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Illusioni delusioni proiezioni

Vedere le cose per quelle che sono realmente.
Le persone, gli spazi, le opportunità, le distanze.
Preparare gli sforzi ed i balzi in avanti.
Accorgersi che le cose erano diverse da quelle che ci eravamo immaginati.

Un percorso di crescita personale lo vedo così.

Come una possibilità di vedere meglio e prima, di scoprire nuovi punti di vista e modi per scegliere dove andare, come farlo, con quali strumenti.


Aprire i sensi alle informazioni, e farne buon uso.
Consapevolezza, nuove prospettive ed angolazioni.

Questo video si intitola " An impossible made possible".
Un impossibile reso possibile.

Rendere possibili i desideri più veri, realizzare i propri talenti, what we're meant to be.

Chiarire come arrivare dove vogliamo andare.






Qui sotto come ci sono arrivati loro, i creatori del video Honda CR-V.


Continua...

I nemici della creatività

E' sempre un grande piacere per me condurre classi e laboratori di marketing teorico ed applicato alla persona.
Sono sempre nuove e sorprendenti, in più questa volta in lingua inglese con provenienze disparate.

Perciò è stato davvero emozionante vedere lavorare e creare, poi presentare i propri lavori - e con essi se stessi- persone e storie diversissime tutte allo stesso tavolo, e poi ascoltarsi rapite.

Domande, proposte di miglioramenti e cambiamenti, perché lo hai detto così e non così invece.
Un grande arricchimento, in un atmosfera di concentrazione e fermento, entusiasmo e racconti convincenti.

Ognuno con la sua motivazione, scelte, che riflettevano con efficacia la persona, ne illuminavano potenzialità e già evidenti competenze.

Conservo sempre almeno le foto dei lavori, non sempre ricordo i racconti, e spesso me ne dispiace perché alcuni sono bellissimi, e se fosse stato un colloquio di lavoro avrei avuto sicuramente ampia scelta di persone da volere assumere.


Vorrei ricordare le parole di Bertha ad esempio, che ha presentato un idea di vita a due corsie, dove vai avanti per la tua strada rispettando quella degli altri.

Sono rimasta incantata dalla ricchezza della sua strada percorsa fino ad oggi, della sua determinazione ed etica.


Ascoltare le parole aggiunge sempre tantissimo ai lavori,  ma nonostante mi piacerebbe ricordare le presentazioni di molti miei allievi, dalla Sapienza in poi, restano solo piccoli dettagli e tanto affetto, per quei momenti così intensi e condivisi, per quelle idee e desideri che in alcuni casi ho avuto la fortuna di rincontrare dopo anni e sapere se e come si fossero avverati.



Di alcuni laboratori - magari quelli con taglio prettamente di crescita personale- a volte non pubblico neanche i lavori, per quel senso di intimità e di magia, di rispetto per le emozioni e le condivisioni, della persona che c'è dietro a quel lavoro, al suo significato.


Perciò conoscendo il processo, il quanto ognuno si mette in gioco e scopre e si scopre, di quanto nel tempo le persone ricordano e mi restituiscono, sono onestamente protettiva.

Non so se è la parola giusta, ma non sopporto chi da fuori senza saperne nulla, com'è andata, qual'era l'obiettivo, quale il processo, quale il contesto,  quali strumenti, critichi, nel caldo delle sue pantofole.





Solo che, per scherzo o non per scherzo, non è la prima volta che un amico, un marito o una moglie al ritorno di un laboratorio, senza ascoltare cos'è e cosa rappresenta, si affretti a fare la sua personalissima e faticosa critica: sembra il lavoro di un bambino che le ha buttato su un foglio in modo casuale.

Non c'è nulla di casuale, di improvvisato e di senza senso nel lavoro che è stato criticato.

Perché criticare ciò che non si conosce? perché sminuire, svalutare, distruggere momenti e significati?

Quante persone hanno lasciato e smesso di fare ciò che gli piaceva fare per queste critiche facili e odiose.


Come sempre è tanto più  facile distruggere che creare.

"L'uomo che non può creare vuole distruggere" Erich Fromm 


O magari è invidia? 

