Ammirazione e invidia

[..] dentro il cacciatore ci deve essere il sentimento dell'ammirazione, che è un sentimento pulito, non deve essere mischiato con l'invidia, l'invidia è un sentimento transitivo. fa pensare che tu puoi essere, come quello anzi potresti al posto di quello. Anzi che vorresti il tuo posto.

L'invidia deve essere un sentimento transitivo, nel senso che ti illude e ti lusinga con la possibilità di poter essere come... di raggiungere quella perfezione... quella precisione quella qualità che  invidi in un'altra persona o un altra cosa di natura mentre l'ammirazione no, è ferma, sa che non c'è nessun termine di paragone, non puoi mai essere  come...  non lo stabilisce il termine di paragone,  tu non potrai mai essere come la cosa che ammiri, e quindi mantieni una distanza, anche una tua igiene personale, ammiri e basta... ci deve essere una parte di ammirazione.

L'ammirazione è anche micidiale ti consente di misurarti con quella perfezione, con quella meraviglia, e anche di abbatterla e di conquistarla... di catturarla... però devi essere un ammiratore, e non un invidioso.

 da un'intervista ad Erri de Luca (dal minuto 2"30 a 4"16)

 Le sue parole sono poesie, che prendo a prestito per dire quelle cose che dico spesso in altro modo.

Cerca la tua unicità, senza invidiare, voler avere ciò che è di un altro.
Ammira, ma non soffrire di ciò che non potrai mai avere, perché quella qualità è di un altro.
Lui ha le sue, e tu le tue.

Scoprile, ammira dentro di te cosa c'è di grande.

Il posizionamento personale

Quando i concetti sembrano astratti la cosa più divertente, oltre che efficace, è applicarli.


Ogni persona si crea un idea, una "posizione" nella sua mente, di altre persone, cose, oggetti, prodotti, aziende.

Ad esempio compreresti uno Swatch perché è colorato, pratico ed economico. La praticità, il costo ed il colore sono i motivi per cui lo acquisti preferendolo rispetto ad un  Rolex, bello ma inaffidabile.

Sono entrambi orologi, ma il loro "posizionamento" è molto diverso, e probabilmente lo saranno anche gli acquirenti.
Oppure, come molti di noi, possiedi sia l'uno che l'altro, ma li utilizzi in occasioni diverse, perciò ancora una volta, hai un idea, ovvero una posizione diversa di ciascuno, nella tua testa.

Dunque come posizioniamo i prodotti, lo facciamo con le persone.
Uno ci piace o no. Anche per un semplice sguardo, senza che apra la bocca. Per una foto, per un vestito, per un calzino bianco.

Il posizionamento è la serie di attività - consapevolmente- volte a creare una posizione unica, chiara e - possibilmente- desiderabile.
Non significa essere diversi da ciò che si è, se sei uno Swatch sei di plastica e di plastica resti.

Significa comunicare cosa fai, chi sei, perché dovrebbero scegliere te.
Tanto già lo fai, tutti i giorni, la differenza sta nell'acquisirne consapevolezza ed agire di conseguenza.
In aula propongo spesso un esercitazione laboratorio.
Mi piace molto vedere i concetti che prendono forma e sostanza, dalle parole e i gesti dei partecipanti.


 Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco. Confucio. 

Nella foto uno di questi momenti, dopo i lavori di presentazione personale di ciascuno, ogni gruppo ha disegnato come risultato una mappa di posizionamento complessivo.
Cosa noti nell'osservarla?
No, non le spalle non son mie, ma in effetti son grandi, è una giocatrice di football americano.

Ognuno nel gruppo è riuscito a distinguersi a seconda delle sue proprie qualità e preferenze, stile di comunicazione, di provenienza e destinazione.

Quando ci affolliamo tutti a dire le stesse cose, peggio ancora a ripetere le cose che hanno detto gli altri, creiamo una sovrapposizione di immagini che non ci rende più distinguibili ovvero rende nulla il lavoro di chi lo ha fatto per primo, e pure di tutti gli altri che copiano.


Però...c'è un però
C'è chi copia e poi strilla, strilla strilla talmente tanto che riesce a convincere che quelle cose le ha inventate proprio lui/lei.

