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Il personal branding è un oltraggio?

Facile capire l'indignazione di molti davanti al definire, considerare, utilizzare il termine "branding" per le persone.

Già il marketing aziendale è troppo spesso, ingiustamente, confuso con le persone scorrette e manipolatrici, imbroglioni e venditori di fuffa.

C'è davvero bisogno di un etichetta così ignominiosa per le persone?

In realtà ogni volta che definiamo qualcuno bravo, competente, intelligente, furbo, scaltro, sfaticato, o volenteroso, corretto, generoso, lento, preciso, leader, gregario, indipendente, solista, giocatore di squadra, egoista, paranoico, solare, insicuro, eccessivo, aggressivo, timido stiamo parlando del modo in cui percepiamo una persona.

Stiamo, in un certo senso, parlando proprio di brand.

da un articolo di Carlota Zimmerman


Branding, for humans, is how we convince ourselves, and others, to help us create the opportunities we need to achieve our goals.
Il processo di branding, per le persone, è COME convincere NOI STESSI e gli altri, per aiutarci a creare le opportunità per raggiungere i nostri obiettivi.

Detto in parole più vicine al mio modo di vedere, è:
essere scelti, considerati adatti per svolgere il lavoro, per rispondere al bisogno dell'altra persona.
Impersonare la risposta migliore a quel bisogno, al punto da essere disposti a sostenerne il costo.
(Costo a fronte di un valore, del tempo, l'ideazione e/o l'erogazione di un servizio.
A proposito: senti di avere valore? )

La persona giusta, affidabile, accessibile, desiderabile, per il bisogno dell'altro.

Anche questa spiegazione so che non tranquillizza alcuni/e di voi, che non vogliono sentirsi il peso di essere scelti, non vogliono creare aspettative nella paura di disattenderle, non vogliono sentirsi etichettare, né distinguersi, né essere uguali. Fare per essere riconosciuti o riconoscibili.


Per questo motivo il processo di branding parte da NOI STESSI e non dall'altro.
Devo capire io per primo/a cosa sono e di ciò che sono cosa ne voglio fare, cosa voglio rendere condivisibile e spendibile, dunque in vendita.
O in affitto se vendere se stessi effettivamente è un verbo troppo onnicomprensivo deprecabile, e non desiderabile per alcuni.
O in prestito, come per i libri, o in visione, come un programma televisivo.


Prossimamente tre incontri esperienziali sul personal branding, Sabato Ottobre 11 e 25 - Novembre 8, ciascuno da 4 ore, per sperimentare, scoprire, scegliere consapevolmente cosa condividere.
Info


Continua...

Cosa dice la tua timeline di te

Pochi giorni fa un incontro (bellissimo) sullo storytelling nel personal branding.

Due ore per passare dalla testa al cuore, per condividere storie e riflettere, da dove passa la nostra immagine.
Quanto spesso, sempre, qualche volta.
La risposta è leggermente ansiogena, passa sempre.

Se sono scarmigliato, se accolgo gli ospiti in ciabatte, se mi trascino in pigiama, tra un lamento e un insulto, una rivendicazione.

Facebook in questo è tricky, un trabocchetto infido a volte.

Perché ti pare di essere in casa tua, ma sei in una piazza virtuale, gigante e che nulla dimentica.
Può ignorare a volte persone e cose meravigliose, ma amplificare lo sfogo di un momento, che tale doveva restare.

Facebook ha questo richiamo incredibile, di poter, secondo noi, far arrivare le cose che vorremmo dire in faccia ma non possiamo (o non sappiamo) fare.

Di buttare il sasso e nascondere la mano, di non entrare in collisione frontale con la tipa che ci ha soffiato il tipo, con il capo, con chi si inventa il suo cv e ti mette come referenza,  con la collega che ci ha copiato il post,  il corso e la locandina.
[Si lo so, parlo per esperienza. Ci sono passata sopra troppe volte, al furto e non fa niente che tanto lo posso di nuovo inventare, ma quando vedi chi ti ha preso il portafoglio, fa bene saper dire: altolà, posa qua.]

Il fatto è che tu ce l'hai con una, ma spari nel mucchio.
Le persone si stancano a sentirti ruminare e avercela sempre con qualcuno.
Una volta si, due volte ok, ma se è una costante, c'è qualcosa da fare FUORI da facebook.

(traduzione dell'immagine sopra, efficacissima ma non tanto nella traduzione: affronta i tuoi problemi - in inglese FACE, faccia - non FACEBOOK i problemi, rendendo verbo lo strumento).

Sono staaaanca.........!!!!!!!!!!
Ke KaKKA che 6!!!!!!!!!!
Ma ce l'anno con me????!!!!!!
( l'abbondanza dei punti esclamativi e sospensivi, l'uso delle K e delle mancate h)
Eccessi inutili compresi cuoricini e le faccine, teatralizzazioni.
Compreso chi sta sempre a mille, chi urla "buongiorno mondo" e poi non saluta chi conosce.

Eccessi che stanno atrofizzando le abilità espressive e relazionali.

Leggi la tua timeline nell'insieme. Che idea ti faresti se non fossi tu?


Serate in discoteca dove l'alcol è il tuo miglior amico, pantaloni abbassati, diti alzati etc, valzer di fidanzati, lamentele continue, infelicità e/o rabbia costante, etc.

Cerchi lavoro o vuoi cambiarlo? Hai un lavoro? Vomitare nella timeline può costringerti a lasciarlo leggi cosa è successo

Questa infonografica  aiuta a comprendere cosa evitare, ma anche il cervello potrebbe aiutare.
Lascia sbollire la rabbia, conta fino a 10, spegni il pc così tra spegnerlo e riaccenderlo avrai il tempo di riflettere.
Esci dalla porta di casa e inizia a fare le scale su e giù, che fa anche bene alla ciccia.
Cercare di vendicarsi sugli altri "meritevoli" può travolgere un sacco di cose e persone, incluso te.

Se il quadro che emerge è tutta una valle di lacrime, recriminazioni, vomiti post sbornia e relazionali, cerca un professionista, non continuare a buttare solo spazzatura nell'etere.




To Post or Not to Post Infographic


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10 possibilità per gestire la rabbia
Elenco semiserio


Incontriamo tante persone e siamo costretti al contatto da circostanze lavorative o semplicemente negli spostamenti in auto, bus e metro.
Persone inconsapevoli delle loro invasioni barbariche, siano fisiche, tattili, uditive, olfattive etc.

La rabbia scatta in automatico, ma è un macigno ingombrante che resta a noi gestire, cercando di non fare piazzate, scenate che hanno un effetto liberatorio forse al momento, ma con effetti pericolosi a seconda di dove siamo.

Ogni luogo e persona ha la sua soglia di pericolo.

Urlatori in spiaggia deserte, prepotenti ingiuriosi al volante, masticatori di chewingum ad un concerto di classica o in fila alle poste, proprio dentro l'orecchio tuo, e finanche tagliatori di unghie con tronchesi sui mezzi pubblici.

Persone che ci fanno perdere tempo ed energie con la loro apparente gentilezza, nei fatti tagliente aggressiva e  cafona.

Non c'è luogo dove la nostra pace interiore ed esteriore non sia messa a durissima prova.
Cosa fare?
Fight or Flight? Combattere o fuggire?
La risposta di lotta o fuga è una reazione fisiologica che si verifica in risposta a un evento percepito nocivo, ad un attacco, o una minaccia per la sopravvivenza descritta per la prima volta da Walter Bradford Cannon.

La rabbia è nostra, anche se la maleducazione è di un altro.
La rabbia resta a noi, la maleducazione a lui/lei.

Come gestirla e tornare Zen?

1. Meditare, la meditazione calma la mente e si rivela molto efficace soprattutto con quella rabbia che ci viene nel traffico. Ci vogliamo tutti più bene, e siamo più gentili.

2. Picchiare si, alzate la voce pure, ma a casa, su un bel cuscino o in palestra con un istruttore di kick boxing. Così la rabbia invece di farci male ed implodere dentro, risulta un incentivo in più per tornare in forma.

3. Contare per calmarsi giusto quei pochi secondi in cui il sangue re-inizia a circolare nel cervello, e siamo salvi da scatti fisici di rabbia.

4. Ridere. Se ti sembra troppo facile contare da 1 a dieci, scegli una moltiplicazione, come Massimo Troisi in Non ci resta che piangere "Ma nove per nove farà mai ottantuno?" così ti viene anche da ridere e la rabbia è sgonfiata.



Ognuno può trovare il suo modo, chi ha difficoltà con le moltiplicazioni in effetti potrebbe trovarsi concentrato perché, non lo so qual'è la percentuale, ma le tabelline c'era chi non le sapeva da piccolo, figuriamoci ora, dopo venti o trent'anni.