 Renoir è un ragazzo senza alcun talento. Ditegli, per favore, di smettere di dipingere.
 Edouard Manet




Continua...

Alla ricerca della creatività
Le fasi del processo creativo

Creare partendo da cosa?
Cosa succede quando ci mettiamo alla ricerca di una idea creativa?
Quando dobbiamo produrre sotto scadenza o per esigenza, nostra o di un committente?

Siamo tutti creativi in qualche aspetto della nostra vita e siamo tutti nella necessità di riscoprire le fila del processo creativo, di poterlo ricostruire e dunque riprodurlo a nostro vantaggio, richiesta, necessità.

Sia un nuovo prodotto da lanciare, un articolo da scrivere, una presentazione, un idea per il lavoro o per la vita personale.

Creare intesa come capacità di risolvere problemi, produrre soluzioni, immaginare alternative.
Poter scegliere sentendosi abili. Di cambiare, approntare modifiche e miglioramento, introdurre e sviluppare novità necessarie.

La domanda è: come posso fare a....

Lì la mente comincia, si incarta, si incanta, si ferma e rallenta, accelera e complica, semplifica, distrugge prima ancora di far crescere.
Seguire un modello, o sapere che c'è, scoprire come funzioniamo può aiutarci a ripetere ciò che è utile per noi, a fidarci quando sembra ancora di essere in un tunnel buio.

Comprendere quando si sta perdendo tempo e quando invece si sta semplicemente navigando nel processo.

Personalmente ritengo utilissimi  i 6 cappelli per pensare di De Bono, le stanze di Walt Disney, o ancora la meravigliosa  matrice tempo/creatività di Teresa Amabile perché avere più modelli di riferimento può aiutare proprio a scoprire i propri blocchi e come superarli, a riconoscere dove siamo e quanto manca per l'uscita dal tunnel di cui sopra.


Uno dei modelli più usati è per fasi successive di Graham Wallas e Richard Smith, del 1926 in "The art of thought", L'arte del pensiero. Lo descrivo con parole mie.


 - Preparazione
Raccolta dei materiali e di informazioni.
E' una fase che personalmente ritengo fondamentale, di creazione di motivazione ed entusiasmo, rinforzo, di stimolazione e formativa.
Cosa esiste già, le storie finanche di chi ha proposto quella cosa, ricostruire il percorso, standogli accanto.

E' la fase in cui per esempio mi immergo nella natura, o in una mostra d'arte, vago nei luoghi col naso in su, mi sottopongo volontariamente a una cosa che chiamo "doccia immaginale".
Un eccesso di stimoli (per me), che deve necessariamente confluire in qualcosa di nuovo, di mio, concretizzarsi, essere ritradotto ancora, interpretato e digerito.
Scopro, dopo aver intuitivamente creato ed utilizzato ripetutamente questo schema che funziona per me, che alcuni modelli di processo creativo strutturato, chiamano questa fase proprio "immersione".


-Incubazione
Proprio come in un incubatrice che lascia crescere, o come in un incubo che mischia le carte e ne crea un ordine nuovo e incerto, in apparenza incomprensibile a cui vai dietro, incuriosito.
Sembra non esserci una logica, eppure mi inoltro nel bosco, intrigo di connessioni ancora scomposte e rigogliose.
Vago, apparentemente senza meta e direzione.
Viene definito come processo inconscio di ricombinazione di elementi di pensiero precedentemente stimolati dal lavoro conscio.

-Illuminazione
O insight. Un attimo di scintilla, improvvisa, rapida, spesso diversa ed inaspettata, sconosciuta rispetto a tutta la strada che si è percorsa fino a qui.
Si avverte nel corpo, è un guizzo ed un emozione. Può accadere sotto la doccia, mentre si è ai fornelli, nel traffico, insomma facendo totalmente altro, ma i pezzi si incastrano e d'incanto ecco la soluzione. Dipingendo a me accade ad esempio mentre stendo il fondo, inizio con le mani ad aggiungere colore e accarezzarlo, farlo scivolare tra le dita e la tela.

