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quando è utile il Counseling?
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Sviluppo
delle
competenze:
comunicazione,
autostima,
assertività,
lavoro
di
gruppo,
gestione
dello
stress,
organizzazione,
problem
solving.
Difficoltà emotive dovute a stress,
conflitti interpersonali
familiari, di coppia o lavorativi
Cambiamenti significativi:
lavoro, famiglia,
fine di una relazione, trasferimenti città.
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Il triangolo drammatico
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“Tutto il mondo è un palcoscenico
E tutti, uomini e donne non sono che attori.
Hanno le loro entrate e le loro uscite;
Ciascuno nella sua vita recita diverse parti.”
(Shakespeare)
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Maslow, uno dei
padri della psicologia Umanistica, ritiene che il 98% delle persone
sarebbe nevrotico; il rimanente 2% sarebbe composto di persone che
attraverso un lungo lavoro di sviluppo e crescita su di se, hanno
superato la nevrosi. Secondo Maslow la nevrosi è, più che una
malattia, una condizione umana di partenza.
All’interno della
Psicoterapia Analitico Transazionale i ruoli nevrotici sono attivati
all’interno dei giochi. Che cosa è un gioco? Eric Berne,
fondatore dell’Analisi Transazionale definisce così il gioco: “Il
gioco psicologico è una serie di transazioni ulteriori ripetitive a
cui fa seguito un colpo di scena con uno scambio di ruoli, un senso
di confusione accompagnato da uno stato d’animo spiacevole come
tornaconto finale, in termini di rinforzo di convinzioni negative su
di sé, sugli altri, sul mondo”. Il gioco è un tipo di relazione
interpersonale “disturbata”, che procura stati d’animo spiacevoli.
Perché le persone giocano? Quali
sono i motivi per i quali si utilizza un modo relazionale di questo
tipo? Per chiarire quest’aspetto occorre fare un riferimento al tema
della “Strutturazione del tempo” e delle “Fami”. I modi di
strutturare il tempo servono all’essere umano per “nutrirsi” di
carezze, sono in altre parole sistemi per dare e ricevere
riconoscimenti o carezze. Il “giocare” è anch’esso un modo per
soddisfare le fami primarie di stimoli e di riconoscimenti. Rispetto
all’isolamento, ai rituali, ai passatempi ed alle attività, i giochi
consentono alle persone un forte coinvolgimento emotivo e
relazionale, pur se negativo. Nel gioco si preferisce in pratica
ricevere o dare carezze negative anziché nessuna carezza.
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Stephen Karpman ha
ideato uno strumento semplice e potente per analizzare i giochi: il
triangolo drammatico. Ogni qualvolta giochiamo dei “giochi” entriamo
in uno di questi tre ruoli di copione:
·
Vittima
·
Persecutore
·
Salvatore
Tutti e tre i ruoli del triangolo
drammatico sono inautentici. Quando una persona è in uno di questi
ruoli risponde al “Lì e Allora” –Passato- piuttosto che al “Qui e
Ora” –Presente-, utilizza vecchie decisioni di copione decise da
bambino o che accolse dai genitori.
I ruoli nevrotici, sono
come tre diversi stili musicali: pur esistendo molteplici canzoni
rock, una canzone rock appartiene sempre allo stile rock, una
canzone country appartiene allo stile country. Allo stesso modo i
ruoli comunicazionali negativi sono gli stili di fondo attraverso i
quali giochiamo poi tutti i nostri giochi ed esponiamo al mondo i
nostri difetti, trucchi ed uncini per riuscire ad agganciare e
manipolare gli altri. I ruoli manipolativi fanno parte dei racket
(sentimenti-ricatti) e dei giochi che costituiscono il “copione” di
una persona. Avviene talora che qualcuno giochi un determinato gioco
ad imitazione dei suoi genitori; ma di solito i giochi sono svolti
dallo stato dell’io Bambino, che quando l’inizia lo fa per
“agganciare” il Bambino o il Genitore altrui. Scopo dei ruoli
manipolativi è provocare o invitare gli altri a reagire in alcuni
specifici modi, finalizzati a rinforzare le posizioni psicologiche
iniziali del Bambino. Osservati da un punto di vista esterno questi
comportamenti appaiono paradossali e persino comici; in realtà sono
il risultato di un analfabetismo affettivo e comportamentale, causa
di enorme sofferenza, di turbamenti familiari, di separazioni
dolorose. Tutti noi tendiamo ad affrontare la vita facendo di
preferenza i giochi da una posizione favorita. Non è sempre chiaro a
chi lo interpreta, quale sia questo suo ruolo preferito: può
capitare che ci comportiamo in un determinato modo e abbiamo invece
la sensazione di comportarci in modo tutto diverso. Non è raro, ad
esempio, che una persona che si sente vittima, perseguiti in realtà
chi gli sta attorno.