5. Fai appello al tuo intelletto e chiediti: vieni pagato litigare con tutti i fessi che incontri?
Cosa vuoi dimostrare, e a chi, perché ?
Porta via tempo e troppe energia.
Certo, ci sono persone che trovano erotico lo scontro e non se ne possono privare, come alcuni di noi con la Nutella o l'outlet ai saldi. Persone con il gusto strano di godere a litigare.
Desistere è un opportunità persa di provare piacere ecercare di recuperare quella forza e sicurezza, superiorità che, in fondo, non sentono di avere.

Il tuo caso potrebbe però essere proprio l'opposto,  se ti dai del fesso perché lasci stare troppo, sempre, in qualunque situazione anche quando ti prendono a calci reali e/o metaforici, quando sei diventato il signor Malaussène, di professione capro espiatorio ma senza retribuzione.

6. Altri validi motivi per evitare la discussione con un idiota, è che la sua è una competenza acquisita negli anni, per cui può essere anche fonte di ulteriore  frustrazione:

Mai discutere con un idiota, ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza. Oscar Wilde

7. Anche il silenzio è un opzione.
Ricorda che il silenzio a volte e' la migliore risposta. Dalai Lama

8. Dare ragione all'altro. La ragione se la prendono i fessi. Ovvero loro.
Rispondete "si, si, certo,capisco".
Capisco in effetti ha il pregio di avere la sua prosecuzione in testa vostra, dove il discorso può concludersi con un numero a scelta di variabili pressoché infinite
Capisco che sei una imbecille, idiota, cretino/a, cafone/a, arrampicatrice, frustrato/a, femmina, maschio. Insomma. Mica gli state dicendo cos'è che capite. A cosa state dicendo si.
Non a lei/lui, ma all'opinione che vi sta aiutando a delineare di lei/lui.

Può funzionare specie con quelle proprietarie di vocine melensamente acide, che mentre "Oh cara, che piacere"  vi stanno togliendo la sedia da sotto il sedere.

9. Attenzione al tono. Se ad un apparente gentilezza rispondi con astio, il tono avrebbe lo stesso identico effetto di urlare su quel faccino pezzotto (leggi: falso) una serie di improperi all'indirizzo dell'intera stirpe genitrice.
E questo non si può fare, specie se la serpe è una serpe lavorativa, non la possiamo gestire come in strada, con gente che non rivediamo più.

10. Se i punti precedenti non ti hanno fermato dall'intento di voler avere ragione del torti subiti, ci sarebbe la strada dell'assertività, da percorrere quando siamo interessati a mantenere la relazione ed in effetti convinti esista anche una sola possibilità che il confronto possa servire.

Se una cosa importante hai bisogno che ti venga spiegata, probabilmente non la capirai mai. Carofiglio


Per lo stesso motivo del sopracitato Carofiglio, non è  perseguibile  il " ti insegno io l'educazione" visto che qualcun altro avrebbe dovuto  farlo decenni prima  e non ci è riuscito o non  ha voluto.
Sarebbe uno spreco di energie, tempo, dialettica, cercare di educare chi alla ragione e all'educazione non lo è stato da piccolo/a.


Sei arrivato alla fine di questo elenco,  ti ha fatto sorridere, accigliare, se ti sei rivisto qui e lì, ti trovi spesso a rimuginare, il dialogo interiore ti distrugge e quello esteriore rischia di distruggere le relazioni, hai paura che un giorno vicino scoppierai e parlerai con la voce dell'esorcista,  puoi frequentare un laboratorio per la gestione della rabbia - o rivolgerti ad un professionista per parlarne e trasformarla.




Continua...

Professioni e depressione

mestieri strani- lo spolveratore di dinosauri
Professioni che abbiamo immaginato desiderabili e ben pagate nel nostro immaginario, si rivelano molto frustranti, incredibilmente complesse, difficili e richiedenti nella realtà.

Scelte fatte in un altro momento della nostra vita, in cui noi eravamo diversi, le premesse, la società, gli esempi e le attese fino a quel momento, tutto diverso.

Scelte costate anni di università e specializzazioni, investimenti economici e personali, famigliari si rivelano SBAGLIATE.

Professioni che pensavamo ci avrebbero reso felici, si rivelano incubi, giorno e notte a lavorare, sottopagati.
Senza poter costruire una famiglia o senza poterla vedere, curare, vederla crescere.

Tra queste la professione medica: i medici di sesso maschile hanno un tasso di suicidio del 70% superiore alle altre professioni, i medici di sesso femminile si suicidano con un tasso del 400% in più rispetto alle donne che fanno altri lavori.

Prendere atto dello sbaglio e cambiare, a quaranta, cinquanta anni.
La strada della depressione sembra infinitamente più realistica.
Ma che sia più percorribile non vuol dire non sia impervia, dolorosa e pericolosa.

Come sempre, chiedete aiuto.

Cominciate in ogni momento ad occuparvene, così a morsi, piccoli bocconi, quando il problema é piccolo, ma quel morsino all'autostima e alla speranza è continuo e costante.

Ognuno di noi combatte un conflitto interno, un rodimento continuo di tarli, piccole frasi acide, svalutazioni nostre e del mondo intorno (ricordate io non sono ok, tu non sei ok?).

Odiarsi per aver scelto un lavoro sbagliato, un uomo o una donna impossibili.
Aver sbagliato viene riletto come "sono sbagliato".

Pericolosa equivalenza. Scivolosa, appiccicaticcia.

Ci fa sentire in bilico e a disagio in ogni situazione, pronti a cadere mentre dovremmo sembrare persone sicure e forti.

Ognuno di noi, ogni giorno, compie una fatica immane senza quasi rendersene conto, e che consuma tante nostre energie.
Combatte.
Combatte non solo con l'affitto e le bollette, ma dentro di se.

Ridi troppo, ridi poco, sei grasso, sei magro, sei troppo buono, sei troppo cattivo.
Ti interessa troppo il sesso, ti interessa troppo poco, non hai veri amici, non hai coraggio, vuoi fare tutto di testa tua e poi sbagli, ti fidi delle persone sbagliate, credi troppo all'amore...
Continua tu la lista, mi sto stancando solo ad immaginare.

Questo ci succede, ci sfianchiamo da soli, con le frasi che ci rivolgiamo.

Ci facciamo la guerra con feroce accanimento, sempre allo stesso modo, spesso doloroso ed inutile.
Allora cambiamo modalità e creiamo le premesse per disprezzarci di meno ed apprezzarci di più.

Per caso è nato Mostrino, mio compagno da colpevolizzare di tutto ciò che non sopporto di me, la vocina da bambina napoletana, gli occhiali da miope, la postura tra il bullo e lo scartellato (gobbo).
Ho scoperto di imputargli colpe che non facevano male a nessuno, tranne che a me.
Leggere troppo, essere una NERD, una secchiona.
Mi da fastidio anche solo leggerla questa parola, ma fa parte di me, e ho voluto iniziare a farci amicizia, a farla parlare, sentire cosa aveva da dire a sua discolpa.

Il 27 Settembre vorrei invitarvi a fare un po' lo stesso percorso che ho fatto in questi mesi.
Scegliere insieme il vostro mostrino e farci i conti, in modo ludico, divertente, ma estremamente utile ed efficace.
Magari si potrebbe farci anche un po' pace.

Riscopriamo un nuovo dialogo interiore, riscriviamolo, scopriamo quanta ricchezza e potenza può nascondere il rifiutato, il combattuto, l'osteggiato.
Continua...

Personal branding nei social

Le persone mi chiedono, anzi il più delle volte mi contestano il fatto che si possa fare marketing di se stessi, che si finge, non è una cosa etica.

Fingere non è etico mai, quando è manipolazione, e questo è valido in qualsiasi ambito.

Ma chi sa poco di marketing tende a sovrapporlo con la finzione.

Se invece di vederla così, di partire all'attacco, prendessimo un pochino di distanza, anche da noi stessi e dalle immagini che mandiamo di noi, come un esperimento, come se guardassimo un programma in tv.
Come se ci vedessimo attraverso gli occhi di qualcun altro.


Cosa vedremmo?
Cosa sarebbe evidente?

Quale parola userebbero i tuoi colleghi, clienti,  ad esempio, per far capire che stanno parlando di te?
Al di là della tua funzione, del tuo ruolo ed, ovviamente del nome.


Quella parola potrebbe essere qualcosa di estremamente evidente per gli altri e che hai smesso di vedere, e dunque ti stai concentrando su tutt'altro, secondario.