Piano come una carezza, veloce come un urgenza, come una melodia che canta in mente e cambia i tempi: adagio, andante moderato, mosso, allegro, allegrissimo, vivacissimo, allargando, calando, stringendo, ritardando. Doppio movimento.


- Verifica
Può andare? Qual'è il quadro che si compone? L'intervento che vine messo a punto formalizzato, ultimato, realizzato.
Sottoposto a interrogativi, si regge in piedi, ha senso, ha cuore, ha forma, ha utilità.
Domande a seconda di ciò che ovviamente stiamo componendo, a seconda dell'obiettivo di partenza, della domanda che ci ha portato a addentrarci nello sviluppo e nel bagno creativo.




 Illustrazioni di Camilla D'Errico






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Guardiamoci allo specchio




Leggo libri di storie che non ho vissuto, testimonianze di mondi immaginati e raccontati.
La memoria di ciò che è stato, che si è compiuto, accaduto.

La lettura e la scrittura testimoniano, da una parte e dall'altra, di chi racconta e di chi legge, una storia e passato che sembra ignorato, nulla è stato appreso, neanche da dolore e guerre.

Una storia collettiva o una interiore, entrambe intrecciate, sfondo e figura.
Pensieri futili e ricorrenti, ossessioni che avvelenano i giorni.

E se la pagina scritta richiede tempo, le immagini  arrivano e si offrono rapide ad un immediata lettura.



Così interpreto a modo mio le foto di Tom Hussey, che nel  pregevole progetto ed intento dell'autore testimoniano le storie di pazienti con Alzheimer.


Io ci vedo quello che accade ogni giorno, o forse non proprio tutti, ma uno all'improvviso in cui ti guardi allo specchio e vedi ancora quello di un tempo.

La faccia di te prima, liscia senza segni e rughe, ignorata e data per scontata anch'essa.
Criticata e lasciata criticare nel confronto e nel non è abbastanza.


Ignorata nelle corse di tutti i giorni, e ritrovata riflessa come un rincontro imprevisto, dopo esservi persi di vista.



Ci siamo preoccupati di tanto e tanti e nel farlo ci siamo persi noi.



Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d’amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi. Colpa della memoria, che congela e scongela  in automatico rallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati.

Diego De Silva, Non avevo capito niente, pagina 85



Queste foto mi ricordano anche questa...
Tempo verrà saluterai te stesso arrivato alla tua porta,
nel tuo proprio specchio,
e ognun sorriderà al benvenuto dell'altro

 Sempre l'arte ci offre un ulteriore possibilità di incontro con noi stessi, semplicemente nell'ascolto






Allora guardiamoci di più senza perderci di vista, smettiamo di ignorare quello che ci accade dentro, le cattiverie degli altri e le nostre. lasciamo i pesi inutili e i graffi che bruciano, gli schiaffi e le ferite.
Guardiamoci allo specchio con gratitudine e amore, affetto e fiducia.
Di cosa hai bisogno oggi? Guarda i tuoi occhi e ascoltali.


(Per recuperare il contatto con te, tuoi bisogni, obiettivi puoi anche scegliere un percorso di counseling o un laboratorio esperienziale creativo. Scrivimi per informazioni)






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Il vantaggio dei secondi

In una cultura ed in un mercato dove la spinta è essere primi, farsi notare, conoscere, innovare, esserci,
riscopro la fatica di anni di lavoro.

Una definizione, ignorata ai tempi dell'università quando in testi grandi affacciati su un mondo ancora sconosciuto nella pratica, mi era sembrata una etichetta tra tante, da sapere, immagazzinare e dimenticare dopo l'esame.

Invece preparando una lezione è tornata a galla, e l'ho riconosciuta così personale, così vissuta sulla mia pelle.

Si chiama " Second mover advantage" ovvero il vantaggio di chi si muove per secondo, dopo che ha guardato, spiato in silenzio dove e cosa hai fatto tu, copiando di conseguenza.

