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Piacere a tutti

Una dipendenza, una fatica, una rincorsa continua.
Piacere a tutti non si può e non si deve, ma non piacere a nessuno fa male, eh!
Basta che non ci nascondiamo, dietro falsi chisenefrega, o peggio ancora dietro la critica feroce, esternata, di chi piace più di noi.

Come sempre ci vuole equilibrio, non è neanche giusto sentirsi infallibili, illimitati e illuminati, con la scusa di "voglio essere accettato per quello che sono e quello che faccio" c'è chi stanca e sfianca amici, parenti e conoscenti con lamentele interminabili, odori corporei mai eliminati, racconti pulp di disgrazie proprie e altrui, silenzi feroci, insomma, completa l'elenco.

Il fatto è che a volte ci sfugge proprio il nostro potere, cioè di quanto siamo già potenti, con le nostre parole, la presenza o l'assenza, la conferma o la disconferma dell'esistenza dell'altro.

Paroloni?
Dai social network alle relazioni in carne, ci sono persone che godono ad essere sgradevoli, a contestare, a protestare, a mettere il muso quando gli altri vogliono ridere e a deridere quando la situazione è grave.
Mi chiedo semplicemente se non vi sta poi stretto quel vestito di grunge, procione con il mascara colato volutamente lasciato visibile, sbadata, sfigata, per racimolare qualche consenso o simpatia, parolina di -falso?- conforto.
Qualche citazione, per rifletterci su.

Non bastano le disgrazie a fare di un fesso una persona intelligente.
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere

Le disgrazie altrui sono il breve conforto degli infelici.
Giovanni Soriano, Maldetti, 2007

L’infelicità ti rende speciale. La felicità è un fenomeno universale – non ha niente di speciale. Gli alberi sono felici, gli animali e gli uccelli sono felici. L’intera esistenza è felice, l’unica eccezione è l’uomo. Quando è infelice, l’uomo diventa davvero speciale, straordinario. L’infelicità ti rende capace di attrarre l’attenzione degli altri. Ogni volta che sei infelice gli altri si prendono cura di te, provano simpatia per te, ti amano. Tutti cominciano ad accudirti. Chi mai vorrebbe ferire una persona infelice? Chi sarebbe geloso di una persona infelice? Chi mai vorrebbe mettersi contro una persona infelice? Sarebbe una cosa troppo perfida! Ci si prende cura di una persona infelice, la si ama, la si accudisce. L’infelicità è un grande investimento. Quando sei depresso, malato, infelice – gli amici vengono a farti visita per sollevarti il morale, per consolarti. L’infelice non si sente solo, ha una famiglia e degli amici.
Osho- IL LIBRO DEL RISVEGLIO


In conclusione:

Trova quello che sei, smetti il vestito del ruolo che interpreti, smetti di voler piacere a tutti e anche di voler dispiacere a tutti.
E' la tua vita, non credi di aver VALORE per trovare e vivere la gioia per te stesso/a, né contro qualcuno, né per far vedere a qualcun altro? 
Non credi ci sia del valore che vada scoperto e mostrato per quello che è senza inventare e mostrare ciò che non c'è?


 (da Settembre un percorso sui talenti, se ti va, ci si vede là)




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Test goloso

Il test dei marshmallows è degli anni 70, un team di psicologi di Stanford, hanno dato una toffoletta a bambini di 4 anni promettendo una seconda se avessero saputo attendere.

Chiamalo autocontrollo, capacità di immaginare il futuro, anzi pre- gustarlo, chiediti cosa facevi tu da piccolo e cosa fai ora.

Saper dire di no, saper aspettare, saper investire sul futuro.
Cosa ti servirebbe, dove sei forte e dove vorresti migliorare.

Goditi il video, è meraviglioso.

C'è chi attua strategie come legarsi le mani, non guardare, camminare, chi mangia mentre ancora gli stanno dicendo come funziona.
Un vero spasso.


Nel tempo si è monitorati i bambini mentre diventavano adulti e poi quarantenni.
Cosa si è scoperto?

Si è visto che l’autocontrollo è una delle componenti determinanti il successo di una persona insieme ad intelligenza e talento, come pure la tendenza a non abbandonare il proprio compito per il gusto della novità e di fronte alle difficoltà.

Ci ho pensato a questa cosa qua. Io ero una bambina che sapeva aspettare.
Poi non so che è successo, sarà il carpe diem, ma ora differisco il dovere e non il piacere.

Secondo il test invece la capacità di controllare gli impulsi è una caratteristica individuale relativamente stabile negli anni.

Triste primato invece per gli immediatamente golosi: avevano più probabilità di sviluppare problemi comportamentali, godevano di bassa autostima e venivano visti dagli altri come testardi, frustrati e invidiosi.

vuoi saperne di più? leggi qui in inglese o qui in italiano


Chiediti: in cosa aspetti troppo e in cosa non sai aspettare?
Anche la calza della befana c'è chi la fa andare a male e chi ha il mal di pancia da indigestione.
Chi si mangia prima la calza dei fratelli e così gli resta la sua più tempo, con i complimenti dei genitori.

Quali strategie hai attuato e ancora ti sono utili e con quali ti inganni inutilmente?

Io te lo dico pure, mi vado a mangiare un cucchiaino di cioccolato.
quadro di Will Cotton


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I sogni trascurati

Visionario come sempre, Stefano Benni è una conferma di comicità e invenzioni, storie incredibilmente reali, follie inseguite e sperimentate da ognuno di noi.

Parlo di Grammatica di Dio- sottotitolo "storie di solitudine ed allegria", venticinque storie da leggere per riflettere e rilassarsi, mettere a fuoco e sfocare.

Cos'è la solitudine nella tua vita, potresti interrogarti, quando l'hai sperimentata e cosa fai per abbracciarla, fuggirla, cercarla, negarla.


Ed ancora l'uso del cellulare, le relazioni inesistenti, i sogni trascurati.
Risposte date e celate, risate a mezza bocca e silenzi stellari.
Ti lascio con questa storia e mi chiedo cosa ne farai.
Se continuerà a bussarti dentro per cambiare il finale, il tuo ovviamente.
Se vorrai farne qualcosa dei tuoi sogni e rincontrarli, farli diventare reali per quanto possibile.

Un breve percorso di counseling o anche un singolo laboratorio di artcounseling può aiutarti a ritrovare direzione, motivazione ed azione per ciò che vuoi realizzare.


continua qui e nell'altro blog una serie di proposte letterarie per crescere, riflettere,  influire positivamente sulla mente e sul corpo secondo la Biblioterapia.


“Le lacrime” – Stefano Benni

Le prime apparvero all’alba in periferia. Gli addetti alla spazzatura ne trovarono una decina in un prato. Stavano per caricarle sul camion, pensando che fossero sacchi di plastica, quando si accorsero della loro stranezza. Grandi bolle sgonfie, meduse traslucide, alcune ovali, altre oblunghe, talune di forma irregolare, come un frutto flaccido e malformato. Al tatto non erano viscide né molli, ma possedevano la consistenza della pelle di un animale, un delfino ad esempio, mentre alcuni avvertivano il calore di un tessuto morbido. In realtà, parevano consistere di materia diversa a seconda di chi le avvicinava. Anche se sembravano guaste, morte, non emanavano cattivo odore. Erano di colori tenui e incerti, dal giallo chiaro all’azzurro perlaceo. Ma quello che colpì i primi scopritori fu che dentro alla materia opalina, lattescente, di alcune di esse sembrava apparire, a tratti, l’ombra di un volto, o l’istantanea di una scena, e qualche volta dall’interno esalava un lieve suono, una voce remota. Le autorità presero in mano la situazione. Le lacrime, o lacrimoidi, come furono subito battezzate, furono esaminate in luoghi diversi.

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La motivazione

Cosa fai quando perdi la motivazione?
Ognuno di noi, anche i super uomini e le super donne, possono ritrovarsi, in apparenza all'improvviso, senza desiderio, senza stimoli, senza direzione.
Dapprima scontenti delle proprie decisioni lavorative, i cui effetti si fanno sentire poi nella vita familiare e sulla salute fisica.
E' la crisi dei 40, ma potresti essere anche più precoce o tardivo.
Manca la spinta verso il fuori, compensata da una spinta alla colpevolizzazione verso dentro.
Cosa fare?
Se ti aspetti uno di quegli articoli che ti danno consigli facili da scrivere e altrettanto difficili da mettere in pratica, no, non è uno di quelli.
Anzi non ti darò neanche consigli.
Ma "semplicemente" un libro per l'estate.

La Biblioterapia (per saperne di più) può aiutare nell'elaborare emozioni e raggiungere nuove consapevolezze, soluzioni, sviluppo di risorse e abilità.

Un libro scritto bene potrà aiutarti a sorridere, ritrovarti nel personaggio, sentirti descrivere i suoi percorsi dando un senso, un nome ai tuoi.
Facendoti sentire che non sei l'unico e il primo, senza però buscarsi lezioncine da primo della classe o da guru che vuole avere la ricetta perfetta anche per te.

Una premessa.
Dico di me che i libri li bevo, come alcune persone gli shottini di vodka, io mando giù pagine e pagine di carta, leggendo ovunque e in ogni momento possibile.