Occorre precisare che
questi (Vittima, Persecutore, Salvatore) sono ruoli “legittimi”, se
non sono recitati ma applicati ad una situazione reale -quando
questi tre ruoli appariranno con la lettera minuscola si riferiscono
a ruoli legittimi-. Sono ad esempio ruoli “legittimi” i seguenti:
- vittima: chi è in possesso di una
qualifica per un certo lavoro che gli viene invece negato per motivi
di razza, di sesso o religione (ad esempio gli ebrei).
- persecutore: qualcuno che di
necessità stabilisce limiti di comportamento o il cui compito è far
rispettare le regole (ad esempio la polizia).
- salvatore: chi aiuta una persona
inadeguata a riabilitarsi e soprattutto a riacquistare fiducia in se
stessa (ad esempio il counselor).
Questi ruoli diventano
“illegittimi”, quando sono usati per manipolare gli altri -quando
questi tre ruoli appariranno con la lettera maiuscola si riferiscono
a ruoli illegittimi e manipolativi-. Analizziamoli insieme.
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1.1. Il primo ruolo
comunicazionale nevrotico: la Vittima.
“Gli
strumenti della mente diventano ceppi quando l’ambiente che li rese
necessari ha cessato di esistere”
H.
Bergson.
Nel ruolo della Vittima lo
stato dell’Io agito è quello del Bambino Adattato negativo. E’ il
ruolo di colui che si adatta anche quando la situazione non lo
richiede: questo non facilita il proprio e altrui benessere. La sua
posizione esistenziale è IO non sono OK, TU sei OK. Ad esempio chi
non è qualificato per fare un lavoro ma sostiene che questo gli è
negato per motivi di razza, sesso o religione. La Vittima finge
di non essere mai forte.
La caratteristica basilare
della Vittima è che non ama la responsabilità, in altre parole cerca
di trovare assolutamente un capro espiatorio, qualcuno cui incolpare
dei propri errori.
In
che modo la Vittima manipola? La Vittima tende ad instillare il
senso di colpa nel Persecutore, poiché la Vittima ha deciso che è
lui l’origine della sua sofferenza, e cerca di far sì che il
Salvatore si attivi nel tentativo di aiutarla. La Vittima è
all’inconsapevole ricerca di un Persecutore o di un Salvatore: di un
Persecutore con cui alla fine colluderà sentendosi rifiutato o
sminuito, di un Salvatore con cui colluderà nel credere di aver
bisogno del suo aiuto per pensare o per agire.
E’ un
percorso arcaico adottato in età in cui le alternative apparivano
molto ridotte, oppure “imitato” osservando qualche modello
familiare. In ogni caso non è il risultato di una scelta libera e
matura. La Vittima sfrutta questa sua edizione di “povertà”
enfatizzandola ulteriormente per ottenere attraverso questa
condizione, il massimo d’attenzione, di riconoscimento e d’aiuto
dagli altri. La persona che assume questo ruolo tende a lamentarsi e
non a chiedere direttamente. E’ in continua posizione d’attesa e di
pretesa dagli altri e rimane stupita e offesa quando gli altri non
comprendono i suoi bisogni, quando non capiscono i suoi desideri
inespressi. La Vittima è ipersensibile nell’interpretare gli
avvenimenti come congiure della sorte contro di sé, come ingiustizie
che “tutti” fanno nei suoi confronti. Da questa posizione di grande
disagio psicologico si passa facilmente al ruolo di Persecutore
attaccando e accusando persone e avvenimenti per mettere ordine di
fronte a tanta ingiustizia.
VITTIMA
esprime: dolore e debolezza
nasconde: forza
1.2 Il secondo ruolo
comunicazionale: il Persecutore.