Il testo di Kotler la definisce così:
"occurs when a market follower observes what has made the leader successful and improves on it."
L'immagine la definisce meglio, la rappresenta e la rende ridicola, quella corsa faticosa, quella preparazione prima ancora della corsa.
Poi c'è chi resta in poltrona, e si fa tirare.
Magari senza la stessa preparazione, emotiva e professionale.
Senza magari.

Mi hanno detto tante volte di non preoccuparmi, che chi viene copiato è il leader, che è una spinta a continuare ad evolversi e fare nuove cose.
Resta però la sorpresa, il tradimento di chi pensavi stesse apprendendo una modalità per divenire creativo a sua volta, per scoprire il suo personale contributo, il suo segno, la sua particolarità, ed invece ripropone solo la mia, ma con la firma sua.

L'immettersi dentro, dopo, come in un bagno già preparato da altri, a godersi semplicemente il calore dell'acqua e di chi ringrazia e inneggia al loro estro creativo che è invece il mio.

Il leader è costretto a rinnovarsi ancora, e cambiare, rinunciare a ciò che ha inventato (come testimonia pure Claudio Belotti), perché l'utente lamenta di trovarsi poi in un mare di uguali.

Il leader può restare fermo a sua volta, troveranno altri da cui copiare ancora, interi libri magari, senza il nome dell'autore, così facendola passare come una "semplice" omissione.

Chissà dentro cosa resta, come si ammacca l'autostima di questa gente, che sa di prendere senza creare, a meno di non ingannare anche se stessi.
Poi c'è chi sceglie di sedersi comodo a guardare, non di venire ai laboratori o ai corsi e mettersi in gioco, sporcarsi le mani, sperimentare in prima persona, con le proprie capacità ed incertezze, con le proprie idee, ad ampliare le proprie competenze emotive, relazionali e professionali, ma restare davvero seduto in poltrona davanti allo schermo del pc e poi rifare.



“Se progetti deliberatamente di essere meno di quello che sei capace di essere, allora ti avviso che sarai infelice per il resto della tua vita.” Abraham Maslow


Resta un immagine a farmi riflettere, su quel sudore e quel cartello col numero uno sulla schiena, la parte di te che lasci agli altri:

"La schiena è la parte che non puoi vederti, quella che lasci agli altri. Sulla schiena pesano i pensieri, le spalle che hai voltato quando hai deciso di andare." M. Mazzantini


Sto decidendo, in effetti.





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Cosa succede con e senza creatività


Il timore reverenziale di riprodurre le forme, la morbidezza, la sensualità e il bianco candore, l'incontro descritto da Bernini nel Ratto di Proserpina.
(il tentativo di disegno qui accanto è mio.)


Chiedere in fondo ad ogni linea cercata scusa Maestro se provo ad imparare sulle tue opere così quiete ed inquietanti, tanto magnifiche ed irraggiungibili.


La creatività è una scelta educativa ed evolutiva.
Apprendere la frustrazione, comprendere il tempo di una linea, accettare il limite, il fallimento, procedere per passi piccoli ed impercettibili, gettare tutto perché ai grandi non ci si riesce ad avvicinare.

Esporsi al proprio giudizio impietoso, al voler lasciar tutto od inseguire quel desiderio che è stato sempre lì, fino a quando comprendi che puoi lasciarlo andare per sempre o sei proprio tu che devi lavorare per farlo diventare reale.

Mostrarsi fallibili per ciò che si sa, ma coraggiosi di continuare ad esplorare, perché solo chi non prova non sbaglia.

Essere aperti alla creatività e disponibili ad apprendere, sperimentarsi strumenti di creazione è un esperienza intensa e continua di misurazioni e conquiste, abbandoni e scoperte.

E' un intenso addestramento di perseveranza davanti a ostacoli, mossi dalla fiducia in sé, accompagnati dalla paura di fallire, non piacere, sprecare, perdere tempo e risorse.
Dal perfezionismo, tra non si fa così e così si è sempre fatto, chi sei tu e che ci provi a fare.

Non c'è bisogno di conoscere le teorie e le ricerche per scoprire i benefici della creatività.
Freud, e poi Jung e poi dopo ancora Maslow che mette la creatività proprio in cima alla scala di realizzazione dei bisogni, che se ci arrivi resti sano, sennò ti ammali di poca bellezza e di tristezza e dolore.

