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di
Edoardo Giusti
aspic@mclink.it Fin dal 1948,
l'OMS (Organizzazione
Mondiale della Sanità) dichiarava
essere la salute qualcosa di
più dell'assenza di malattia: uno
stato di completo benessere fisico,
mentale e sociale. Emerge la visione
del comportamento umano come
olistico ed inclusivo della salute
fisica, sociale e psicologica
(De La Cancela et al., 1998). Vengono messi
in luce tre aspetti,
inestricabilmente legati, che
includono tutto l'ambito umano:
inizia a farsi strada il modello
bio-psico-sociale (Bertini,
1984). Il benessere o malessere
dell'individuo risiede anche nella
qualità delle sue relazioni con
l'ambiente (Solano &
Coda, 1994).
La salute (Murrell,
1973) è funzione dell'accordo
psicosociale, cioè dell'armonia,
dell'accordo intersistemico, della
congruenza tra le capacità e le
attese della persona e le risorse e
richieste dell'ambiente. La salute
diventa la capacità di affrontare e
risolvere problemi in maniera
soddisfacente e flessibile
all'interno del contesto familiare e
sociale.
In anni più recenti (OMS, 1987)
si è sviluppato il concetto di
promozione della salute: il
processo per cui le persone
migliorano il controllo e la
gestione diretta delle proprie
condizioni di benessere. Si è così
passati da una visione in cui
l'etiologia era attribuita a
caratteri ereditari, problemi
relazionali durante la fase
evolutiva, microbi e altri organismi
patogeni ad una prospettiva in cui
per la malattia sono determinanti il
comportamento e lo stile di vita
dell'individuo: emerge in evidenza
la relazione tra abitudini
personali, atteggiamento psicologico
e salute.
È ora, per la
psicologia
(Bertini, 1984), di
abbandonare il modello medico, al
quale si è ancorata in fase di
nascita, al cui centro sta ciò che è
patologico, malato. Nella stessa
ottica Bonino (1998) parla di
interventi mirati a far leva sulle
capacità dell'organismo di
combattere le malattie. Si colgono
più chiaramente le strette
interconnessioni tra benessere e
stato mentale. Inoltre, fermo
restando il forte legame tra
cervello e sistema immunitario, si
comprende meglio come gli stimoli
psicosociali e l'interpretazione che
di essi dà il cervello, possano
modulare il funzionamento
immunitario (Schwartz, 1984).
La
mente si trasforma in risorsa di
salute, più che causa di malattia.
A
proposito di benessere in termini
olistici, anche gli autori del DSM
IV (APA, 1997) hanno pensato di
includere, sull'asse V, una scala
(Global Assessment Functioning) per
stimare il funzionamento della
persona negli ambiti psicologico,
sociale e lavorativo.
Molte ricerche sembrano
confermare il cambiamento di
atteggiamento auspicato dall'OMS. In
un'indagine di Hays e Stewart (1990)
il 52% del campione include nel
benessere elementi del versante
fisico, psicologico e sociale;
inoltre solamente una piccola parte
del campione definisce la salute in
negativo, come assenza di malattia,
o presenza di sintomi e di problemi
fisici. L'altra parte include nel
concetto di salute una positiva
immagine di sé, sentirsi
energizzati, mangiare e dormire
adeguatamente, non bere alcolici né
fumare, portare a termine i propri
impegni, avere un ambiente sociale
(famiglia e amici) piacevole, essere
sereni, etc. La salute
psicologica (De La Cancela et
al., 1998) coinvolge il
riconoscimento dell'impatto che
hanno sulla salute e sul benessere
individuale i disturbi fisici
temporanei/cronici, le patologie
istituzionali e sociali
(pregiudizio, razzismo), i fattori
ambientali e l'atteggiamento
psicologico. Essa risulterebbe
dall'interazione triadica tra i
bisogni di salute dell'individuo, il
suo stato di salute e i sistemi di
cura di cui dispone la comunità in
cui vive (De La Cancela et al.,
1998).
La psicologia che si occupa della
salute è definita come:
"...l'aggregato degli specifici
contributi educativi, scientifici e
professionali [...] della psicologia
alla promozione e al mantenimento
della salute, alla prevenzione e al
trattamento della malattia,
all'identificazione dei correlati
eziologici e diagnostici della
salute, malattia e disfunzioni
relate" (Matarazzo, 1980, p. 815); o
anche: "...ogni aspetto della
psicologia che ha rapporto con
l'esperienza di malattia e salute e
coi comportamenti che hanno
influenza sullo stato di salute"
(Rodin
& Stone, 1987, p. 15-16).
Quest'ultima, dunque, acquisisce in
pieno lo status di vita
soddisfacente e felicità personale,
oltre che assenza di malattia e si
mette l'accento sugli aspetti
positivi della crisi, ritenuta
come opportunità di cambiamento,
piuttosto che come danno.
