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Al colloquio per fare centro

Nel numero di febbraio di OK Salute e Benessere una intervista a due voci: la mia e quella di  Andrea Castiello D'Antonio - professore di psicologia e autore di "Interviste e colloqui nelle organizzazioni" edito da Raffaello Cortina.

Molti spunti e punti di vista comuni, consigli pratici anche su ipotetiche situazioni "scomode".

Aggiungo una parte che per me importante, che nell'articolo è rimasta solo accennata.

Ci sono cose che magari tutti sanno, e nessuno ha mai pensato di dovertele spiegare, sono ovvie, ma..

una delle cose che avrei voluto sapere prima di andare ad un colloquio è che ci sono alcune domande non lecite, non consentite, illegali.

Tutte quelle riguardanti aspetti intimi della sfera personale:
orientamento sessuale; maternità, di paternità né sulle intenzioni in merito; situazione familiare, né su matrimoni o convivenze
così come informarsi sulle opinioni politiche e credo religioso.

Sono domande che spostano l’attenzione interna ad aspetti molto personali per alcuni di noi, magari anche dolorosi: dalla perdita di un figlio, all'impossibilità di averne, una separazione.

Anche il solo dover rispondere in merito a questi argomenti, può metterci in uno stato emotivo spiacevole, e pregiudicare il nostro essere presenti e attivi nel rispondere invece con efficacia a tutte le altre.

Ad esempio mi è capitato di sentirmi chiedere: come mai non è sposata?

Mi sa di aver risposto ciò che era vero allora, cioè che lavoravo troppo per riuscire ad avere tempo per la mia vita personale.
La verità, certo, ma dolorosa ammissione, specie davanti ad una domanda invadente di un estraneo.

Ecco una scheda riepilogativa delle domande illegali
(fonte)








Incontrare professionisti del colloquio è un esperienza che auguro a ciascuno: 

nella prima multinazionale dove sono approdata, pensavo di riprendere un treno per casa dopo un ora o due, invece prova dopo prova, dalle 9 di mattina alle 7 di sera, ho incontrato responsabili del personale, prove scritte,  manager e ancora manager fino al Direttore Marketing.

Capivo che ogni persona da incontrare  significava colloquio superato, traguardo vicino, e allo stesso tempo ero stanca, con poca esperienza.
La professionalità di chi hai davanti e il tuo carattere, educazione, preparazione, fanno la differenza.


Ne ho avuto la riprova molti anni dopo, quando invece il mio lavoro l'avevo già,  consisteva proprio nell' "impersonare"sempre lo stesso personaggio con una storia e delle qualità, davanti a più selezionatori- vero oggetto di osservazione da parte dell'organizzazione (il così detto role playing).


E' stata un esperienza preziosa,  che mi ha fatto comprendere ancora meglio quanto un incontro possa essere piacevole e far uscire il meglio, o incartarsi in un gioco da cui si esce perplessi, e a volte ammaccati.


E' come una danza, per usare le parole del Prof. Castiello D'Antonio, quello che ne risulta è responsabilità di tutti i personaggi coinvolti.


Cosa succede se le domande sono lecite, ed è la cortesia che manca?
Ti trovi davanti a un intervistatore aggressivo, offensivo, maleducato e sei combattuto tra il resistere e l'andare via, con l'autostima intatta.

In alcuni casi vieni davvero messo alla prova.

"Rispondi in maniera intelligente anche a chi ti tratta stupidamente". Lao Tzu

Nell'intervista su OK salute e benessere potrai leggere le risposte mie e del Prof. Castiello D'Antonio e le mie che ho omesso qui.


Concludo dicendo che più avrei preso informazioni sull'azienda e la posizione prima di recarti al colloquio, più ti sarà facile capire se vale il tempo e la resistenza allo stress che ti richiede.

Puoi aiutarti considerando che - anche se l'intervistatore - interno o esterno - è stato scelto dall'azienda, comunque NON rappresenta l'azienda nella sua totalità.
Altro è se comprendi che chi ti sta di fronte, è anche la persona con cui dovrai lavorare.

Una possibilità sta anche scegliere se continuare l'intervista o andare via.

Se hai fatto tutto il possibile, ma ritieni che la situazione e la persona che hai davanti non è salvabile, ringrazia l'intervistatore per il suo tempo, ed educatamente saluta senza commentare il suo comportamento.
Se ritieni di essere comunque interessato alla posizione, affermalo apertamente, e chiedi quali saranno i prossimi passi del processo di selezione.

Ricorda: il processo selettivo è circolare.

Anche per te è importante comprendere se l’ambiente di lavoro, la cultura e il clima aziendale si adattano al tuo stile personale, alla tue aspettative e punti di forza.
 Se l’ostilità e la maleducazione sembrano essere la norma in quell'ambiente lavorativo, chiediti se sei davvero disposto e motivato a lavorare in un posto così.




Buona lettura e buon prossimo lavoro.

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Cuore e Mandala. Il centro - relax nelle tue mani

Una matita che scorre sul foglio, e il tratto si fa segno, si fa ascolto, si fa leggero e poi più certo, e mentre scorre quella matita non si sa come mai, la mente comincia a svuotarsi di pensieri inutili e di inutili critiche, dei doveri e dei sensi di colpa, inclusi i "che stai facendo", e "non perdere tempo".

Il tempo dedicato e delicato, la matita porta fuori e illumina, un piccolo oggetto a cui affidare i propri colori, se e quando ti va di riempire.

Quel piccolo pezzetto di legno, semplice e senza bisogno di altro, neanche la gomma per cancellare gli sbagli, tutto va bene, nel tratto che crea una forma che prima non esisteva, eppure risponde a qualcosa senza chiederti nulla in cambio.

Colorare mandala e forme può essere un rifugio sempre disponibile, anche per chi ha poco tempo, per rilassarsi ed ascoltarsi e ricentrarsi.

Alla ricerca del nostro centro, con attenzione, dedizione, tenerezza, disponibilità, apertura.


I mandala hanno una tradizione antichissima, secondo i buddhisti costituiscono il processo mediante il quale il cosmo si è formato dal suo centro.

Nelle filosofie orientali il mandala è utilizzato come mezzo per la meditazione e attraverso la sua costruzione, l’uomo libera lo spirito, purifica l’anima, entra in comunione con le forze positive presenti nel cosmo.

Viaggio interiore e possibilità di un nuovo ordine, anche secondo lo psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung, che per oltre venti anni li ha studiati e ne ha scritto.

Il mandala costituisce un centro ordinatore e una periferia che abbraccia il tutto. E’ il simbolo della totalità, un recinto sacro della personalità più intima, un cerchio protettivo che evita la dispersione e tiene lontane le preoccupazioni.

Colorare un mandala consente di sperimentare un modo per far emergere, accogliere e tradurre in colore emozioni, sensazioni, idee, vissuti, per costruire o ricostruire il proprio ordine interno.

Una geometria che rende visibile il caos interno e da una forma nuova, un passaggio dal disordine ad un ordine dinamico e nuovo.