Secondo Fromm la creatività consente alle persone di riconoscere se stessi e trovare un posto nel mondo.
Che ambizione e meravigliosa aspettativa.

E' altissimo, insostenibile il prezzo di colui che non sperimenta la creatività.
Di chi non comprende il tempo, il lavoro, il valore all'arte, alla storia e al bello, restando in ammirazione silenziosa e rispettosa del genio.

Il prezzo di non saper creare è distruggere.
Se stesso e gli altri.


"L'uomo che non può creare vuole distruggere" Erich Fromm



Per approfondimenti sulle conseguenze dell'inibizione e blocco della creatività umana:
Aggressività, vandalismo e violenza diretta verso oggetti animali e persone;  verso se stessi, ansia, depressione, crisi di panico, fobie varie, disagio esistenziale, insicurezza, dipendenza psicologica, conformismo, isolamento, indifferenza, intolleranza, difficoltà nella comunicazione, ecc.,  vedi il libro  " Libera la tua creatività. Come vincere blocchi e inibizioni e sviluppare il proprio potenziale" di Vittorio Cei , psichiatra e psicoterapeuta.



Nel 1627 papa Urbano VIII incaricò Pietro Bernini, che già lavorava all’ampliamento dell’acquedotto, di realizzare una fontana nella piazza sottostante la chiesa della Trinità dei Monti che allora, in mancanza della scalinata, sorgeva sul bordo di una scarpata. L'opera fu completata nel 1629, e il Bernini fu aiutato anche dal figlio Gian Lorenzo, che probabilmente la completò alla morte del padre. La sua realizzazione comportò il superamento di alcune difficoltà tecniche, dovute alla perdurante bassa pressione dell'acquedotto dell'Acqua Vergine in quel particolare luogo, che non permetteva la creazione di zampilli o cascatelle. Il Bernini tuttavia risolse l'inconveniente ideando la fontana a forma di barca semi sommersa in una vasca ovale posta leggermente al di sotto del piano stradale, con prua e poppa, di forma identica, molto rialzate rispetto ai bordi laterali più bassi, appena sopra il livello del bacino. Al centro della barca un corto balaustro sorregge una piccola vasca oblunga, più bassa delle estremità di poppa e prua, dalla quale fuoriesce uno zampillo d’acqua che, riempita la vasca, cade all'interno della barca per tracimare poi, dai bordi laterali bassi e svasati, nel bacino sottostante. L’acqua sgorga da altri sei punti (tre a poppa e tre a prua): due sculture a forma di sole con volto umano, che gettano acqua verso altrettante conche all’interno dell’imbarcazione, e quattro fori circolari (due per parte) rivolti verso l’esterno, simili a bocche di cannone. Completano le decorazioni  due stemmi pontifici, con la tiara e le api simbolo araldico della famiglia del pontefice (i Barberini), alle estremità esterne della barca, tra le due bocche di cannone. Era la prima volta che una fontana veniva concepita interamente come un’opera scultorea, allontanandosi dai canoni della classica vasca dalle forme geometriche. Secondo una versione popolare, la sua forma potrebbe essere stata ispirata dalla presenza sulla piazza di una barca in secca, portata dalla piena del Tevere del 1598 (nel cui ricordo il papa potrebbe aver commissionato l’opera), ma si è anche avanzata l’ipotesi che quel luogo fosse anticamente utilizzato come piccola naumachia. In entrambi i casi il nome “barcaccia” richiama una vecchia imbarcazione prossima all'affondamento. Più verosimilmente, era chiamata “barcaccia” quel tipo di imbarcazione che, nell'antica Roma, veniva usata per il trasporto fluviale di botti di vino, e che, molto simile all'opera berniniana, aveva appunto le fiancate particolarmente basse per facilitare l’imbarco e lo sbarco delle botti stesse.



