurezza e fiducia nel proporre sé stessi, e non il lavoro di un altro.
Costruire e rafforzare la propria autostima.

Per chi pensa ancora che il personal branding sia un percorso  astratto, freddo, orientato al business, provi a rispondere, magari per iscritto, a queste domande qua.

 1 Chi sono io?
 2 Ciò che è veramente importante per me / quali sono i miei valori?
 3 Quali sono le mie passioni?
 4 Chi sono le persone più importanti del mio mondo?
 5 Di cosa sono  più orgoglioso?
 6 Di che cosa veramente grato?
 7. Quali 5 aggettivi mi descrivono meglio?
 8 Mi piaccio (e perché, o perché no)?
 9 Amo altre persone - in  modo  significativo per loro?
 10 Che cosa sarebbe la mia auto ideale? (Come potrebbero essere vivente, quali sarebbero pensare, dire e il fare?)
 11 Quali sono le lezioni più importanti che ho imparato fino ad ora?
 12 Di chi posso fidarmi (e di chi non dovrei fidarmi)?
 13 Cosa voglio nella mia vita tra un anno, 5 anni e 10 anni?
 14 Cosa devo fare per farlo avverare?
 15 Quali sono i miei obiettivi e sogni?
 16 Quali passi devo prendere, quali ostacoli ho bisogno di superare, quante cattive abitudini  ho bisogno di rompere, e quali impegni devo assumermi per realizzare questi obiettivi e sogni?
 17 Da cosa sto scappando/evitando?
 18 Che cosa ho bisogno di lavorare per essere la persona migliore che posso essere?
 19 Cosa dà senso alla mia e lo scopo della vita?
 20. Le 5 persone con cui voglio passare la maggior parte del tempo?





Continua...

L'impressione a ...caldo

Hai presente quando dai la mano a qualcuno per la prima volta?
Pochi istanti, eppure ci facciamo un idea dell'altro.
Sicuro di sé, pieno di sé, insicuro, timido, accessibile, disponibile, distante, freddo, gentile.


Già. Ci facciamo un idea dell'altro davvero in fretta, ed anche l'altro si fa la sua idea su di noi.

E' un eredità della nostra evoluzione, in quanto la percezione dell'altro determina la nostra sopravvivenza.
Proprio come gli animali, dobbiamo subito capire se chi ci è di fronte è amico o nemico, e se è disposto a mettere in atto le sue intenzioni.

D'altronde l'usanza stessa di stringere il braccio, ai giorni d'oggi la mano, è nata nell'antichità per confermare che non si avessero coltelli nascosti nella manica.


La percezione sociale pare dovuta principalmente a due elementi universali:
calore si riferisce all'intenzione percepita nonché simpatia, disponibilità, sincerità, serietà e moralità;
competenza riflette tratti legati alla capacità percepita, compresa l'intelligenza, abilità, creatività ed efficacia.

Susan T. Fiske, Amy J.C. Cuddy e Peter Glick  mettono in relazione queste due dimensioni, il calore e la competenza, da cui discendono 4 emozioni, reazioni affettive e comportamentali.

Il calore ci fa sentire accolti e rispettati, crea legame e piacere reciproco.
Una persona fredda ha più difficoltà a guadagnarsi la simpatia degli altri e magari neanche gli interessa.
Una persona fredda solitamente si tiene più separata, distaccata dagli altri, dando l'impressione di sentirsi superiore (magari sì, magari è semplicemente timidezza, stanchezza momentanea, etc)

Chi si sente tenuto a distanza, automaticamente diminuisce la sua fiducia e disponibilità nei confronti dell'altro.
Restiamo "in guardia" tanto per ritornare al patrimonio evoluzionista.




Persone percepite competenti e calde determinano emozioni positive.
Persone percepite incompetenti e fredde determinano emozioni negative.

Ma cosa succede se una persona è percepita calda ma incompetente?
Oppure competente ma fredda?



Fatto n° 1. Siamo più sensibili al calore che alla competenza.

Puoi essere competente, ma se sei freddo, non mi fido.

  1. caldi/competenti suscitano ammirazione e un comportamento di agevolazione (aiuto o cooperazione); 
  2. freddi/incompetenti suscitano disprezzo e un comportamento di attivo (violenza) o passivo (rifiuto);
  3. caldi/incompetenti suscitano pietà, con possibili conseguenti comportamenti sia all'aiuto che al rifiuto. La pietà è anche il sentimento  più "accettabile" di chi  è incapace di apprezzare, ammettere la competenza dell'altro; 
  4. freddi/competenti: suscitano un atteggiamento conflittuale. Se da un lato infatti possiamo coglierne la competenza, comunque li percepiamo non amichevoli, ostili e con ostilità li ripaghiamo, attraverso l' invidia.
Mie riflessioni:
ostili, "pericolosi" in quanto più competenti di noi? Più in grado di sopravvivere rispetto a noi?
Ma anche un incompetente è pericoloso, solo che il nostro atteggiamento resta ambivalente, tra il voler comprendere e scusare la goffaggine e non fargliene una colpa, e l'essere arrabbiati per quella incapacità.
La competenza infatti la "imputiamo" alla persona, cioè se non è competente, non ci arriva, non è "colpa" sua.
Sto parlando ovviamente di percezioni, perché le competenze sono apprese, e anche il calore può esserlo se lo consideriamo come capacità di accoglienza, comprensione, disponibilità all'ascolto, apertura.

Si può cambiare la prima impressione?
Ce lo dice l'esperienza. 
Possiamo fidarci istintivamente di qualcuno che poi ci tradisce o ci "pugnala" alle spalle, qualcuno che prima chiede gratis il nostro aiuto e poi si vende quello che si è preso, che promette e poi non mantiene, che si presenta come umile, gentile e disponibile poi si rivela come un lupo feroce.
Idem per gatte morte.

Può anche non cambiare, cioè negativa era e negativa resta,  quando un comportamento scortese, sgarbato e distante continua nel tempo, a conferma della freddezza di chi lo possiede. 

Conseguenze sulla nostra vita.
I due criteri sono validi sia per i singoli che per i gruppi.
Al lavoro per esempio potemmo percepire il gruppo dei competenti come freddi, altezzosi, snob e altre parole con la esse.
Il criterio influenza la leadership, o se volete, la possibilità che altri collaborino con voi, vi ignorino, o, addirittura, vi remino contro per nuocervi.

Essere un leader, un punto di riferimento, un autorità riconosciuta magari anche molto competente, ma sola come su una fredda montagna.

Traduzione nella libera professione: siete bravi ma da voi non ci viene nessuno.

Esempio opposto: c'è quel dentista che è tanto simpatico, mi mette a mio agio e mi fa ridere. Però mi ha sbagliato tutti gli interventi. Magari me ne cerco uno nuovo, correndo il rischio di ridere meno, ma di continuarlo a fare con i miei denti.