Le anatre depongono le loro uova in silenzio.
Le galline invece schiamazzano come impazzite. Qual è la conseguenza?
Tutto il mondo mangia uova di gallina. - Henry Ford

Anche la gallina impazzita che strilla ha il suo perché. 
Ma resta sempre appunto gallina, impazzita, che strilla.

Musica come strumento di relazione

Prendere una musica, cambiarne le parole
Lasciarne immutata l'emozione, o forse no.
Prendere la musica, raggiungere gli altri, commuoverli, farli sentire parte, accoglierli.



Padre Ray Kelly, conosciuto nella sua comunità di Oldcastle, Co. Meath., ha proprio accolto così questi sposi creando con le sue parole un incontro, un augurio, una celebrazione,  partendo dall' Hallelujah di Leonard Cohen (qui nella versione originale con i sottotitoli in italiano, qui nella versione di Jeff Buckley  o cantato da Arisa qui).


We join together here today, To help two people on their way, As Leah and Chris start their life together, And now we’ve reached their special date, We’ve come to help them celebrate, And show them how much we love them too, Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah Hallelujah, As Leah is walking up the aisle, And Chris looks up and gives a smile, The love that flows between them fills the church, With Leah’s friends and family on her side, She really is the blushing bride, With love and pride they lead her Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah Hallelujah, With the priest and the family who lead the prayers, We say our lines and they say theirs, I guide them through the ceremony, And in this house of God above, They join their hands to show their love, And say those most important words ‘I do’ yeah, Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah.

tradotto più o meno così:
Siamo qui  insieme qui oggi, per aiutare due persone sulla loro strada, perché  Lea e Chris iniziano la loro vita insieme, e ora abbiamo raggiunto la loro data speciale, Siamo venuti per aiutarli a celebrare, e mostrare loro  quanto anche noi li amiamo , Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah Hallelujah, mentre Leah camminando lungo la navata, e Chris guarda in alto e sorride, l'amore che scorre tra di loro riempie la chiesa, con gli amici e la famiglia su un fianco di Leah, lei è davvero una sposa che arrossisce, con amore e orgoglio portano il suo Alleluia, Alleluia, Alleluia, Alleluia Alleluia, con il sacerdote e la famiglia che guidano le preghiere, diciamo le nostre frasi e loro dicono  le loro, io li guido attraverso la cerimonia, e in questa casa di Dio,  uniscono le loro mani per mostrare il loro amore, e dire quelle parole più importanti "lo voglio" sì, Alleluia, Alleluia, Alleluia Alleluia, Alleluia, Alleluia, Alleluia Alleluia, Alleluia, Alleluia.


Se fosse successo al mio matrimonio, il waterproof non avrebbe retto.
Ma grazie Padre Kelly, per far sentire le persone speciali attraverso le parole e l'accoglienza.
Potere della musica, potere delle persone.
Davvero c'è da dire Hallelujah


L'arte dei Manager di sé stessi

Gli artisti sono spesso considerati piuttosto incapaci di organizzazione pratica, utile, affidabilità e costanza.
Sono in buona compagnia, perché essere manager di se stessi non è una frase fatta, ma una necessità - complessa- di ogni libero professionista che prevede tutte e molte di più delle doti elencate sopra.

C'è il lavoro per il quale hai studiato, e dunque sei preparato, ad es. dentista, counselor, psicologo, cuoco, avvocato, architetto etc, e poi c'è una gestione nascosta e immensa di tante attività, che spesso nessuno ha insegnato a gestire, né hai immaginato.
Alcune persone sono portate per alcune di queste, altre meno.
A volte chi riesce ad essere visibile o conosciuto non vuol dire che sia il più bravo nello svolgere la professione,
ma è stato più bravo di altri a sapersi comunicare, a convincere, a farsi scegliere.
Già  queste tre attività non sono necessariamente coincidenti.

Se le persone sanno che lavoro faccio e chi sono è certo un passo in avanti ma non è tutto.
Cioè non è sufficiente a viverci con quel "brand awarness" ovvero la consapevolezza che tu esisti.