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La fiducia creativa migliora la vita

La creatività aiuta il senso di autoefficacia, a costruire fiducia in sè, aiuta nella resilienza di fronte a fallimenti, la creatività rende migliora la vita di chi si pensava "non creativo" e costruisce qualcosa di migliorativo per la vita di molti altri.

Puoi ascoltarlo nelle parole di David Kelley,  i cui contributi più duraturi sono una metodologia e cultura dell'innovazione incentrata sull'uomo:

“It would be really great if you didn’t let people divide the world into the creatives and the non-creatives, like it’s some God-given thing, and to have people realize that they’re naturally creative,” Kelley said. “And those natural people should let their ideas fly.”


Sarebbe bello se voi non lasciaste le persone dividere il mondo in creative e non creative, come se fosse qualcosa data da Dio, e lasciare che le persone si rendano conto di essere naturalmente creative, e che queste persone dovrebbero lasciare volare le loro idee.

Un intervento profondamente commovente per me, perché parla di un incontro con lo psicologo Bandura, di come abbia associato le paure e le fobie, alla paura di sbagliare, di essere giudicati e dunque a lasciare per sempre la possibilità di sperimentare la propria creatività.
Racconta un esempio profondamente toccante di come si è arrivati all'invenzione di una Tac per bambini, che ha trasformato un esperienza traumatica in un avventura, facendo diminuire il numero di bambini che richiedevano di essere anestetizzati per la procedura dal 70% al 10%.

Dunque la creatività non è un inutile passatempo, ma un modo anche molto pratico di migliorare la vita di chi si autorizza ad essere creativo, a riscoprire la propria creatività intesa anche come capacità di risolvere problemi e di creare utilità per la comunità.

Una missione di vita, quella di David Kelly ridefinita in un momento di assoluta difficoltà, in cui si è chiesto: ok, se sopravvivo a questo, what was my calling?
Qual'era la mia chiamata?
E la sua risposta, a cui ha poi dato seguito negli anni a venire è stata:
Aiutare le persone a ri-guadagnare la loro "fiducia creativa", perché potessero produrre tante idee, e davanti a tante idee, avere  più scelta e più decisioni migliori.
Il senso di autoefficacia che deriva dal ritrovare la propria creatività ha un effetto di grande forza.





David Kelley fondatore di Ideo, ha guidato la creazione l'istituto di design a Stanford, il Hasso Plattner Institute of Design, lui stesso creatore di molte icone della generazione digitale, come ad esempio Apple,

 IDEO (pronounced “eye-dee-oh”) is an award-winning global design firm that takes a human-centered, design-based approach to helping organizations in the public and private sectors innovate and grow. We identify new ways to serve and support people by uncovering latent needs, behaviors, and desires. We envision new companies and brands, and we design the products, services, spaces, and interactive experiences that bring them to life.
 We help organizations build creative culture and the internal systems required to sustain innovation and launch new ventures.
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Saper Vedere come capacità di problem solving

Distrazioni e convinzioni autolimitanti su noi stessi sono occhiali deformanti per il nostro modo di vedere il mondo.
Le informazioni sono lì disponibili per tutti ma solo alcuni sanno vederle e trasformarle per creare qualcosa di nuovo, una risposta, un miglioramento.
Una soluzione ad un problema.

Quando le persone affermano di non essere creative, dicono assolutamente una grande bugia, magari anche a se stessi.

La creatività per Einstein è l'intelligenza che si diverte, è un modo di vedere un  ostacolo e superarlo in modi nuovi inconsueti, rapidi, divertenti.

Chi si rifiuta di essere creativo punta al problema, si siede intorno a quell'ostacolo, magari incolpa il docente, la scuola, il capo, il cliente, la società di avercelo messo ma non fa nulla di creativo, propositivo, attivo, proattivo, per andare oltre l'ostacolo.

Come se in alcune persone fosse più soddisfacente additare colpe che non sentirsi soddisfatti di trovare e mettere in pratica una soluzione, più rapida a volte del lamentarsi.

Think about it.
Pensateci.
Molte persone frequentano corsi per apprendere contenuti, ma non comprendono di dover prendere parte attiva al processo, che competenze creative, di collaborazione, di desiderio di vedere l'opportunità sono altrettanto o anche più necessarie del sapere.
Ovvero il saper essere.