Questo libro qui invece ho avuto l'impressione di mangiarlo, proprio come se avesse una consistenza da mordere, non da bere.
Non credo sia per il nome, ma il come è scritto.

Il ragazzo mucca, di Michele Serra, edito da Feltrinelli.
Lui, l'autore siamo abituati a leggerlo su Repubblica, giusto per parlare di oggi, senza stare a ricordare "Cuore", il giornale satirico, non il libro di De Amicis.
Ovvero Serra è quello che ci ha fatto ridere e non piangere.

Ci riesce anche in questo libro, prendendo sul serio e non il protagonista, non scivolando mai nell'autocommiserazione, né nell'inutile evitamento di prendere atto che esistono momenti così:

"Progetto, associazione ( e poi programma, riunione...) erano oramai alle mie orecchie suoni cavernosi, echi di voragini che mi si spalancano intorno con l'implicita conseguenza che proprio io ero stato incaricato di colmarle, che mi era capitata questa disgraziata sorte [...]"

Non digerire più nel corpo e nella testa la propria realtà, prendere distanza e vicinanza da ciò che si credeva di essere, fino a qualche attimo prima, senza potersi riconoscere e comprendere cosa ci è mai successo.
Risponde un personaggio speciale che non voglio svelare: " Tu non stai male, Antonio, perché hai fallito grandi obiettivi. Ma perché ti sei sfiancato per raggiungere obiettivi normali.
Ti pare giusto importi altri sforzi, dopo quelli che hai già fatto?"

A te scoprire  la risposta, nel libro e per te.

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Le domande scomode del personal branding

Perché porsi delle domande "scomode"?
Perché il punto di partenza in un processo di personal branding è la consapevolezza.

Ci sono persone che mettono in vetrina senza sapere cosa.
Cioè creano un contenitore, perché così fan tutti, perché è facile e si pensa che l'azione di aprire ad esempio una pagina Facebook sia la chiave giusta.

Chiediti prima: cosa troveranno nella pagina le persone a cui chiedo un like?
Cosa offro?

Un eccesso enorme di offerta, e il recente cambiamento nelle impostazioni del gigante dei social rende vana pressoché questa strada, specie quando non adeguatamente sviluppata ed interessante per chi invitiamo.
Tutti noi riceviamo inviti di pagine vuote, create semplicemente magari anche copiando il nome di altri più famosi e trovo personalmente deludente andare a vedere un luogo, per quanto virtuale, e trovarlo spoglio. Non capire cosa offre, chi lo offre e perché dovrebbe piacere a me.

Quando chiediamo attenzione agli altri, dobbiamo essere pronti a darla attenzione agli altri.
Pronti a ripagare il tempo che gli "invitati" hanno usato per venirci a trovare.

Il marketing, che sia personale o aziendale, si compone di un attenta e profonda analisi e poi attuazione e ancora poi comunicazione.

Se vuoi capirne di più i miei colleghi virtuali Damiano Bordignon e Enrico Bisetto hanno messo a punto uno strumento molto corposo ed utile.
Sicuramente generosissimo con le sue 190 pagine di esercizi e riflessioni, domande scomode, che hanno lo scopo di elicitare le tue risorse, i tuoi punti di forza, le tue passioni, le tue competenze.

Puoi scaricarlo dal loro sestyle.it ma anche farti aiutare da professionisti come loro o me per sentirti più sicuro, conservare la motivazione, sperimentare insieme ad esperti, confrontarti.

Da settembre se sei di Roma, comincerò un ciclo di laboratori esperienziali e incontri sul marketing personale.
Scrivimi per ricevere tutte le informazioni e parlare con me per scoprire quanto e come può aiutarti, per il tuo lavoro e le tue passioni.


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Arte sulla pelle

L'artista NewYorkese Ariana Page Russell fotografa la sua pelle che reagisce alle emozioni, al caldo, al freddo.

Il nome è dermatographia urticaria, anche detta dermatographia o dermographism (letteralmente“scrittura sulla pelle”), è una reazione allergica alle minime stimolazioni fisiche.

Una semplice graffio, un cerotto, acqua calda e le cellule rilasciano sostanze chimiche infiammatorie come l'istamina, e che si traduce in perdite di liquido dai vasi sanguigni superficiali.

L'artista dice che molte persone nel mondo le hanno scritto, sollevate dalla possibilità di poter dare un nome a ciò che anche vedevano anche sulla loro pelle.

Così da una vergogna da nascondere, le fotografie di Ariana Page Russell sono diventate una terapia per lei e tanti altri, una strada di conoscenza ed accettazione.


fonte: theatlantic.com
skintome




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Chi sei, cosa fai

Il personal branding parte da queste due domande chiave.

Chi sei, cosa fai, come lo fai, per chi lo fai, come lo comunichi.

C'è tanto dietro prima di comunicare.
La nostra storia, quello che abbiamo costruito, che ci contraddistingue, le scelte e le esperienze fatte. Il metterci in gioco, la pianificazione, l'ideazione e l'attuazione.

Ricostruire il nostro filo conduttore, la motivazione nostra e quella di chi potrebbe sceglierci di conseguenza.
Il posizionamento chiave, il perché tu si compone di questi pezzi, interiormente ed esteriormente. Profondamente prima. Costruisce consapevolezza ed autostima, fiducia e senso.




Cercate il TUO senso, la TUA storia, le TUE idee e motivazioni.
Copiare gli altri non è modellamento.
E' svalutare senza capire, rendere vana la differenziazione, per cui poi tutti offriamo- solo sulla carta- gli stessi percorsi, gli stessi servizi.

Ma mi chiedo:
con quale esperienza reale? con quale congruenza tra ciò che dico e ciò che faccio? E l'autostima di chi si appropria esiste da qualche parte, o nega, anche a se stessa, la verità, cioè che di idee proprie non ne aveva e si è fatto un giro facile in rete, nella vetrina virtuale, nell'acquario dove pescare le competenze degli altri senza sviluppare le proprie.

Da settembre un ciclo di laboratori esperienziali sulla promozione personale.
Per apprendere davvero e allo stesso tempo sentirsi abili, competenti nel poterlo fare da sé.
Sviluppare sicurezza e fiducia nel proporre sé stessi, e non il lavoro di un altro.
Costruire e rafforzare la propria autostima.

invia una mail a paola@energiacreativa.org per ricevere le info.






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Self marketing per introversi

Essere introversi vuol dire preferire il proprio mondo interiore, essere inclini alla riflessione, a stare da soli o con pochi amici, parlare poco, cercare l'autenticità, la profondità.

In un mondo cosi' "intimo" creare relazioni "solo" per far carriera sembra esageratamente falso e non desiderabile.


Un immagine di sé molto distante- forse opposta, da quella che immaginiamo debba essere una persona che fa marketing di se stesso.

Sempre attivo, assertivo, costantemente presente, pieno di contatti e conoscenze, forse a volte assordante nel parlare di se e delle sue capacità.


Ma siamo davvero sicuri che un introverso non possa trovare il suo modo di essere ugualmente riconoscibile e riconosciuto per le sue capacità?



« In singolare contrasto col mio senso ardente di giustizia e di dovere sociale, non ho mai sentito la necessità di avvicinarmi agli uomini e alla società in generale. Sono proprio un cavallo che vuole tirare da solo; mai mi sono dato pienamente né allo stato, né alla terra natale, né agli amici e neppure ai congiunti più prossimi; anzi ho sempre avuto di fronte a questi legami la sensazione di essere un estraneo e ho sempre sentito bisogno di solitudine; e questa sensazione non fa che aumentare con gli anni. Sento fortemente, ma senza rimpianto, di toccare il limite dell'intesa e dell'armonia con il prossimo. Certo, un uomo di questo carattere perde così una parte del suo candore e della sua serenità, ma ci guadagna una larga indipendenza rispetto alle opinioni, abitudini e giudizi dei suoi simili. »

Albert Einstein, Come io vedo il mondo, p.19



In fondo non possiamo forzarci di continuo ad essere diversi da ciò che siamo, non possiamo desiderare di vivere la vita di un altro, sarebbe un modo di sprecare la nostra.

E' giusto uscire dalla confort zone, ma senza immaginare di stravolgere completamente il nostro sentire.

Inseguire ciò che è desiderabile "socialmente" non è detto sia desiderabile per noi.
L'importante è utilizzare i propri talenti, e fare ciò che ci rende felici.

Quanti sono gli introversi?
In un mondo dove appare tutto dedicato alla folla e all'esteriorità,  secondo un articolo  di Psychology Today intanto pare che gli introversi siano la META' della popolazione.
Visto così, non siamo poi così strani e rari, no?

Ecco qualche nome di introversi famosi: Clint Eastwood, Bill Gates, Woody Allen, Glenn Close, Diane Keaton, Meryl Streep, Michelle Pfeiffer, Audrey Hepburn, Tom Hanks, Steven Spielberg, François Truffaut, Mia Farrow,  Jacqueline Kennedy, Michael Jordan, Katharine Hepburn.
Introversi storici Charles Darwin, Friedrich Nietzsche, Abraham Lincoln, Isaac Newton, Carl Jung, Albert Einstein, Mahatma Gandhi, Dwight D. Eisenhower, Thomas Edison, Alfred Adler.

Ottima compagnia, no?