E' come dire che conosci i nomi di Rita Pavone, Tiziano Ferro, Eros Ramazzotti e sai che ognuno di loro fa musica.
Ma QUALE musica scegli di ascoltare?
Quale scegli di COMPRARE?


Bisogna che, tra tutto il mondo di altri che offrono lo stesso servizio, vogliano proprio te.
Che decidano che hanno bisogno di quel servizio e scelgano di PAGARE proprio te per averlo.
Invece di ricorrere alla pirateria, per la musica, al self made, ovvero a farselo da soli per quanto riguarda la comunicazione e un infinite altre possibilità di apprezzarti ma senza acquistarti.
Di usarti ma senza pagarti.

Perciò tu, tra tutte le attività quotidiana che SAI fare, legate strettamente al tuo tipo di lavoro, devi affiancare costantemente tutto il resto, la ricerca del bacino di utenza, la creazione del pacchetto che offri, dando continui motivi per essere scelto, riscelto, consigliato ad altri.

Non è solo questione di posizionamento nel web, di adempimenti fiscali ed amministrativi, di permessi, inviti, presentazioni, parlare in pubblico e al telefono, essere convincenti senza essere pressanti, lasciar liberi di scegliere ma saper entrare e restare nella rosa dei preferiti.

A volte davvero una consulenza di marketing può semplicemente aiutarti a capire su cosa ti stai concentrando e cosa stai trascurando, ed invece sarebbe importante fare.

A volte, puoi essere anche un esperto nel tuo campo, ma uno sguardo dall'esterno mette a fuoco in pochi secondi ciò che tu non riesci a vedere.
La finestra di Johari può essere uno strumento non solo personale, ma anche aziendale, per comprendere e correggere dove si può e dove si vuole.

Tornando all'arte, i laboratori artistici sono utili proprio a tutti coloro che ogni giorno  devono creare e reinventare risposte.
Perché la tua creatività non vuol dire solo saper o non saper mettere colore e linee su un foglio.

Vuol dire esercitare continuamente ed entro un tempo limitato, una continua attività di RISOLUZIONE e risposta ai  problemi, saper anticipare opportunità e predisporre risposte.
Ovvero fare anche quando non l'hai mai fatto prima, improvvisare, buttarsi senza buttare tutto il lavoro, resistendo a quel desiderio di distruggere tutto, e passare ad altro.

Tutte cose che, ci scommetto, hai provato DURANTE le tue quotidiane attività lavorative.

Asciugarsi a volte il sudore, a volte le lacrime e ricominciare, perseverare, terminare il lavoro.

Chiudo con una citazione di un artista che amo, estremamente rassicurante nei modi e nelle forme, che ha fatto della pittura un modo per vivere più felicemente.





Nel campo dell'arte, il creatore autentico non è solo un essere particolarmente dotato, è un uomo che ha saputo ordinare in vista del loro fine un insieme di attività, delle quali l'opera d'arte è il risultato finale.
Matisse

Così dobbiamo e possiamo renderci conto che ogni giorno compiamo un infinità di azioni, alcune piacevoli ed utili, altre sia spiacevoli che inutili, altre evitiamo di compierle.
E se stessimo evitando proprio quelle indispensabili?
In ogni caso le scelte e le non scelte contribuiranno al risultato finale.

Possiamo consapevolmente decidere il risultato che desideriamo, dove vogliamo arrivare, come e perché.
Già, senza motivazione non c'è azione e la motivazione dobbiamo ritrovarla ogni giorno, è una porta che si apre da dentro.
E se anche quella non si apre più, facciamoci aiutare.
Ne va dei nostri colori e della nostra vita.

Una connessione più grande

Quanto ci sentiamo soli, infelici, abbandonati.
Non da una persona in particolare, ma da quella connessione fiduciosa con un entità più grande, benevola, che sa essere accogliente e perdona.
Ascolta e comprende.

Ad un tratto questo filo si rompe. Non ci crediamo più.
A volte per incontri sbagliati, imposizioni, difficoltà e perdite nelle nostre vite.
Di quella connessione e speranza abbiamo bisogno.
Affidarci.

Ma Dio - a qualunque nome  il nostro risponda- non risponde più. O almeno non dentro di noi.