In questo video (solo in inglese) il processo creativo incoraggia a prestare attenzione, un attenzione che coinvolge i sensi,
la soluzione creativa viene trovata in una condivisione di storytelling, strumento di cui ho già parlato in questo blog, da cui nasce un nuovo modo di comunicare.





La mia prossima sfida sarà insegnare creatività inventando esperienziali che possano essere fruiti allo stesso tempo da chi è in aula e a distanza.
Ho solo una settimana per farlo, il mio processo creativo inizia.
Stay tuned.

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Ne uccide più la lingua

Mondo competitivo, rapido ed in rapido cambiamento.
Cosa possiamo fare noi?

Migliorarci sempre, apprezzare quello che c'è ed essere comunque aperti a vedere ciò che potrebbe impedire, rallentare o vanificare le qualità e l'impegno.

Se ci confrontiamo in un ambito internazionale, cominciamo dal parlare con dignità, padronanza, eleganza, scioltezza l'inglese.

Non possiamo lamentarci di non essere compresi, siamo noi che dobbiamo sforzarci a farci comprendere.


Se vogliamo competere, far passare la nostra competenza, preparazione ed anche le capacità personali, è nostro compito saperle veicolare.
Saperci esprimere con proprietà di linguaggio, saper scegliere i termini giusti, saper pronunciare correttamente.



Ci sono competenze che si possono fingere, o nascondere, altre che sono lì esposte al pubblico ludibrio.
Se il nostro inglese fa ridere, facciamo ridere noi.





Esercitarci ogni giorno si può, abbiamo tutti la possibilità di migliorare semplicemente usando le risorse disponibili e gratuite.
Basta superare la pigrizia.

Se la sera non vedi l'ora di stravaccarti sul divano e vedere un film, fallo aggiungendo i sottotitoli in inglese,
poi dopo un mese, o quanto sei pronto, passa ai sottotitoli in italiano e l'audio in inglese, così ti eserciti comodamente, ma con persistenza e continuità.

Semplice ed efficace.
Do it.
(because italian not always knows it better)





(La colpa è sempre delle mamme)

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I paesaggi dell'anima

“La vostra anima è un paesaggio squisito.” Paul Verlaine

Che tempo fa dentro di te?
Quale paesaggio incontri quando entri in contatto con te stesso.
Quale paesaggio offri all'amico, al partner, all'appena conosciuto.

I paesaggi dell'anima, questo è il titolo del prossimo laboratorio creativo, vuole essere un momento per ricentrarsi, per ritrovare se, per smettere di correre, rincorrere, dirsi come dovrebbe essere invece e vedere ciò che c'è.
Colorare, con i colori che incontriamo, modificare, creare virgole, punti, linee e nuovi orizzonti.

Perché non c'è sempre il sole e non piove tutto l'anno, ma a volte la terra è arida ed ha bisogno di nutrimento.
A volte il cielo è oscurato, a volte è notte, e poi risorgerà il sole.

Come fuori, così dentro.
Un percorso di scoperta, accettazione e possibili cambiamenti.
Dove non hai bisogno di saper fare, ma sentire, vedere, e mettere su carta, coprire e scoprire i colori.

Il prossimo 31 Gennaio.
Fai fluire il colore nella tua vita e tra le dita.

Scarica qui la locandina. (clicca su download)




Ho iniziato a dipingere per necessità.
A spasso tra musei e nuovi profili di una città che tutti amano e invidiano, ma viverci dentro è un altra storia.
Parlare un altra lingua è come vestirsi, ritrovarsi in una nuova identità.
A volte le parole non arrivano, a volte si confondono, a volte non sono quelle giuste.
La pittura è stata la mia voce, e negli anni ho arricchito attraverso (tanto) studio e (tanta) esperienza quel metodo così personale di trovare la quiete interiore e l'espressione.
Entrare in contatto con sensi, non giudicare,  lasciar emergere, cullarsi tra i verdi ed i blu, scoprirsi nuovi, riconoscersi come quelli di sempre, volersi bene, bastarsi eppure connettersi agli altri.