Gli introversi preferiscono trascorrere del tempo da soli o in piccoli gruppi, concentrarsi su un compito alla volta e osservare una situazione prima di farsi coinvolgere.
Chiacchierare può sembrare un incubo, figuriamoci il networking.

Per questo - contrariamente a ciò che si crede-
FARE MARKETING parte sempre PRIMA DA CONOSCERE SE STESSI E LE PROPRIE PREFERENZE- POI,  dopo presentarsi.
Non vuol dire fingersi ciò che non si è, sarebbe dannoso prima per se stessi.

A cosa servirebbe proporci per un lavoro o una promozione che ci metterebbe costantemente in contrasto con le nostre capacità e naturali propensioni?


Intanto partiamo dal riconoscimento delle qualità, di ciò che ci piace studiare, creare, approfondire.

Smettiamo di immaginare che sia totalmente desiderabile essere estroversi, animali sociali, mentre l'introversione sia una condanna.

LE TUE DOTI
Sono doti dell'introverso: pensare prima di parlare, saper ascoltare, non dover sempre aver bisogno di stare in mezzo alla folla, saper essere calmo e trasmettere calma.
Quando un evento o una presentazione pubblica ti spaventa, preparala in anticipo, magari con l'aiuto di un professionista.
Se hai scelto qualcosa in cui credi, che è la tua passione, inutile preoccuparsi di non saper cosa dire, anzi. Il problema potrebbe essere farti smettere.

Accettare senza combattere questa preferenza di tempo interiore che si dilata, necessario per la ricarica, la riflessione, la creatività, la produttività.


Non è detto che un introverso non possa parlare davanti a centinaia di persone, semmai potrebbe essere stressante doverle incontrare personalmente.
E sicuramente dopo avrebbe bisogno di ritirarsi nel suo guscio.
Come sempre è importante trovare il giusto equilibrio tra solitudine e vita sociale.


Avere un blog può essere un ottimo modo per farsi conoscere, diffondere la propria esperienza e creare una rete con la quale sviluppare, nel tempo, contatti e relazioni qualitative.

Prendere il tempo per riflettere e poi mettere in pratica,
per ideare ma anche far accadere,
programmare con un calendario e darsi una scadenza entro la quale poi buttarsi in acqua e nuotare.



consigli di lettura:
23 segnali che siete segretamente introversi
Punti di forza dell'estroverso, come sfruttarli e il mio articolo precedente Il test dei talenti


Manifesto degli introversi 
di Susan Cain (Quiet- "potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare" Ed. Bompiani)
1. Esiste una definizione per “quelli che stanno troppo rintanati nella loro testa”: pensatori.
2. La nostra cultura ammira giustamente chi sa rischiare.
Ma ora, più che mai, abbiamo bisogno di chi sa riflettere.
3. La solitudine può essere un catalizzatore dell’innovazione.
4. Gli sms hanno preso piede perché, in una società altamente estroversa, tutti fremono per una comunicazione asincrona, che non sia faccia a faccia.
5. Se vostro figlio preferisce lavorare in autonomia e socializzare con una persona alla volta, non c’è niente di male: semplicemente non corrisponde al modello standard.
6. La prossima generazione di introversi può e deve crescere nella consapevolezza della propria forza.
7. A volte fare il finto estroverso può servire. C’è sempre tempo per essere introversi.
8. Nel lungo periodo, però, essere onesti con il proprio temperamento è la chiave per trovare un lavoro da amare e che abbia significato.
 9. Ognuno può brillare, sotto la giusta luce. Per alcuni è un riflettore di Broadway, per altri una lampada da tavolo. 
10. Un nuovo rapporto autentico vale di più di una manciata di biglietti da visita.
11. Non c’è niente di male ad attraversare la strada per evitare una chiacchierata del più e del meno.
12. “Leadership introversa” non è un ossimoro.
13. Il desiderio  universale di paradiso non ha tanto a che fare con l’immortalità, quanto con l’augurio di un mondo in cui tutti siano sempre gentili.
14. Se lo scopo della prima metà della vita è mettersi in gioco, quello della seconda metà è dare un senso al proprio percorso.
15. L’amore è essenziale, essere socievoli è un optional.
16. Con la gentilezza, si può scuotere il mondo. Gandhi



ill.ne I Love Fur by jakob tiefenbacher

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La qualità esposta. Un processo di personal branding


Meno di due ore, 28 persone in un atmosfera prima curiosa, poi un crescendo di energia, divertimento, condivisioni, voci che si ascoltano, espongono condividono le loro qualità.

Il personal branding (o self marketing, o promozione personale) può essere anche così.
Intanto è sempre un esperienza.

Quando sperimento me stesso acquisisco una modalità, una potenza (è di fatto un processo di empowerment), consapevolezza, disponibilità.

Vedo cosa c'è già, cosa sto dimenticando, cosa sono pronto davvero a fare, e in cosa invece mi prenderò ancora del tempo, per continuare a costruire dentro e prepararmi, meglio fissando una scadenza in cui poi espormi.

Gestisco le emozioni, mi accorgo che può essere anche divertente, giocoso, estremamente energizzante.

Perché il processo di promozione personale parte da dentro.
E' lì che vado a verificare la mia storia, le mie passioni, le mie qualità, il desiderio.

Il desiderio di me stesso, l' aver provato davvero quell'incontro ed esserne uscito/a a piene mani, coi i sensi coinvolti appieno nell'aver proprio sentito, udito, toccato, perfino annusato con piacere affetto ammirazione tenerezza orgoglio stupore il proprio patrimonio interiore.

Questa sperimentazione rende forti, fiduciosi, desiderosi anche di sperimentarsi dentro e fuori, proporre e condividere sé con maggiore convinzione, forza, autostima.

Sono estremamente fiera del processo e dei risultati, di quanto si sia condiviso e portati con se, senza dimenticarlo perché è un esperienza.

Counseling, personal marketing, personal branding, competenze, qualità, empowerment.
Per chi non conosce queste parole, non importa.

Comunque li chiamate vuol dire trovare uno spazio, un percorso, una modalità di acquisire strumenti nella propria vita per poter sorridere di più, fieri, di valore, sentire che si sta facendo proprio quello che si desidera, utilizzando i propri talenti, mettendo a frutto i propri desideri.

Consapevoli di cosa scegliamo e cosa lasciamo, di come comunica il mondo con noi e come comunichiamo noi al mondo.
Non solo il "cosa" abbiamo deciso di comunicare.

Come facciamo o non facciamo, quello fa la differenza, dentro e fuori.

Anche partendo dall'accogliere davvero, stringere mani e offrire sorrisi.
Prendere abbracci e essere testimoni di scoperte.

E' davvero bellissimo.







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Raggiungere gli obiettivi

Ci vuole davvero un aiuto per raggiungere i nostri obiettivi?

Dipende: c’è chi li ha sempre raggiunti, ha successo professionale o personale …eppure ad un certo punto della vita ognuno di noi si trova davanti ad una strana sensazione.
Ci sentiamo poco efficaci.
Qualche area sfugge dal nostro controllo.

E per fortuna, aggiungo io, specie per quelli di noi che sono abituati a organizzare anche le colonie di formiche della propria casa.
Appoggiarsi ad un esperto in questi particolari momenti della vita è un sollievo.
Perché? Perché intanto facciamo quello che non siamo abituati a fare: appoggiarci.
Chiedere aiuto appunto, farci sostenere, per un periodo limitato certo e in un area circoscritta, per ripartire con più convinzione, motivazione, forza e ritrovare l’efficacia delle nostre azioni.
A meno che…ad un certo punto ci prendiamo pure gusto nel farci sostenere e nell'apprendere nuove cose.
A far lavorare l’istinto se di solito lavoriamo con l’intelletto o viceversa.

Per questo i libri possono aiutarci limitatamente: quello che avviene nella relazione è un esperienza.

I laboratori esperienziali sono efficaci  strumenti per sperimentare, focalizzare la nostra visione, i nostri obiettivi di vita, lo stato delle cose, la messa a  punto dei nostri desideri.
Nella nostra società competitiva siamo così abituati a continuare a spingere e sempre di più spingere sull'acceleratore che non ci rendiamo neanche più il sacrosanto diritto e soddisfazione di festeggiare i successi.

E tu hai festeggiato i tuoi?

Intanto puoi seguire uno schema per aiutarti a raggiungere gli obiettivi importanti per te.
Puoi ricordarli usando l'acronimo SMART



Domenica 1 Giugno sarò in Aspic Pescara per definire insieme i propri obiettivi professionali.
Sei ore per conoscere lo strumento Smart e metterlo in pratica in un laboratorio esperienziale.

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Il test dei talenti

Ti va di praticare il tuo inglese e scoprire qualcosa in più su di te, le tue attitudini e i tuoi talenti?

Il metodo Myers-Briggs- MBTI (dall'inglese Myres-Briggs Type Indicator), basato sulla teoria dei tipi psicologici di Carl Gustav Jung, individua 16 possibili tipologie di personalità, dalla combinazione di 4 dicotomie:

(E) Extraversion or (I) Introversion
(S) Sensing or (N) Intuition
(T) Thinking or (F) Feeling
(J) Judging or (P) Perception

Non ci sono giudizi, non c'è un meglio o peggio; il metodo vuole comprendere e schematizzare le preferenze di ciascuno, nel modo di rapportarsi e comportarsi nei confronti del mondo e della vita in generale.