Così il Natale sembra solo lucette lontane, malinconia e rimpianto.
Di qualcosa di noi che una volta c'era ed ora non c'è più.

Io lo ritrovo ancora, solo nell'arte.
Quando dipingo, anche se non accade sempre, e nel canto e una volta è successo in teatro, quando mi hanno chiesto di leggere questo testo qua.



Prova a leggerlo ad altra voce, e ascolta quali parole risuonano dentro, quali servono a te, quali esprimono il tuo sentire.



Preghiera di uno che si è perso, e dunque, a dirla tutta, preghiera per me. Signore Buon Dio, abbiate pazienza, sono di nuovo io. Dunque, qui le cose vanno bene, chi più chi meno, ci si arrangia, in pratica, si trova poi sempre il modo di cavarsela, voi mi capite, insomma, il problema non è questo. Il problema sarebbe un altro, se avete la pazienza di ascoltarmi. Il problema è questa strada, bella strada questa che corre e scorre e soccorre, ma non corre diritta, come potrebbe e nemmeno storta come saprebbe, no. Curiosamente si disfa. Credetemi (per una volta voi credete a me) si disfa. Dovendo riassumere, se ne va un po' di qua, un po' di là, presa da improvvisa libertà. Chissà. Adesso, non per sminuire, ma dovrei spiegarvi questa cosa, che è cosa da uomini, e non è cosa da Dio, di quando la strada che si ha davanti si disfa, si perde, si sgrana, si eclissa, non so se avete presente, ma è facile che non abbiate presente, è una cosa da uomini, in generale, perdersi. Non è roba da Voi. Bisogna che abbiate pazienza e mi lasciate spiegare. Faccenda di un attimo. Innanzitutto non dovete farvi fuorviare dal fatto che, tecnicamente parlando, non si può negarlo, questa strada che corre, scorre, soccorre, sotto le ruote di questa carrozza, effettivamente, volendo attenersi ai fatti, non si disfa affatto. Tecnicamente parlando. Continua diritta, senza esitazioni, neanche un timido bivio, niente. Diritta come un fuso. Lo vedo da me. Ma il problema, lasciatevelo dire, non sta qui. Non è di questa strada, fatta di terra e polvere e sassi, che stiamo parlando. La strada in questione è un'altra. E corre non fuori, ma dentro. Qui dentro. Non so se avete presente: la mia strada. Ne hanno tutti una, lo saprete anche voi, che tra l'altro, non siete estraneo al progetto di questa macchina che siamo, tutti quanti, ognuno a modo suo. Una strada dentro ce l'hanno tutti, cosa che facilita, per lo più, l'incombenza di questo viaggio nostro, e solo raramente, ce lo complica. Adesso è uno dei momenti che lo complica. Volendo riassumere, è quella strada, quella dentro, che si disfa, si è disfatta, benedetta, non c'è più. Succede, credetemi, succede. E non è una cosa piacevole. Io credo che quella vostra trovata del diluvio universale, sia stata in effetti una trovata geniale. Perché a voler trovare un castigo, mi chiedo cosa sia meglio che lasciare un povero cristo da solo in mezzo a quel mare. Neanche una spiaggia. Niente. Uno scoglio. Un relitto derelitto. Neanche quello. Non un segno per capire da che parte andare, per andarci a morire. ... So perfettamente qual è la domanda, è la risposta che mi manca. Corre questa carrozza, e io non so dove. Penso alla risposta, e nella mia mente diventa buio. Così questo buio io lo prendo e lo metto nelle vostre mani. E vi chiedo Signore Buon Dio di tenerlo con voi un'ora soltanto, tenervelo in mano quel tanto che basta per scioglierne il nero, per scioglierne il male che fa nella testa, quel buio nel cuore, quel nero, vorreste? Potreste anche solo chinarvi, guardarlo, sorriderne, aprirlo, rubargli una luce e lasciarlo cadere che tanto a trovarlo ci penso poi io, a vedere dov'è. Una cosa da nulla per voi, così grande per me. Mi ascoltate Signore Buon Dio? Non è chiedervi tanto, è solo una preghiera, che è un modo di scrivere il profumo dell'attesa. Scrivete voi dove volete il sentiero che ho perduto. Basta un segno, qualcosa, un graffio leggero sul vetro di questi occhi che guardano senza vedere, io lo vedrò. Scrivete sul mondo una sola parola scritta per me, la leggerò. Sfiorate un istante di questo silenzio, lo sentirò. Non abbiate paura, io non ne ho. E scivoli via questa preghiera con la forza delle parole, oltre la gabbia del mondo, fino a chissà dove. Amen (Baricco- Oceano Mare)