Non possiamo cambiare chi siamo, ma divenire consapevoli delle influenze, di come cambia l'atteggiamento degli altri e il nostro.
Se continuiamo a  puntare i nostri sforzi sulla performance, potremo fare tutto bene e giusto e nei tempi, ma non risultare così, passatemi il termine, "vincenti" rispetto a una persona più sorridente e meno efficace.
Meno competente, ma più cordiale.
I nostri punti di forza a volte sono gli stessi di debolezza e viceversa.
Esserne consapevoli ci consente di migliorarci lì dove crediamo sia utile per vivere meglio.
Magari decidiamo di restare come siamo, senza più stare a interrogarci del perché l'altro si e io no.


Qui dunque pongo la domanda:
A cosa fai caso quando ti presenti a qualcuno, quando rispondi ad una domanda di lavoro?
Quando parli di ciò che fai?
Ovvio, ci sono anche alcuni di noi che, naturalmente, sono sia caldi che competenti.

Io faccio una riflessione che ovviamente è mia e della mia vita, dove se sei una donna devi dimostrare di essere nel tuo ruolo per competenze e non per conoscenze, per la tua testa e non per le tue gambe (e le mie ammetto non sono tra i miei punti forti).

Il razzismo nei confronti delle donne può essere bieco, come appunto quel meccanismo di invidia, dove ammetto la competenza ma l'altra mi spaventa per questo e la temo.

Allora posso iniziare a sminuirla apertamente o con racconti inventati (aggressione passiva);
posso motivare con stizza la freddezza di alcune donne perché non hanno compagnia maschile che le faccia "divertire";
o ammettere che alcune meritano la carriera che hanno, perché poverine, son talmente brutte che altro non potevano fare.

Non c'è cooperazione, ma competizione.

Mors tua vita mea.
Tu non attacchi io non lo faccio, ma se tu lo fai, io so difendermi.

Non voglio suscitare pietà, ma l'invidia è forse meglio?
Sono una voce con una significatività statistica pari a zero, ma sorridere è considerato ancora, per alcuni uomini, un invito.
Non sei gentile, sei affamata.
Non sei credibile ma stupida.

Allora, ma questa è una mia scelta, visto che la gente mi giudica ed agisce di conseguenza, io resto in guardia, sorrido o forse digrigno i denti, pronta a difendermi, se dovesse servire.





Se ti va, fammi sapere com'è per te.




Continua...

Scoprire il disegno

Se non puoi essere un pino sul monte,
sii una saggina nella valle,
ma sii la migliore piccola saggina
sulla sponda del ruscello.

Se non puoi essere un albero,
sii un cespuglio.

Se non puoi essere un'autostrada
sii un sentiero.

Se non puoi essere il sole,
sii una stella.

Sii sempre il meglio
di ciò che sei.

Cerca di scoprire il disegno
che sei chiamato ad essere,
poi mettiti a realizzarlo nella vita.


M.L.King


Un'occasione di benessere a piene mani.
La creatività e il potere delle visualizzazioni per scegliere i tuoi obiettivi, la direzione, continuare a sentirti motivato in ciò che fai ogni giorno.
Per chi vuole promuovere se stesso o chi vuole promuovere il suo benessere.
Per chi vuole vedere lontano ed apprezzare dov'è arrivato nel suo cammino.
Per chi vuole conoscere ed anche sentire dentro, sperimentare la potenza chiarificatrice e generatrice della creatività.
Per essere ciò che sei chiamato ad essere e realizzarlo nella tua vita.

Sabato 25 Ottobre.
Nella foto: pittura emozionale di Stefania al laboratorio Van Gogh a modo tuo



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Una visione chiara

Dove ti vedi da qui a cinque anni? Cosa starai facendo?
Con chi sei? Come parli? Come ti muovi? Quali colori e suoni sono intorno a te?

Ogni azienda ha una sua "visione" declinata in "missione" cioè dove sono diretto e come ci arriverò.
Ogni sito - ogni gruppo di lavoro dovrebbe avere chiaro prima per sé e poi per il pubblico:
 chi siamo, dove andiamo e come.

Una visione condivisa crea un ambiente più unito, più energia, soddisfazione, piacere, motivazione senso di appartenenza.
So dove sto andando, so perché faccio quello che sto facendo.
Ha un senso, anche il piccolo e il quotidiano, traggo soddisfazione dall'oggi e continuo a muovermi nella direzione che vedo, sento, conosco.

Quando tutto questo si spegne, ovvero la visione non è più chiara, i miei passi si fanno incerti.
La mia convinzione, il mio allineamento dentro di me e fuori.
Si lavora scollegati, in più direzioni, che non vengono percepite utili, efficaci ma anzi prive di valore.

E' uno scenario che sicuramente conosci.
Allora perché dovresti crearti una tua visione?
Proprio per questo, anzi a maggior ragione.
Se il mondo fuori si fa liquido, se i punti di riferimento non sono fuori, quali sono i tuoi, dentro di te?

Cosa ti renderebbe felice?
Le difficoltà sono in ogni scelta e ogni percorso che scegliamo.
Anche ciò che ci sembra facile ci rende infelici nel breve/lungo periodo, perché sappiamo di star perdendo i nostri desideri più intimi, le passioni, sprecando i nostri talenti.

noi vogliamo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare.
(cit. Totò e Peppino)


videoSe anche tu vuoi sapere per andare dove devi andare, come arrivarci, prima stabilisci dove vai.
La tua visione.

Puoi farlo a tavolino, ma meglio usare tutto il tuo cervello, quello creativo e quello cognitivo.

Puoi consapevolmente scegliere dove andare invece di lasciarti vivere da quelle visioni inconsapevoli e terrificanti che ognuno di noi crea nella mente.
Lasciando i non posso, gli è tardi, è inutile, non lo so fare.

Che tu scelga o non scelga da qualche parte arriverai.
Ma se non sai dove stai andando, come fai ad arrivarci e come saprai di esserci arrivato?


Il percorso di Personal Branding creativo mette insieme intelletto e cuore, per rifocalizzare le tue priorità e valori, per riscoprirti, fare l'inventario di ciò che hai.


  • Per chi vuole promuovere se stesso o chi vuole promuovere il proprio benessere;
  • per chi vuole vedere lontano ed apprezzare dov'è arrivato nel suo percorso;
  • per chi vuole conoscere ed anche sentire dentro, sperimentare la potenza chiarificatrice e generatrice della creatività.



Ogni incontro ha un tema e utilizza uno o più strumenti creativi, ad esempio la tua visione personale la metterai su carta e colori attraverso la pittura emozionale. Un percorso unico, che unisce la crescita personale alla promozione di se, alla creatività. NON è richiesta alcuna conoscenza di marketing o di pittura.
Non sono tuttavia né lezioni di marketing né di creatività.
Verranno utilizzati strumenti marketing e creativi per farti sperimentare dentro di te, trovare direzione e benessere, le tue risposte e la tua motivazione.

Per maggiori informazioni, sapere se il percorso, o anche un singolo laboratorio è per te, chiama o scrivi.

Continua...