Una coppia madre-figlia- Katharine Cook Briggs e Isabel Briggs Myers- lo ha inventato durante la seconda guerra mondiale per aiutare le donne americane a trovare il lavoro migliore per le loro caratteristiche e predisposizioni personali.

Il test è usato ancora oggi, in molti campi:

Team development— per migliorare la comunicazione tra i membri del team, identificare i punti di forza e di debolezza della squadra , creare piani d'azione per migliorare le prestazioni.

Leadership development—Sviluppo della leadership, per aiutare i leader a comprendere le loro preferenze di funzionamento e quelle del loro team, per migliorare le prestazioni individuali e di squadra;

Conflict management— gestione del conflitto migliora le abilità nell'individuare le fonti di conflitto e intervento precoce per prevenire sottoperformance, interruzione, e disimpegno;

Stress management—Gestione dello stress-costruisce la resilienza, aumenta la produttività e offre strategie per identificare e gestire i trigger di stress;

Career transition and planning—nell'aiutare le persone nella scelta,lo sviluppo e la gestione di carriera.


(leggi la storia del test dalla nascita fino ad oggi qui.
Le stime dicono che più di 10,000 aziende, 2,500 college e università, 200 agenzie governative negli US usano il test. Se hai sostenuto un colloquio in una grande società, molto probabilmente lo hai già sostenuto anche tu).


La prima preferenza è estroversa o introversa.
L'estroversa tende ad agire prima di riflettere e ama anche particolarmente la compagnia di altre persone.
L'introversa ha bisogno di una pausa per riflettere e ritrovare le energie, spesso da sola.
Una spende tempo ed energia fuori nel mondo, l'altra dentro il suo mondo di pensieri, riflessioni, idee.


Seconda preferenza. Come raccogli le informazioni: con i sensi o con l'intuito?
Le persone S (sensitive) pratici e senza fronzoli, preferiscono i dettagli e i fatti concreti, la logica, l'osservazione, l'esperienza.
Le persone I (intuitive) sono spontanee e hanno più immaginazione; i loro pensieri si basano su concetti, connessioni e intuizioni.



3. Come decidi: valuti la situazione dal punto di vista di tutte le persone coinvolte (Feeling) sentimento oppure tendi a cercare la soluzione più logica e coerente, sulla base di regole, metodi la tua preferenza è il ragionamento (Thinking).
Chi preferisce il sentimento cerca sempre di evitare il conflitto, mentre chi usa il ragionamento solitamente lo accetta e lo considera una parte del confronto con le altre persone.




Ultima coppia di preferenze: come ti poni in relazione con il mondo esterno.
Diligenti, organizzati, strutturati, concentrati: Judging
Flessibili, disponibili a esplorare tutte le opzioni, tendono a fare le cose all'ultimo minuto: Perceiving


Le personalità famose sulla base del test.



Ecco i risultati del mio test.

Your Type Preferences

Extravert(1%) iNtuitive(50%) Feeling(62%) Judging(33%)

  • You have marginal or no preference of Extraversion over Introversion (1%)
  • You have moderate preference of Intuition over Sensing (50%)
  • You have distinct preference of Feeling over Thinking (62%)
  • You have moderate preference of Judging over Perceiving (33%)
Because you appear to have marginal or no (1%) preference of Extraversion over Introversion, characteristics of more than one personality type may apply to you: ENFJ and INFJ.
ENFJs generally believe in their dreams, and see themselves as helpers and enablers, which they usually are. ENFJs are global learners.

NF - "The Idealists" Keirsey describes the NF group's primary objective as "Identity Seeking".

La cosa divertente è anche la matrice dei lavori possibili basati su queste preferenze, ed io sono nel riquadro verde, in alto a sinistra, tra counselor e teacher (anche chiamati giver e executive), esattamente ciò che faccio e mi piace fare.
Manca il mio lato artistico, ma in effetti le dicotomie, questo o quello, lasciano poco spazio alle sfumature, ai "tendenzialmente" e di solito.

Un riepilogo dei 16 tipi in inglese






parte della fonte: pthspsychology

Scegli qui il test Myers-Briggs in inglese:(Jung) Personality Test (Similarminds) (MBTI)
Myers-Briggs (Jung) Personality Test Link


Hai terminato il test, o vuoi semplicemente leggere i 16 tipi? Leggi  qui

Quali possibili professioni fanno per te ?  clicca qui!


E tu che tipo sei?

Una versione del test semplificata (con meno domande) in italiano qui oppure qui.




Nota: l'articolo vuole diffondere uno strumento autoconoscitivo, non valutativo.
Non intende fornire alcuna interpretazione, consigli professionali o certificati di nessun tipo.
Se questo è il tuo scopo, rivolgiti a professionisti specializzati e autorizzati al suo utilizzo.


Trovo personalmente molto utile conoscere che abbiamo diversi modi di funzionare, e nel comprenderlo, possiamo lavorare e interagire con più persone senza inutili irrigidimenti o arrabbiature.
E' un poter prendere atto ed agire di conseguenza, senza offendersi ad esempio se un collega vuole silenzio mentre lavora e poca interazione, ed un altro cerca il confronto continuo, se uno fa piani e schede temporali ed un altro arriva a lavorare di notte per completare il lavoro.
Possiamo sceglierci in base alle similitudini, oppure arricchirci delle differenze e farle divenire un opportunità.


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Gli errori più comuni nei colloqui

Preparazione, ricerca continua, invii.

Poi,finalmente il colloquio.


Quali sono gli errori da evitare?

Sembra incredibile, ma date uno sguardo qui: sono i 6 errori più comuni riscontrati dai selezionatori di personale.

Il positivo è che sono al 90% assolutamente e facilmente evitabili.



In effetti, oltre che per un colloquio di lavoro, credo siano validi anche per altri tipi di incontri, uscite e relazioni.
In fila alla posta, in teatro, in aula, in autobus.

Chewing gum rumorosi, telefonate urlate.
Criticatori di tutto e tutti.

Sicuro si viene notati, ma in negativo.


La frase: "Nel bene o nel male, purché se ne parli» nel Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde (1890) lasciamola dove appartiene: in un bellissimo libro.
  «There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about». 



leggi anche preferiamo carezze positive

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Reco ovvero Raccomandazioni

Una delle cose che non ti insegnano all'università è che viene il giorno in cui dovrai mettere in pratica ciò che hai imparato dai libri.

Non basta l'analisi del mercato, o dell'andamento del prodotto, le vendite mensili, ma è richiesto, dalla tua funzione, che tu sia in grado di proporre STRATEGIE.

Anche se poi viene deciso altro dall'alto, anche se il mondo è sempre più "global" e si tende a mettere in pratica le stesse cose in ogni paese, TU, proprio tu, ovvero Chef de marketing, o responsabile prodotto, o Product Manager che sia, devi essere in grado di individuare non solo i PROBLEMI ma anche le SOLUZIONI; le tue PROPOSTE.
Anche dette in gergo RECO.
Da non confondersi con le Raccomandazioni che in Italia mandano avanti gli incapaci.

Come sempre, io il marketing, quello vero, da non confondersi con le Vendite ed i venditori di fumo, di scorrettezza e di roba di altri, per me l'approccio marketing è applicabile ovunque.


In ogni contesto.
Anche di coppia, per dire.
Anche in piccoli gruppi.

Dunque la prossima volta che ti lamenti di qualcuno, di qualcosa che non va, esercita la tua capacità di proposizione, di trovare ed offrire soluzioni.

"If you're not part of the solution, you're part of the problem" Charles Rosner
"Se non sei parte della soluzione, sei parte del problema".
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L’infido mondo del business


C’è chi vuole fare il furbo, mette un po’ di roba insieme, con lo sputo e pensa possa reggere.
C’è chi studia e non finisce mai, ma senza tuffarsi in piscina, il nuoto non si impara.
C’è chi ha fortuna e chi se la crea.
Ma di fatto, chi si avvicina alla libera professione, si accorge improvvisamente che c’è un mondo di altro che non ha neanche mai immaginato.

C’è l’invisibilità, la visibilità, il sapersi presentare, l’essere chiaro, lasciare la verbosità, riprenderla con chi ha bisogno di ascoltare paroloni, saper restare in piedi quando il vento della difficoltà continua a soffiare per giorni ed ancora di più.

Farsi pagare, il giusto o prima che i soldi finiscano.
Saper rispondere, almeno dentro, quando ti si cancella un’offerta di lavoro perché: “volevi fare la furba, volevi anche essere pagata”.
Ma tu pensa, ero rimasta che quando si lavora, si viene pagati, e che i furbi fossero quelli che prendono senza pagare.

C’è l’investire ogni giorno su di se, ma cosa voglia dire ormai quel sé che a volte non sa dove dirigersi e se continuare o lasciar andare, cambiare, ricominciare.

So che mai come in questi anni di libera professione ho compreso il marketing da dentro.

In ogni azienda in cui ho lavorato ho appreso qualcosa di diversissimo.
In una il purismo delle teorie applicate ai brief, il below and above the line che per ricordami la differenza mi son ripresa i testi dell’università.
Le strategie, il piano di marketing e il piano promozionale. Le proiezioni di metà anno e le chiusure, i nuovi clienti che ti danno da fare, le campagne dove essere creativi conservando tutta la storia ma comunicando innovazione.