In questi giorni è bastato sentire poche note dell' Adeste, e d'incanto, all'improvviso, ho ricordato tutte le parole.
Ti lascio al video di Fra Alessandro, augurandoti di sentire dentro di te la connessione di cui hai bisogno.







Sabato 5 Aprile la connessione spirituale del 7° Chakra o della corona.

E’ uno dei Chakra a più alta vibrazione energetica e il suo ruolo è quello di metterti in relazione con la tua parte spirituale, avvicinarti alla tua interiorità e, quindi, al divino. Ti spinge a sviluppare consapevolezza e cercare di elevare il tuo sé fino a collegarti con il Tutto. E’ il centro della spiritualità e della fede, a prescindere dal tuo credo religioso.
Una spiritualità che trascende la religione, uno stato dell’essere, che va oltre il mondo fisico e crea nella persona un senso d’interezza, di pace e di fiducia, permettendogli di cogliere lo scopo della propria esistenza.
L’apertura di questo Chakra dona ispirazione, consapevolezza, sicurezza sé stessi e buona salute.




Uomini o supereroi?


Ci nascondiamo (anche a noi stessi) dietro la presunzione, la compulsione, la maschera di supereroi.
Indistruttibili, senza paure, senza problemi, invincibili.
Non abbiamo bisogno di nulla, solo di unghie di plastica ricostruite, relazioni di plastica, sorrisi di plastica.

La vita non è così. I supereroi esistono solo nei fumetti.
La vita ci mette alla prova continuamente. Al lavoro, tra amici, con i genitori e con i figli.

Un laboratorio di creatività è la risposta per recuperare energia e risposte personali, per ritrovare una direzione, motivazione, creatività nel risolvere i problemi.

Perché partecipare:

  • focalizzare cosa vuoi davvero nella tua vita, di cosa vuoi circondarti.
  • nutrirti, condividere, riscoprirti
  • liberare la tua visione della vita e la tua creatività
  • fermati ad ascoltarti, ad ascoltare.
Un pomeriggio dedicato a te, ai tuoi progetti, alle tue scelte.

Ti piacerebbe partecipare al laboratorio esperienziale Il barattolo della vita?
clicca qui per saperne di più.

Scrivi a paola@energiacreativa.org per sapere la prossima data.

Intanto guarda qui quali laboratori sono in calendario e per quando.



Criticare é un arte

E' in edicola Vivere Sani e belli.
La novità questa settimana è che c'è una mia intervista, pg 60 a 62, sulla critica costruttiva.

Ne ho scritto tanto qui, e nell'altro blog.
La critica costruttiva è una competenza assolutamente necessaria in molti campi della nostra vita, dal personale al professionale.
Dai genitori, agli insegnanti, ai managers. 

Criticare male fa male, non insegna nulla, non fa progredire, ma solo congelare.

Mette paura di fare ancora, e taglia le relazioni, la fiducia, i ponti.

In effetti quando diciamo qualcosa a qualcuno di solito è perché:

 A. Criticattutto per nascita e per educazione familiare. Persone che lo fanno di continuo, senza motivi se non l'accanimento persecutorio, su tutti e tutto.
Il loro obiettivo è, forse ferire, o sentirsi superiori, acquistare un potere sull'altro e distruggere.

 B. La situazione è diventata insostenibile, al lavoro, col partner, con un amico e di solito sbottiamo quando invece vorremmo evitarlo e ciò che diciamo perde totalmente di significato, che resta nascosto dalle nostre emozioni, dalla rabbia che sovrasta, dalla paura nell'altro che ascolta, dalla difesa, dalla sorpresa, dal risentimento e lotta. Insomma, vi sarà capitato sicuramente essere in questa situazione.