Le citazioni e il personal branding

Facebook da dieci anni ha rivoluzionato il concetto di piazza, di comunicazione, di esibizione di sé, della propria vita, della propria cultura.
Anche quando non la si ha, si finge.
Come si dice in inglese: you pretend to be.

Ma nel personal branding non si può fingere.
Anche se non sai cos'è, il personal branding lo fai lo stesso. E' l'immagine, l'idea che crei di te per quello che fai e non fai, quello che dici e come lo dici. O non dici, ma in realtà dicendo.

Per esempio ci sono gli ossessivi amano i libri e continuano a comprarne, anche se da tempo non sanno più dove metterli.
Brutta gente, sanno stare con la testa nelle pagine, ma non nella realtà.
Idealisti, leggono leggono, si innamorano di autori e frasi su carta.

Le collezionano, le creano e condividono.
Tra questa brutta gente ci sto pure io, qua e qua ad esempio.

Poi ci sono i pratici professorini, che le pagine vere non le annusano forse da mai, chi ha scritto, inventato creato, sentito, saputo dire così quel concetto non ha alcuna importanza.
Quante storie!!!!!!! (l'aggiunta dei punti esclamativi è loro) Quello che serve se lo prendono e basta così.  CTRL-C

Di facile individuazione perché negli status (o nei post copiati da altri) conoscono l'italiano, ma nei commenti hanno amnesie frequenti di quando si usi l'acca, come quando dice "hai miei figli " non vuole chiederti se i figli suoi stanno da te, ma sta iniziando una lezione appassionata su come sappia insegnare l'educazione AI suoi figli.
Oppure AI bisogno di un aiutino??, come scrisse un gentile commentatore in disaccordo con un mio post.

Le amnesie riguardano pure l'uso dei puntini di sospensione, quando copia sono tre, quando inventa di suo pugno non si contano. Sono abbondanti e ricorrenti, prima, dopo, durante. Abbondano di punti esclamativi ed interrogativi, punti e virgola.
Perché, si sa,  .. Abbondandis in abbondandum... (cit. Totò e Peppino)

I condivisori compulsivi, molto veloci, nella fretta non possono fermarsi a mettere un like su quello che leggono e ripubblicano. Sempre per la fretta nel CTRL-C le citazioni perdono la firma.

L'omissione  mostra comunque qualcosa di chi omette:
- incapaci di saper ringraziare quelli da cui prelevano; resta il dubbio se è per invidia, livore o superficialità.
- sensibili da essere colpiti da una frase ma non curiosi di sapere chi ne è l'autore;
- pigri da non poter googlare quei due secondi necessari per saperlo
- è possibile mai che vuole far credere di averle scritte lui/lei?.

La risposta la hai grazie alla loro perseveranza.
Tu pubblichi una citazione, così



e due minuti dopo il loro status è così: 
troppe persone sopravvalutano ciò che non sono e sottovalutano ciò che sono.

L'ultimo che arriva chiuda lo status.
Poi ci sono gli ingenui, o fiduciosi, un po' disattenti anche di fronte alla perseveranza e alla ripetitività del comportamento dell'amico che pare profondo ma è solo l'effetto del CTRL- C.

La frase lo ha colpito e vuole dare giusto credito a chi l'ha scritta.
Lo ripubblica nel suo status (Cit. L'amico mio, con tanto di tag)

Così fanno in due questa figura qua




"Ptuh. M'e fatt fa chella figura e merda, m'è fatt fa. "
Cit. Massimo Troisi in Ricomincio da tre


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Il personal branding è un oltraggio?

Facile capire l'indignazione di molti davanti al definire, considerare, utilizzare il termine "branding" per le persone.

Già il marketing aziendale è troppo spesso, ingiustamente, confuso con le persone scorrette e manipolatrici, imbroglioni e venditori di fuffa.

C'è davvero bisogno di un etichetta così ignominiosa per le persone?

In realtà ogni volta che definiamo qualcuno bravo, competente, intelligente, furbo, scaltro, sfaticato, o volenteroso, corretto, generoso, lento, preciso, leader, gregario, indipendente, solista, giocatore di squadra, egoista, paranoico, solare, insicuro, eccessivo, aggressivo, timido stiamo parlando del modo in cui percepiamo una persona.

Stiamo, in un certo senso, parlando proprio di brand.

da un articolo di Carlota Zimmerman


Branding, for humans, is how we convince ourselves, and others, to help us create the opportunities we need to achieve our goals.
Il processo di branding, per le persone, è COME convincere NOI STESSI e gli altri, per aiutarci a creare le opportunità per raggiungere i nostri obiettivi.

Detto in parole più vicine al mio modo di vedere, è:
essere scelti, considerati adatti per svolgere il lavoro, per rispondere al bisogno dell'altra persona.
Impersonare la risposta migliore a quel bisogno, al punto da essere disposti a sostenerne il costo.
(Costo a fronte di un valore, del tempo, l'ideazione e/o l'erogazione di un servizio.
A proposito: senti di avere valore? )

La persona giusta, affidabile, accessibile, desiderabile, per il bisogno dell'altro.

Anche questa spiegazione so che non tranquillizza alcuni/e di voi, che non vogliono sentirsi il peso di essere scelti, non vogliono creare aspettative nella paura di disattenderle, non vogliono sentirsi etichettare, né distinguersi, né essere uguali. Fare per essere riconosciuti o riconoscibili.


Per questo motivo il processo di branding parte da NOI STESSI e non dall'altro.
Devo capire io per primo/a cosa sono e di ciò che sono cosa ne voglio fare, cosa voglio rendere condivisibile e spendibile, dunque in vendita.
O in affitto se vendere se stessi effettivamente è un verbo troppo onnicomprensivo deprecabile, e non desiderabile per alcuni.
O in prestito, come per i libri, o in visione, come un programma televisivo.


Prossimamente quattro incontri esperienziali sul personal branding, Sabato Ottobre 25 - Novembre 15 e 29, 13 Dicembre ciascuno da 4 ore, per sperimentare, scoprire, scegliere consapevolmente cosa condividere.
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Cosa dice la tua timeline di te

Pochi giorni fa un incontro (bellissimo) sullo storytelling nel personal branding.

Due ore per passare dalla testa al cuore, per condividere storie e riflettere, da dove passa la nostra immagine.
Quanto spesso, sempre, qualche volta.
La risposta è leggermente ansiogena, passa sempre.

Se sono scarmigliato, se accolgo gli ospiti in ciabatte, se mi trascino in pigiama, tra un lamento e un insulto, una rivendicazione.

Facebook in questo è tricky, un trabocchetto infido a volte.

Perché ti pare di essere in casa tua, ma sei in una piazza virtuale, gigante e che nulla dimentica.
Può ignorare a volte persone e cose meravigliose, ma amplificare lo sfogo di un momento, che tale doveva restare.

Facebook ha questo richiamo incredibile, di poter, secondo noi, far arrivare le cose che vorremmo dire in faccia ma non possiamo (o non sappiamo) fare.