Il tuo brand è ciò che le persone dicono di te quando non sei nella stanza. (Jeff Bezos, fondatore di Amazon)

Pensaci, è semplice in fondo, sicuro capita anche a te.
"La ragazza con gli orecchini giganti".
Che se ne frega la gente della grandezza degli orecchini?
E no, in una presentazione, che magari hai superaccuratamente preparato, saranno gli orecchini a attirare l'attenzione e a distrarre chi guarda.
Ascoltare le parole e il contenuto di ciò che dici richiederà uno sforzo aggiuntivo, richiederà smettere di guardare lo scintillio e il movimento, e rimettere il focus sulla tua presentazione.
Questo compito non è di chi guarda, ma proprio di chi presenta, di chi porge la comunicazione, che ricordo, ha solo un 7% di verbale.

Ed ancora:  quello che c'ha le cravatte sottili, sgargianti, improponibili, quello che viene coi sandali, che non alza i piedi da terra, quello che dorme sempre, quello che non saluta mai, quello che non si lava mai. Continua tu l'elenco.
Sono sicura che ti verranno in mente tante tante persone e soprannomi.

Per cosa SCEGLI di essere visibile?
Chiedere dei feedback, fare un passo indietro e creare quella distanza, potrebbe farci apprendere molto ed anche migliorare la nostra vita, oltre che i rapporti con gli altri.
Faccio un altro esempio, questa volta personale.

In azienda mi sono sempre molto impegnata a produrre risultati, innovare, coinvolgere etc.
Piccola di statura tra modelle, unica donna tra soli uomini, nera tra bionde, italiana tra americani.
Mi sono sempre sforzata di dare il massimo per superare differenze non modificabili: la mia altezza, la lingua, il sesso.

Un giorno mi arrivò un feedback di seconda mano, ovvero il CEO l'aveva riferito al mio capo.
Una secchiata d'acqua stile ice bucket challenge fu l'effetto.
In un contesto come quello americano la mia produttività, i risultati, tutto veniva in secondo piano ad un semplicissimo gesto che io, nella mia concentrazione di fare tutto bene e tenere tutto sotto controllo, dimenticavo. SORRIDERE.

Un gesto che non mi costava niente, eppure era la mia carta di presentazione che mancavo di porgere e tutto il mio operato veniva visto di conseguenza, dopo quel mancato gesto.

Una lezione che non ho mai più dimenticato.
Certo, ovvio, c'è chi mi critica perché rido troppo.

Quello che voglio dire è: non pensate che fare marketing voglia dire diventare diversi da ciò che siamo.
Ma solo, si fa per dire, la possibilità di migliorare, noi e i rapporti con gli altri.

Perché le risposte degli altri cambiano, e per il quarto assioma di Watzlawick potresti vedere dei miglioramenti semplicemente a partire da ciò che invii tu nella comunicazione.

Così sui social pensaci. Pensaci a come vuoi entrare in relazione. Quali sono i tuoi gesti mancati?

Il tuo tono, la quantità di cose che condividi senza dare il tempo neanche di vedere, riempiendo la timeline degli altri tutta solo tu.
La velocità e il tipo di domande che fai in chat, senza attendere neanche risposta,  tipo mitraglietta, domande che non avresti neanche bisogno di fare, perché sono tutte nelle informazioni sulla bacheca di FB, ecco, respira.
Pensaci, non offenderti e soprattutto non offendere gli altri.
Prendi informazioni sulla persona a cui stai parlando e poi fai altre domande.

Non sembri così brillante a chiedere quello di cui puoi sapere leggendo la bacheca.

Sono le stesse raccomandazioni che faccio quando ci si presenta per un colloquio:
PRENDI INFORMAZIONI a CHI ti rivolgi?
Per essere interessante sii interessato.

Anche nei social, la comunicazione può essere inutile, efficace, polemica, ridondante, aggressiva, invadente, piacevole, rilassante. E' anche una tua scelta.

Il social è una piazza, ma non necessariamente devi andarci dimesso perché sei a casa tua.
Se non ti conosco, presentati.
Non pretendere senza offrire, e non parlo solo di persone che pretendono collaborazioni, lavori gratis.
Intendo usare quelle regole di convivenza che continuano esistere.

Anche se ti sembra di conoscere tutti e poter conoscere tutti,  e poter pretendere tutto, guarda il TUO profilo.
C'è una foto? Che foto è? Un pupazzo, un tramonto, il tuo selfie con sopracciglia da gabbiano e lingua fuori?
La tua foto in canottiera? Cosa offri a chi ti vede?

E' una tua scelta, e parla per te, specie su linkedin.

Se mi chiedi l'amicizia su tutti social che hai senza interagire mai, stai creando una collezione, non una relazione.
Stai creando fuffa.

Ci vuole poco ad essere scartati, ad un colloquio, o ancora prima quando mandi il cv.

Ci vuole pochissimo ad essere bloccati sui social, anche per chi non ti ha mai sentito parlare.

Il social è un opportunità, di creare, costruire, relazioni, condividere o  perdere il nostro tempo prezioso.
Puoi essere gradevole, o pensare di esserlo.

Il personal branding lo fai anche quando non lo sai.

Un ciclo di laboratori esperienziali sulla promozione personale. Ottobre 11 e 25 - Novembre 8 e 22, Roma

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Creare il proprio vocabolario di Personal Branding
Parlami di te


Sai rispondere con fluidità, autenticità ed efficacia alla domanda "Parlami di te"?

Una domanda semplice, su un tema che dovremmo conoscere bene, ma la realtà è che molti di noi non sanno cosa dire, da dove cominciare, tanto che la frase che più spesso ascolto è:
non mi so vendere.

In effetti già la scelta della frase è ansiogena.
Cosa dire, cosa nascondere, cosa voler vendere soprattutto dell'intero pacchetto che include la nostra interiorità, pensieri, emozioni, storia personale.

Riformulata così alcuni immagino sentiranno l'urgenza di volersi nascondere e non mettere proprio nulla in mostra e ancor meno in vendita; altri potranno iniziare a parlare confusamente e come un torrente in piena.

Come sempre il consiglio è: AUTENTICITA'.
Non si può mentire a lungo, non fa bene innanzitutto a voi.


Vendersi non è solo vendersi all'altro ma scegliere per se, la propria vita.
Non è compiacere l'altro e convincerlo di essere fatti per quella posizione, e neanche perseguire i sogni di altri.
Il PERSONAL BRANDING è scoprire il nostro sogno, le nostre personali qualità, preferenze, desideri, abilità.
Usarle.

Ma come definirsi? Con quali parole?

Come sei fatto, quale lavoro è per te e tu per quale lavoro sei fatto?
Quali sono le parole che ti descrivono con più accuratezza?

PARTIRE DA:
cosa ci piace, dai nostri talenti, da ciò che ci rende entusiasti, senza per questo sembrare esaltati.
Lasciare spazio anche al respiro, dosare le pause, notare il proprio ritmo cardiaco e di eloquio.
Lasciare spazio all'altro, specie quando è un incontro informale, un opportunità di conoscersi.

FARCI AIUTARE DA
Alcuni strumenti: oltre al Myers-Briggs- MBTI, trovo molto utile  il feedback del  metodo Birkman, per identificare le passioni, i comportamenti, motivazioni ed interessi.

On line un test semplificato gratuito, in inglese.
125 preferenze  su come vediamo gli altri, e  altrettante su come vediamo noi stessi.

La parte che mi ha intrigato ancora di più è stata quella finale, in cui vengono raggruppate tipologie di lavori in gruppi di 4.
Quale sarebbe la tua prima e la tua seconda scelta con questa premessa fantastica e energizzante:
hai le competenze e le abilità per ogni lavoro, a parità di ore lavorative e stipendio.

Come ti fa sentire sapere di poter scegliere così?

Riceverai i risultati nella casella di posta elettronica in pochi istanti
(tra parentesi i miei che trovo decisamente accurati).

  1. Avere chiaro visivamente il tuo comportamento: 
    • Sei un comunicatore diretto o indiretto?  
    • Sei orientato maggiormente all'obiettivo o alle persone?
    • Sei un pianificatore, un comunicatore, un acceleratore o un amministratore?
  2. I tuoi interessi (innovare o creare • ideare come fare le cose • considerare il futuro • creare nuovi approcci )
  3. Il tuo stile - come ti comporti in condizioni normali (assertiva, flessibile, spontanea, avventurosa)
  4. Il tuo Diamante ovvero il stile di maggior efficacia (assertiva ed entusiasta)
  5. Il tipo di supporto di cui hai bisogno dalle persone che lavorano intorno a te (show they appreciate you • are interested in feelings as well as logic • give you time for complex decisions • give you time alone or with one or two others • don't over-schedule you)
  6. Come agisci sotto stress ( withdrawing • fatigued • pessimistic • overly sensitive to criticism)
  7. I tuoi punti di forza.