In ogni azienda ho imparato una fetta diversa di questa torta che in tanti credono avvelenata del marketing.
Ma state tranquilli che nessuno vi forza a mangiare la torta, se non vi piace.

C’è sempre questa paura che mi fanno fare cose che io non voglio.

Ma cosa voglio invece?

Ecco, il marketing come percorso anche di crescita è un continuo, perpetuo lavoro di comprendere cosa ho fatto, cosa posseggo, dove voglio andare.
Farsi una doccia di motivazione, un iniezione di ce la posso fare, ripartire, ogni giorno con nuove idee, rinforzare quei giardini che abbiamo creato senza lasciarli sfiorire, iniziare a creare nuove forme e piantare i semi per quelli nuovi.
E senza questo continuo guardare e curare quello che c’è e preparare quello che non c’è ancora, la pianta non ha abbastanza clorofilla, non c’è quel flusso di energia, finanziaria e oltre, per portarla in là.

Ogni lavoro ha le sue incredibili difficoltà quotidiane.
Smettetela di sentirvi sfigati perché qualcuno ha detto no, addirittura o si dimentica di dirlo, dopo aver spillato lavoro gratuito con la promessa di pagarvi l'erogazione che invece verrà affidata ad un altro che verrà pagato poco o niente, perché il lavoro di progettazione in fondo è quello che ha richiesto più investimento e così via, fino a che gli unici non retribuiti saranno quelli che hanno fatto tutto il lavoro, gli uni ignari degli altri.

Gli errori servono quando impariamo da essi. Crocifiggerci è inutile, oltre che immobilizzante anche metaforicamente.

Non possiamo perdere energie a guardare ciò che non dipende da noi e non possiamo cambiare.
Ci servono tutte le nostre energie, per implementare i nostri piani e tenere al riparo le nostre piantine mentre ancora stanno crescendo, nei momenti in cui un colpo di vento o di brina o forse solo di disattenzione può essere fatale.

Un buongiorno di ammirazione a quanti, imprenditori, piccoli e grandi e di se stessi, lottano ogni giorno contro quelle difficoltà che nessuno vede e crede.
Che l’erba del vicino è sempre più verde, ma magari è che a noi il prato finto non piace e crediamo e lottiamo nelle cose, e per le persone, vere.


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Il marketing è tutto un programma

Il marketing è fingere?

Quando si parla di noi stessi, ognuno fa, consapevolmente o inconsapevolmente, le sue scelte.
Dettate da abitudini, modelli ricevuti e adottati o rigettati, convinzioni, emozioni, principi ed etica.

Una serie di contenuti che fanno parte della persona, e di conseguenza, della comunicazione che fa di se stessa.

Ma il marketing ha come obiettivo creare relazioni e scambio di valore.

Se credo di poter scambiare valore, il mio, e cercare, incontrare ed apprezzare il valore dell'altro, faccio ciò che posso, agisco per come sono-
A far finta di essere altro si perde tempo, occasioni. (vita)

Si mostra una parte di sé che non esiste, forse, anche, perché percepiamo più pericoloso, intimo, prezioso, mostrarsi per ciò che si è.
Se si è rifiutati, il rifiuto si percepisce su noi stessi.

Finiamo per affermare le frasi che dicono tutti e crediamo necessario dover dire: bravo a lavorare in team, quando invece il gruppo ci spaventa e sottrae energia, lavora bene sotto stress mentre ci piace poter programmare, pianificare, etc.

Per quanto ci affanniamo a copiare da curriculum di altri (sì, accade anche questo) ci sono elementi del nostro cv che un esperto guarda per capire se è vero ciò che affermiamo, e se arriviamo al colloquio alcune domande possono senza dubbio svelare le nostre reali preferenze ed inclinazioni.



Meglio non mentire.
A partire dall'ottimo inglese.



Per chi il marketing lo conosce per sentito dire, scomoda termini come "istrionico" per chi pensa di potersi (tra)vestire per conformarsi alle richieste di chi gli è di fronte perdendo di vista sé stesso, o narcisista per chi invece non fa mai fatica a parlare di sé gonfiando caratteristiche e doti.

Ecco che essere affiancati da un professionista può rivelarsi fondamentale in un processo equilibrato, per sapersi valutare senza svalutarsi o sopravvalutarsi, abbattere o ferire, superando una ritrosia per i più introversi naturale, la difficoltà che nasce dal sentire di doversi proporre, offrire, e termine orribile: "vendere".


Allora propongo una metafora, per comprendere meglio cosa faccio quando faccio marketing di me stesso.
Supponiamo che io sia un programma televisivo.
Ce ne sono tanti, ognuno ha però una fascia oraria, un canale, un conduttore, un target ovvero è destinato ad un pubblico con delle caratteristiche di età, gusto, interessi etc.


Se sono "che tempo che fa" o "Il tempo e la storia" non posso essere apprezzata da chi guarda "Amici".
Ma non ci spreco neanche tempo a propormi a uno che guarda quel programma.
Io non piacerei a lui, e con ogni probabilità, lui non piacerebbe a me.

Fingere di essere "Amici" mentre io sono "Il tempo e la storia" è svalutante, del contenuto, della senso, delle motivazioni, della cultura, della mia storia personale.
Cercare di piacere a chi guarda "Amici" sarebbe per me un enorme spreco di tempo e di energie, non potrei fingere di essere diverso da quello che sono troppo a lungo, e finirei certamente frustrato nell'accorgermi che faccio acrobazie cercando di piacere a chi cerca altro, diverso da ciò che, intimamente, sono.
Non posso spacciarmi per "La prova del cuoco" o un programma di cartoni.


Certo, la cultura di Massimo Berardini fa 500.000 ascolti contro 5 milioni (!) di Amici (serale- dati auditel 27 Aprile 2014)

Posso essere incredula, dispiacermene, ma non posso diventare un  programma che non sono.
Cioè non voglio diventarlo, sprecherei la mia vita e le mie doti, cercando di puntare su altre che non sono mie, con una fatica infinita.

Io posso "semplicemente" impegnarmi a comunicare al meglio ciò che sono, affinché chi può apprezzarmi, riesca a trovarmi, conoscermi, e scegliermi.

E tu, che programma sei?




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Essere autentici nel ballo

Ballare significa confrontarsi con se stessi.

E' l'arte dell'onestà.

Si è completamente allo scoperto quando si balla.

La propria salute fisica è allo scoperto.

La propria autostima è allo scoperto.

La propria salute psichica è allo scoperto, è impossibile ballare senza essere se stessi.

Quando si balla si dice la verità.
Se si mente, ci si fa male.


Shirley Maclaine


Per chi ha seguito tutti i chakra, o ne ha perso qualcuno, per chi non li conosce ancora, il 10 Maggio riuniremo tutti i colori dell'arcobaleno in una danza e nel disegno, per ripercorrere e concludere questo percorso bellissimo nei colori, nelle energie, nell'autenticità di ciascuno di noi.
Non è richiesta alcuna precedente capacità di danza o disegno.

Biodanza e Counseling espressivo insieme per ritrovare il ritmo giusto, le tue energie e i tuoi colori. 

In questo laboratorio sarò affiancata da Loredana Pirozzi, operatrice di Biodanza.

Il metodo Biodanza è un sistema di sviluppo personale che unisce la musica al movimento per creare una danza sia individuale che in gruppo. Fuori da schemi tecnici, è alla portata di tutti.
La musica e gli esercizi proposti:
 · facilitano l’incontro con sé stessi scoprendo i propri desideri, dando impulso alle proprie azioni e riconoscendo quando è il momento del riposo
 · sviluppano una modalità diversa e giocosa di relazionarsi al gruppo
· aumentano la propria energia vitale.

 Nelle sessioni di Biodanza ognuno è, più che mai, se stesso, il corpo in movimento diventa una fonte di benessere e di libertà di espressione creativa.
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Counseling e Marketing partendo dall'autenticità

Quali sono i punti di contatto tra il counseling e il marketing?

Se il marketing è, ancora oggi, poco conosciuto e compreso per ciò che è, per l'uso che ognuno di noi ne fa, consapevolmente o inconsapevolmente, il punto di partenza ancora più imperativo per chi svolge una professione basata sull'onestà e sulla relazione, è l'autenticità.

Il marketing è volto a creare valore e scambiare valore, e il personal brand è la tua promessa di valore.

Prometteresti mai ciò che non sei in grado di mantenere?
Ciò in cui tu stesso non credi di poter fare o saper fare o saper essere?

Essere affiancati da un professionista in quello che può essere un percorso a tratti brutale, come lo definisce Tom Peters, dove devi essere sincero con te stesso senza ferirti o farti male, senza abbatterti, ma senza tralasciare le tue qualità e luci.

Alcuni di noi, e qui cito Seneca, pensano di valere troppo poco altri di possedere doti che gli altri non sono in grado di cogliere od apprezzare.