“Ogni più alto stato di coscienza è condizione di una visione del mondo. Ogni coscienza di basi e di intenti è, in germe, una visione del mondo. Ogni progresso nell'esperienza e nella conoscenza significa un passo ulteriore nello sviluppo della visione del mondo. Modificando l’immagine che egli si crea del mondo, l’uomo pensante modifica anche se stesso. ”. (Jung, 1950, ed. Einaudi, Torino, 1959).



Sabato 13 Febbraio l'invito è dedicarsi un tempo di scoperta e amore con un laboratorio dedicato a mandala - o disegno libero per chi preferisce.

Nella fretta, nella mancanza di senso e punti di riferimento del nostro tempo, respirare ricentrarsi, trovare i propri colori, dedicarsi attenzione amorevole è una necessità.

Quella consapevolezza del qui ed ora di cui si parla e a volte si fa fatica a comprendere veramente a che serve e perché, nel disegno E', senza bisogno di spiegazioni.
Si tocca subito, si sente scivolare tra le dita, contenitore e lavatrice interiore.


Evento su FB


Nel laboratorio potrai scegliere tra moltissimi mandala già pronti da colorare oppure creare quello che il tuo momento interiore ti suggerisce, come ad esempio questi mandala a disegno libero creati in laboratori precedenti.


Scopri un modo per volerti bene, per lasciare lo stress e le preoccupazioni.



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Non sono creativa

Non sono creativa, ha detto A. presentandosi al laboratorio di pittura emozionale.

Un ora e mezza dopo dopo:

 


e poi ha chiesto:
si può avere un altro foglio?





Sperimentare potenza, personalità, carattere.
Produrre cambiamenti, chiarire una sensazione mentre versiamo colori, armonizzando la visione interiore con quello che vogliamo realizzare.

I laboratori esperienziali sono un opportunità piacevole, colorata, sorprendente per trovare risorse e risposte, chiarezza e soluzioni.


Non essere creativi è una delle convinzioni limitanti più comuni in tanti di noi...
Siamo creativi, chi ai fornelli e chi coi pennelli.

Ognuno di noi DEVE ogni giorno trovare soluzioni creative minime e determinanti, per una platea o per un ritardo di un aereo, per un prodotto da lanciare o rilanciare, per una presentazione, per un cambio di vita subito o scelto.

Il bello di esercitare volontariamente la nostra creatività è accorgerci poi di poter sempre di più ampliare gli spazi e gli ambiti della nostra vita in cui applichiamo la creatività, rendendo la nostra vita più facile, nuova ogni giorno, e facendoci provare stima e fiducia nelle nostre capacità.


Vieni anche tu ai prossimi laboratori di Energia Creativa.
Segna in agenda le date.



A proposito di convinzioni limitanti, un laboratorio in lingua inglese è attualmente in preparazione.


Per ogni altra richiesta su misura delle tue date ed esigenze, scuola, università o azienda...
chiamami o scrivimi e sarò felice di poter studiare e realizzare il laboratorio esperienziale che unisce divertimento e apprendimento.


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Eco Street Art


Guardare le cose gettate via e saperne fare un altro uso.
Mettere insieme, e creare armonia, forme e sostanza dai rifiuti.

Bordalo II è solo un artista unico, che combina pittura e scultura con oggetti riciclati dalla spazzatura: ruote, pezzi di computer, legno e metallo, oggetti disparati e abbandonati.

Potenti e sorprendenti, una nuova dimensione dell' eco street art.


“Non è solo un modo per riciclare”, dice, “ma anche una critica del mondo in cui viviamo, dove abbiamo spesso cose belle, che finiscono nella spazzatura senza rendersene conto”.


In questi giorni l'artista portoghese è alla Stazione di  Roma- San Pietro...sono curiosa di vedere presto cosa creerà.





 
 
 


 
 
 
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Scoprire il disegno

Se non puoi essere un pino sul monte,
sii una saggina nella valle,
ma sii la migliore piccola saggina
sulla sponda del ruscello.

Se non puoi essere un albero,
sii un cespuglio.

Se non puoi essere un'autostrada
sii un sentiero.

Se non puoi essere il sole,
sii una stella.

Sii sempre il meglio
di ciò che sei.

Cerca di scoprire il disegno
che sei chiamato ad essere,
poi mettiti a realizzarlo nella vita.


M.L.King



Un'occasione di benessere a piene mani.
La creatività e il potere delle visualizzazioni per scegliere i tuoi obiettivi, la direzione, continuare a sentirti motivato in ciò che fai ogni giorno.
Per chi vuole promuovere se stesso o chi vuole promuovere il suo benessere.
Per chi vuole vedere lontano ed apprezzare dov'è arrivato nel suo cammino.
Per chi vuole conoscere ed anche sentire dentro, sperimentare la potenza chiarificatrice e generatrice della creatività.
Per essere ciò che sei chiamato ad essere e realizzarlo nella tua vita.

Sabato 23 Gennaio (evento su FB )  il prossimo laboratorio di pittura emozionale " Il sole"


Nella foto: pittura emozionale di Stefania al laboratorio Van Gogh a modo tuo


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Proteggere i nostri sogni


"E' troppo stupido per imparare una cosa che fosse una." Insegnante di Thomas Edison

"Non ha la stoffa per diventare una star."Primo produttore di Harrison Ford

 "Non sei adatto."Allenatore di basket del liceo a Michael Jordan

"Manca di immaginazione e non ha idee originali." - Direttore del giornale che licenziò Walt Disney

 "Non sa recitare. Non sa cantare. E’ leggermente calvo. Sa ballare ma solo un poco." - Responsabili della MGM che scartarono al primo provino Fred Astaire, 1928

"Mentalmente tardo, asociale e sempre perso nel suoi stupidi sogni". L'insegnante di Albert Einstein (Einstein non parlò fino all'età di quattro anni e non imparò a leggere fino ai sette. Era dislessico)


Critiche, le approvazioni e disapprovazioni degli altri ci tengono fin da piccoli lontani dallo scoprire i nostri talenti, o semplicemente, ciò che ci piace.

Non nuoti/leggi/scrivi/disegni/giochi/corri come tutti gli altri: guarda che imbranato, ma non ti vergogni?
Appena sai fare un disegno, ecco che diventerai architetto.
Appena non sai fare di conto, non sarai mai un matematico.
Critiche, veloci e senza appello.

Feroci per chi le riceve, ma talmente scontante per chi le fa da non accorgersene neanche.

Tu solo sarai colpevole del fatto che non ti applichi abbastanza, non ascolti, non fai qualcosa, piuttosto che impegnarsi a trovare lui/lei, che è lì per questo a trovare un modo diverso, per comprendere com'è che tu impari e come ti appassioneresti invece.

Per rispettarti se il calcio non ti piace, o il nuoto, ma per farti fare danza, fino a quando ne sarai capace, senza farti smettere prima di provare, dicendo che è difficile, e poi ti cresceranno le tette e non potrai più farlo e sarà una delusione.

Siamo stati abituati, manipolati (?) a lasciare le cose prima ancora di provarle noi stessi per primi. Per paura delle delusioni, per paura della difficoltà, ci siamo detti concordi di non essere capaci.