C. Ci interessa proseguire il rapporto con quella persona, che è importante per noi, o magari abbiamo anche deciso che ormai il rapporto non può proseguire, ma crediamo importante esplicitare le ragioni per un allontanamento che comunque è reale, tangibile, evidente.

In tanti, davvero tanti, decidono di non dire, passivamente aggressivi, lasciano l'altro senza possibilità di comprendere, di partecipare. Magari migliorarsi.

Sicuramente dire a qualcuno cosa non va, può essere difficile.  (Infatti consiglio di iniziare sempre a dire cosa si apprezza nella relazione, nel servizio etc, e poi continuare con cosa può essere migliorato assolutamente preferibile a "cosa non va").

Lo sa bene chi ad esempio è stato costretto a farlo per lavoro.
Se il modo è sbagliato, il rischio è elevatissimo di demotivare la persona, e trovarsela contro, in una situazione ancora più pesante di prima.

Quando insegnavo all'università, dedicavamo alcune ore al "feedback", come darlo, che da informazioni utili non solo a chi lo riceve, ma anche a chi lo fa.

Ne posso uscire sentendo la contentezza di averlo saputo fare, o all'opposto, con l'autostima ferita, e l'altra persona offesa.

Ricordo ancora una allieva, dall'accento spiccatamente romanesco "a professorè ma quando mai nella vita ci stanno i feedback? sull'autobus che ce stanno i feedback".

Ora potete capire quanto le affermazioni dicano molto su chi siete, sul livello di cultura e di intelligenza. Ma i feedback, a saperli guardare ci stanno anche sugli autobus, quando le persone cercano di stare lontano, per motivi olfattivi ad esempio assai poco sopportabili.

I feedback - ovvero informazioni di ritorno - ci sono quando un amico smette di vedervi, quando viene preferito qualcun altro a voi per un lavoro.
Possono essere esplicitati o meno.
Dunque possono essere spiegazioni che cerchiamo di fornirci da soli, oppure richiesti:
cosa ne pensi di?
I miei corsi nuovi, i temi che ho scelto, gli articoli che sto proponendo?
Li trovi interessanti, no?

Se sapete rispondere solo attraverso la bugia, l'altro sarà ancora più confuso.
Gli avete detto che avreste partecipato con enorme entusiasmo ad esempio alla sua festa e invece non vi presentate.

Anche la critica mancante dice tanto di una persona.
Ad esempio un genitore che non sa dire al figlio che è bravo, un capo che non lo sa dire alla sua squadra, un amico che non sa gioire per il successo, felicità, evento positivo, dell'altro.

Quando ho dovuto cambiare la piattaforma che ospitava i miei blog, i commenti sono quasi totalmente scomparsi, insieme anche a molte relazioni, ma i numeri di lettura del blog restavano alti, senza farmi capire però se e cosa sbagliavo se e cosa era utile, se e cosa no.
Restavano evidenti in giro solo i cloni, miei articoli, o pezzi di essi, spuntavano qui e lì ricopiati senza il mio nome.
Bruttissimo feedback.
Erano rimasti sono lettori ladri?
Dove erano finiti i tanti con cui ci si scambiava risonanze, e i colleghi corretti, che sanno dare quella pacca sulla spalla e dire brava, posso prenderlo e usarlo, lasciando il tuo nome?



Lo sapete tutti, su Facebook quel tastino "Mi piace" ne ha rotte di relazioni, quando ad esempio sono mancati su alcune notizie per noi importanti, dove volevamo sentire il sostegno degli amici, oppure quando abbiamo notato flirt nascenti o tradimenti proprio da un uso eccessivo e sconsiderato di "mi piace".
Certezza assoluta quando mancava il mi piace ad un nostro traguardo importante ed invece c'era "mi piace" ad uno status di mangiatore di formaggio, la cui vera prodezza sfugge.


Ed ancora, quell'informazione che confonde quando le persone condividono i nostri post senza mai un "Mi piace".

Fornire una critica costruttiva è un dono che facciamo all'altra persona, ed a noi stessi, che ci sentiamo assertivamente desiderosi di fornire il nostro punto di vista, quando ci sentiamo in grado di saperlo dire, con garbo, con motivazioni, con reale interesse per l'altro e la relazione con lui/lei.