Riuscire a vedersi da fuori, a colori, con luci soffuse che nascondono le imperfezioni o con luci sparate che le evidenziano.
Comprendere quale messaggio inviamo, se ci corrisponde, se diciamo di volere le cose ma poi non agiamo di conseguenza, dove ci fermiamo, dove perdiamo inutili energie a rincorrere falsi obiettivi, togliendo tempo e risorse a ciò che ci importa veramente.


Dove siamo migliorabili, e ci va di farlo, dove non ci interessa andare perché va bene così.
Per ora.

Procedere a piccoli passi, o fermarsi a riprendere fiato.
Ricordarsi di ripartire. Mettendo benzina al motore.
Conoscersi, amarsi, accettarsi per primi.



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L'ENerGiA di Bolle

La perfezione di Roberto Bolle per parlare di Energia.

L'energia non si ferma mai.
L'energia crea, si trasforma, diventa un idea per generare nuova energia.

Diamo all'energia un' energia nuova

”Per me l’energia è soprattutto legata al movimento.
E’ alla base della danza: il mio lavoro, la mia vita. Questa forza non si spegne sul palco, ma si alimenta dell’entusiasmo e delle emozioni del pubblico. Si trasmette e non si esaurisce.
Vorrei che questa energia arrivasse nelle case di tutti. […]
Oggi più che mai l’arte e la cultura hanno bisogno di energie nuove.
L’artista vive di sogni. È sognando che riesce a realizzare grandi progetti. ”.

Roberto Bolle

 


Vieni a ritrovare la tua energia nella danza e nei colori Sabato 10 Maggio.

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Perché scegliere te

Siamo in un mondo di velocità, dove il tempo è una risorsa, tutti corrono pressoché senza fermarsi e prestare troppa attenzione a cosa hanno intorno,
a volte si perdono anche un tramonto o la luna che brilla,  presi a guardare lo schermo del cellulare, dove restano racchiuse e silenziose le relazioni.

Quando ancora mi arrivano domande o affermazioni e (pre)giudizi sul marketing,
rispondo a mia volta con domande.


Quando ti presenti per un lavoro, offri un servizio, pensi sia una pubblicità?
Pensi che se non menti non vinci?

Ecco il marketing non è né mentire né vendere.
E' comunicare.

Se la tua comunicazione è falsa, scorretta, fuorviante, non è colpa del marketing, ma di ciò che hai scelto di dire, anzi di non dire nascondendoti dietro qualcosa che non c'è.

Allora chiediti: perché dovrebbero scegliere me?
Trovalo dentro, quello che credi davvero, quello che corrisponde ad una tua qualità, alla tua motivazione.
Trovalo, copiare da un altro vuol dire ferire la tua (bassa?) autostima convinto che non ci sia nulla per cui sei speciale, per cui sei veramente tu e va bene come sei per quello che chiedi di fare.
PB




Il personal branding in immagini- ill.ne Cavez

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Ammirazione e invidia

[..] dentro il cacciatore ci deve essere il sentimento dell'ammirazione, che è un sentimento pulito, non deve essere mischiato con l'invidia, l'invidia è un sentimento transitivo. fa pensare che tu puoi essere, come quello anzi potresti al posto di quello. Anzi che vorresti il tuo posto.

L'invidia deve essere un sentimento transitivo, nel senso che ti illude e ti lusinga con la possibilità di poter essere come... di raggiungere quella perfezione... quella precisione quella qualità che  invidi in un'altra persona o un altra cosa di natura mentre l'ammirazione no, è ferma, sa che non c'è nessun termine di paragone, non puoi mai essere  come...  non lo stabilisce il termine di paragone,  tu non potrai mai essere come la cosa che ammiri, e quindi mantieni una distanza, anche una tua igiene personale, ammiri e basta... ci deve essere una parte di ammirazione.

L'ammirazione è anche micidiale ti consente di misurarti con quella perfezione, con quella meraviglia, e anche di abbatterla e di conquistarla... di catturarla... però devi essere un ammiratore, e non un invidioso.

 da un'intervista ad Erri de Luca (dal minuto 2"30 a 4"16)

 Le sue parole sono poesie, che prendo a prestito per dire quelle cose che dico spesso in altro modo.

Cerca la tua unicità, senza invidiare, voler avere ciò che è di un altro.
Ammira, ma non soffrire di ciò che non potrai mai avere, perché quella qualità è di un altro.
Lui ha le sue, e tu le tue.

Scoprile, ammira dentro di te cosa c'è di grande.

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Il posizionamento personale

Quando i concetti sembrano astratti la cosa più divertente, oltre che efficace, è applicarli.


Ogni persona si crea un idea, una "posizione" nella sua mente, di altre persone, cose, oggetti, prodotti, aziende.

Ad esempio compreresti uno Swatch perché è colorato, pratico ed economico. La praticità, il costo ed il colore sono i motivi per cui lo acquisti preferendolo rispetto ad un  Rolex, bello ma inaffidabile.

Sono entrambi orologi, ma il loro "posizionamento" è molto diverso, e probabilmente lo saranno anche gli acquirenti.
Oppure, come molti di noi, possiedi sia l'uno che l'altro, ma li utilizzi in occasioni diverse, perciò ancora una volta, hai un idea, ovvero una posizione diversa di ciascuno, nella tua testa.

Dunque come posizioniamo i prodotti, lo facciamo con le persone.
Uno ci piace o no. Anche per un semplice sguardo, senza che apra la bocca. Per una foto, per un vestito, per un calzino bianco.

Il posizionamento è la serie di attività - consapevolmente- volte a creare una posizione unica, chiara e - possibilmente- desiderabile.
Non significa essere diversi da ciò che si è, se sei uno Swatch sei di plastica e di plastica resti.

Significa comunicare cosa fai, chi sei, perché dovrebbero scegliere te.
Tanto già lo fai, tutti i giorni, la differenza sta nell'acquisirne consapevolezza ed agire di conseguenza.
In aula propongo spesso un esercitazione laboratorio.
Mi piace molto vedere i concetti che prendono forma e sostanza, dalle parole e i gesti dei partecipanti.


 Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco. Confucio. 

Nella foto uno di questi momenti, dopo i lavori di presentazione personale di ciascuno, ogni gruppo ha disegnato come risultato una mappa di posizionamento complessivo.
Cosa noti nell'osservarla?
No, non le spalle non son mie, ma in effetti son grandi, è una giocatrice di football americano.

Ognuno nel gruppo è riuscito a distinguersi a seconda delle sue proprie qualità e preferenze, stile di comunicazione, di provenienza e destinazione.

Quando ci affolliamo tutti a dire le stesse cose, peggio ancora a ripetere le cose che hanno detto gli altri, creiamo una sovrapposizione di immagini che non ci rende più distinguibili ovvero rende nulla il lavoro di chi lo ha fatto per primo, e pure di tutti gli altri che copiano.


Però...c'è un però
C'è chi copia e poi strilla, strilla strilla talmente tanto che riesce a convincere che quelle cose le ha inventate proprio lui/lei.

Le anatre depongono le loro uova in silenzio.
Le galline invece schiamazzano come impazzite. Qual è la conseguenza?
Tutto il mondo mangia uova di gallina. - Henry Ford

Anche la gallina impazzita che strilla ha il suo perché. 
Ma resta sempre appunto gallina, impazzita, che strilla.
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Musica come strumento di relazione

Prendere una musica, cambiarne le parole
Lasciarne immutata l'emozione, o forse no.
Prendere la musica, raggiungere gli altri, commuoverli, farli sentire parte, accoglierli.



Padre Ray Kelly, conosciuto nella sua comunità di Oldcastle, Co. Meath., ha proprio accolto così questi sposi creando con le sue parole un incontro, un augurio, una celebrazione,  partendo dall' Hallelujah di Leonard Cohen (qui nella versione originale con i sottotitoli in italiano, qui nella versione di Jeff Buckley  o cantato da Arisa qui).


We join together here today, To help two people on their way, As Leah and Chris start their life together, And now we’ve reached their special date, We’ve come to help them celebrate, And show them how much we love them too, Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah Hallelujah, As Leah is walking up the aisle, And Chris looks up and gives a smile, The love that flows between them fills the church, With Leah’s friends and family on her side, She really is the blushing bride, With love and pride they lead her Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah Hallelujah, With the priest and the family who lead the prayers, We say our lines and they say theirs, I guide them through the ceremony, And in this house of God above, They join their hands to show their love, And say those most important words ‘I do’ yeah, Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah.

tradotto più o meno così:
Siamo qui  insieme qui oggi, per aiutare due persone sulla loro strada, perché  Lea e Chris iniziano la loro vita insieme, e ora abbiamo raggiunto la loro data speciale, Siamo venuti per aiutarli a celebrare, e mostrare loro  quanto anche noi li amiamo , Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah Hallelujah, mentre Leah camminando lungo la navata, e Chris guarda in alto e sorride, l'amore che scorre tra di loro riempie la chiesa, con gli amici e la famiglia su un fianco di Leah, lei è davvero una sposa che arrossisce, con amore e orgoglio portano il suo Alleluia, Alleluia, Alleluia, Alleluia Alleluia, con il sacerdote e la famiglia che guidano le preghiere, diciamo le nostre frasi e loro dicono  le loro, io li guido attraverso la cerimonia, e in questa casa di Dio,  uniscono le loro mani per mostrare il loro amore, e dire quelle parole più importanti "lo voglio" sì, Alleluia, Alleluia, Alleluia Alleluia, Alleluia, Alleluia, Alleluia Alleluia, Alleluia, Alleluia.