E' stata per me una grande soddisfazione riconoscere i miei punti di forza, così descritti:
You meet people easily and relate well to others when they are involved in group activities
You tend to be something of a natural authority figure; you can take charge when there seems to be a lack of leadership
You have a high energy level, and like to be busy doing things rather than thinking about them
You're self-confident, and you know how to make that self-confidence inspire those you work with
You understand and relate well to others' feelings, and you're aware of the extent to which these can affect performance both positively and negatively
You are interested in the visual appeal of products and services, and may well have an artistic ability of your own
You like working with the written word, which may involve anything from documentation to the production of marketing materials
You respond well to sound, and therefore you are interested in music, the spoken word, or any media which have an audio component to them
You are straightforward and find it fairly easy to speak your mind, even with superiors
You can think outside the box, and you're not necessarily constrained by "how things ought to be done"
You like to experiment sometimes and see how the more unorthodox approaches to problems can succeed where more routine solutions might not work.

In definitiva il Birkman. si rivela un ottimo ausilio per costruire il proprio vocabolario di Personal Branding.

Vuoi fare pratica? Anche in modo creativo, rilassante ed estremamente coinvolgente?

Partecipa ai laboratori di Personal Branding a partire dal 4 ottobre per:
saper vedere, riconoscere e parlare di te stesso con convinzione ed autenticità, passione ed efficacia.

Qualche foto e curiosità sui laboratori precedenti Self Marketing creativo come ad es. Che dolce sei, che può essere ripetuto a richiesta per un minimo di 5 partecipanti.

Lunedì 15 Settembre un mini incontro di due ore gratuito presso l'Aspic di Roma sullo storytelling, per raccontare la tua storia.






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Personal branding consapevole nutrimento


Il tuo brand è la tua reputazione.

Non può essere costruita in modo predefinito, ma creata intenzionalmente e nutrita.

Your brand is your reputation.
 It can’t be built by default, but instead created by design and nurtured.
fonte: blog personalbranding



La reputazione può essere positiva o negativa, è la considerazione, la stima di cui gode una persona o una azienda.
Il quesito è: come costruire una reputazione positiva se non ci stimiamo noi per primi?

Se non siamo noi stessi consapevoli di talenti, attitudini, comportamenti, emotività?

Il nostro mondo è a (lunghi) tratti, spaventante, richiedente.

Nell'intervista che segue, Umberto Galimberti definisce la nostra società fino al 1968, come società "della disciplina": ubbidisco o trasgredisco.
Innescata da quella, si è arrivati alla attuale nostra società del "non ci sono norme, regole, vietato vietare",  intrecciata con la cultura americana del "spingi a tutto gas, arriva ai massimi livelli, diventa competitivo, nulla ti è vietato".

Continua in un analisi interessantissima nel dire che oggi la depressione non è determinata dai sensi di colpa, ma dal senso di inadeguatezza.
Ce la faccio o non ce la faccio a raggiungere i miei obiettivi?
La società attuale mette in crisi la mia identità, visto che essa è data dal riconoscimento,  se non raggiungo  gli obiettivi la mia identità si indebolisce e se non ce la faccio, uso psicofarmaci  (una percentuale incredibilmente alta  della popolazione ne fa uso) e cocaina.
Abbiamo acquisito questa mentalità di raggiungere obiettivi, dove l'asticella viene sempre più elevata.

I luoghi di lavoro non sono più di solidarietà ma di competizione: non riesco ad essere all'altezza lì dove mi chiedono, siamo infelici, il modello è diventato quello di vincere, e non ci sono modelli di solidarietà e di ritrovi.

   



Ecco perché voglio  proporre un percorso dove il personal branding diventa un percorso di empowerment, di socializzazione e messa in comunione.
Il mio proposito è di offrire un luogo sicuro, non competitivo,  dove potersi sperimentare nel processo di autoconsapevolezza ed autostima, di nutrimento ed esplorazione di capacità, ed anche debolezze, di direzioni consapevoli e scelte, di conoscenza.


Quattro incontri esperienziali sul Personal Branding, sulle 4 c della consapevolezza:
cuore, corpo, cervello, contesto.


Le date: Ottobre 11 e 25 - Novembre 8 e 22.
Info e prenotazioni qui

Vuoi un assaggio gratuito?
Vieni al laboratorio "Lo storytelling nel Personal Branding". Lunedi 15 Settembre




(vuoi proporlo nella tua scuola o azienda? chiamami)

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Piacere a tutti

Una dipendenza, una fatica, una rincorsa continua.
Piacere a tutti non si può e non si deve, ma non piacere a nessuno fa male, eh!
Basta che non ci nascondiamo, dietro falsi chisenefrega, o peggio ancora dietro la critica feroce, esternata, di chi piace più di noi.

Come sempre ci vuole equilibrio, non è neanche giusto sentirsi infallibili, illimitati e illuminati, con la scusa di "voglio essere accettato per quello che sono e quello che faccio" c'è chi stanca e sfianca amici, parenti e conoscenti con lamentele interminabili, odori corporei mai eliminati, racconti pulp di disgrazie proprie e altrui, silenzi feroci, insomma, completa l'elenco.

Il fatto è che a volte ci sfugge proprio il nostro potere, cioè di quanto siamo già potenti, con le nostre parole, la presenza o l'assenza, la conferma o la disconferma dell'esistenza dell'altro.

Paroloni?
Dai social network alle relazioni in carne, ci sono persone che godono ad essere sgradevoli, a contestare, a protestare, a mettere il muso quando gli altri vogliono ridere e a deridere quando la situazione è grave.
Mi chiedo semplicemente se non vi sta poi stretto quel vestito di grunge, procione con il mascara colato volutamente lasciato visibile, sbadata, sfigata, per racimolare qualche consenso o simpatia, parolina di -falso?- conforto.
Qualche citazione, per rifletterci su.

Non bastano le disgrazie a fare di un fesso una persona intelligente.
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere

Le disgrazie altrui sono il breve conforto degli infelici.
Giovanni Soriano, Maldetti, 2007

L’infelicità ti rende speciale. La felicità è un fenomeno universale – non ha niente di speciale. Gli alberi sono felici, gli animali e gli uccelli sono felici. L’intera esistenza è felice, l’unica eccezione è l’uomo. Quando è infelice, l’uomo diventa davvero speciale, straordinario. L’infelicità ti rende capace di attrarre l’attenzione degli altri. Ogni volta che sei infelice gli altri si prendono cura di te, provano simpatia per te, ti amano. Tutti cominciano ad accudirti. Chi mai vorrebbe ferire una persona infelice? Chi sarebbe geloso di una persona infelice? Chi mai vorrebbe mettersi contro una persona infelice? Sarebbe una cosa troppo perfida! Ci si prende cura di una persona infelice, la si ama, la si accudisce. L’infelicità è un grande investimento. Quando sei depresso, malato, infelice – gli amici vengono a farti visita per sollevarti il morale, per consolarti. L’infelice non si sente solo, ha una famiglia e degli amici.
Osho- IL LIBRO DEL RISVEGLIO


In conclusione:

Trova quello che sei, smetti il vestito del ruolo che interpreti, smetti di voler piacere a tutti e anche di voler dispiacere a tutti.
E' la tua vita, non credi di aver VALORE per trovare e vivere la gioia per te stesso/a, né contro qualcuno, né per far vedere a qualcun altro? 
Non credi ci sia del valore che vada scoperto e mostrato per quello che è senza inventare e mostrare ciò che non c'è?


 (da Settembre un percorso sui talenti, se ti va, ci si vede là)




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Test goloso

Il test dei marshmallows è degli anni 70, un team di psicologi di Stanford, hanno dato una toffoletta a bambini di 4 anni promettendo una seconda se avessero saputo attendere.

Chiamalo autocontrollo, capacità di immaginare il futuro, anzi pre- gustarlo, chiediti cosa facevi tu da piccolo e cosa fai ora.

Saper dire di no, saper aspettare, saper investire sul futuro.
Cosa ti servirebbe, dove sei forte e dove vorresti migliorare.

Goditi il video, è meraviglioso.

C'è chi attua strategie come legarsi le mani, non guardare, camminare, chi mangia mentre ancora gli stanno dicendo come funziona.
Un vero spasso.


Nel tempo si è monitorati i bambini mentre diventavano adulti e poi quarantenni.
Cosa si è scoperto?

Si è visto che l’autocontrollo è una delle componenti determinanti il successo di una persona insieme ad intelligenza e talento, come pure la tendenza a non abbandonare il proprio compito per il gusto della novità e di fronte alle difficoltà.

Ci ho pensato a questa cosa qua. Io ero una bambina che sapeva aspettare.
Poi non so che è successo, sarà il carpe diem, ma ora differisco il dovere e non il piacere.

Secondo il test invece la capacità di controllare gli impulsi è una caratteristica individuale relativamente stabile negli anni.