Quante cose perdiamo, per questo pensiero antico.
Quanta autostima avremmo magari scoperto invece nel ritrovarci abili.
Quanto queste critiche ci hanno impedito di scoprire la strada giusta per noi.
Se tutte le strade ci sono state sbarrate, abbiamo percorso le uniche che ci sono state lasciate aperte, oppure abbiamo fatto una fatica terribile a cercare di percorrerne alcune che se fossero state aperte, avremmo tralasciato senza perdere tempo a dimostrare invece di esserne capaci.


Allora, ora che stai leggendo queste righe, chiediti:

  • quali sogni hai lasciato inesplorati? 
  • cosa potresti fare oggi per farne avverare quanto ti è possibile?
  • entro quando inizierai?

Scrivilo in agenda, e prendi questo appuntamento di rispetto e stima di te.

(se vuoi puoi venire il 23 Gennaio al laboratorio esperienziale di pittura emozionale creativo "Il sole" per cominciare l'anno mettendo in chiaro e in colore i tuoi obiettivi)


 

Hey! Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa. Neanche a me.
Ok? Se hai un sogno tu lo devi proteggere.
Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non la sai fare. 
Se vuoi qualcosa, vai e inseguila. Punto.



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12 barriere della comunicazione

Thomas Gordon è uno psicologo contemporaneo conosciuto in tutto il mondo per il suo metodo per migliorare la comunicazione e la risoluzione di conflitti tra genitori e figli, insegnanti/allievi etc.

 Nella pratica le sue 12 barriere alla comunicazione sono valide a qualsiasi età e contesto.





Cosa vuol dire barriere?
Vuol dire che vai dal tuo capo, da tua madre, o dal tuo insegnante e stai confidandoti o esprimendo un tuo punto di vista, una perplessità, una domanda, e ti senti rifiutato.
Non accettato.
Quello che tu dici, viene bloccato da atteggiamenti che ti fanno pensare che la prossima volta non ti confiderai, non ti fiderai, e ti terrai tutto per te.
Tu cercavi un dialogo, un confronto, ascolto, accoglienza, interesse, e invece succede altro.
Le barriere  che siamo abituati a creare con la nostra comunicazione possono essere racchiuse in queste 12.


1.Ordinare, comandare, esigere
“ Bisogna che tu ...” “Tu devi …” “Tu farai …”
Il comando è esigere qualcosa senza preoccuparsi dei bisogni dell'altro, o sottovalutandolo negativamente ovvero i miei motivi non sono importanti, veri etc.

2.   Avvertire, minacciare
"E’ meglio per te …, altrimenti …" "Se non farai così …"
 Possono produrre paura e sottomissione. Suscitano risentimento, rabbia, ribellione; evocano sentimenti di ostilità.

3. Far la predica, rimproverare, dire cosa si deve o non si deve fare
"Tu dovresti …" "Non dovresti …" "Sarebbe opportuno …" "Sta al tuo senso di responsabilità di …"
Creano  un obbligo imposto o  sensi di colpa. Comunicano una mancanza di fiducia sulle capacità, o un giudizio morale.

4. Consigliare, offrire soluzioni o suggerimenti
"Perché tu non …?""Al posto tuo io farei…"

 Impediscono alla persona di riflettere sul suo problema, di considerare soluzioni alternative e di sperimentarle realmente. Possono sottintendere che la persona non é in grado di risolvere i suoi problemi. Possono provocare dipendenza, o al contrario resistenza.
Es. dormici/bevici etc sopra, è allo stesso tempo suggerire, semplificare, sminuire il punto di vista dell'altro, in breve tagliare corto e non voler sentire.


5. Argomentare,persuadere con argomentazioni logiche“Sì, però, …" " perché tu sbagli …” “In realtà le cose stanno così …"Sminuisce, minimizza, non accoglie il sentire dell'altro.

Sollecitano posizioni difensive e contro argomentazioni. Spesso portano la persona a tirarsi indietro e a smettere di ascoltare, possono farla sentire  inferiore o inadeguata.


6. Giudicare, criticare, disapprovare, biasimare
"Tu sei pigro …" "Stai perdendo tempo …" " Sei sempre il solito..."

Insinuano una valutazione di incompetenza, inferiorità, stupidità, povertà di giudizio. Interrompono la comunicazione con la persona che teme un giudizio negativo o un rimprovero, e la portano a nascondere i propri sentimenti. C'è chi accetta il giudizio come veritiero (“Io sono sbagliato”) oppure reagisce attaccando ("Senti chi parla").


7. Apprezzare, concordare, dare valutazioni positive (esagerate e false)
"Benissimo,  penso che tu stia facendo un ottimo lavoro …"
" Sicuramente ce la farai" " Tanto tu sei bravo/a", "solo tu puoi riuscirci", "Solo tu puoi aiutarmi", " Sei talmente capace, intelligente etc..."

Quando si comunicano alte aspettative: quanto peso e impossibilità di fallire, di sentirsi incerti e spaventati.
Tali messaggi possono apparire come tentativi manipolatori, orientati a incoraggiare i comportamenti desiderati. Possono causare ansietà o disappunto quando la percezione che la persona ha di sé non coincide con gli apprezzamenti esterni. Apprezzamenti frequenti possono determinare l'abitudine e quando mancano un senso profondo di sconforto; la persona diventa "dipendente" dall'approvazione altrui.

8. Definire, stereotipare, ridicolizzare
"Scansafatiche!" “Furbastro …" " Lumaca", Femminuccia, maschiaccio etc.
Sono svalutazioni, etichette che possono avere effetti devastanti sull'immagine di sé della persona.

9. Interpretare, analizzare, diagnosticare
"Sai benissimo perché …"" Sei semplicemente stanca …""In realtà non vuoi dire questo …""Ciò che non va con te è …"
 Tali messaggi comunicano che chi parla ha inquadrato "perfettamente, frettolosamente e spesso scorrettamente"la persona. Possono essere percepiti come minacciosi e frustranti.
Chi li riceve può sentirsi contemporaneamente scoperto e non compreso; messo a nudo quando l'analisi corretta, accusato ingiustamente quando l’analisi è sbagliata.

10. Rassicurare, mostrare comprensione, consolare, incoraggiare
"Non aver paura …"Vedrai, ti andrà meglio …"Su, fatti coraggio …"
La rassicurazione implica che la persona in crisi stia esagerando, o il messaggio che arriva è : non va bene, non mi piace, non accetto che tu possa essere in crisi, spaventato, confuso etc.
La persona può sentirsi ancora più sconsolata se stava cercando altro, ad esempio di essere semplicemente ascoltata.

11. Fare domande, indagare, mettere in dubbio, controinterrogare
“Perché …?” “Chi …?” “Ma cosa hai fatto?” “Come?”
La persona che porta il problema deve impegnarsi a rispondere all'inquisizione dell'altro piuttosto che a risolvere il suo problema.


12. Eludere, distrarre, fare del sarcasmo, o cambiare argomento
Il messaggio che arriva è evitare le difficoltà  piuttosto che affrontarle; chi riceve questo messaggio può sentirsi poco importante o finanche  privo di valore. Minimizzando il problema, si scoraggia la persona dall'aprirsi quando si trova in difficoltà.



Quale attui più spesso? E quale odi subire?


Io le scrivo qui anche per sottolineare una volta ancora che un counselor - che di fatto è un facilitatore della comunicazione (interna ad una stessa persona- oppure nelle relazioni tra più persone) certamente non consiglia nè interpreta, nè giudica etc etc.