E’ il ruolo rivestito da
chi agisce prevalentemente lo stato dell’Io Genitore Normativo
negativo, in altre parole da chi da norme, regole e limiti che
aumentano il malessere e la dipendenza. In questo caso ci si trova
di fronte ad una posizione esistenziale Io sono OK, TU non sei OK,
poiché chi agisce il Genitore Normativo negativo è sovente
ipercritico e svalutante. Ad esempio chi stabilisce dei limiti di
comportamento inutilmente restrittivi, oppure avendo il compito di
far rispettare delle regole, lo fa con sadica brutalità. Il
Persecutore finge di non essere mai debole.
Il Persecutore assume
potere sugli altri attraverso la forza, la minaccia, attraverso
l’aggressività e la violenza (ad esempio nel modello offerto dai
vendicatori dei film: Rambo, Charles Bronson o Bruce Lee). I
Persecutori hanno sempre un giusto motivo, un diritto acquisito a
diventare violenti, così da poter punire gli altri. Usando
l’intimidazione e l’inquisizione, giocano un gioco manipolativo, che
più che portare giustizia nel mondo, serve a creare una corte di
persone sottomesse da dominare ed usare. L’aggressività non sempre è
fisica, anzi spesso è verbale, morale e psicologica. Sarcasmo,
critica, giudizi forti e taglienti, atteggiamento supponente, sono
le sue armi. L’effetto che queste sortiscono è la confusione e la
paura, in questo modo la Vittima finisce per fare ciò che il
Persecutore gli ordina. Osservando da un punto di vista esterno,
possiamo notare quanto il Persecutore, nel momento in cui critica o
diviene aggressivo, offende e ferisce, agisca proprio i
comportamenti che rimprovera agli altri e dai quali dice di
difendersi.
PERSECUTORE
esprime: forza e aggressività
nasconde: debolezza e paura
1.3 Il terzo ruolo comunicazionale:
il Salvatore.
Il Salvatore è un ruolo
in cui si agisce prevalentemente lo stato dell’io Genitore Affettivo
negativo, in altre parole la parte di noi apparentemente protettiva
ma che, in realtà, non favorisce la crescita e l’autonomia
dell’altro. La posizione esistenziale di chi assume questo ruolo è
IO sono OK, TU non sei OK, perché svaluta le capacità dell’altro. Ad
esempio chi con la scusa di aiutare gli altri, li mantiene in stato
di dipendenza. Il Salvatore finge di non avere mai bisogno.
Il Salvatore,
preoccupandosi dei bisogni altrui, di fatto aiuta gli altri in
quegli ambiti in cui essi, farebbero bene ad aiutarsi da soli. Egli
aiuta la Vittima, ma le permette di restare Vittima, assumendosi
responsabilità per cose di cui essa dovrebbe prendersi carico da se.
Il Salvatore
vive un cattivo rapporto con se stesso e cerca di riscattare il
senso di colpa o l’immagine negativa che ha di se, con azioni
meritorie. Il “guadagno” affettivo di queste attività sociali in
eccesso, non si limita a soddisfare il bisogno psicologico interno
di una propria “nobile” immagine, ma ha come ulteriore effetto di
rimanere in credito dagli altri e di potersi aspettare gratitudine e
riconoscenza. Questi comportamenti, spesso inconsapevoli hanno una
forte “alimentazione affettiva”. Nel giocare il ruolo del Salvatore
la persona trova un apparente momentaneo sollievo alla propria
solitudine, al proprio isolamento creando l’illusione di vivere una
relazione affettiva. Si crea così il paradosso di un aiuto dato per
il proprio bisogno, in cui l’aiuto non richiesto può essere colto
come un’invasione, una prevaricazione soffocante. Il Salvatore ha
una gran paura di essere abbandonato, di non essere riconosciuto nei
propri bisogni e finisce per essere il primo a non riconoscerli;
cerca di risolvere negli altri proprio ciò che farebbe bene a
risolvere in se stesso. Il ruolo del Salvatore consente alla persona
di acquistare un’identità di fronte a se stessa ed un riconoscimento
sociale di cui ha estremo bisogno. Costruisce una facciata di
grandezza, generosità ed altruismo per coprire un senso
d’inadeguatezza, d’inutilità e di vuoto. Il riconoscimento sociale,
anziché essere complementare, diventa fondante ed essenziale. Gli
altri diventano così la fonte prevalente del benessere, della
gratificazione e del successo, realizzando il paradosso in cui il
Salvatore “dipende” dagli altri: da coloro che hanno bisogno d’aiuto
e da coloro che gli riconoscono la sua generosità. E’ facile
comprendere come il ruolo di Salvatore spinga la persona a vivere il
fallimento come un disagio proprio, una sconfitta personale, una
perdita di significato della propria persona e della propria
esistenza. Tutto questo risulta intollerabile e scatena una vera e
propria disperazione “aggressiva”; La paura di non valere, di non
avere diritto ad esistere, di non essere riconosciuto, proprio da
chi avrebbe avuto il dovere di farlo scatena una rabbia focalizzata
verso il proprio interlocutore: è così che il Salvatore finisce per
assumere il ruolo del Persecutore.