Triste primato invece per gli immediatamente golosi: avevano più probabilità di sviluppare problemi comportamentali, godevano di bassa autostima e venivano visti dagli altri come testardi, frustrati e invidiosi.

vuoi saperne di più? leggi qui in inglese o qui in italiano


Chiediti: in cosa aspetti troppo e in cosa non sai aspettare?
Anche la calza della befana c'è chi la fa andare a male e chi ha il mal di pancia da indigestione.
Chi si mangia prima la calza dei fratelli e così gli resta la sua più tempo, con i complimenti dei genitori.

Quali strategie hai attuato e ancora ti sono utili e con quali ti inganni inutilmente?

Io te lo dico pure, mi vado a mangiare un cucchiaino di cioccolato.
quadro di Will Cotton


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I sogni trascurati

Visionario come sempre, Stefano Benni è una conferma di comicità e invenzioni, storie incredibilmente reali, follie inseguite e sperimentate da ognuno di noi.

Parlo di Grammatica di Dio- sottotitolo "storie di solitudine ed allegria", venticinque storie da leggere per riflettere e rilassarsi, mettere a fuoco e sfocare.

Cos'è la solitudine nella tua vita, potresti interrogarti, quando l'hai sperimentata e cosa fai per abbracciarla, fuggirla, cercarla, negarla.


Ed ancora l'uso del cellulare, le relazioni inesistenti, i sogni trascurati.
Risposte date e celate, risate a mezza bocca e silenzi stellari.
Ti lascio con questa storia e mi chiedo cosa ne farai.
Se continuerà a bussarti dentro per cambiare il finale, il tuo ovviamente.
Se vorrai farne qualcosa dei tuoi sogni e rincontrarli, farli diventare reali per quanto possibile.

Un breve percorso di counseling o anche un singolo laboratorio di artcounseling può aiutarti a ritrovare direzione, motivazione ed azione per ciò che vuoi realizzare.


continua qui e nell'altro blog una serie di proposte letterarie per crescere, riflettere,  influire positivamente sulla mente e sul corpo secondo la Biblioterapia.


“Le lacrime” – Stefano Benni

Le prime apparvero all’alba in periferia. Gli addetti alla spazzatura ne trovarono una decina in un prato. Stavano per caricarle sul camion, pensando che fossero sacchi di plastica, quando si accorsero della loro stranezza. Grandi bolle sgonfie, meduse traslucide, alcune ovali, altre oblunghe, talune di forma irregolare, come un frutto flaccido e malformato. Al tatto non erano viscide né molli, ma possedevano la consistenza della pelle di un animale, un delfino ad esempio, mentre alcuni avvertivano il calore di un tessuto morbido. In realtà, parevano consistere di materia diversa a seconda di chi le avvicinava. Anche se sembravano guaste, morte, non emanavano cattivo odore. Erano di colori tenui e incerti, dal giallo chiaro all’azzurro perlaceo. Ma quello che colpì i primi scopritori fu che dentro alla materia opalina, lattescente, di alcune di esse sembrava apparire, a tratti, l’ombra di un volto, o l’istantanea di una scena, e qualche volta dall’interno esalava un lieve suono, una voce remota. Le autorità presero in mano la situazione. Le lacrime, o lacrimoidi, come furono subito battezzate, furono esaminate in luoghi diversi.

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La motivazione

Cosa fai quando perdi la motivazione?
Ognuno di noi, anche i super uomini e le super donne, possono ritrovarsi, in apparenza all'improvviso, senza desiderio, senza stimoli, senza direzione.
Dapprima scontenti delle proprie decisioni lavorative, i cui effetti si fanno sentire poi nella vita familiare e sulla salute fisica.
E' la crisi dei 40, ma potresti essere anche più precoce o tardivo.
Manca la spinta verso il fuori, compensata da una spinta alla colpevolizzazione verso dentro.
Cosa fare?
Se ti aspetti uno di quegli articoli che ti danno consigli facili da scrivere e altrettanto difficili da mettere in pratica, no, non è uno di quelli.
Anzi non ti darò neanche consigli.
Ma "semplicemente" un libro per l'estate.

La Biblioterapia (per saperne di più) può aiutare nell'elaborare emozioni e raggiungere nuove consapevolezze, soluzioni, sviluppo di risorse e abilità.

Un libro scritto bene potrà aiutarti a sorridere, ritrovarti nel personaggio, sentirti descrivere i suoi percorsi dando un senso, un nome ai tuoi.
Facendoti sentire che non sei l'unico e il primo, senza però buscarsi lezioncine da primo della classe o da guru che vuole avere la ricetta perfetta anche per te.

Una premessa.
Dico di me che i libri li bevo, come alcune persone gli shottini di vodka, io mando giù pagine e pagine di carta, leggendo ovunque e in ogni momento possibile.

Questo libro qui invece ho avuto l'impressione di mangiarlo, proprio come se avesse una consistenza da mordere, non da bere.
Non credo sia per il nome, ma il come è scritto.

Il ragazzo mucca, di Michele Serra, edito da Feltrinelli.
Lui, l'autore siamo abituati a leggerlo su Repubblica, giusto per parlare di oggi, senza stare a ricordare "Cuore", il giornale satirico, non il libro di De Amicis.
Ovvero Serra è quello che ci ha fatto ridere e non piangere.

Ci riesce anche in questo libro, prendendo sul serio e non il protagonista, non scivolando mai nell'autocommiserazione, né nell'inutile evitamento di prendere atto che esistono momenti così:

"Progetto, associazione ( e poi programma, riunione...) erano oramai alle mie orecchie suoni cavernosi, echi di voragini che mi si spalancano intorno con l'implicita conseguenza che proprio io ero stato incaricato di colmarle, che mi era capitata questa disgraziata sorte [...]"

Non digerire più nel corpo e nella testa la propria realtà, prendere distanza e vicinanza da ciò che si credeva di essere, fino a qualche attimo prima, senza potersi riconoscere e comprendere cosa ci è mai successo.
Risponde un personaggio speciale che non voglio svelare: " Tu non stai male, Antonio, perché hai fallito grandi obiettivi. Ma perché ti sei sfiancato per raggiungere obiettivi normali.
Ti pare giusto importi altri sforzi, dopo quelli che hai già fatto?"

A te scoprire  la risposta, nel libro e per te.

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Le domande scomode del personal branding

Perché porsi delle domande "scomode"?
Perché il punto di partenza in un processo di personal branding è la consapevolezza.

Ci sono persone che mettono in vetrina senza sapere cosa.
Cioè creano un contenitore, perché così fan tutti, perché è facile e si pensa che l'azione di aprire ad esempio una pagina Facebook sia la chiave giusta.

Chiediti prima: cosa troveranno nella pagina le persone a cui chiedo un like?
Cosa offro?

Un eccesso enorme di offerta, e il recente cambiamento nelle impostazioni del gigante dei social rende vana pressoché questa strada, specie quando non adeguatamente sviluppata ed interessante per chi invitiamo.
Tutti noi riceviamo inviti di pagine vuote, create semplicemente magari anche copiando il nome di altri più famosi e trovo personalmente deludente andare a vedere un luogo, per quanto virtuale, e trovarlo spoglio. Non capire cosa offre, chi lo offre e perché dovrebbe piacere a me.

Quando chiediamo attenzione agli altri, dobbiamo essere pronti a darla attenzione agli altri.
Pronti a ripagare il tempo che gli "invitati" hanno usato per venirci a trovare.

Il marketing, che sia personale o aziendale, si compone di un attenta e profonda analisi e poi attuazione e ancora poi comunicazione.

Se vuoi capirne di più i miei colleghi virtuali Damiano Bordignon e Enrico Bisetto hanno messo a punto uno strumento molto corposo ed utile.
Sicuramente generosissimo con le sue 190 pagine di esercizi e riflessioni, domande scomode, che hanno lo scopo di elicitare le tue risorse, i tuoi punti di forza, le tue passioni, le tue competenze.

Puoi scaricarlo dal loro sestyle.it ma anche farti aiutare da professionisti come loro o me per sentirti più sicuro, conservare la motivazione, sperimentare insieme ad esperti, confrontarti.

Da settembre se sei di Roma, comincerò un ciclo di laboratori esperienziali e incontri sul marketing personale.
Scrivimi per ricevere tutte le informazioni e parlare con me per scoprire quanto e come può aiutarti, per il tuo lavoro e le tue passioni.


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Arte sulla pelle

L'artista NewYorkese Ariana Page Russell fotografa la sua pelle che reagisce alle emozioni, al caldo, al freddo.

Il nome è dermatographia urticaria, anche detta dermatographia o dermographism (letteralmente“scrittura sulla pelle”), è una reazione allergica alle minime stimolazioni fisiche.