Vuoi scoprire cosa fa?


leggi qui o qua

:-)



ti può interessare: Saper ascoltare: i blocchi dell'ascolto





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9 comportamenti da EVITARE in un colloquio di lavoro

La ricerca di un lavoro può essere stressante e demoralizzante.
Avere successo non è solo ottenere un lavoro generico, ma quello che ti piace e ti fa utilizzare al meglio i tuoi punti di forza.

Anche quando sei molto motivato, potresti incorrere in alcuni errori senza neanche accorgertene.

Non è solo il "semplice" piacere ad un intervistatore e non ad un altro,
ma avere dei comportamenti abbastanza universalmente sgraditi .
Eccoli.


1. Congelarti
Curriculum eccellente sulla carta,  ma di fronte al selezionatore non riesci a sostenere lo sguardo, o a dare risposte più ampie di  monosillabi, quasi rigido dalla paura.
Se ti riconosci in questo comportamento, fai esercizio, anche con un professionista, per scioglierti nei colloqui. Per saperti presentare, parlare di te con tranquillità.
Altrimenti è possibile che darai l'impressione di non essere in grado di reggere il normale stress di un lavoro che abbia un minimo contatto con gli altri..
Fai pratica in tempo utile.


2. Dominare 

Poi c'è il comportamento opposto. Dalla stretta di mano più che vigorosa a tenaglia, sorriso ostentato di plastica, prima ancora di sedersi già comincia con un monologo velocissimo senza dare modo all'intervistatore di fare le sue domande.
Se sai di avere la tendenza a parlare troppo, inondando l'altro, allenati prima del colloquio con un amico ad ascoltare o con un professionista a prendere tempo e pause nel tuo modo di parlare.
Respira, se fai caso al respiro, riuscirai a rallentare.


3. Essere sciatti 
Vero: alcune aziende sono molto informali,  le persone lavorano in jeans e maglietta, altre hanno codici di abbigliamento rigorosi.
Cerca di scoprire, prima del colloquio, i codici di abbigliamento dell'azienda per la quale vorresti lavorare.
Puoi presentarti casual, ma chic e non sciatto.
L' igiene personale - capelli puliti,  doccia, unghie tagliate  e pulite, vestiti stirati è essenziale.
Se sembri caduto giù dal letto, stai comunicando mancanza di rispetto per l'intervistatore, il lavoro e la società.








4. Auto-incensarsi 
Sì alla fiducia, senza attraversare la linea dell'arroganza.
Un possibile scivolone sta nel rispondere alla domanda "Qual è il tuo più grande debolezza?"
Risposte bocciate:  "I miei standard sono semplicemente troppo alti" o "Ho difficoltà a capire le persone che non si curano del lavoro con la stessa passione come  faccio io".
Sembra che tu stia affermando di non avere difetti tranne essere  insofferente verso coloro che non sono così fantastici come sei tu.  Ahahahah.


Saper essere obiettivi su entrambi i punti di forza e le tue debolezze, e per parlare di quello che hai fatto e stai facendo per superarle, è molto più maturo, credibile e mostra sicurezza in te stesso.
[leggi in questo blog gli articoli che possono aiutarti sui punti di forza e debolezza
Forza (punti di) e personal branding
I tuoi punti di forza (e la creatività) fanno la tua felicità
La lista dei punti di forza e di debolezza]

5. Parlare male del tuo capo e di dove hai lavorato
Anche se il tuo ultimo boss era Attila, e la tua ex società un circolo infernale resisti alla tentazione di dirlo al selezionatore.
Daresti  l'impressione di essere piagnone e indiscreto- che non sono esattamente qualità da farti inserire nell'elenco di "assumiamolo".

6. Concentrarsi maggiormente sui vantaggi che sul posto di lavoro
E' bene essere chiari - principalmente e innanzitutto con se stessi- su cosa hai bisogno e ti aspetti da un lavoro, piuttosto che disponibile- leggi disperato ad accettare qualunque cosa venga offerta.
Però, come sempre senza esagerare: se le uniche domande sono quante ferie, permessi pagati e quanti giorni di malattia, sembra tu stia cercando un modo per restare a casa pagato e non un lavoro.



7. Essere senza opinione 
Avere opinioni proprie vuol dire avere idee.
Non tutti i lavori richiedono combattività, meno ancora richiedono rigidità, ma non avere pensieri propri è improbabile o - se è vero- inquietante.


8. Forzare la verità
Nella nostra epoca di enorme disponibilità delle informazioni, tutto quello che dici sulla tua esperienza, il  rendimento passato, o la tua formazione molto probabilmente può essere controllato.
 Meglio giocare in anticipo e prepararti a rispondere a ciò che non è stellare, e offrire una semplice spiegazione - non una difesa.
Essere affidabile è una qualità essenziale - e una che ogni intervistatore vuole vedere e sentire.

9. Essere all'oscuro circa l'azienda che assume
Una volta ho intervistato una persona che, quando gli ho chiesto se avesse dei dubbi circa l'azienda,  ha detto (non sto inventando), "Allora, cosa è che fate voi? "
Nell'era di internet, non ci sono scuse per andare in un colloquio non avere una solida base di conoscenze sulla società,  e finanche del reparto del responsabile delle assunzioni.
Anche se si tratta di una piccola azienda locale con poca presenza online, trova  clienti o dipendenti che possano parlartene.
Non sapere nulla sull'azienda in cui - dici- di voler  lavorare lo fa sembrare un insulto e te privo di curiosità.
 Se non hai abbastanza cura  per conoscere la società, anche per l'intervistatore non sarà interessante  scoprire come potresti fare bene il lavoro.



Quindi elimina questi 9 errori, e resta aperto, rilassato, aperto e sicuro di te; presentabile; positivo -o almeno diplomatico- sui lavori passati;  curioso del lavoro e ben informato sulla società;  onesto e schietto su chi sei, quello che pensi, e quello che hai fatto - allora avrai buone carte per ottenere il lavoro vuoi veramente - e successo in esso.

Buona fortuna!


Liberamente tradotto ed adattato da: FORBES-
Please Don't Do These 9 Things In An Interview
Erika Andersen
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Una connessione più grande

Quanto ci sentiamo soli, infelici, abbandonati.
Non da una persona in particolare, ma da quella connessione fiduciosa con un entità più grande, benevola, che sa essere accogliente e perdona.
Ascolta e comprende.

Ad un tratto questo filo si rompe. Non ci crediamo più.
A volte per incontri sbagliati, imposizioni, difficoltà e perdite nelle nostre vite.
Di quella connessione e speranza abbiamo bisogno.
Affidarci.

Ma Dio - a qualunque nome  il nostro risponda- non risponde più. O almeno non dentro di noi.

Così il Natale sembra solo lucette lontane, malinconia e rimpianto.
Di qualcosa di noi che una volta c'era ed ora non c'è più.

Io lo ritrovo ancora, solo nell'arte.
Quando dipingo, anche se non accade sempre, e nel canto e una volta è successo in teatro, quando mi hanno chiesto di leggere questo testo qua.




Prova a leggerlo ad altra voce, e ascolta quali parole risuonano dentro, quali servono a te, quali esprimono il tuo sentire.



