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L'arte come ultima cura

Oggi, giornata della memoria, voglio raccontarti una storia tra le storie dell'olocausto, della deportazione, dei campi di concentramento.

Una storia che riguarda soprattutto bambini e una donna, Friedl Dicker-Brandeis.


Friedl Dicker-Brandeis nasce a Vienna nel 1898, in una famiglia ebraica umile, ma il padre lavora in una cartoleria e questo le consente di poter accedere agli strumenti necessari per quella che iniziò ad essere la sua passione: l'arte. 

Friedl spazia dalla pittura, poi fotografia e grafica e poi ancora design tessile e ricamo all'Akademie der bildenden Künste di Vienna che frequenta fino al 1916. 

Uno dei suoi professori Franz Cižek, pittore, la indirizza ad approfondire le relazioni tra arte e pedagogia infantile. 

Così’ dal 1916 al 1919 Friedl entra nella scuola privata dell'artista svizzero Johannes Itten, da cui apprende esercizi di respirazione, vocalità e movimento, esercizi volti a creare armonia tra corpo e mente prima e durante il lavoro artistico. 

Itten inoltre proponeva anche l’utilizzo di materiali di scarto per la creazione artistica, in modo che, dimenticando l'apprendimento convenzionale, il compito di figurazione assegnato allo studente riconduceva quest’ultimo alle sue possibilità peculiari, a se stesso.

Se hai mai praticato qualunque forma d’arte con me, immagini di cosa parlo.

Friedl segue il maestro a Weimar dove Itten viene chiamato dall'architetto tedesco Walter Gropius per ricoprire una cattedra di un corso d'arte preliminare al Bauhaus, scuola artistica d'avanguardia. 

 La scuola di Bauhaus! 

 dove ci sono artisti come Georg Muche, Lyonel Feininger, Paul Klee e Vasilij Vasil'evič Kandinskij.

Anche Friedl si dedica all’insegnamento per qualche anno, poi si trasferisce a Berlino e lì apre un laboratorio di belle arti dove crea e produce manufatti tessili, gioielli, giocattoli, mobili e copertine di libri. 

Poi si appassiona alla musica e diventa scenografa e costumista della compagnia teatrale berlinese di Viertel. 

Tra alterne vicende, chiusura del laboratorio, trasferimento a Vienna, apertura di un nuovo atelier per la progettazione di edifici, appartamenti, design d'interni, rilegature e tessuti. 

Lo scrivo perché è un esempio di donna piena di risorse, ricchezze, interessi e talento. 

Riprende le collaborazioni come insegnante di discipline artistiche e incontra Edith Kramer. 

Ti dice qualcosa questo nome? Alla fine del racconto, lo farà certamente.

Intanto il nazismo si sta avvicinando alla vita di questa donna e di milioni di ebrei. 

Nel 1942 anche Friedl viene deportata nel campo di concentramento di Terezín, dove per due anni insegna arte ai bambini, organizzando mostre, esibizioni e spettacoli teatrali. 

Può sembrare strano, come mai in un campo di concentramento si insegnava l’arte?


Non farti ingannare, era comunque un durissimo campo di concentramento, ma con un alta concentrazione di celebri intellettuali, educatori, musicisti e artisti ebrei dell'epoca, perché Terezín serviva da propaganda da presentare al mondo come  "il modello" nazista di insediamento per gli ebrei.

Alla fine del 1944, si abbandonò ogni finzione propagandistica ed i prigionieri rimasti vivi vennero inviati Auschwitz e terminati nelle camere a gas. 

Con loro anche Friedl e molti suoi alunni. 

Si stima che su 15.000 bambini, meno del dieci per cento sopravvisse. 

Ma fin quando fu possibile, le autorità di autogoverno ebraico si impegnarono per dare una parvenza di normalità alla vita dei tanti bambini, organizzando attività sportive ed artistiche per dare loro modo di esprimersi.

Friedl Dicker-Brandeis utilizzò le tecniche sperimentali apprese a Vienna e a Weimar, allo scopo di aiutare gli allievi ad esprimere i loro sentimenti, ansie, terrore e  speranza di sopravvivere utilizzando metodi che oggi sono divenuti la base della terapia d’arte.

Il suo obiettivo, come scrive lei stessa, non era di trasformarli in artisti, ma di far sì che crescessero come individui sani e, compatibilmente con la situazione, sereni. 

Andava senza tregua alla ricerca di carta e colori, talvolta anche i moduli militari venivano usati a questo scopo. 

Nonostante la povertà di mezzi, i risultati dei lavori furono, quanto a forza espressiva, davvero notevoli. 


Friedl annota le proprie osservazioni e considerazioni circa il valore terapeutico dell'arte nell'infanzia e nell'adolescenza esponendole al resto degli insegnanti del campo, cataloga a questo scopo per nome e data di realizzazione, età dell’autore i disegni dei bambini. 

Li nasconde in valigie, poi ritrovate dopo la fine della guerra grazie all'aiuto di una delle sue studentesse.

Buona parte dei cinquemila disegni degli studenti di Friedl sono oggi esposti nel museo ebraico di Praga e dal Beit Therensiestadt di Israele. 


Lei non poté portare avanti la sua opera, ma sua allieva Edith Kramer, sì. 

Nel 1938 sfugge alle leggi razziali emigrando negli Stati Uniti d'America, dove incontra la psichiatra e psicoanalista Margareth Naumburg con cui intraprende un progetto di ricerca legato all'espressione dei sentimenti tramite le immagini e all'arte terapia dedicando i suoi studi e gran parte della sua vita a ciò che Friedl aveva interrotto forzatamente. 

Friedl Dicker-Brandeis resta il primo esempio di sostegno e aiuto attraverso l’arte per bambini sottoposti a situazioni traumatiche. 


La sua allieva, Edith Kramer metterà le basi di quella che oggi conosciamo come arteterapia. 

Arte di per sé strumento terapeutico.


 “L’arte serve come modello di funzionamento dell’Io, diventa una zona franca in cui è possibile esprimere nuovi atteggiamenti e risposte emotive, anche prima che queste modificazioni abbiano luogo nella vita quotidiana... 

Essa crea una zona di vita simbolica che permette la SPERIMENTAZIONE DI IDEE E SENTIMENTI, di portare alla luce la complessità e le contraddizioni della vita, di dimostrare la capacità dell’uomo di trascendere il conflitto e di creare ordine nel caos, ed infine, di dare PIACERE”, (1979)




Il mio grazie profondo a Friedl Dicker-Brandeis.

Qui accanto un suo autoritratto.




Tra i disegni 

La terra vista dalla luna,
 il disegno del quattordicenne Petr Ginz, morto ad Aushwitz, venne portato nello spazio da Ilan Ramon, astronauta israeliano nel 2003 ed un piccolo pianeta prese il nome di Petr.



Helga Weissova nasce nel 29, nello stesso anno di Anna Frank.

A differenza di Anna, sopravvive.

Come Anna, scrive un diario  Il diario di Helga ma per immagini, appunto i disegni fatti a Terezin, che si sono salvati perché murati dallo zio nella caserma.


Qui sotto alcuni suoi disegni.

 

 

 

 





Un interessante docu-fiction Anne Frank-vite-parallele disponibile anche su Rai Play, dove Helen Mirren, premio Oscar, ripercorre  le pagine del diario la vita di Anne e la storia di 5 donne che, da bambine e adolescenti, sono state deportate nei campi di concentramento ma poi sopravvissute alla Shoah.

Grazie a Enrico per la segnalazione.