Una semplice graffio, un cerotto, acqua calda e le cellule rilasciano sostanze chimiche infiammatorie come l'istamina, e che si traduce in perdite di liquido dai vasi sanguigni superficiali.

L'artista dice che molte persone nel mondo le hanno scritto, sollevate dalla possibilità di poter dare un nome a ciò che anche vedevano anche sulla loro pelle.

Così da una vergogna da nascondere, le fotografie di Ariana Page Russell sono diventate una terapia per lei e tanti altri, una strada di conoscenza ed accettazione.


fonte: theatlantic.com
skintome




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Chi sei, cosa fai

Il personal branding parte da queste due domande chiave.

Chi sei, cosa fai, come lo fai, per chi lo fai, come lo comunichi.

C'è tanto dietro prima di comunicare.
La nostra storia, quello che abbiamo costruito, che ci contraddistingue, le scelte e le esperienze fatte. Il metterci in gioco, la pianificazione, l'ideazione e l'attuazione.

Ricostruire il nostro filo conduttore, la motivazione nostra e quella di chi potrebbe sceglierci di conseguenza.
Il posizionamento chiave, il perché tu si compone di questi pezzi, interiormente ed esteriormente. Profondamente prima. Costruisce consapevolezza ed autostima, fiducia e senso.




Cercate il TUO senso, la TUA storia, le TUE idee e motivazioni.
Copiare gli altri non è modellamento.
E' svalutare senza capire, rendere vana la differenziazione, per cui poi tutti offriamo- solo sulla carta- gli stessi percorsi, gli stessi servizi.

Ma mi chiedo:
con quale esperienza reale? con quale congruenza tra ciò che dico e ciò che faccio? E l'autostima di chi si appropria esiste da qualche parte, o nega, anche a se stessa, la verità, cioè che di idee proprie non ne aveva e si è fatto un giro facile in rete, nella vetrina virtuale, nell'acquario dove pescare le competenze degli altri senza sviluppare le proprie.

Da settembre un ciclo di laboratori esperienziali sulla promozione personale.
Per apprendere davvero e allo stesso tempo sentirsi abili, competenti nel poterlo fare da sé.
Sviluppare sicurezza e fiducia nel proporre sé stessi, e non il lavoro di un altro.
Costruire e rafforzare la propria autostima.

invia una mail a paola@energiacreativa.org per ricevere le info.






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Self marketing per introversi

Essere introversi vuol dire preferire il proprio mondo interiore, essere inclini alla riflessione, a stare da soli o con pochi amici, parlare poco, cercare l'autenticità, la profondità.

In un mondo cosi' "intimo" creare relazioni "solo" per far carriera sembra esageratamente falso e non desiderabile.


Un immagine di sé molto distante- forse opposta, da quella che immaginiamo debba essere una persona che fa marketing di se stesso.

Sempre attivo, assertivo, costantemente presente, pieno di contatti e conoscenze, forse a volte assordante nel parlare di se e delle sue capacità.


Ma siamo davvero sicuri che un introverso non possa trovare il suo modo di essere ugualmente riconoscibile e riconosciuto per le sue capacità?



« In singolare contrasto col mio senso ardente di giustizia e di dovere sociale, non ho mai sentito la necessità di avvicinarmi agli uomini e alla società in generale. Sono proprio un cavallo che vuole tirare da solo; mai mi sono dato pienamente né allo stato, né alla terra natale, né agli amici e neppure ai congiunti più prossimi; anzi ho sempre avuto di fronte a questi legami la sensazione di essere un estraneo e ho sempre sentito bisogno di solitudine; e questa sensazione non fa che aumentare con gli anni. Sento fortemente, ma senza rimpianto, di toccare il limite dell'intesa e dell'armonia con il prossimo. Certo, un uomo di questo carattere perde così una parte del suo candore e della sua serenità, ma ci guadagna una larga indipendenza rispetto alle opinioni, abitudini e giudizi dei suoi simili. »

Albert Einstein, Come io vedo il mondo, p.19



In fondo non possiamo forzarci di continuo ad essere diversi da ciò che siamo, non possiamo desiderare di vivere la vita di un altro, sarebbe un modo di sprecare la nostra.

E' giusto uscire dalla confort zone, ma senza immaginare di stravolgere completamente il nostro sentire.

Inseguire ciò che è desiderabile "socialmente" non è detto sia desiderabile per noi.
L'importante è utilizzare i propri talenti, e fare ciò che ci rende felici.

Quanti sono gli introversi?
In un mondo dove appare tutto dedicato alla folla e all'esteriorità,  secondo un articolo  di Psychology Today intanto pare che gli introversi siano la META' della popolazione.
Visto così, non siamo poi così strani e rari, no?

Ecco qualche nome di introversi famosi: Clint Eastwood, Bill Gates, Woody Allen, Glenn Close, Diane Keaton, Meryl Streep, Michelle Pfeiffer, Audrey Hepburn, Tom Hanks, Steven Spielberg, François Truffaut, Mia Farrow,  Jacqueline Kennedy, Michael Jordan, Katharine Hepburn.
Introversi storici Charles Darwin, Friedrich Nietzsche, Abraham Lincoln, Isaac Newton, Carl Jung, Albert Einstein, Mahatma Gandhi, Dwight D. Eisenhower, Thomas Edison, Alfred Adler.

Ottima compagnia, no?

Gli introversi preferiscono trascorrere del tempo da soli o in piccoli gruppi, concentrarsi su un compito alla volta e osservare una situazione prima di farsi coinvolgere.
Chiacchierare può sembrare un incubo, figuriamoci il networking.

Per questo - contrariamente a ciò che si crede-
FARE MARKETING parte sempre PRIMA DA CONOSCERE SE STESSI E LE PROPRIE PREFERENZE- POI,  dopo presentarsi.
Non vuol dire fingersi ciò che non si è, sarebbe dannoso prima per se stessi.

A cosa servirebbe proporci per un lavoro o una promozione che ci metterebbe costantemente in contrasto con le nostre capacità e naturali propensioni?


Intanto partiamo dal riconoscimento delle qualità, di ciò che ci piace studiare, creare, approfondire.

Smettiamo di immaginare che sia totalmente desiderabile essere estroversi, animali sociali, mentre l'introversione sia una condanna.

LE TUE DOTI
Sono doti dell'introverso: pensare prima di parlare, saper ascoltare, non dover sempre aver bisogno di stare in mezzo alla folla, saper essere calmo e trasmettere calma.
Quando un evento o una presentazione pubblica ti spaventa, preparala in anticipo, magari con l'aiuto di un professionista.
Se hai scelto qualcosa in cui credi, che è la tua passione, inutile preoccuparsi di non saper cosa dire, anzi. Il problema potrebbe essere farti smettere.

Accettare senza combattere questa preferenza di tempo interiore che si dilata, necessario per la ricarica, la riflessione, la creatività, la produttività.


Non è detto che un introverso non possa parlare davanti a centinaia di persone, semmai potrebbe essere stressante doverle incontrare personalmente.
E sicuramente dopo avrebbe bisogno di ritirarsi nel suo guscio.
Come sempre è importante trovare il giusto equilibrio tra solitudine e vita sociale.


Avere un blog può essere un ottimo modo per farsi conoscere, diffondere la propria esperienza e creare una rete con la quale sviluppare, nel tempo, contatti e relazioni qualitative.

Prendere il tempo per riflettere e poi mettere in pratica,
per ideare ma anche far accadere,
programmare con un calendario e darsi una scadenza entro la quale poi buttarsi in acqua e nuotare.



consigli di lettura:
23 segnali che siete segretamente introversi
Punti di forza dell'estroverso, come sfruttarli e il mio articolo precedente Il test dei talenti


Manifesto degli introversi 
di Susan Cain (Quiet- "potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare" Ed. Bompiani)
1. Esiste una definizione per “quelli che stanno troppo rintanati nella loro testa”: pensatori.
2. La nostra cultura ammira giustamente chi sa rischiare.
Ma ora, più che mai, abbiamo bisogno di chi sa riflettere.
3. La solitudine può essere un catalizzatore dell’innovazione.
4. Gli sms hanno preso piede perché, in una società altamente estroversa, tutti fremono per una comunicazione asincrona, che non sia faccia a faccia.
5. Se vostro figlio preferisce lavorare in autonomia e socializzare con una persona alla volta, non c’è niente di male: semplicemente non corrisponde al modello standard.
6. La prossima generazione di introversi può e deve crescere nella consapevolezza della propria forza.
7. A volte fare il finto estroverso può servire. C’è sempre tempo per essere introversi.
8. Nel lungo periodo, però, essere onesti con il proprio temperamento è la chiave per trovare un lavoro da amare e che abbia significato.
 9. Ognuno può brillare, sotto la giusta luce. Per alcuni è un riflettore di Broadway, per altri una lampada da tavolo. 
10. Un nuovo rapporto autentico vale di più di una manciata di biglietti da visita.
11. Non c’è niente di male ad attraversare la strada per evitare una chiacchierata del più e del meno.
12. “Leadership introversa” non è un ossimoro.
13. Il desiderio  universale di paradiso non ha tanto a che fare con l’immortalità, quanto con l’augurio di un mondo in cui tutti siano sempre gentili.
14. Se lo scopo della prima metà della vita è mettersi in gioco, quello della seconda metà è dare un senso al proprio percorso.
15. L’amore è essenziale, essere socievoli è un optional.
16. Con la gentilezza, si può scuotere il mondo. Gandhi



ill.ne I Love Fur by jakob tiefenbacher

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La qualità esposta. Un processo di personal branding


Meno di due ore, 28 persone in un atmosfera prima curiosa, poi un crescendo di energia, divertimento, condivisioni, voci che si ascoltano, espongono condividono le loro qualità.