Di buttare il sasso e nascondere la mano, di non entrare in collisione frontale con la tipa che ci ha soffiato il tipo, con il capo, con chi si inventa il suo cv e ti mette come referenza,  con la collega che ci ha copiato il post,  il corso e la locandina.
[Si lo so, parlo per esperienza. Ci sono passata sopra troppe volte, al furto e non fa niente che tanto lo posso di nuovo inventare, ma quando vedi chi ti ha preso il portafoglio, fa bene saper dire: altolà, posa qua.]

Il fatto è che tu ce l'hai con una, ma spari nel mucchio.
Le persone si stancano a sentirti ruminare e avercela sempre con qualcuno.
Una volta si, due volte ok, ma se è una costante, c'è qualcosa da fare FUORI da facebook.

(traduzione dell'immagine sopra, efficacissima ma non tanto nella traduzione: affronta i tuoi problemi - in inglese FACE, faccia - non FACEBOOK i problemi, rendendo verbo lo strumento).

Sono staaaanca.........!!!!!!!!!!
Ke KaKKA che 6!!!!!!!!!!
Ma ce l'anno con me????!!!!!!
( l'abbondanza dei punti esclamativi e sospensivi, l'uso delle K e delle mancate h)
Eccessi inutili compresi cuoricini e le faccine, teatralizzazioni.
Compreso chi sta sempre a mille, chi urla "buongiorno mondo" e poi non saluta chi conosce.

Eccessi che stanno atrofizzando le abilità espressive e relazionali.

Leggi la tua timeline nell'insieme. Che idea ti faresti se non fossi tu?


Serate in discoteca dove l'alcol è il tuo miglior amico, pantaloni abbassati, diti alzati etc, valzer di fidanzati, lamentele continue, infelicità e/o rabbia costante, etc.

Cerchi lavoro o vuoi cambiarlo? Hai un lavoro? Vomitare nella timeline può costringerti a lasciarlo leggi cosa è successo

Questa infonografica  aiuta a comprendere cosa evitare, ma anche il cervello potrebbe aiutare.
Lascia sbollire la rabbia, conta fino a 10, spegni il pc così tra spegnerlo e riaccenderlo avrai il tempo di riflettere.
Esci dalla porta di casa e inizia a fare le scale su e giù, che fa anche bene alla ciccia.
Cercare di vendicarsi sugli altri "meritevoli" può travolgere un sacco di cose e persone, incluso te.

Se il quadro che emerge è tutta una valle di lacrime, recriminazioni, vomiti post sbornia e relazionali, cerca un professionista, non continuare a buttare solo spazzatura nell'etere.




To Post or Not to Post Infographic


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10 possibilità per gestire la rabbia
Elenco semiserio


Incontriamo tante persone e siamo costretti al contatto da circostanze lavorative o semplicemente negli spostamenti in auto, bus e metro.
Persone inconsapevoli delle loro invasioni barbariche, siano fisiche, tattili, uditive, olfattive etc.

La rabbia scatta in automatico, ma è un macigno ingombrante che resta a noi gestire, cercando di non fare piazzate, scenate che hanno un effetto liberatorio forse al momento, ma con effetti pericolosi a seconda di dove siamo.

Ogni luogo e persona ha la sua soglia di pericolo.

Urlatori in spiaggia deserte, prepotenti ingiuriosi al volante, masticatori di chewingum ad un concerto di classica o in fila alle poste, proprio dentro l'orecchio tuo, e finanche tagliatori di unghie con tronchesi sui mezzi pubblici.

Persone che ci fanno perdere tempo ed energie con la loro apparente gentilezza, nei fatti tagliente aggressiva e  cafona.

Non c'è luogo dove la nostra pace interiore ed esteriore non sia messa a durissima prova.
Cosa fare?
Fight or Flight? Combattere o fuggire?
La risposta di lotta o fuga è una reazione fisiologica che si verifica in risposta a un evento percepito nocivo, ad un attacco, o una minaccia per la sopravvivenza descritta per la prima volta da Walter Bradford Cannon.

La rabbia è nostra, anche se la maleducazione è di un altro.
La rabbia resta a noi, la maleducazione a lui/lei.

Come gestirla e tornare Zen?

1. Meditare, la meditazione calma la mente e si rivela molto efficace soprattutto con quella rabbia che ci viene nel traffico. Ci vogliamo tutti più bene, e siamo più gentili.

2. Picchiare si, alzate la voce pure, ma a casa, su un bel cuscino o in palestra con un istruttore di kick boxing. Così la rabbia invece di farci male ed implodere dentro, risulta un incentivo in più per tornare in forma.

3. Contare per calmarsi giusto quei pochi secondi in cui il sangue re-inizia a circolare nel cervello, e siamo salvi da scatti fisici di rabbia.

4. Ridere. Se ti sembra troppo facile contare da 1 a dieci, scegli una moltiplicazione, come Massimo Troisi in Non ci resta che piangere "Ma nove per nove farà mai ottantuno?" così ti viene anche da ridere e la rabbia è sgonfiata.



Ognuno può trovare il suo modo, chi ha difficoltà con le moltiplicazioni in effetti potrebbe trovarsi concentrato perché, non lo so qual è la percentuale, ma le tabelline c'era chi non le sapeva da piccolo, figuriamoci ora, dopo venti o trent'anni.

5. Fai appello al tuo intelletto e chiediti: vieni pagato litigare con tutti i fessi che incontri?
Cosa vuoi dimostrare, e a chi, perché ?
Porta via tempo e troppe energia.
Certo, ci sono persone che trovano erotico lo scontro e non se ne possono privare, come alcuni di noi con la Nutella o l'outlet ai saldi. Persone con il gusto strano di godere a litigare.
Desistere è un opportunità persa di provare piacere ecercare di recuperare quella forza e sicurezza, superiorità che, in fondo, non sentono di avere.

Il tuo caso potrebbe però essere proprio l'opposto,  se ti dai del fesso perché lasci stare troppo, sempre, in qualunque situazione anche quando ti prendono a calci reali e/o metaforici, quando sei diventato il signor Malaussène, di professione capro espiatorio ma senza retribuzione.

6. Altri validi motivi per evitare la discussione con un idiota, è che la sua è una competenza acquisita negli anni, per cui può essere anche fonte di ulteriore  frustrazione:

Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza. Oscar Wilde

7. Anche il silenzio è un opzione.
Ricorda che il silenzio a volte e' la migliore risposta. Dalai Lama

8. Dare ragione all'altro. La ragione se la prendono i fessi. Ovvero loro.
Rispondete "si, si, certo,capisco".
Capisco in effetti ha il pregio di avere la sua prosecuzione in testa vostra, dove il discorso può concludersi con un numero a scelta di variabili pressoché infinite
Capisco che sei una imbecille, idiota, cretino/a, cafone/a, arrampicatrice, frustrato/a, femmina, maschio. Insomma. Mica gli state dicendo cos'è che capite. A cosa state dicendo si.
Non a lei/lui, ma all'opinione che vi sta aiutando a delineare di lei/lui.