Preghiera di uno che si è perso, e dunque, a dirla tutta, preghiera per me. Signore Buon Dio, abbiate pazienza, sono di nuovo io. Dunque, qui le cose vanno bene, chi più chi meno, ci si arrangia, in pratica, si trova poi sempre il modo di cavarsela, voi mi capite, insomma, il problema non è questo. Il problema sarebbe un altro, se avete la pazienza di ascoltarmi. Il problema è questa strada, bella strada questa che corre e scorre e soccorre, ma non corre diritta, come potrebbe e nemmeno storta come saprebbe, no. Curiosamente si disfa. Credetemi (per una volta voi credete a me) si disfa. Dovendo riassumere, se ne va un po' di qua, un po' di là, presa da improvvisa libertà. Chissà. Adesso, non per sminuire, ma dovrei spiegarvi questa cosa, che è cosa da uomini, e non è cosa da Dio, di quando la strada che si ha davanti si disfa, si perde, si sgrana, si eclissa, non so se avete presente, ma è facile che non abbiate presente, è una cosa da uomini, in generale, perdersi. Non è roba da Voi. Bisogna che abbiate pazienza e mi lasciate spiegare. Faccenda di un attimo. Innanzitutto non dovete farvi fuorviare dal fatto che, tecnicamente parlando, non si può negarlo, questa strada che corre, scorre, soccorre, sotto le ruote di questa carrozza, effettivamente, volendo attenersi ai fatti, non si disfa affatto. Tecnicamente parlando. Continua diritta, senza esitazioni, neanche un timido bivio, niente. Diritta come un fuso. Lo vedo da me. Ma il problema, lasciatevelo dire, non sta qui. Non è di questa strada, fatta di terra e polvere e sassi, che stiamo parlando. La strada in questione è un'altra. E corre non fuori, ma dentro. Qui dentro. Non so se avete presente: la mia strada. Ne hanno tutti una, lo saprete anche voi, che tra l'altro, non siete estraneo al progetto di questa macchina che siamo, tutti quanti, ognuno a modo suo. Una strada dentro ce l'hanno tutti, cosa che facilita, per lo più, l'incombenza di questo viaggio nostro, e solo raramente, ce lo complica. Adesso è uno dei momenti che lo complica. Volendo riassumere, è quella strada, quella dentro, che si disfa, si è disfatta, benedetta, non c'è più. Succede, credetemi, succede. E non è una cosa piacevole. Io credo che quella vostra trovata del diluvio universale, sia stata in effetti una trovata geniale. Perché a voler trovare un castigo, mi chiedo cosa sia meglio che lasciare un povero cristo da solo in mezzo a quel mare. Neanche una spiaggia. Niente. Uno scoglio. Un relitto derelitto. Neanche quello. Non un segno per capire da che parte andare, per andarci a morire. ... So perfettamente qual è la domanda, è la risposta che mi manca. Corre questa carrozza, e io non so dove. Penso alla risposta, e nella mia mente diventa buio. Così questo buio io lo prendo e lo metto nelle vostre mani. E vi chiedo Signore Buon Dio di tenerlo con voi un'ora soltanto, tenervelo in mano quel tanto che basta per scioglierne il nero, per scioglierne il male che fa nella testa, quel buio nel cuore, quel nero, vorreste? Potreste anche solo chinarvi, guardarlo, sorriderne, aprirlo, rubargli una luce e lasciarlo cadere che tanto a trovarlo ci penso poi io, a vedere dov'è. Una cosa da nulla per voi, così grande per me. Mi ascoltate Signore Buon Dio? Non è chiedervi tanto, è solo una preghiera, che è un modo di scrivere il profumo dell'attesa. Scrivete voi dove volete il sentiero che ho perduto. Basta un segno, qualcosa, un graffio leggero sul vetro di questi occhi che guardano senza vedere, io lo vedrò. Scrivete sul mondo una sola parola scritta per me, la leggerò. Sfiorate un istante di questo silenzio, lo sentirò. Non abbiate paura, io non ne ho. E scivoli via questa preghiera con la forza delle parole, oltre la gabbia del mondo, fino a chissà dove. Amen (Baricco- Oceano Mare)


In questi giorni è bastato sentire poche note dell' Adeste, e d'incanto, all'improvviso, ho ricordato tutte le parole.
Ti lascio al video di Fra Alessandro, augurandoti di sentire dentro di te la connessione di cui hai bisogno.







Puoi aiutarti con la meditazione nella connessione spirituale, in particolare sul 7° Chakra o della corona - dal colore Viola

E’ uno dei Chakra a più alta vibrazione energetica e il suo ruolo è quello di metterti in relazione con la tua parte spirituale, avvicinarti alla tua interiorità e, quindi, al divino.

Ti spinge a sviluppare consapevolezza e cercare di elevare il tuo sé fino a collegarti con il Tutto.
E’ il centro della spiritualità e della fede, a prescindere dal tuo credo religioso.
Una spiritualità che trascende la religione, uno stato dell’essere, che va oltre il mondo fisico e crea nella persona un senso d’interezza, di pace e di fiducia, permettendogli di cogliere lo scopo della propria esistenza.
L’apertura di questo Chakra dona ispirazione, consapevolezza, energia, introspezione e gioia, sicurezza sé stessi e buona salute.




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La cintura degli attrezzi del tuo Personal Branding


Quando parlo di valigia di competenze, di cosa c'è già e cosa aggiungere e cosa togliere, parlo degli strumenti che ognuno di noi possiede per rispondere alle necessità e alle sfide di ogni giorno.

Jeff Shuey la chiama la cintura degli attrezzi.


Avere le informazioni non è sufficiente,
occorre saper usare, interpretare, modificare ed ampliare le informazioni che abbiamo.
Improvvisare con quelle che abbiamo ad un contesto che si è verificato in modo imprevisto.

Il sapere è personale, il saper fare e saper essere ci mette in relazione col mondo.

Da a quel nostro sapere un senso di connessione, di utilità, di sentirsi abili nella realtà.

In ogni lavoro che abbiamo iniziato, scopriamo che le competenze apprese sui libri ci servono e tuttavia sono insufficienti.
Il mondo ci richiede continue modifiche e reinvenzioni, abbiamo bisogno che i nostri strumenti ovvero le nostre competenze, siano sempre affilate, pronte per l'uso e aggiornate.


Per alcune competenze va bene leggere, per altre occorre sperimentare.

Sono le nostre competenze con cui costruiamo, rinforziamo e confermiamo  la nostra reputazione. 

L'apprendimento continuo vuol dire prendersi tempo, mentale e fisico per continuare a tenere i nostri strumenti affilati.

 "Dammi sei ore per abbattere un albero e mi spenderò i primi quattro affilare l'ascia."
Abraham Lincoln

Disegna la tua cintura degli attrezzi, da cosa è composta?

Cosa c'è già e cosa non può mancare per quello che sei e che vuoi diventare?


Come puoi  affinare gli strumenti e allargare la cintura?
Di cosa hai bisogno di imparare?
Cosa potrebbe servirti e cosa ti farebbe felice?