Quando ci sentiamo "Io sono ok, tu sei ok".

Altrimenti, non riusciamo neanche a partecipare alla felicità di chi ci considerava amico, fino a quando ha notato, evidente ed eccessivamente rumoroso, il mancato Mi piace ad una condivisione da festeggiare.


"Alla fine ricorderemo non le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici"
M. L. King (1929-1968)


Lettura utile per i genitori




Jung e la visione


La vostra visione apparirà più chiara soltanto quando guarderete nel vostro cuore.

Chi guarda l'esterno, sogna.

Chi guarda all'interno si sveglia.

Karl Gustav Jung



Sabato 22 Marzo - mattina dalle 11 alle 13 oppure pomeriggio dalle 15 alle 17-  penultimo laboratorio MeditART sui Chakra.
Il terzo occhio- Anja, la capacità di immaginare e di intuire, di mettere in pratica le idee, di aprirci alla nostra visione interiore.





La falsità della Grande Bellezza nelle nostre vite

Sai confrontarti?

Ci sono persone che prendono nutrimento e forma, sostanza e vita dal confronto.
Cioè dalla scontro più che altro. Godono ad essere sgradevoli, usare parole sgradevoli e svalutanti.
On line potete riconoscerli nei troll, quelli che per nessuna ragione e senza proporne alcuna alternativa o spiegazione, dicono che ciò che scrivete è errato.

Con le loro "dolci" paroline magiche che non includono mai "a mio parere"
ma TU sei un cxxx. Tu non capisci un caxxx. Cambia mestiere.

Ovviamente, così dicendo, definiscono sé stessi, la loro non cultura, l'aggressività, il tempo sprecato a distruggere qualcosa che altri hanno costruito, senza essere in grado di proporre un alternativa.

Un modo per sentirsi importanti dietro ad un vetro, meschinamente nascosti dietro l'anonimato dei commenti, per invidia di chi ha più lettori, di chi ha più cultura, più capelli magari soltanto, perché di un anonimo non vedi che faccia ha, come parla, ma solo come si accanisce nella sua modalità persecutoria.



In questi giorni in cui si è detto tutto ed il contrario di tutto della "Grande bellezza" di Sorrentino, ciò che mi ha stupito sono stati questo tipo di giudizi.
Taglienti, assoluti, come se chi parla detenesse LA Grande Verità in tasca, e tutto il resto del mondo caxxoni.

"Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo". Voltaire

Chi interpreta,  perché "sicuramente" il regista intendeva proprio questo.

Perché non possiamo semplicemente prendere l'arte per quello che è?

L'opportunità di emozionare alcuni, lasciare altri delusi o indignati, o indifferenti.
Proprio come la vita.

Arte come riflessione, come opportunità di riconoscerci in scene antiche che non vogliamo vivere più e dai quali siamo fuggiti, di poter scegliere qualcosa di diverso se siamo ancora in tempo:

"La più consistente scoperta che ho fatto, pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni, è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare ..." 

Forse è così per me, via da quella Napoli di snob e ricchi con i soldi di papà,  la falsità dell'esistenza passata tra feste e persone pacchiane, di cui non ce ne importa niente, ed alle quali nulla importa di noi, dove la morte quasi viene a prendere gli unici personaggi veri, mentre quelli falsi continuano a ridere e bere senza imparare nulla.

Quel mondo del niente, del dire cose quando non le si pensa, con un cinismo che mi fa chiedere: ma perché chi credi di essere tu, la morte forse non riguarda anche te ?

  "Finisce tutto così, con la morte. Prima però c'era la vita, nascosta dal bla bla bla..."


Gente che non va da nessuna parte, come i trenini delle feste
"So' belli i trenini delle feste, so' belli perché non vanno da nessuna parte!" 

Gente che finanche nel porgere le condoglianze, non prova ed intende minimamente il "ti sarò vicino" che pronuncia.

E' la decadenza, vista  da fuori, da dentro, riconosciuta o riconoscibile dipende da chi sa riconoscersi e compiacersi delle maschere che indossa.