Può funzionare specie con quelle proprietarie di vocine melensamente acide, che mentre "Oh cara, che piacere"  vi stanno togliendo la sedia da sotto il sedere.

9. Attenzione al tono. Se ad un apparente gentilezza rispondi con astio, il tono avrebbe lo stesso identico effetto di urlare su quel faccino pezzotto (leggi: falso) una serie di improperi all'indirizzo dell'intera stirpe genitrice.
E questo non si può fare, specie se la serpe è una serpe lavorativa, non la possiamo gestire come in strada, con gente che non rivediamo più.

10. Se i punti precedenti non ti hanno fermato dall'intento di voler avere ragione del torti subiti, ci sarebbe la strada dell'assertività, da percorrere quando siamo interessati a mantenere la relazione ed in effetti convinti esista anche una sola possibilità che il confronto possa servire.

Se una cosa importante hai bisogno che ti venga spiegata, probabilmente non la capirai mai. Carofiglio


Per lo stesso motivo del sopracitato Carofiglio, non è  perseguibile  il " ti insegno io l'educazione" visto che qualcun altro avrebbe dovuto  farlo decenni prima  e non ci è riuscito o non  ha voluto.
Sarebbe uno spreco di energie, tempo, dialettica, cercare di educare chi alla ragione e all'educazione non lo è stato da piccolo/a.



Sei arrivato alla fine di questo elenco,  ti ha fatto sorridere, accigliare, se ti sei rivisto qui e lì, ti trovi spesso a rimuginare, il dialogo interiore ti distrugge e quello esteriore rischia di distruggere le relazioni, hai paura che un giorno vicino scoppierai e parlerai con la voce dell'esorcista,  puoi frequentare un laboratorio per la gestione della rabbia - o rivolgerti ad un professionista per parlarne e trasformarla.



Continua...

Professioni e depressione

mestieri strani- lo spolveratore di dinosauri
Professioni che abbiamo immaginato desiderabili e ben pagate nel nostro immaginario, si rivelano molto frustranti, incredibilmente complesse, difficili e richiedenti nella realtà.

Scelte fatte in un altro momento della nostra vita, in cui noi eravamo diversi, le premesse, la società, gli esempi e le attese fino a quel momento, tutto diverso.

Scelte costate anni di università e specializzazioni, investimenti economici e personali, famigliari si rivelano SBAGLIATE.

Professioni che pensavamo ci avrebbero reso felici, si rivelano incubi, giorno e notte a lavorare, sottopagati.
Senza poter costruire una famiglia o senza poterla vedere, curare, vederla crescere.

Tra queste la professione medica: i medici di sesso maschile hanno un tasso di suicidio del 70% superiore alle altre professioni, i medici di sesso femminile si suicidano con un tasso del 400% in più rispetto alle donne che fanno altri lavori.

Prendere atto dello sbaglio e cambiare, a quaranta, cinquanta anni.
La strada della depressione sembra infinitamente più realistica.
Ma che sia più percorribile non vuol dire non sia impervia, dolorosa e pericolosa.

Come sempre, chiedete aiuto.

Cominciate in ogni momento ad occuparvene, così a morsi, piccoli bocconi, quando il problema é piccolo, ma quel morsino all'autostima e alla speranza è continuo e costante.

Ognuno di noi combatte un conflitto interno, un rodimento continuo di tarli, piccole frasi acide, svalutazioni nostre e del mondo intorno (ricordate io non sono ok, tu non sei ok?).

Odiarsi per aver scelto un lavoro sbagliato, un uomo o una donna impossibili.
Aver sbagliato viene riletto come "sono sbagliato".

Pericolosa equivalenza. Scivolosa, appiccicaticcia.

Ci fa sentire in bilico e a disagio in ogni situazione, pronti a cadere mentre dovremmo sembrare persone sicure e forti.

Ognuno di noi, ogni giorno, compie una fatica immane senza quasi rendersene conto, e che consuma tante nostre energie.
Combatte.
Combatte non solo con l'affitto e le bollette, ma dentro di se.

Ridi troppo, ridi poco, sei grasso, sei magro, sei troppo buono, sei troppo cattivo.
Ti interessa troppo il sesso, ti interessa troppo poco, non hai veri amici, non hai coraggio, vuoi fare tutto di testa tua e poi sbagli, ti fidi delle persone sbagliate, credi troppo all'amore...
Continua tu la lista, mi sto stancando solo ad immaginare.

Questo ci succede, ci sfianchiamo da soli, con le frasi che ci rivolgiamo.

Ci facciamo la guerra con feroce accanimento, sempre allo stesso modo, spesso doloroso ed inutile.
Allora cambiamo modalità e creiamo le premesse per disprezzarci di meno ed apprezzarci di più.

Per caso è nato Mostrino, mio compagno da colpevolizzare di tutto ciò che non sopporto di me, la vocina da bambina napoletana, gli occhiali da miope, la postura tra il bullo e lo scartellato (gobbo).
Ho scoperto di imputargli colpe che non facevano male a nessuno, tranne che a me.
Leggere troppo, essere una NERD, una secchiona.
Mi da fastidio anche solo leggerla questa parola, ma fa parte di me, e ho voluto iniziare a farci amicizia, a farla parlare, sentire cosa aveva da dire a sua discolpa.

Il 27 Settembre vorrei invitarvi a fare un po' lo stesso percorso che ho fatto in questi mesi.
Scegliere insieme il vostro mostrino e farci i conti, in modo ludico, divertente, ma estremamente utile ed efficace.
Magari si potrebbe farci anche un po' pace.

Riscopriamo un nuovo dialogo interiore, riscriviamolo, scopriamo quanta ricchezza e potenza può nascondere il rifiutato, il combattuto, l'osteggiato.
Continua...

Personal branding nei social

Le persone mi chiedono, anzi il più delle volte mi contestano il fatto che si possa fare marketing di se stessi, che si finge, non è una cosa etica.

Fingere non è etico mai, quando è manipolazione, e questo è valido in qualsiasi ambito.

Ma chi sa poco di marketing tende a sovrapporlo con la finzione.

Se invece di vederla così, di partire all'attacco, prendessimo un pochino di distanza, anche da noi stessi e dalle immagini che mandiamo di noi, come un esperimento, come se guardassimo un programma in tv.
Come se ci vedessimo attraverso gli occhi di qualcun altro.


Cosa vedremmo?
Cosa sarebbe evidente?

Quale parola userebbero i tuoi colleghi, clienti,  ad esempio, per far capire che stanno parlando di te?
Al di là della tua funzione, del tuo ruolo ed, ovviamente del nome.


Quella parola potrebbe essere qualcosa di estremamente evidente per gli altri e che hai smesso di vedere, e dunque ti stai concentrando su tutt'altro, secondario.