Ho condiviso le mie scoperte nei laboratori creativi, che in questi anni sono diventati scoperta e  nutrimento indispensabile per me e per i partecipanti, in moltissime aree della nostra vita.
Unisciti a noi, in uno spazio protetto per sperimentare la potenza creativa, ricreativa, e di crescita personale.
Ti aspetto,

Paola



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Date parole al dolore, o colore.



Date parole al dolore, o colore.

Attonita.
Le parole scivolano giù nel petto, ingoiate dall'impotenza e la violenza di cui siamo spettatori.
Alcuni criticano, giudicano, certo, come rinunciare ad un abitudine così radicata dentro da essere ormai invisibile.
Perché tutti devono dire la loro, perciò in questi giorni ho ascoltato senza parlare.

Ho ascoltato chi ha detto che in fondo hanno provocato e se la sono cercata,  la satira è esagerata e non deve toccare ciò che è sacro per altri.
Mi sfugge però il perché, con lo stesso metro di misura, la vita non sia sacra.


Ogni espressione disturba ed offende, pare un autorizzazione implicita per mettere a tacere l'altro, con minacce, punizioni e denunce.
chi sei tu per parlare
stai zitta tu che sei femmina
stai zitto tu che sei frocio
abbassa lo sguardo e copri la tua testa, per non indurre in tentazione.
non puoi parlare perché non puoi capire
non puoi esprimere dissenso sulla tua bacheca di facebook
non hai i titoli
sei un intellettuale, è reato di opinione
non puoi scrivere, 1000 frustate

Gli esempi continuano, se solo siamo disposti a volerli vedere.

non puoi guidare, se sei donna o sei omosessuale.
O volete dire che anche loro hanno esagerato e potevano essere un po' meno donne o un po' meno omosessuali.

Sono cresciuta in una città dove la parola d'ordine è silenzio, ma anche quello uccide.

Esprimersi il proprio dissenso si può, senza uccidere per questo, rispondendo con altre matite.
Ho letto questa frase bellissima " repondre par l'arte" rispondere con l'arte.
Lo sento molto, il mio angolo di rifugio è il colore, la mia ammirazione a chi sa disegnare, so bene il tempo che ci vuole per imparare, e costruire, mentre invece pochi istanti per distruggere.

Non sei Charlie, perché non condividi quell'aggressione della satira.
Ma davvero, senza far satira, pensi di essere al sicuro?

E' solo libertà di espressione, o piuttosto di esistere?


Il mio tributo di espressione (in alto) e con una raccolta di tante vignette #jesuischarlie
(per chi dice che non avremmo mai il coraggio di jesuischarlie, io non avrei avuto neanche quello di Falcone e Borsellino, ovvio.) Ma essere Charlie,

Je suis Charlie, je suis juif, je suis flic et je suis musulman 

(io sono charlie, sono ebreo, sono un poliziotto, sono un musulmano)  è essere testimone, come posso e per quella che sono, vuol dire rendersi conto che ognuno può essere un bersaglio, per qualunque pretesto. Anche senza provocare, anche senza cercarsela.
Vuol dire rendere omaggio a chi è caduto sotto quei colpi.
In una redazione, in un mercato, in un villaggio.


L'Arma (larme: lacrima) di pace
Lui ha disegnato per primo
(ill.ne di David Pope- Australia)


Prendetele vostre matite!
ehm,,,,non può essere pericoloso signore?

La sua arma? libertà di espressione

Ill.ne di Jean Jullien, Francia


Perché?
Fucile a pompa? Kalashnikov? Granata?


disegnare è vincere


Cos'è questa piccola arma che fa così tanto male?  
(ill. di  Satish Acharya - India)

Anima di creazione di massa
Guarda, più gli taglio la testa, più diventa appuntito

Io penso, dunque io non sono più

Oggi sono disegnatore disegnatore di stampa.
Oggi sono giornalista,
Oggi, io disegno per Charlie Hebdo

Si può- ancora- ridere di tutto?


Disegnare, per denunciare e non divenire un montone




















Continua...