Questo è quello che vedono in noi gli Americani, finanche nei cartoni animati.
Se riuscissimo a accettare di essere visti così, che quando le persone fingono sono come pupazzi, come cartoni, che non hanno nulla dentro.

E' un "referto medico-legale in forma artistica di un Paese morto di futilità e inutilità" .
"Una fauna umanoide disperata e disperante che non crede e non serve a nulla, nessuno fa il suo mestiere, tutti parlano da soli anche in compagnia e passano da una festa all’altra per nascondersi il proprio funerale. Si salva solo chi muore, o fugge in campagna. È un mondo pieno di vuoto" da la grande vuotezza di Marco Travaglio


Se sei stanco delle finzioni e del vuoto, se vuoi riscoprire le tue voci, se vuoi esprimere la tua verità, se vuoi ascoltare e farti ascoltare per ciò che davvero provi dentro, vieni ad immergerti nella semplicità dell'incontro e del colore, nel riscoprire che esistono alternative costruttive a dire senza ferire, senza inventare, senza inutili bugie.

Le parole sono spade
strumenti di offesa, e difesa, di attenzione e di cura, di confronto e di scontro.
Le parole possono distruggere o costruire relazioni.
Possono contribuire all'intimità o contribuire alla finzione.
Puoi scegliere una vita in intimità con chi è simile a te, o nella finzione.


Maschere: 

Lei aveva la pelle blu, e così lui. 
Lui continuò a nasconderla, e così fece lei. 
Cercarono il blu per tutta la vita, poi si passarono vicini e non lo seppero mai.

Shel Silverstein





Sabato 8 Marzo:
laboratorio di comunicazione e creatività sul Chakra della gola.

Per chi è cresciuto in famiglie o contesti pieni di false verità assolute, per chi dice o si è sentito dire" stai zitto tu che non puoi parlare", per chi parla troppo senza dire nulla, per chi non sa ascoltare.

Per chi non è stato ascoltato.




Non saper comunicare

La solitudine non viene dal non avere gente intorno, ma dal non essere in grado di comunicare le cose che sembrano importanti per se stessi, o dal trattenere alcune opinioni che gli altri trovano inammissibili.

Carl Jung


Loneliness does not come from having no people around one, but from being unable to communicate the things that seem important to oneself, or from holding certain views which others find inadmissible.


Parlare troppo, troppo poco, di niente.
Ininterrottamente, con voce strozzata.
Non riuscire ad usare pienamente la voce che è uno strumento di creazione di realtà e di relazioni.


Sabato 8 Marzo un laboratorio esperienziale sull'esprimersi e comunicare.

Entreremo nell'energia del chakra Vishuddha, posto nel centro della gola.

Il quinto chakra collega i chakra inferiori da quelli superiori,  collega i pensieri ai sentimenti.

Quando il chakra Vishuddha funziona in modo ottimale, siamo in grado di esprimere con estrema chiarezza e  un linguaggio ricco i nostri sentimenti ed idee, senza paura, e allo stesso tempo senza ferire gli altri.
Uguale armonia è nel saper ascoltare gli altri, con comprensione e partecipazione.

Purtroppo è comune un funzionamento in eccesso o difetto.
Le persone possono balbettare, o parlare con voce strozzata, oppure con un tono di voce troppo alto, esprimendo  solo concetti vuoti e superficiali.
Il loro linguaggio può essere freddo e distante, incentrato solo su questioni che riguardano il mondo materiale.
A volte esasperanti nell'eloquio,  come chi parla ininterrottamente senza concedere agli altri di aprire bocca, spesso nel tentativo di attirare su di sé l’attenzione.
In tutti questi casi, si ha incomunicabilità e in capacità di dar voce ai propri sentimenti, alle emozioni e tensioni interiori.


Riequilibrare il chakra della gola è un opportunità non solo nel campo lavorativo, per poter parlare in pubblico, ma anche per stabilire relazioni significative e profonde con le persone che amiamo, far sentire i nostri figli realmente ascoltati e dunque aprire anche il loro mondo a comunicazioni oneste e nutrienti, a farli sentire in diritto di potersi esprimersi senza essere giudicati od essere giudicanti, svalutati o svalutanti.


Paola Bonavolontà




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