Il tuo brand è ciò che le persone dicono di te quando non sei nella stanza. (Jeff Bezos, fondatore di Amazon)

Pensaci, è semplice in fondo, sicuro capita anche a te.
"La ragazza con gli orecchini giganti".
Che se ne frega la gente della grandezza degli orecchini?
E no, in una presentazione, che magari hai superaccuratamente preparato, saranno gli orecchini a attirare l'attenzione e a distrarre chi guarda.
Ascoltare le parole e il contenuto di ciò che dici richiederà uno sforzo aggiuntivo, richiederà smettere di guardare lo scintillio e il movimento, e rimettere il focus sulla tua presentazione.
Questo compito non è di chi guarda, ma proprio di chi presenta, di chi porge la comunicazione, che ricordo, ha solo un 7% di verbale.

Ed ancora:  quello che c'ha le cravatte sottili, sgargianti, improponibili, quello che viene coi sandali, che non alza i piedi da terra, quello che dorme sempre, quello che non saluta mai, quello che non si lava mai. Continua tu l'elenco.
Sono sicura che ti verranno in mente tante tante persone e soprannomi.

Per cosa SCEGLI di essere visibile?
Chiedere dei feedback, fare un passo indietro e creare quella distanza, potrebbe farci apprendere molto ed anche migliorare la nostra vita, oltre che i rapporti con gli altri.
Faccio un altro esempio, questa volta personale.

In azienda mi sono sempre molto impegnata a produrre risultati, innovare, coinvolgere etc.
Piccola di statura tra modelle, unica donna tra soli uomini, nera tra bionde, italiana tra americani.
Mi sono sempre sforzata di dare il massimo per superare differenze non modificabili: la mia altezza, la lingua, il sesso.

Un giorno mi arrivò un feedback di seconda mano, ovvero il CEO l'aveva riferito al mio capo.
Una secchiata d'acqua stile ice bucket challenge fu l'effetto.
In un contesto come quello americano la mia produttività, i risultati, tutto veniva in secondo piano ad un semplicissimo gesto che io, nella mia concentrazione di fare tutto bene e tenere tutto sotto controllo, dimenticavo. SORRIDERE.

Un gesto che non mi costava niente, eppure era la mia carta di presentazione che mancavo di porgere e tutto il mio operato veniva visto di conseguenza, dopo quel mancato gesto.

Una lezione che non ho mai più dimenticato.
Certo, ovvio, c'è chi mi critica perché rido troppo.

Quello che voglio dire è: non pensate che fare marketing voglia dire diventare diversi da ciò che siamo.
Ma solo, si fa per dire, la possibilità di migliorare, noi e i rapporti con gli altri.

Perché le risposte degli altri cambiano, e per il quarto assioma di Watzlawick potresti vedere dei miglioramenti semplicemente a partire da ciò che invii tu nella comunicazione.

Così sui social pensaci. Pensaci a come vuoi entrare in relazione. Quali sono i tuoi gesti mancati?

Il tuo tono, la quantità di cose che condividi senza dare il tempo neanche di vedere, riempiendo la timeline degli altri tutta solo tu.
La velocità e il tipo di domande che fai in chat, senza attendere neanche risposta,  tipo mitraglietta, domande che non avresti neanche bisogno di fare, perché sono tutte nelle informazioni sulla bacheca di FB, ecco, respira.
Pensaci, non offenderti e soprattutto non offendere gli altri.
Prendi informazioni sulla persona a cui stai parlando e poi fai altre domande.

Non sembri così brillante a chiedere quello di cui puoi sapere leggendo la bacheca.

Sono le stesse raccomandazioni che faccio quando ci si presenta per un colloquio:
PRENDI INFORMAZIONI a CHI ti rivolgi?
Per essere interessante sii interessato.

Anche nei social, la comunicazione può essere inutile, efficace, polemica, ridondante, aggressiva, invadente, piacevole, rilassante. E' anche una tua scelta.

Il social è una piazza, ma non necessariamente devi andarci dimesso perché sei a casa tua.
Se non ti conosco, presentati.
Non pretendere senza offrire, e non parlo solo di persone che pretendono collaborazioni, lavori gratis.
Intendo usare quelle regole di convivenza che continuano esistere.

Anche se ti sembra di conoscere tutti e poter conoscere tutti,  e poter pretendere tutto, guarda il TUO profilo.
C'è una foto? Che foto è? Un pupazzo, un tramonto, il tuo selfie con sopracciglia da gabbiano e lingua fuori?
La tua foto in canottiera? Cosa offri a chi ti vede?

E' una tua scelta, e parla per te, specie su linkedin.

Se mi chiedi l'amicizia su tutti social che hai senza interagire mai, stai creando una collezione, non una relazione.
Stai creando fuffa.

Ci vuole poco ad essere scartati, ad un colloquio, o ancora prima quando mandi il cv.

Ci vuole pochissimo ad essere bloccati sui social, anche per chi non ti ha mai sentito parlare.

Il social è un opportunità, di creare, costruire, relazioni, condividere o  perdere il nostro tempo prezioso.
Puoi essere gradevole, o pensare di esserlo.

Il personal branding lo fai anche quando non lo sai.

Un ciclo di laboratori esperienziali sulla promozione personale.
Sabato Ottobre 25 - Novembre 15 e 29, 13 Dicembre. Roma
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Creare il proprio vocabolario di Personal Branding
Parlami di te


Sai rispondere con fluidità, autenticità ed efficacia alla domanda "Parlami di te"?

Una domanda semplice, su un tema che dovremmo conoscere bene, ma la realtà è che molti di noi non sanno cosa dire, da dove cominciare, tanto che la frase che più spesso ascolto è:
non mi so vendere.

In effetti già la scelta della frase è ansiogena.
Cosa dire, cosa nascondere, cosa voler vendere soprattutto dell'intero pacchetto che include la nostra interiorità, pensieri, emozioni, storia personale.

Riformulata così alcuni immagino sentiranno l'urgenza di volersi nascondere e non mettere proprio nulla in mostra e ancor meno in vendita; altri potranno iniziare a parlare confusamente e come un torrente in piena.

Come sempre il consiglio è: AUTENTICITA'.
Non si può mentire a lungo, non fa bene innanzitutto a voi.


Vendersi non è solo vendersi all'altro ma scegliere per se, la propria vita.
Non è compiacere l'altro e convincerlo di essere fatti per quella posizione, e neanche perseguire i sogni di altri.
Il PERSONAL BRANDING è scoprire il nostro sogno, le nostre personali qualità, preferenze, desideri, abilità.
Usarle.

Ma come definirsi? Con quali parole?

Come sei fatto, quale lavoro è per te e tu per quale lavoro sei fatto?
Quali sono le parole che ti descrivono con più accuratezza?

PARTIRE DA:
cosa ci piace, dai nostri talenti, da ciò che ci rende entusiasti, senza per questo sembrare esaltati.
Lasciare spazio anche al respiro, dosare le pause, notare il proprio ritmo cardiaco e di eloquio.
Lasciare spazio all'altro, specie quando è un incontro informale, un opportunità di conoscersi.

FARCI AIUTARE DA
Alcuni strumenti: oltre al Myers-Briggs- MBTI, trovo molto utile  il feedback del  metodo Birkman, per identificare le passioni, i comportamenti, motivazioni ed interessi.