SALVATORE
esprime: bontà ed interesse
nasconde: bisogni personali e
solitudine
1.4 Come agiscono i ruoli
all’interno del triangolo drammatico?
“Chi non può ricordare il passato è condannato a ripeterlo”.
G. Santayana
Stephen Karpman che
ha ideato questo mezzo, così si esprime:
“Quando si fa l’analisi
del dramma bastano tre ruoli a descrivere quella inversione emotiva
che in realtà costituisce tutto il dramma. Tali ruoli di azione, in
contrasto con i ruoli di identità di cui abbiamo parlato, sono il
Persecutore, il Salvatore, la Vittima: P, S, V, nel diagramma.
L’azione drammatica ha inizio quando questi ruoli vengono stabiliti
o previsti dal pubblico. Senza scambio di ruoli non c’è dramma…Il
dramma è assai simile ai giochi transazionali, ma contiene un
maggior numero di scambio per evento, e spesso una persona recita
due o tre ruoli alla volta. Inoltre i giochi sono molto più semplici
e lo scambio di ruolo è in essi più evidente. Per esempio, nel gioco
“sto solo cercando di aiutarti” nel triangolo drammatico avviene una
rotazione (quasi in senso orario) dei ruoli: la Vittima diventa
Persecutore e il Salvatore diventa Vittima”.
Vediamo un esempio
interattivo di triangolo drammatico in un ambiente familiare:
Figlio:
(nel ruolo di Persecutore, alza rabbiosamente
la voce contro la madre)
“Lo sai che odio il blu. E mi vai a
comperare un’altra camicia blu!”
Madre:
(nel ruolo di Vittima)
“Secondo te non faccio mai niente di
giusto.”
Padre: (nel ruolo di Salvatore della madre, di Persecutore
del figlio)
“Non ti permettere di alzare la voce contro
tua madre, giovanotto. Vattene nella tua stanza e niente cena.”
Figlio: (ora ha assunto il ruolo di Vittima e se ne va
imbronciato)
“Mi dicono di essere sincero, e
quando mi permetto di dire quello che non mi piace mi rimproverano.
Certa gente non è mai contenta.”
Madre: (adesso è diventata Salvatrice e porta di nascosto
del cibo al figlio)
“Non dirlo a tuo padre. E’ assurdo
fare tanto chiasso per una camicia.”
Madre: (nel ruolo di Persecutore rivolgendosi al padre)
“Pietro sei così duro con tuo figlio.
Scommetto che in questo momento ti detesta.”
Padre: (nel ruolo di Vittima)
“Ma tesoro, io stavo solo cercando
di aiutarti e tu mi colpisci proprio dove più mi duole.”
Figlio: (uscendosene
Salvatore)
“Su, mamma, smettila; papà è
solamente stanco.”
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Riportiamo qui di seguito, un elenco
dei giochi più frequenti dalle posizioni del Triangolo drammatico:
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Persecutore:
·
Ti ho beccato figlio di puttana
·
Difetto
·
Tribunale
·
Se non fosse per te
·
Violenza carnale
·
Guarda cosa mi hai fatto fare
·
Angolo
·
Goffo pasticcione
·
Sì, ma
·
Prima si, adesso no…
|
Salvatore:
·Sto
solo cercando di aiutarti
·Che
cosa faresti senza di me?
·Cavaliere
·Lieto
di essere utile
·Saranno
contenti di avermi conosciuto
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Vittima:
·
Prendetemi a calci
·
Perché capita sempre a me?
·
Stupido
·
Gamba di legno
·
Povero me
·
Guardie e ladri
·
Alcolizzato, drogato
·
Guarda che m’ hai fatto fare
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Per terminare analizziamo più in
dettaglio alcuni giochi menzionati sopra.