Se fosse successo al mio matrimonio, il waterproof non avrebbe retto.
Ma grazie Padre Kelly, per far sentire le persone speciali attraverso le parole e l'accoglienza.
Potere della musica, potere delle persone.
Davvero c'è da dire Hallelujah


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L'arte dei Manager di sé stessi

Gli artisti sono spesso considerati piuttosto incapaci di organizzazione pratica, utile, affidabilità e costanza.
Sono in buona compagnia, perché essere manager di se stessi non è una frase fatta, ma una necessità - complessa- di ogni libero professionista che prevede tutte e molte di più delle doti elencate sopra.

C'è il lavoro per il quale hai studiato, e dunque sei preparato, ad es. dentista, counselor, psicologo, cuoco, avvocato, architetto etc, e poi c'è una gestione nascosta e immensa di tante attività, che spesso nessuno ha insegnato a gestire, né hai immaginato.
Alcune persone sono portate per alcune di queste, altre meno.
A volte chi riesce ad essere visibile o conosciuto non vuol dire che sia il più bravo nello svolgere la professione,
ma è stato più bravo di altri a sapersi comunicare, a convincere, a farsi scegliere.
Già  queste tre attività non sono necessariamente coincidenti.

Se le persone sanno che lavoro faccio e chi sono è certo un passo in avanti ma non è tutto.
Cioè non è sufficiente a viverci con quel "brand awarness" ovvero la consapevolezza che tu esisti.

E' come dire che conosci i nomi di Rita Pavone, Tiziano Ferro, Eros Ramazzotti e sai che ognuno di loro fa musica.
Ma QUALE musica scegli di ascoltare?
Quale scegli di COMPRARE?


Bisogna che, tra tutto il mondo di altri che offrono lo stesso servizio, vogliano proprio te.
Che decidano che hanno bisogno di quel servizio e scelgano di PAGARE proprio te per averlo.
Invece di ricorrere alla pirateria, per la musica, al self made, ovvero a farselo da soli per quanto riguarda la comunicazione e un infinite altre possibilità di apprezzarti ma senza acquistarti.
Di usarti ma senza pagarti.

Perciò tu, tra tutte le attività quotidiana che SAI fare, legate strettamente al tuo tipo di lavoro, devi affiancare costantemente tutto il resto, la ricerca del bacino di utenza, la creazione del pacchetto che offri, dando continui motivi per essere scelto, riscelto, consigliato ad altri.

Non è solo questione di posizionamento nel web, di adempimenti fiscali ed amministrativi, di permessi, inviti, presentazioni, parlare in pubblico e al telefono, essere convincenti senza essere pressanti, lasciar liberi di scegliere ma saper entrare e restare nella rosa dei preferiti.

A volte davvero una consulenza di marketing può semplicemente aiutarti a capire su cosa ti stai concentrando e cosa stai trascurando, ed invece sarebbe importante fare.

A volte, puoi essere anche un esperto nel tuo campo, ma uno sguardo dall'esterno mette a fuoco in pochi secondi ciò che tu non riesci a vedere.
La finestra di Johari può essere uno strumento non solo personale, ma anche aziendale, per comprendere e correggere dove si può e dove si vuole.

Tornando all'arte, i laboratori artistici sono utili proprio a tutti coloro che ogni giorno  devono creare e reinventare risposte.
Perché la tua creatività non vuol dire solo saper o non saper mettere colore e linee su un foglio.

Vuol dire esercitare continuamente ed entro un tempo limitato, una continua attività di RISOLUZIONE e risposta ai  problemi, saper anticipare opportunità e predisporre risposte.
Ovvero fare anche quando non l'hai mai fatto prima, improvvisare, buttarsi senza buttare tutto il lavoro, resistendo a quel desiderio di distruggere tutto, e passare ad altro.

Tutte cose che, ci scommetto, hai provato DURANTE le tue quotidiane attività lavorative.

Asciugarsi a volte il sudore, a volte le lacrime e ricominciare, perseverare, terminare il lavoro.

Chiudo con una citazione di un artista che amo, estremamente rassicurante nei modi e nelle forme, che ha fatto della pittura un modo per vivere più felicemente.





Nel campo dell'arte, il creatore autentico non è solo un essere particolarmente dotato, è un uomo che ha saputo ordinare in vista del loro fine un insieme di attività, delle quali l'opera d'arte è il risultato finale.
Matisse

Così dobbiamo e possiamo renderci conto che ogni giorno compiamo un infinità di azioni, alcune piacevoli ed utili, altre sia spiacevoli che inutili, altre evitiamo di compierle.
E se stessimo evitando proprio quelle indispensabili?
In ogni caso le scelte e le non scelte contribuiranno al risultato finale.

Possiamo consapevolmente decidere il risultato che desideriamo, dove vogliamo arrivare, come e perché.
Già, senza motivazione non c'è azione e la motivazione dobbiamo ritrovarla ogni giorno, è una porta che si apre da dentro.
E se anche quella non si apre più, facciamoci aiutare.
Ne va dei nostri colori e della nostra vita.

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Una connessione più grande

Quanto ci sentiamo soli, infelici, abbandonati.
Non da una persona in particolare, ma da quella connessione fiduciosa con un entità più grande, benevola, che sa essere accogliente e perdona.
Ascolta e comprende.

Ad un tratto questo filo si rompe. Non ci crediamo più.
A volte per incontri sbagliati, imposizioni, difficoltà e perdite nelle nostre vite.
Di quella connessione e speranza abbiamo bisogno.
Affidarci.

Ma Dio - a qualunque nome  il nostro risponda- non risponde più. O almeno non dentro di noi.

Così il Natale sembra solo lucette lontane, malinconia e rimpianto.
Di qualcosa di noi che una volta c'era ed ora non c'è più.

Io lo ritrovo ancora, solo nell'arte.
Quando dipingo, anche se non accade sempre, e nel canto e una volta è successo in teatro, quando mi hanno chiesto di leggere questo testo qua.



Prova a leggerlo ad altra voce, e ascolta quali parole risuonano dentro, quali servono a te, quali esprimono il tuo sentire.



Preghiera di uno che si è perso, e dunque, a dirla tutta, preghiera per me. Signore Buon Dio, abbiate pazienza, sono di nuovo io. Dunque, qui le cose vanno bene, chi più chi meno, ci si arrangia, in pratica, si trova poi sempre il modo di cavarsela, voi mi capite, insomma, il problema non è questo. Il problema sarebbe un altro, se avete la pazienza di ascoltarmi. Il problema è questa strada, bella strada questa che corre e scorre e soccorre, ma non corre diritta, come potrebbe e nemmeno storta come saprebbe, no. Curiosamente si disfa. Credetemi (per una volta voi credete a me) si disfa. Dovendo riassumere, se ne va un po' di qua, un po' di là, presa da improvvisa libertà. Chissà. Adesso, non per sminuire, ma dovrei spiegarvi questa cosa, che è cosa da uomini, e non è cosa da Dio, di quando la strada che si ha davanti si disfa, si perde, si sgrana, si eclissa, non so se avete presente, ma è facile che non abbiate presente, è una cosa da uomini, in generale, perdersi. Non è roba da Voi. Bisogna che abbiate pazienza e mi lasciate spiegare. Faccenda di un attimo. Innanzitutto non dovete farvi fuorviare dal fatto che, tecnicamente parlando, non si può negarlo, questa strada che corre, scorre, soccorre, sotto le ruote di questa carrozza, effettivamente, volendo attenersi ai fatti, non si disfa affatto. Tecnicamente parlando. Continua diritta, senza esitazioni, neanche un timido bivio, niente. Diritta come un fuso. Lo vedo da me. Ma il problema, lasciatevelo dire, non sta qui. Non è di questa strada, fatta di terra e polvere e sassi, che stiamo parlando. La strada in questione è un'altra. E corre non fuori, ma dentro. Qui dentro. Non so se avete presente: la mia strada. Ne hanno tutti una, lo saprete anche voi, che tra l'altro, non siete estraneo al progetto di questa macchina che siamo, tutti quanti, ognuno a modo suo. Una strada dentro ce l'hanno tutti, cosa che facilita, per lo più, l'incombenza di questo viaggio nostro, e solo raramente, ce lo complica. Adesso è uno dei momenti che lo complica. Volendo riassumere, è quella strada, quella dentro, che si disfa, si è disfatta, benedetta, non c'è più. Succede, credetemi, succede. E non è una cosa piacevole. Io credo che quella vostra trovata del diluvio universale, sia stata in effetti una trovata geniale. Perché a voler trovare un castigo, mi chiedo cosa sia meglio che lasciare un povero cristo da solo in mezzo a quel mare. Neanche una spiaggia. Niente. Uno scoglio. Un relitto derelitto. Neanche quello. Non un segno per capire da che parte andare, per andarci a morire. ... So perfettamente qual è la domanda, è la risposta che mi manca. Corre questa carrozza, e io non so dove. Penso alla risposta, e nella mia mente diventa buio. Così questo buio io lo prendo e lo metto nelle vostre mani. E vi chiedo Signore Buon Dio di tenerlo con voi un'ora soltanto, tenervelo in mano quel tanto che basta per scioglierne il nero, per scioglierne il male che fa nella testa, quel buio nel cuore, quel nero, vorreste? Potreste anche solo chinarvi, guardarlo, sorriderne, aprirlo, rubargli una luce e lasciarlo cadere che tanto a trovarlo ci penso poi io, a vedere dov'è. Una cosa da nulla per voi, così grande per me. Mi ascoltate Signore Buon Dio? Non è chiedervi tanto, è solo una preghiera, che è un modo di scrivere il profumo dell'attesa. Scrivete voi dove volete il sentiero che ho perduto. Basta un segno, qualcosa, un graffio leggero sul vetro di questi occhi che guardano senza vedere, io lo vedrò. Scrivete sul mondo una sola parola scritta per me, la leggerò. Sfiorate un istante di questo silenzio, lo sentirò. Non abbiate paura, io non ne ho. E scivoli via questa preghiera con la forza delle parole, oltre la gabbia del mondo, fino a chissà dove. Amen (Baricco- Oceano Mare)


In questi giorni è bastato sentire poche note dell' Adeste, e d'incanto, all'improvviso, ho ricordato tutte le parole.
Ti lascio al video di Fra Alessandro, augurandoti di sentire dentro di te la connessione di cui hai bisogno.