On line un test semplificato gratuito, in inglese.
125 preferenze  su come vediamo gli altri, e  altrettante su come vediamo noi stessi.

La parte che mi ha intrigato ancora di più è stata quella finale, in cui vengono raggruppate tipologie di lavori in gruppi di 4.
Quale sarebbe la tua prima e la tua seconda scelta con questa premessa fantastica e energizzante:
hai le competenze e le abilità per ogni lavoro, a parità di ore lavorative e stipendio.

Come ti fa sentire sapere di poter scegliere così?

Riceverai i risultati nella casella di posta elettronica in pochi istanti
(tra parentesi i miei che trovo decisamente accurati).

  1. Avere chiaro visivamente il tuo comportamento: 
    • Sei un comunicatore diretto o indiretto?  
    • Sei orientato maggiormente all'obiettivo o alle persone?
    • Sei un pianificatore, un comunicatore, un acceleratore o un amministratore?
  2. I tuoi interessi (innovare o creare • ideare come fare le cose • considerare il futuro • creare nuovi approcci )
  3. Il tuo stile - come ti comporti in condizioni normali (assertiva, flessibile, spontanea, avventurosa)
  4. Il tuo Diamante ovvero il stile di maggior efficacia (assertiva ed entusiasta)
  5. Il tipo di supporto di cui hai bisogno dalle persone che lavorano intorno a te (show they appreciate you • are interested in feelings as well as logic • give you time for complex decisions • give you time alone or with one or two others • don't over-schedule you)
  6. Come agisci sotto stress ( withdrawing • fatigued • pessimistic • overly sensitive to criticism)
  7. I tuoi punti di forza.

E' stata per me una grande soddisfazione riconoscere i miei punti di forza, così descritti:
You meet people easily and relate well to others when they are involved in group activities
You tend to be something of a natural authority figure; you can take charge when there seems to be a lack of leadership
You have a high energy level, and like to be busy doing things rather than thinking about them
You're self-confident, and you know how to make that self-confidence inspire those you work with
You understand and relate well to others' feelings, and you're aware of the extent to which these can affect performance both positively and negatively
You are interested in the visual appeal of products and services, and may well have an artistic ability of your own
You like working with the written word, which may involve anything from documentation to the production of marketing materials
You respond well to sound, and therefore you are interested in music, the spoken word, or any media which have an audio component to them
You are straightforward and find it fairly easy to speak your mind, even with superiors
You can think outside the box, and you're not necessarily constrained by "how things ought to be done"
You like to experiment sometimes and see how the more unorthodox approaches to problems can succeed where more routine solutions might not work.

In definitiva il Birkman. si rivela un ottimo ausilio per costruire il proprio vocabolario di Personal Branding.

Vuoi fare pratica? Anche in modo creativo, rilassante ed estremamente coinvolgente?

Partecipa ai laboratori di Personal Branding a partire dal 4 ottobre per:
saper vedere, riconoscere e parlare di te stesso con convinzione ed autenticità, passione ed efficacia.

Qualche foto e curiosità sui laboratori precedenti Self Marketing creativo come ad es. Che dolce sei, che può essere ripetuto a richiesta per un minimo di 5 partecipanti.

Lunedì 15 Settembre un mini incontro di due ore gratuito presso l'Aspic di Roma sullo storytelling, per raccontare la tua storia.






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Personal branding consapevole nutrimento


Il tuo brand è la tua reputazione.

Non può essere costruita in modo predefinito, ma creata intenzionalmente e nutrita.

Your brand is your reputation.
 It can’t be built by default, but instead created by design and nurtured.
fonte: blog personalbranding



La reputazione può essere positiva o negativa, è la considerazione, la stima di cui gode una persona o una azienda.
Il quesito è: come costruire una reputazione positiva se non ci stimiamo noi per primi?

Se non siamo noi stessi consapevoli di talenti, attitudini, comportamenti, emotività?

Il nostro mondo è a (lunghi) tratti, spaventante, richiedente.

Nell'intervista che segue, Umberto Galimberti definisce la nostra società fino al 1968, come società "della disciplina": ubbidisco o trasgredisco.
Innescata da quella, si è arrivati alla attuale nostra società del "non ci sono norme, regole, vietato vietare",  intrecciata con la cultura americana del "spingi a tutto gas, arriva ai massimi livelli, diventa competitivo, nulla ti è vietato".

Continua in un analisi interessantissima nel dire che oggi la depressione non è determinata dai sensi di colpa, ma dal senso di inadeguatezza.
Ce la faccio o non ce la faccio a raggiungere i miei obiettivi?
La società attuale mette in crisi la mia identità, visto che essa è data dal riconoscimento,  se non raggiungo  gli obiettivi la mia identità si indebolisce e se non ce la faccio, uso psicofarmaci  (una percentuale incredibilmente alta  della popolazione ne fa uso) e cocaina.
Abbiamo acquisito questa mentalità di raggiungere obiettivi, dove l'asticella viene sempre più elevata.

I luoghi di lavoro non sono più di solidarietà ma di competizione: non riesco ad essere all'altezza lì dove mi chiedono, siamo infelici, il modello è diventato quello di vincere, e non ci sono modelli di solidarietà e di ritrovi.

   



Ecco perché voglio  proporre un percorso dove il personal branding diventa un percorso di empowerment, di socializzazione e messa in comunione.
Il mio proposito è di offrire un luogo sicuro, non competitivo,  dove potersi sperimentare nel processo di autoconsapevolezza ed autostima, di nutrimento ed esplorazione di capacità, ed anche debolezze, di direzioni consapevoli e scelte, di conoscenza.


Quattro incontri esperienziali sul Personal Branding, sulle 4 c della consapevolezza:
cuore, corpo, cervello, contesto.


Le date: Ottobre 25 - Novembre 15 e 29, Dicembre 13.
Info e prenotazioni qui

Vuoi un assaggio gratuito?
Vieni al laboratorio "Lo storytelling nel Personal Branding". Lunedi 15 Settembre




(vuoi proporlo nella tua scuola o azienda? chiamami)

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Piacere a tutti

Una dipendenza, una fatica, una rincorsa continua.
Piacere a tutti non si può e non si deve, ma non piacere a nessuno fa male, eh!
Basta che non ci nascondiamo, dietro falsi chisenefrega, o peggio ancora dietro la critica feroce, esternata, di chi piace più di noi.

Come sempre ci vuole equilibrio, non è neanche giusto sentirsi infallibili, illimitati e illuminati, con la scusa di "voglio essere accettato per quello che sono e quello che faccio" c'è chi stanca e sfianca amici, parenti e conoscenti con lamentele interminabili, odori corporei mai eliminati, racconti pulp di disgrazie proprie e altrui, silenzi feroci, insomma, completa l'elenco.

Il fatto è che a volte ci sfugge proprio il nostro potere, cioè di quanto siamo già potenti, con le nostre parole, la presenza o l'assenza, la conferma o la disconferma dell'esistenza dell'altro.