Essere manager è un lavoro estremamente vario e complesso, tra persone ed obiettivi, risultati da assicurare e azioni da immaginare e mettere in atto, persone da motivare, restando noi stessi motivati.
Essere genitori ha le stesse implicazioni, come essere insegnanti, medici.
Insomma essere umani.

Di cosa hai bisogno di imparare?
Riconoscere una propria area da rafforzare e farlo vuol dire facilitarsi lavoro e giornate, relazioni e tempo libero.
Possiamo essere molto bravi in alcune aree, perché lo abbiamo studiato o perché siamo cresciuti in un ambiente nel quale quelle competenze ce le ha fatte assorbire senza fatica.
Educazione, assertività, saper stare al tavolo, o saper gestire un conflitto.

O all'opposto possiamo essere bravissimi "tecnicamente" ma alcuni aspetti, che non sappiamo dove andare a prendere, ci stanno ostacolando la strada verso i nostri obiettivi.

Ecco che la tua passionalità, che ti ha aiutato ad arrivare dove sei, può non essere più sufficiente.
O la creatività, o qualunque siano i tuoi punti di forza.

Ci sarà un momento in cui se non riesci a vederlo, ci riusciranno gli altri.

Invece di venir riconosciuto per quelli, gli strumenti che ti mancano li metteranno in ombra.


Come poi ampliare le tue competenze?

Puoi farti affiancare da un professionista - a seconda del tuo bisogno: personal branding, leadership efficace, autostima, c'è una risposta per ogni area che tu abbia desiderio di esplorare, conoscere e migliorare.

Un percorso con un professionista è proprio quel confronto pratico, quella palestra protetta e di rafforzamento che ti serve.
Per affilare i tuoi strumenti e tenerli lucenti, per sentirti abile nel poter perseguire e raggiungere i tuoi obiettivi.
A volte semplicemente hai bisogno di guardarli con qualcun altro questi obiettivi, per aver la giusta distanza e essere pronto a modificarli, perché sei cambiato tu per primo o per prima.

Puoi frequentare laboratori esperienziali, dove le scoperte sono tantissime e tutte preziose, in un tempo molto ristretto.

Il risultato finale dovrebbe essere una cintura attrezzi fornita di ciò che può aiutarti a progredire e distinguerti nella tua carriera.
E nella tua vita.


Impara Oggi per il domani.

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Il personal branding come percorso di fiducia

Se vuoi creare fiducia negli altri affinché scelgano proprio te, il passo obbligato è avere fiducia in te stesso, nei tuoi talenti, nelle tue capacità ed ancora primo nei tuoi valori.

Devi avere fiducia di poter superare difficoltà e malintesi, di poter gestire situazioni delicate, di essere AFFIDABILE, credibile. Di poter mantenere le promesse che fai.


Devi conoscere le tue caratteristiche, le tue qualità, cominciando da quelle che sembrano piccole, ma sono profondamente tue, autentiche, ti appartengono.


Be faithful in small things because it is in them that your strength lies.

Abbi fiducia nelle piccole cose, perché in quelle si trova la tua forza.


Quelle che rendono il tuo viso gioioso mentre ne parli, entusiasta nello scoprirle, riscoprirle e condividere.

Le immagini costituiscono un potente ausilio per focalizzare desideri, obiettivi e peculiarità.
Per trovare motivazioni e soluzioni, per sapersi raccontare, conoscere e far conoscere.

Negli ultimi mesi ho accompagnato molte persone in questo processo, accessibile a tutti, piacevole e illuminante.






In un mondo omologato e veloce, globalizzato, la differenza la fa proprio la persona.

Conoscere i tuoi talenti,  aver voglia di farli emergere e differenziarti per ciò che sei.

Un allievo ha espresso proprio questo concetto, presentandosi con quest'immagine.




Nel processo di definire la tua PUV Proposta unica di valore
Chiarisci a te stesso il valore che sei, e ciò che offri, e esplicita la tua promessa:


  • cosa offri;
  • quali benefici porta ai tuoi clienti;
  • in cosa è unica.


Essere una persona di valore.
Perché il personal branding parte da te.


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Una visione chiara: chi sei, dove vai e come ci arrivi


Dove ti vedi da qui a cinque anni? Cosa starai facendo?
Con chi sei? Come parli? Come ti muovi? Quali colori e suoni sono intorno a te?

Ogni azienda ha una sua "visione" declinata in "missione" cioè dove sono diretto e come ci arriverò.
Ogni sito - ogni gruppo di lavoro dovrebbe avere chiaro prima per sé e poi per il pubblico:
 chi siamo, dove andiamo e come.

Una visione condivisa crea un ambiente più unito, più energia, soddisfazione, piacere, motivazione senso di appartenenza.
So dove sto andando, so perché faccio quello che sto facendo.

Ha un senso, anche il piccolo e il quotidiano, traggo soddisfazione dall'oggi e continuo a muovermi nella direzione che vedo, sento, conosco.

Quando tutto questo si spegne, ovvero la visione non è più chiara, i miei passi si fanno incerti.
La mia convinzione, il mio allineamento dentro di me e fuori.
Si lavora scollegati, in più direzioni, che non vengono percepite utili, efficaci ma anzi prive di valore.

E' uno scenario che sicuramente conosci.
Allora perché dovresti crearti una tua visione?
Proprio per questo, anzi a maggior ragione.
Se il mondo fuori si fa liquido, se i punti di riferimento non sono fuori, quali sono i tuoi, dentro di te?

Cosa ti renderebbe felice?
Le difficoltà sono in ogni scelta e ogni percorso che scegliamo.
Anche ciò che ci sembra facile ci rende infelici nel breve/lungo periodo, perché sappiamo di star perdendo i nostri desideri più intimi, le passioni, sprecando i nostri talenti.

noi vogliamo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare.
(cit. Totò e Peppino)


Se anche tu vuoi sapere per andare dove devi andare, come arrivarci, prima stabilisci dove vai.
La tua visione.

Puoi farlo a tavolino, ma meglio usare tutto il tuo cervello, quello creativo e quello cognitivo.

Puoi consapevolmente scegliere dove andare invece di lasciarti vivere da quelle visioni inconsapevoli e terrificanti che ognuno di noi crea nella mente.
Lasciando i non posso, gli è tardi, è inutile, non lo so fare.

Che tu scelga o non scelga da qualche parte arriverai.
Ma se non sai dove stai andando, come fai ad arrivarci e come saprai di esserci arrivato?


Il percorso di Personal Branding creativo mette insieme intelletto e cuore, per rifocalizzare le tue priorità e valori, per riscoprirti, fare l'inventario di ciò che hai.

  • Per  promuovere se stesso e il proprio benessere;
  • Per vedere lontano ed apprezzare dov'è arrivato nel suo percorso;
  • Per conoscere ed anche sentire dentro, sperimentare la potenza chiarificatrice e generatrice della creatività.

Un viaggio nella tua vita, per conoscere ed apprezzare conducente, destinazione e percorso.
Per sapere cosa ha già e cosa ti serve, come mettere in moto e raggiungere le tue mete.




Un percorso unico, che unisce la crescita personale alla promozione di se, alla creatività.

NON è richiesta alcuna conoscenza di marketing o di creatività.
Non sono tuttavia né lezioni di marketing né di creatività.
Verranno utilizzati strumenti marketing e creativi per farti sperimentare dentro di te, trovare direzione e benessere, le tue risposte e la tua motivazione.