Sabato 5 Aprile la connessione spirituale del 7° Chakra o della corona.

E’ uno dei Chakra a più alta vibrazione energetica e il suo ruolo è quello di metterti in relazione con la tua parte spirituale, avvicinarti alla tua interiorità e, quindi, al divino. Ti spinge a sviluppare consapevolezza e cercare di elevare il tuo sé fino a collegarti con il Tutto. E’ il centro della spiritualità e della fede, a prescindere dal tuo credo religioso.
Una spiritualità che trascende la religione, uno stato dell’essere, che va oltre il mondo fisico e crea nella persona un senso d’interezza, di pace e di fiducia, permettendogli di cogliere lo scopo della propria esistenza.
L’apertura di questo Chakra dona ispirazione, consapevolezza, sicurezza sé stessi e buona salute.




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Uomini o supereroi?


Ci nascondiamo (anche a noi stessi) dietro la presunzione, la compulsione, la maschera di supereroi.
Indistruttibili, senza paure, senza problemi, invincibili.
Non abbiamo bisogno di nulla, solo di unghie di plastica ricostruite, relazioni di plastica, sorrisi di plastica.

La vita non è così. I supereroi esistono solo nei fumetti.
La vita ci mette alla prova continuamente. Al lavoro, tra amici, con i genitori e con i figli.

Un laboratorio di creatività è la risposta per recuperare energia e risposte personali, per ritrovare una direzione, motivazione, creatività nel risolvere i problemi.

Perché partecipare:

  • focalizzare cosa vuoi davvero nella tua vita, di cosa vuoi circondarti.
  • nutrirti, condividere, riscoprirti
  • liberare la tua visione della vita e la tua creatività
  • fermati ad ascoltarti, ad ascoltare.
Un pomeriggio dedicato a te, ai tuoi progetti, alle tue scelte.

Ti piacerebbe partecipare al laboratorio esperienziale Il barattolo della vita?
clicca qui per saperne di più.

Scrivi a paola@energiacreativa.org per sapere la prossima data.

Intanto guarda qui quali laboratori sono in calendario e per quando.



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Criticare é un arte

E' in edicola Vivere Sani e belli.
La novità questa settimana è che c'è una mia intervista, pg 60 a 62, sulla critica costruttiva.

Ne ho scritto tanto qui, e nell'altro blog.
La critica costruttiva è una competenza assolutamente necessaria in molti campi della nostra vita, dal personale al professionale.
Dai genitori, agli insegnanti, ai managers. 

Criticare male fa male, non insegna nulla, non fa progredire, ma solo congelare.

Mette paura di fare ancora, e taglia le relazioni, la fiducia, i ponti.

In effetti quando diciamo qualcosa a qualcuno di solito è perché:

 A. Criticattutto per nascita e per educazione familiare. Persone che lo fanno di continuo, senza motivi se non l'accanimento persecutorio, su tutti e tutto.
Il loro obiettivo è, forse ferire, o sentirsi superiori, acquistare un potere sull'altro e distruggere.

 B. La situazione è diventata insostenibile, al lavoro, col partner, con un amico e di solito sbottiamo quando invece vorremmo evitarlo e ciò che diciamo perde totalmente di significato, che resta nascosto dalle nostre emozioni, dalla rabbia che sovrasta, dalla paura nell'altro che ascolta, dalla difesa, dalla sorpresa, dal risentimento e lotta. Insomma, vi sarà capitato sicuramente essere in questa situazione.

C. Ci interessa proseguire il rapporto con quella persona, che è importante per noi, o magari abbiamo anche deciso che ormai il rapporto non può proseguire, ma crediamo importante esplicitare le ragioni per un allontanamento che comunque è reale, tangibile, evidente.

In tanti, davvero tanti, decidono di non dire, passivamente aggressivi, lasciano l'altro senza possibilità di comprendere, di partecipare. Magari migliorarsi.

Sicuramente dire a qualcuno cosa non va, può essere difficile.  (Infatti consiglio di iniziare sempre a dire cosa si apprezza nella relazione, nel servizio etc, e poi continuare con cosa può essere migliorato assolutamente preferibile a "cosa non va").

Lo sa bene chi ad esempio è stato costretto a farlo per lavoro.
Se il modo è sbagliato, il rischio è elevatissimo di demotivare la persona, e trovarsela contro, in una situazione ancora più pesante di prima.

Quando insegnavo all'università, dedicavamo alcune ore al "feedback", come darlo, che da informazioni utili non solo a chi lo riceve, ma anche a chi lo fa.

Ne posso uscire sentendo la contentezza di averlo saputo fare, o all'opposto, con l'autostima ferita, e l'altra persona offesa.

Ricordo ancora una allieva, dall'accento spiccatamente romanesco "a professorè ma quando mai nella vita ci stanno i feedback? sull'autobus che ce stanno i feedback".

Ora potete capire quanto le affermazioni dicano molto su chi siete, sul livello di cultura e di intelligenza. Ma i feedback, a saperli guardare ci stanno anche sugli autobus, quando le persone cercano di stare lontano, per motivi olfattivi ad esempio assai poco sopportabili.

I feedback - ovvero informazioni di ritorno - ci sono quando un amico smette di vedervi, quando viene preferito qualcun altro a voi per un lavoro.
Possono essere esplicitati o meno.
Dunque possono essere spiegazioni che cerchiamo di fornirci da soli, oppure richiesti:
cosa ne pensi di?
I miei corsi nuovi, i temi che ho scelto, gli articoli che sto proponendo?
Li trovi interessanti, no?

Se sapete rispondere solo attraverso la bugia, l'altro sarà ancora più confuso.
Gli avete detto che avreste partecipato con enorme entusiasmo ad esempio alla sua festa e invece non vi presentate.

Anche la critica mancante dice tanto di una persona.
Ad esempio un genitore che non sa dire al figlio che è bravo, un capo che non lo sa dire alla sua squadra, un amico che non sa gioire per il successo, felicità, evento positivo, dell'altro.

Quando ho dovuto cambiare la piattaforma che ospitava i miei blog, i commenti sono quasi totalmente scomparsi, insieme anche a molte relazioni, ma i numeri di lettura del blog restavano alti, senza farmi capire però se e cosa sbagliavo se e cosa era utile, se e cosa no.
Restavano evidenti in giro solo i cloni, miei articoli, o pezzi di essi, spuntavano qui e lì ricopiati senza il mio nome.
Bruttissimo feedback.
Erano rimasti sono lettori ladri?
Dove erano finiti i tanti con cui ci si scambiava risonanze, e i colleghi corretti, che sanno dare quella pacca sulla spalla e dire brava, posso prenderlo e usarlo, lasciando il tuo nome?



Lo sapete tutti, su Facebook quel tastino "Mi piace" ne ha rotte di relazioni, quando ad esempio sono mancati su alcune notizie per noi importanti, dove volevamo sentire il sostegno degli amici, oppure quando abbiamo notato flirt nascenti o tradimenti proprio da un uso eccessivo e sconsiderato di "mi piace".
Certezza assoluta quando mancava il mi piace ad un nostro traguardo importante ed invece c'era "mi piace" ad uno status di mangiatore di formaggio, la cui vera prodezza sfugge.


Ed ancora, quell'informazione che confonde quando le persone condividono i nostri post senza mai un "Mi piace".

Fornire una critica costruttiva è un dono che facciamo all'altra persona, ed a noi stessi, che ci sentiamo assertivamente desiderosi di fornire il nostro punto di vista, quando ci sentiamo in grado di saperlo dire, con garbo, con motivazioni, con reale interesse per l'altro e la relazione con lui/lei.

Quando ci sentiamo "Io sono ok, tu sei ok".

Altrimenti, non riusciamo neanche a partecipare alla felicità di chi ci considerava amico, fino a quando ha notato, evidente ed eccessivamente rumoroso, il mancato Mi piace ad una condivisione da festeggiare.


"Alla fine ricorderemo non le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici"
M. L. King (1929-1968)


Lettura utile per i genitori




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