Il personal branding (o self marketing, o promozione personale) può essere anche così.
Intanto è sempre un esperienza.

Quando sperimento me stesso acquisisco una modalità, una potenza (è di fatto un processo di empowerment), consapevolezza, disponibilità.

Vedo cosa c'è già, cosa sto dimenticando, cosa sono pronto davvero a fare, e in cosa invece mi prenderò ancora del tempo, per continuare a costruire dentro e prepararmi, meglio fissando una scadenza in cui poi espormi.

Gestisco le emozioni, mi accorgo che può essere anche divertente, giocoso, estremamente energizzante.

Perché il processo di promozione personale parte da dentro.
E' lì che vado a verificare la mia storia, le mie passioni, le mie qualità, il desiderio.

Il desiderio di me stesso, l' aver provato davvero quell'incontro ed esserne uscito/a a piene mani, coi i sensi coinvolti appieno nell'aver proprio sentito, udito, toccato, perfino annusato con piacere affetto ammirazione tenerezza orgoglio stupore il proprio patrimonio interiore.

Questa sperimentazione rende forti, fiduciosi, desiderosi anche di sperimentarsi dentro e fuori, proporre e condividere sé con maggiore convinzione, forza, autostima.

Sono estremamente fiera del processo e dei risultati, di quanto si sia condiviso e portati con se, senza dimenticarlo perché è un esperienza.

Counseling, personal marketing, personal branding, competenze, qualità, empowerment.
Per chi non conosce queste parole, non importa.

Comunque li chiamate vuol dire trovare uno spazio, un percorso, una modalità di acquisire strumenti nella propria vita per poter sorridere di più, fieri, di valore, sentire che si sta facendo proprio quello che si desidera, utilizzando i propri talenti, mettendo a frutto i propri desideri.

Consapevoli di cosa scegliamo e cosa lasciamo, di come comunica il mondo con noi e come comunichiamo noi al mondo.
Non solo il "cosa" abbiamo deciso di comunicare.

Come facciamo o non facciamo, quello fa la differenza, dentro e fuori.

Anche partendo dall'accogliere davvero, stringere mani e offrire sorrisi.
Prendere abbracci e essere testimoni di scoperte.

E' davvero bellissimo.







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Raggiungere gli obiettivi

Ci vuole davvero un aiuto per raggiungere i nostri obiettivi?

Dipende: c’è chi li ha sempre raggiunti, ha successo professionale o personale …eppure ad un certo punto della vita ognuno di noi si trova davanti ad una strana sensazione.
Ci sentiamo poco efficaci.
Qualche area sfugge dal nostro controllo.

E per fortuna, aggiungo io, specie per quelli di noi che sono abituati a organizzare anche le colonie di formiche della propria casa.
Appoggiarsi ad un esperto in questi particolari momenti della vita è un sollievo.
Perché? Perché intanto facciamo quello che non siamo abituati a fare: appoggiarci.
Chiedere aiuto appunto, farci sostenere, per un periodo limitato certo e in un area circoscritta, per ripartire con più convinzione, motivazione, forza e ritrovare l’efficacia delle nostre azioni.
A meno che…ad un certo punto ci prendiamo pure gusto nel farci sostenere e nell'apprendere nuove cose.
A far lavorare l’istinto se di solito lavoriamo con l’intelletto o viceversa.

Per questo i libri possono aiutarci limitatamente: quello che avviene nella relazione è un esperienza.

I laboratori esperienziali sono efficaci  strumenti per sperimentare, focalizzare la nostra visione, i nostri obiettivi di vita, lo stato delle cose, la messa a  punto dei nostri desideri.
Nella nostra società competitiva siamo così abituati a continuare a spingere e sempre di più spingere sull'acceleratore che non ci rendiamo neanche più il sacrosanto diritto e soddisfazione di festeggiare i successi.

E tu hai festeggiato i tuoi?

Intanto puoi seguire uno schema per aiutarti a raggiungere gli obiettivi importanti per te.
Puoi ricordarli usando l'acronimo SMART



Domenica 1 Giugno sarò in Aspic Pescara per definire insieme i propri obiettivi professionali.
Sei ore per conoscere lo strumento Smart e metterlo in pratica in un laboratorio esperienziale.

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Il test dei talenti

Ti va di praticare il tuo inglese e scoprire qualcosa in più su di te, le tue attitudini e i tuoi talenti?

Il metodo Myers-Briggs- MBTI (dall'inglese Myres-Briggs Type Indicator), basato sulla teoria dei tipi psicologici di Carl Gustav Jung, individua 16 possibili tipologie di personalità, dalla combinazione di 4 dicotomie:

(E) Extraversion or (I) Introversion
(S) Sensing or (N) Intuition
(T) Thinking or (F) Feeling
(J) Judging or (P) Perception

Non ci sono giudizi, non c'è un meglio o peggio; il metodo vuole comprendere e schematizzare le preferenze di ciascuno, nel modo di rapportarsi e comportarsi nei confronti del mondo e della vita in generale.

Una coppia madre-figlia- Katharine Cook Briggs e Isabel Briggs Myers- lo ha inventato durante la seconda guerra mondiale per aiutare le donne americane a trovare il lavoro migliore per le loro caratteristiche e predisposizioni personali.

Il test è usato ancora oggi, in molti campi:

Team development— per migliorare la comunicazione tra i membri del team, identificare i punti di forza e di debolezza della squadra , creare piani d'azione per migliorare le prestazioni.

Leadership development—Sviluppo della leadership, per aiutare i leader a comprendere le loro preferenze di funzionamento e quelle del loro team, per migliorare le prestazioni individuali e di squadra;

Conflict management— gestione del conflitto migliora le abilità nell'individuare le fonti di conflitto e intervento precoce per prevenire sottoperformance, interruzione, e disimpegno;

Stress management—Gestione dello stress-costruisce la resilienza, aumenta la produttività e offre strategie per identificare e gestire i trigger di stress;

Career transition and planning—nell'aiutare le persone nella scelta,lo sviluppo e la gestione di carriera.


(leggi la storia del test dalla nascita fino ad oggi qui.
Le stime dicono che più di 10,000 aziende, 2,500 college e università, 200 agenzie governative negli US usano il test. Se hai sostenuto un colloquio in una grande società, molto probabilmente lo hai già sostenuto anche tu).


La prima preferenza è estroversa o introversa.
L'estroversa tende ad agire prima di riflettere e ama anche particolarmente la compagnia di altre persone.
L'introversa ha bisogno di una pausa per riflettere e ritrovare le energie, spesso da sola.
Una spende tempo ed energia fuori nel mondo, l'altra dentro il suo mondo di pensieri, riflessioni, idee.


Seconda preferenza. Come raccogli le informazioni: con i sensi o con l'intuito?
Le persone S (sensitive) pratici e senza fronzoli, preferiscono i dettagli e i fatti concreti, la logica, l'osservazione, l'esperienza.
Le persone I (intuitive) sono spontanee e hanno più immaginazione; i loro pensieri si basano su concetti, connessioni e intuizioni.



3. Come decidi: valuti la situazione dal punto di vista di tutte le persone coinvolte (Feeling) sentimento oppure tendi a cercare la soluzione più logica e coerente, sulla base di regole, metodi la tua preferenza è il ragionamento (Thinking).
Chi preferisce il sentimento cerca sempre di evitare il conflitto, mentre chi usa il ragionamento solitamente lo accetta e lo considera una parte del confronto con le altre persone.




Ultima coppia di preferenze: come ti poni in relazione con il mondo esterno.
Diligenti, organizzati, strutturati, concentrati: Judging
Flessibili, disponibili a esplorare tutte le opzioni, tendono a fare le cose all'ultimo minuto: Perceiving


Le personalità famose sulla base del test.



Ecco i risultati del mio test.