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I rimpianti della gente

Fermarsi nella propria vita e cambiare tutto.
Capire che quello che stiamo facendo non ci somiglia più.
A me è successo, dopo anni passati a rincorrere il dovere, la perfezione, quello che credevo dovessi essere per gli altri, a un certo punto crack.
Qualcosa si rompe.

Nel mio caso in un letto di ospedale, per un errore, anzi ripetuti errori, quello stava per essere l'ultimo mio letto.
Da allora nulla è più stato uguale.
Cosa ho fatto della mia vita?

Cosa oltre lavorare, tornare così tardi da non avere mai il tempo di aprire un frigo pieno, e un amico con cui bere un bicchiere di vino.
Domande simili sono rimaste nella mia testa a girare valzer e lenti, fino a che ho focalizzato cosa andava cambiato, per me, e l'ho fatto.

Da allora ho avuto voglia tante volte di dire alle persone: attenzione agli sprechi.
Focalizzate cosa desiderate davvero.
Ma non si può a partire da una esperienza così personale e drastica per convincere nessuno, è stata una visione, un affacciarsi su una possibilità fortunatamente subito rientrata.
Un abisso squarciato e poi richiuso.
Una consapevolezza per sempre differente perché lei è là.

Però l'altro giorno vedo questa immagine che ironizza sui rimpianti delle persone sul letto di morte
"cose che le persone dicono sul loro letto di morte, numero 47: Se...se soltanto avessi avuto più followers su twitter".


Ci sono persone abilissime, non saprei definirle altrimenti.
Postano su twitter, a raffica, su facebook, partecipano a forum e social, onnipresenti, onniscienti ma con quale tempo? Dove resta quello della vita, di introiezione, di riflessione semplicemente dentro di se, senza esternazioni, rigurgiti, esecrazioni, vomiti.
Dov'è il tempo di relazioni nella pelle?
Dove è il tempo di lavoro semplicemente? Sono gli Dei Calì del web.


Followers, fan, lettori, misuriamo davvero il nostro e l'altrui successo da questi numeri?
Il personal branding non è -solo- avere un sito web o un blog.
Questo è solo uno dei tanti modi possibili di comunicare, condividere.
Come sempre dipende dai nostri obiettivi, da cosa desideriamo davvero.

Anche io mi accorgo di dover di nuovo fare chiarezza, sui traguardi davvero importanti, se no mi perdo a rincorrere altri inutili abbagli, perdendo di vista i miei, per pigrizia e paura e mille altri motivi affollati, ripiego.

Jack Folla, non lo presento perché potrei diminuirlo con qualunque parola cercassi inutilmente.
Lo avete letto qui e sulla sua pagina facebook:


In trent’anni la nostra mentalità si è modificata, abbiamo introiettato le leggi del marketing e dimenticato i veri sapori e i saperi della vita. Riusciamo solo a essere sbalorditivi. Se non possiamo più avere un posto fisso ci sgomitiamo per avere almeno un posto fesso. Chi non twitta è perduto. Ma un milione di mi piace non valgono una nuda parola d’amore.


Emergere, farsi notare, non importa più come lo facciamo e per chi, e per cosa, ma farlo.

Ad occuparsi di crescita personale e di personal branding si inciampa in mille contraddizioni, del mondo e proprie.

Esiste solo l'oggi ma senza una visione, una direzione, sei una vela al vento che non sai direzionare.
Scegliere cosa è davvero importante per te, e diventarlo.

La vendita più importante è te stesso a te stesso, e,

il personal branding non è quello che tu dici di te ma quello che gli altri dicono di te.

Allora l'ansia e la paura fini a se stessi, a rincorrere il vento, oppure mettersi alla  propria finestra (di Johari), e farne qualcosa di utile di cosa non vedo io, cosa vedono gli altri.

“Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l'opinione altrui.” Arthur Schopenhauer

 “Non è la luce che manca, a nostro parere. È il nostro parere che manca di luce.” Gustave Thibon

Essere, apparire, farsi conoscere senza conoscersi, cercare l'approvazione della gente come se fosse più importante di quello che pensi di te, senza domandarselo,

Ma...verrà il giorno

 


In questa rincorsa ai numeri come conferma, di essere o non essere,  ti propongo di fermarti.

Scarica questo foglio e prendi il tempo per fare ordine tra i tuoi valori, tra ciò che vuoi, forse è colpire l'altro, forse è restare a guardare.
Non c'è una ricetta se non quella che porta alla tua felicità.


Perché il personal branding è un percorso di consapevolezza e di verità.


È tanto facile ingannare sé stessi senza accorgersene quanto è difficile ingannare gli altri senza che se ne accorgano. François de La Rochefoucauld, Massime, 1678
Sabato 14 Novembre puoi unirti a noi in una giornata esperienziale di Personal Branding.
Per acquistare consapevolezza della propria forza, senza ricorrere all'inganno, per superare timidezza e ritrosia nel saper parlare di se onestamente senza presunzione, per saper scrivere di se, illuminare il proprio percorso e scegliere di ascoltarci per primi prima di farci ascoltare.
Scoprire cosa c'è di bello e lasciarlo emergere.

Mollare le paure, riconoscere e scegliere ciò che davvero desideriamo.
Perseguirlo.

Anche una non scelta è una scelta.


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Riflessione sui punti di debolezza e l'autostima

Riflessione sui punti di debolezza
Ne hai, sicuramente, e spesso, sono sempre gli stessi, da tanto tanto tempo.
Il punto è: cosa vuoi farne?




Un imprenditrice elenca i punti di debolezza della sua struttura e chiede di aiutarla nello sviluppo del piano di marketing.
La domanda è: cosa ne fai dei punti di debolezza?

"Sapere perfettamente" cosa non va, è come non saperlo.
La cosa positiva è che ci sono cose che dipendono da me, e quindi posso intervenire a modificare.
Modifico dove voglio andare con quello che ho, o modifico quello che ho.
Per andare dove vuoi andare, quali risorse hai e quali no?
Quali possono aiutarti ad arrivare lì dove vuoi essere e quali impedirtelo?


Perché è come avere due forze che si contrappongono, in un azienda o in una persona, una vuole raggiungere degli obiettivi, impostare una strategia, comunicarla nei posti giusti.

Ma intanto non possiamo dimenticare i punti deboli, che ci rallentano e intralciano, ed a volte finanche annullano tutti gli sforzi nella direzione desiderata.



I punti di forza sono altrettanto importanti, sono il nostro faro, sono la nostra leva, il ponte che ci sostiene emotivamente e fattivamente, ma dobbiamo saperci girare anche dall'altro lato, prima di imbarcarci in nuove imprese, o anche mentre lo stiamo già facendo: dobbiamo decidere se occuparcene, o ignorarli consapevolmente, e quanto ci costa il volerli ignorare.

Con le persone è lo stesso, se non sappiamo vedere in cosa siamo bravi, efficaci, di cosa andiamo fieri, cosa apprezziamo noi e siamo in grado di offrire all'altro, come potremmo avere la fiducia per spiccare il volo verso i nostri desideri?