Prendetemi a calci
Pensiamo ad una partita di scacchi,
dove il giocatore A si muove dalla posizione di Vittima, dicendo:
“Per favore, so che non sono un gran che, ma siate buoni, non
prendetemi a calci”. Il giocatore B per un po’ ci sta, giocando come
il gatto con il topo (posizione di Salvatore), poi dopo l’ennesima
espressione d’inadeguatezza del giocatore A, passa nella posizione
di Persecutore e “bastona” A, che rimane sorpreso e amareggiato
ancora una volta. Sono giochi analoghi: “Goffo Pasticcione”,
“Handicap”, “Non è la volontà che mi manca”.
Guarda che m’ hai fatto fare!
Il
giocatore A, apre il gioco occupandosi di qualche attività tutto da
solo e forse sospirando (Vittima); Il giocatore B, in vena di aiuto
(Salvatore), gli da una mano non richiesta, che all’inizio non viene
ne’accettata, ne’respinta; sino al momento in cui “per colpa” del
seccatore A, sbaglia qualcosa e può finalmente dire stizzito “Guarda
che m’ hai fatto fare” (Persecutore).
Prima si, adesso
no…
Il giocatore A, sembra offrire una
sua disponibilità a fare una cosa piacevole insieme a B (Salvatore).
Il giocatore B, in un primo momento rifiuta (Vittima), e poi
acconsente (Salvatore). Il giocatore A, a questo punto si arrabbia
(Persecutore), mentre B si ritira offeso (Vittima). In questo gioco
è più evidente che in altri l’inconsapevole finalità di evitare una
maggiore intimità nel rapporto tra i partner.
Il Difetto
Il giocatore A (Persecutore)
elargisce giudizi critici non richiesti, su ciò che a suo parere non
va bene in quello che fa B, suo interlocutore. Il giocatore B, in
posizione di Vittima, all’inizio non se la prende. Ma ecco che
quando il giocatore A, trova un ulteriore difetto, “quella piccola
cosa che rovina tutto”, il giocatore B attua lo scambio, esprime il
suo disappunto (Persecutore) rifiutando bruscamente A, che ci rimane
molto male (Vittima). Una variante si ha quando A (Persecutore) si
fa maldestramente sentire dai presunti assenti, mentre fa alle loro
spalle l’elenco dei difetti.
1.5
Conclusioni
Scopo del
lavoro è stato quello di analizzare la fenomenologia del Triangolo
drammatico. Abbiamo visto come la partecipazione ai giochi comporta
un tornaconto in termini di carezze, pur se negative; in questa
situazione è presente un tipo di comunicazione dove gli altri sono
ridotti alla stregua d’oggetti (relazione Io/Esso), privati della
loro individualità e del loro valore, escludendo la possibilità di
vivere ed esprimere sentimenti veri. Un modo “felice” di
essere-nella-relazione, di ottenere e dare direttamente carezze
positive, in un tipo di relazione dialogica Io/Tu, è possibile
riconoscendo le proprie posizioni usuali all’interno del triangolo
drammatico, interrompendo i giochi e uscendo dai ruoli V, P, S. Il
guadagno effettivo sarà esperito in termini di ben - essere e
crescita personale.
Bibliografia
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Comunicazione affettiva ed il contatto umano, Centro studi
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Transazionale, Psicoterapia della persona e delle relazioni,
Cittadella Editrice, Assisi.
A cura di: Andrea Duranti*,
Lorenzo Quintarelli**
http://www.counselingintegrato.blogspot.com/
Filosofo, Counselor della Gestalt, Consulente Filosofico,
iscritto alla facoltà di psicologia.
andreaduranti@hotmail.com
**Lorenzo Quintarelli, Counselor della Gestalt,lquintarelli@yahoo.it
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Dott.ssa Paola Bonavolontà
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Formazione e sviluppo personale e
professionale.
Counselor ad approccio umanistico integrato.
Corsi teorici e laboratori esperenziali su marketing e self marketing, team building, problem solving, public speaking, time management, comunicazione efficace, autostima, creatività.Sedute individuali di sviluppo personale e professionale
Laureata con lode in Economia e Commercio, ha ricoperto ruoli di marketing manager in multinazionali quali Colgate Palmolive, L’Oreal, Revlon
in Italia e negli Stati Uniti.
Iscritta
al CNCP Coordinamento Nazionale
Counsellor Professionisti
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counseling |
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colloqui individuali
anche telefonici.

3932206505

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