Your Type Preferences

Extravert(1%) iNtuitive(50%) Feeling(62%) Judging(33%)

  • You have marginal or no preference of Extraversion over Introversion (1%)
  • You have moderate preference of Intuition over Sensing (50%)
  • You have distinct preference of Feeling over Thinking (62%)
  • You have moderate preference of Judging over Perceiving (33%)
Because you appear to have marginal or no (1%) preference of Extraversion over Introversion, characteristics of more than one personality type may apply to you: ENFJ and INFJ.
ENFJs generally believe in their dreams, and see themselves as helpers and enablers, which they usually are. ENFJs are global learners.

NF - "The Idealists" Keirsey describes the NF group's primary objective as "Identity Seeking".

La cosa divertente è anche la matrice dei lavori possibili basati su queste preferenze, ed io sono nel riquadro verde, in alto a sinistra, tra counselor e teacher (anche chiamati giver e executive), esattamente ciò che faccio e mi piace fare.
Manca il mio lato artistico, ma in effetti le dicotomie, questo o quello, lasciano poco spazio alle sfumature, ai "tendenzialmente" e di solito.

Un riepilogo dei 16 tipi in inglese






parte della fonte: pthspsychology

Scegli qui il test Myers-Briggs in inglese:(Jung) Personality Test (Similarminds) (MBTI)
Myers-Briggs (Jung) Personality Test Link


Hai terminato il test, o vuoi semplicemente leggere i 16 tipi? Leggi  qui

Quali possibili professioni fanno per te ?  clicca qui!


E tu che tipo sei?

Una versione del test semplificata (con meno domande) in italiano qui oppure qui.




Nota: l'articolo vuole diffondere uno strumento autoconoscitivo, non valutativo.
Non intende fornire alcuna interpretazione, consigli professionali o certificati di nessun tipo.
Se questo è il tuo scopo, rivolgiti a professionisti specializzati e autorizzati al suo utilizzo.


Trovo personalmente molto utile conoscere che abbiamo diversi modi di funzionare, e nel comprenderlo, possiamo lavorare e interagire con più persone senza inutili irrigidimenti o arrabbiature.
E' un poter prendere atto ed agire di conseguenza, senza offendersi ad esempio se un collega vuole silenzio mentre lavora e poca interazione, ed un altro cerca il confronto continuo, se uno fa piani e schede temporali ed un altro arriva a lavorare di notte per completare il lavoro.
Possiamo sceglierci in base alle similitudini, oppure arricchirci delle differenze e farle divenire un opportunità.


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Gli errori più comuni nei colloqui

Preparazione, ricerca continua, invii.

Poi,finalmente il colloquio.


Quali sono gli errori da evitare?

Sembra incredibile, ma date uno sguardo qui: sono i 6 errori più comuni riscontrati dai selezionatori di personale.

Il positivo è che sono al 90% assolutamente e facilmente evitabili.



In effetti, oltre che per un colloquio di lavoro, credo siano validi anche per altri tipi di incontri, uscite e relazioni.
In fila alla posta, in teatro, in aula, in autobus.

Chewing gum rumorosi, telefonate urlate.
Criticatori di tutto e tutti.

Sicuro si viene notati, ma in negativo.


La frase: "Nel bene o nel male, purché se ne parli» nel Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde (1890) lasciamola dove appartiene: in un bellissimo libro.
  «There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about». 



leggi anche preferiamo carezze positive

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Reco ovvero Raccomandazioni

Una delle cose che non ti insegnano all'università è che viene il giorno in cui dovrai mettere in pratica ciò che hai imparato dai libri.

Non basta l'analisi del mercato, o dell'andamento del prodotto, le vendite mensili, ma è richiesto, dalla tua funzione, che tu sia in grado di proporre STRATEGIE.

Anche se poi viene deciso altro dall'alto, anche se il mondo è sempre più "global" e si tende a mettere in pratica le stesse cose in ogni paese, TU, proprio tu, ovvero Chef de marketing, o responsabile prodotto, o Product Manager che sia, devi essere in grado di individuare non solo i PROBLEMI ma anche le SOLUZIONI; le tue PROPOSTE.
Anche dette in gergo RECO.
Da non confondersi con le Raccomandazioni che in Italia mandano avanti gli incapaci.

Come sempre, io il marketing, quello vero, da non confondersi con le Vendite ed i venditori di fumo, di scorrettezza e di roba di altri, per me l'approccio marketing è applicabile ovunque.


In ogni contesto.
Anche di coppia, per dire.
Anche in piccoli gruppi.

Dunque la prossima volta che ti lamenti di qualcuno, di qualcosa che non va, esercita la tua capacità di proposizione, di trovare ed offrire soluzioni.

"If you're not part of the solution, you're part of the problem" Charles Rosner
"Se non sei parte della soluzione, sei parte del problema".
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L’infido mondo del business


C’è chi vuole fare il furbo, mette un po’ di roba insieme, con lo sputo e pensa possa reggere.
C’è chi studia e non finisce mai, ma senza tuffarsi in piscina, il nuoto non si impara.
C’è chi ha fortuna e chi se la crea.
Ma di fatto, chi si avvicina alla libera professione, si accorge improvvisamente che c’è un mondo di altro che non ha neanche mai immaginato.

C’è l’invisibilità, la visibilità, il sapersi presentare, l’essere chiaro, lasciare la verbosità, riprenderla con chi ha bisogno di ascoltare paroloni, saper restare in piedi quando il vento della difficoltà continua a soffiare per giorni ed ancora di più.

Farsi pagare, il giusto o prima che i soldi finiscano.
Saper rispondere, almeno dentro, quando ti si cancella un’offerta di lavoro perché: “volevi fare la furba, volevi anche essere pagata”.
Ma tu pensa, ero rimasta che quando si lavora, si viene pagati, e che i furbi fossero quelli che prendono senza pagare.

C’è l’investire ogni giorno su di se, ma cosa voglia dire ormai quel sé che a volte non sa dove dirigersi e se continuare o lasciar andare, cambiare, ricominciare.

So che mai come in questi anni di libera professione ho compreso il marketing da dentro.

In ogni azienda in cui ho lavorato ho appreso qualcosa di diversissimo.
In una il purismo delle teorie applicate ai brief, il below and above the line che per ricordami la differenza mi son ripresa i testi dell’università.
Le strategie, il piano di marketing e il piano promozionale. Le proiezioni di metà anno e le chiusure, i nuovi clienti che ti danno da fare, le campagne dove essere creativi conservando tutta la storia ma comunicando innovazione.

In ogni azienda ho imparato una fetta diversa di questa torta che in tanti credono avvelenata del marketing.
Ma state tranquilli che nessuno vi forza a mangiare la torta, se non vi piace.

C’è sempre questa paura che mi fanno fare cose che io non voglio.

Ma cosa voglio invece?

Ecco, il marketing come percorso anche di crescita è un continuo, perpetuo lavoro di comprendere cosa ho fatto, cosa posseggo, dove voglio andare.
Farsi una doccia di motivazione, un iniezione di ce la posso fare, ripartire, ogni giorno con nuove idee, rinforzare quei giardini che abbiamo creato senza lasciarli sfiorire, iniziare a creare nuove forme e piantare i semi per quelli nuovi.
E senza questo continuo guardare e curare quello che c’è e preparare quello che non c’è ancora, la pianta non ha abbastanza clorofilla, non c’è quel flusso di energia, finanziaria e oltre, per portarla in là.

Ogni lavoro ha le sue incredibili difficoltà quotidiane.
Smettetela di sentirvi sfigati perché qualcuno ha detto no, addirittura o si dimentica di dirlo, dopo aver spillato lavoro gratuito con la promessa di pagarvi l'erogazione che invece verrà affidata ad un altro che verrà pagato poco o niente, perché il lavoro di progettazione in fondo è quello che ha richiesto più investimento e così via, fino a che gli unici non retribuiti saranno quelli che hanno fatto tutto il lavoro, gli uni ignari degli altri.

Gli errori servono quando impariamo da essi. Crocifiggerci è inutile, oltre che immobilizzante anche metaforicamente.

Non possiamo perdere energie a guardare ciò che non dipende da noi e non possiamo cambiare.
Ci servono tutte le nostre energie, per implementare i nostri piani e tenere al riparo le nostre piantine mentre ancora stanno crescendo, nei momenti in cui un colpo di vento o di brina o forse solo di disattenzione può essere fatale.

Un buongiorno di ammirazione a quanti, imprenditori, piccoli e grandi e di se stessi, lottano ogni giorno contro quelle difficoltà che nessuno vede e crede.
Che l’erba del vicino è sempre più verde, ma magari è che a noi il prato finto non piace e crediamo e lottiamo nelle cose, e per le persone, vere.


Continua...