Come ci presentiamo ad un colloquio di lavoro quando non sentiamo davvero dentro quelle qualità che sono nostre, e non copiate dal web che ci raccomanda cosa dire.

Ho chiesto ad un allieva di elencare a fine giornata, cosa aveva fatto bene.

E’ tornata, dopo una settimana, e mi ha chiesto di leggere l’elenco, e mentre lo faceva, il suo viso si illuminava sempre più, e comunicava a noi che l’ascoltavamo il piacere e la soddisfazione di riuscirsi a vedere così, e a dirlo ad alta voce.
Un esercizio di autostima semplice, breve, e utile, che le ho chiesto di continuare a fare.

Una capitalizzazione di ciò che va, da avere chiaro e veder allungare giorno per giorno, è forza, spinta, benzina, fiducia per mettere in giusta luce anche le debolezze, quelle piccole che ingigantiamo inutilmente, e mettere mano a quelle grandi che possono farci inciampare.



[…] non accettando i propri limiti, non si riconoscono le proprie potenzialità; se si nasconde la propria debolezza, si nasconde anche la propria forza; se si negano i propri sentimenti negativi, si negano anche quelli positivi; se si rinnega il proprio corpo, si rinnega la propria mente.
tratto da L'autostima di Edoardo Giusti, Alberta Testi ed. Sovera


Sullo stesso tema ho scritto anche
I tuoi punti di forza (e la creatività) fanno la tua felicità
Pronti a presentarsi al meglio
Punti di forza e personal branding
Pensieri utili ed inutili, accordi interiori ed armonie
Counseling per la tua swot personale
Forza (punti di) e personal branding

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Quando la forma è importante- personal branding

Si incontrano persone che vogliono apparire competenti anche quando non lo sono.

E' un comportamento istintivo, ma perché e come dovremmo essere competenti di tutto l'universo mondo ?
Ognuno sceglie in questo immenso buffet della vita e della conoscenza, quello che gli piace, quello da cui è attirato, quello in cui si sente più bravo, quello che brama.

Il tempo è quel limite temporale che ci obbliga alla scelta, anche del libro che vogliamo leggere e la musica da ascoltare.

La premessa è per sgombrare il campo dal voler apparire competenti anche dove non lo siamo, recuperare quello spazio  sacro del "non lo so", - e spesso neanche mi interessa.
Ma se non mi piace avere competenze nel saper cucinare, posso voler mangiare.
E se voglio mangiare bene, devo lasciar fare ad altri.

Vista così, ti senti in imbarazzo perché non sai la cucina cos'è?
Stessa cosa con il marketing, potrebbe essere, anzi sicuramente lo è, qualcosa che tu usi già,
anche se non sai cos'è e come si fa.

Quando arriva il momento di dovertene servire, qualche piccolissima idea e suggerimento potrebbe servirti.
proprio come col cibo.

Puoi mangiare di tutto, in piedi o seduto, per strada o al ristorante, a casa, o sul divano.
Ogni scelta comunica te, il tuo bisogno, il tuo tempo, il tuo interesse, il tuo stile.

Quella idea di cibo per te o di nutrimento per te, o di valore, e di tutte queste cose insieme, le comunichi fuori e dentro di te.
Consapevole o no.

Quando pensi  la sostanza sia più importante della forma, chiediti se e dove mangeresti in piatti sporchi e senza forchette e tovagliolo.

La forma è un aiuto per l'istinto: bello/brutto, mi serve/non mi serve, voglio provare/giammai, troppo caro per me /troppo dozzinale per me, troppo freddo, troppo distante, troppo volgare.
Troppo tanto o troppo poco.


Una forma include una sostanza, veicola un messaggio, un come ed un perché, un quando e a chi, un cosa puoi trovare e che stile/qualità e finanche prezzo puoi aspettarti.

Quando mi dicono: dobbiamo diffondere la cultura del ...
quella cultura passa anche dalla confezione che gli diamo, nonostante tentiamo di dire che non serve a niente, riusciamo a bere da un bicchiere e mangiare con un cucchiaio.
Senza potremo farlo lo stesso, ma con meno praticità, velocità, con gesti necessariamente altri.

Quindi anche se non abbiamo tempo, e lo rinviamo all'ultimo, quando un evento sta per partire e bisogna inviare inviti, locandine e brochure, serve forma e sostanza, contenuto e contenitore adeguati.

Il grafico può essere bravissimo, può consigliarti, ma non è compito suo preparare i contenuti.
Lui prepara le posate per servire adeguatamente il cibo che offri.






Tu che devi  aver chiaro cos'è il beneficio che offri, a chi, perché dovrebbe scegliere te, facilitare la scelta del cliente, anche se a volte vuol dire facilitargli di andare altrove, perché non rispondi alle sue esigenze.

Vuol dire avere chiaro nella tua mente dove stai andando, a chi ti rivolgi, cosa vuoi raggiungere, il tuo obiettivo nel contattare, comunicare col potenziale cliente, che può conseguire quale obiettivo lavorando con te.

Perciò, anche se ti spaventa, e pensi di non aver tempo, respira.
Prima di delegare, devi saper raccontare, sistematizzare, preparare una sostanza a cui trovare una forma per esaltarne le doti.


Un consulente di marketing e comunicazione  può aiutarti a porti le domande giuste, per recuperare queste informazioni che sai, ma proprio perché le hai sempre sapute, a volte ti paiono scontate, ripetute mille e cento volte ancora.
Come le tue qualità, diventano trasparenti, e non sapresti raccontarle, riassumerle, o elencarle.

Un discorso, un biglietto, un inserzione, una campagna, una lezione, un evento, una festa.

Scrivi, componi, leggi ad alta voce, cambia punto di vista.
Si capisce?
Cosa si capisce?
E' quello che voglio dire?
Tradurre in parole qualcosa che si sta ancora delineando, immagina.

Dedica del tempo a costruire immagini che parlano di te e di ciò che fai e poi trova una descrizione in parole.
Nota cosa c'è e cosa manca, cosa potrebbe voler sapere chi ti sta di fronte e chi è.

Nota cosa abbonda, cosa hai detto sempre uguale, e chiediti se funziona ancora.

Poi ricombina e utilizza il tuo tempo per un contenuto che nella forma ti somiglia e ti migliora.
O almeno non ti peggiora.

Non oscura punti fondamentali, non ripete ovvietà che offrono tutti.
Non copia quelli di un altro, altrimenti tu non sei tu, ma è lui. che non lasci libero di essere diverso, perché copi il suo ragionamento che non hai saputo/voluto far tu.

Se ci assomigliamo tutti, il lavoro comincia di nuovo, ammesso che qualcuno non noti che hai copiaincollato e la tua professionalità diventa molto dubbia.


Ognuna delle foto in questo articolo ritrae lo stesso identico gruppo di oggetti.

La funzione d'uso è la stessa, l'immagine è diversa, l'emozione che suscita è diversa, lo stile è diverso.

Ci sono infiniti modi di raccontarti, scegli quello giusto per te, per avvicinarti a ciò che ti piace e alle persone a cui piacerai.

(se vuoi fare un po' di pratica insieme, in un ambiente piacevole, creativo e non competitivo, il 14 Novembre ti aspetto in Umbria)


























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