Paroloni?
Dai social network alle relazioni in carne, ci sono persone che godono ad essere sgradevoli, a contestare, a protestare, a mettere il muso quando gli altri vogliono ridere e a deridere quando la situazione è grave.
Mi chiedo semplicemente se non vi sta poi stretto quel vestito di grunge, procione con il mascara colato volutamente lasciato visibile, sbadata, sfigata, per racimolare qualche consenso o simpatia, parolina di -falso?- conforto.
Qualche citazione, per rifletterci su.

Non bastano le disgrazie a fare di un fesso una persona intelligente.
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere

Le disgrazie altrui sono il breve conforto degli infelici.
Giovanni Soriano, Maldetti, 2007

L’infelicità ti rende speciale. La felicità è un fenomeno universale – non ha niente di speciale. Gli alberi sono felici, gli animali e gli uccelli sono felici. L’intera esistenza è felice, l’unica eccezione è l’uomo. Quando è infelice, l’uomo diventa davvero speciale, straordinario. L’infelicità ti rende capace di attrarre l’attenzione degli altri. Ogni volta che sei infelice gli altri si prendono cura di te, provano simpatia per te, ti amano. Tutti cominciano ad accudirti. Chi mai vorrebbe ferire una persona infelice? Chi sarebbe geloso di una persona infelice? Chi mai vorrebbe mettersi contro una persona infelice? Sarebbe una cosa troppo perfida! Ci si prende cura di una persona infelice, la si ama, la si accudisce. L’infelicità è un grande investimento. Quando sei depresso, malato, infelice – gli amici vengono a farti visita per sollevarti il morale, per consolarti. L’infelice non si sente solo, ha una famiglia e degli amici.
Osho- IL LIBRO DEL RISVEGLIO



In conclusione:

Trova quello che sei, smetti il vestito del ruolo che interpreti, smetti di voler piacere a tutti e anche di voler dispiacere a tutti.
E' la tua vita, non credi di aver VALORE per trovare e vivere la gioia per te stesso/a, né contro qualcuno, né per far vedere a qualcun altro? 
Non credi ci sia del valore che vada scoperto e mostrato per quello che è senza inventare e mostrare ciò che non c'è?


(Se ti va inizieremo a scoprirlo insieme in un percorso creativo esperienziale di Personal Branding.
Oppure se preferisci, in individuale, chiamami)





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Test goloso

Il test dei marshmallows è degli anni 70, un team di psicologi di Stanford, hanno dato una toffoletta a bambini di 4 anni promettendo una seconda se avessero saputo attendere.

Chiamalo autocontrollo, capacità di immaginare il futuro, anzi pre- gustarlo, chiediti cosa facevi tu da piccolo e cosa fai ora.

Saper dire di no, saper aspettare, saper investire sul futuro.
Cosa ti servirebbe, dove sei forte e dove vorresti migliorare.

Goditi il video, è meraviglioso.

C'è chi attua strategie come legarsi le mani, non guardare, camminare, chi mangia mentre ancora gli stanno dicendo come funziona.
Un vero spasso.


Nel tempo si è monitorati i bambini mentre diventavano adulti e poi quarantenni.
Cosa si è scoperto?

Si è visto che l’autocontrollo è una delle componenti determinanti il successo di una persona insieme ad intelligenza e talento, come pure la tendenza a non abbandonare il proprio compito per il gusto della novità e di fronte alle difficoltà.

Ci ho pensato a questa cosa qua. Io ero una bambina che sapeva aspettare.
Poi non so che è successo, sarà il carpe diem, ma ora differisco il dovere e non il piacere.

Secondo il test invece la capacità di controllare gli impulsi è una caratteristica individuale relativamente stabile negli anni.

Triste primato invece per gli immediatamente golosi: avevano più probabilità di sviluppare problemi comportamentali, godevano di bassa autostima e venivano visti dagli altri come testardi, frustrati e invidiosi.

vuoi saperne di più? leggi qui in inglese o qui in italiano


Chiediti: in cosa aspetti troppo e in cosa non sai aspettare?
Anche la calza della befana c'è chi la fa andare a male e chi ha il mal di pancia da indigestione.
Chi si mangia prima la calza dei fratelli e così gli resta la sua più tempo, con i complimenti dei genitori.

Quali strategie hai attuato e ancora ti sono utili e con quali ti inganni inutilmente?

Io te lo dico pure, mi vado a mangiare un cucchiaino di cioccolato.
quadro di Will Cotton


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I sogni trascurati

Visionario come sempre, Stefano Benni è una conferma di comicità e invenzioni, storie incredibilmente reali, follie inseguite e sperimentate da ognuno di noi.

Parlo di Grammatica di Dio- sottotitolo "storie di solitudine ed allegria", venticinque storie da leggere per riflettere e rilassarsi, mettere a fuoco e sfocare.

Cos'è la solitudine nella tua vita, potresti interrogarti, quando l'hai sperimentata e cosa fai per abbracciarla, fuggirla, cercarla, negarla.


Ed ancora l'uso del cellulare, le relazioni inesistenti, i sogni trascurati.
Risposte date e celate, risate a mezza bocca e silenzi stellari.
Ti lascio con questa storia e mi chiedo cosa ne farai.
Se continuerà a bussarti dentro per cambiare il finale, il tuo ovviamente.
Se vorrai farne qualcosa dei tuoi sogni e rincontrarli, farli diventare reali per quanto possibile.

Un breve percorso di counseling o anche un singolo laboratorio di artcounseling può aiutarti a ritrovare direzione, motivazione ed azione per ciò che vuoi realizzare.


continua qui e nell'altro blog una serie di proposte letterarie per crescere, riflettere,  influire positivamente sulla mente e sul corpo secondo la Biblioterapia.


“Le lacrime” – Stefano Benni

Le prime apparvero all’alba in periferia. Gli addetti alla spazzatura ne trovarono una decina in un prato. Stavano per caricarle sul camion, pensando che fossero sacchi di plastica, quando si accorsero della loro stranezza. Grandi bolle sgonfie, meduse traslucide, alcune ovali, altre oblunghe, talune di forma irregolare, come un frutto flaccido e malformato. Al tatto non erano viscide né molli, ma possedevano la consistenza della pelle di un animale, un delfino ad esempio, mentre alcuni avvertivano il calore di un tessuto morbido. In realtà, parevano consistere di materia diversa a seconda di chi le avvicinava. Anche se sembravano guaste, morte, non emanavano cattivo odore. Erano di colori tenui e incerti, dal giallo chiaro all’azzurro perlaceo. Ma quello che colpì i primi scopritori fu che dentro alla materia opalina, lattescente, di alcune di esse sembrava apparire, a tratti, l’ombra di un volto, o l’istantanea di una scena, e qualche volta dall’interno esalava un lieve suono, una voce remota. Le autorità presero in mano la situazione. Le lacrime, o lacrimoidi, come furono subito battezzate, furono esaminate in luoghi diversi.

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