Tale prospettiva ben si sposa con
quanto sostenuto dagli psicologi
umanisti, o della 'terza forza
(Maslow,
Rogers, May, etc.) i quali,
ribaltando le posizioni della
psicoanalisi e del comportamentismo,
evidenziano le componenti sane della
persona, la capacità di
auto-organizzarsi, di
auto-regolarsi, di espandersi,
l'attualizzazione delle potenzialità
(Jourard & Landsman, 1980). Per
Maslow (1973) il benessere
individuale passa attraverso la
gratificazione delle necessità
dell'individuo: a partire dai
bisogni basilari, fisiologici, a
salire fino a quelli di amore,
auto-stima/etero-stima,
considerazione, creatività,
autorealizzazione. Rogers
(1970) ha sempre riposto un'estrema
fiducia nelle capacità umane di
raggiungere, ferme restando certe
condizioni, la realizzazione delle
potenzialità (la tendenza
attualizzante). L'accento è
sull'aspetto positivo ed evolutivo,
sull'uomo che tende alla
soddisfazione dei propri bisogni,
sul controllo attivo sulle
condizioni di vita. Il dominio della
salute riguarda allora: "... quegli
attributi personali come credenze,
aspettative, valori, percezioni e
altri elementi cognitivi; quelle
caratteristiche di personalità,
inclusi stati e tratti affettivi ed
emozionali; e quegli schemi di
comportamenti manifesti, azioni e
abitudini che si collegano con il
mantenimento della salute, il
recupero della salute e il
miglioramento della salute"
(Gochman 1988, p. 3).
Lo stato di salute di una
persona o la condizione di salute
non è solo un comportamento, bensì
soprattutto la percezione della
persona dello stato di salute o del
suo deterioramento o miglioramento
(Gochman 1998). Il termine
benessere indica una filosofia
che vede gli individui come
responsabili del proprio grado di
salute, come attivamente coinvolti
nel processo di aumentare,
migliorare la propria salute, non
soltanto mantenerla (Bruhn,
1988).
La salute, tra le altre cose,
include: portare a termine nella
maniera migliore gli impegni; avere
un senso di controllo sui propri
progetti; avere la percezione di
appartenenza a qualcosa e di uno
scopo esistenziale; essere
soddisfatti della propria esistenza;
avere la competenza; la capacità di
recupero; essere empowered;
avere delle istituzioni sociali
supportive. Sempre più spesso gli
autori (Conrad, 1994)
si focalizzano sul cambiamento dello
stile di vita della persona che
inizia ad adottare dei comportamenti
di promozione della salute. Stanno
sviluppandosi infatti delle teorie e
dei modelli concettuali per
integrare, esaminare e comparare le
diverse prospettive sul concetto di
salute e malattia e sui
comportamenti correlati: la teoria
del comportamento pianificato
(Ajzen, 1991; Ajzen & Madden, 1986);
la concezione tridimensionale
(Wolinsky, 1988);
il modello della fiducia nella
salute (Becker, 1974); il modello
del locus of control
(Wallston & Wallston, 1978),
nato sulla scia delle idee di Rotter
(1966); il modello transteoretico
(Prochaska, 1994);
la teoria della motivazione alla
protezione (Wurtele &
Maddux, 1987); il concetto
del ruolo dell'ammalato
(Parsons, 1951),
e altri ancora. Il tentativo è di
indagare come le diverse culture,
sessi, etnie, etc. intendano il
significato della salute/malattia,
le loro rappresentazioni mentali
rispetto a tali elementi; il modo in
cui le persone variano il proprio
comportamento ponendo maggior
attenzione alla salute, cioè
prevedere quando e in che modo una
persona si impegnerà in
comportamenti di prevenzione, le
sequenze temporali coinvolte nel
cambiamento comportamentale; i
comportamenti, le aspettative, le
fantasie legati al ruolo del malato,
etc.
Nel campo dei servizi alla salute,
rispetto al miglioramento
costi/benefici, sono da tener
presenti tre variabili:
efficacia (effectiveness), cioè i
benefici delle cure misurate in
termini di miglioramento della
salute; efficienza (efficiency), il
rapporto tra miglioramenti e risorse
per produrli;
equità (equity), la valutazione di
quanto benefici e oneri delle cure
siano parzialmente/imparzialmente
distribuiti (Aday &
Awe, 1998).
Gli studi epidemiologici hanno
una grossa importanza: potendo
fornire informazioni utili aumentano
la possibilità di consulenza,
promozione e prevenzione. Si
analizza quali siano i periodi
critici della vita in cui alcuni
fattori di rischio sono
particolarmente dannosi (es. la
gravidanza); si studiano i periodi
specifici in cui si apprendono
abitudini dannose difficili poi da
perdere (l'adolescenza e il fumo);
si valuta la dannosità degli stessi
stimoli stressogeni nelle diverse
fasi del ciclo di vita (Prohaska &
Clark, 1997); si analizzano le
differenze intergruppali e
intragruppali nei concetti di
salute/malattia per poter
intervenire più efficacemente. Un
vero servizio di prevenzione,
infatti, non può non tener conto
della cultura, dell'etnia, del
sesso, dell'età, della fase
dell'arco di vita, di quale
rappresentazione sociale un certo
gruppo di persone abbia della
salute, della malattia, della
guarigione (De La Cancela et al.,
1998). Oggi (Warren, 1998; Ingrosso,
1992) si preferisce parlare di
promozione della salute piuttosto
che di prevenzione delle malattie:
dire prevenzione è dire che
l'individuo è comunque destinato,
prima o poi, a incappare in qualche
malattia; promuovere significa
considerare la salute 'normale'
(Bertini, 1984). La strategia da
reattiva si muta in proattiva.
L'uomo diviene protagonista, si
trasforma in essere proattivo
piuttosto che reattivo a ciò che gli
capita: ogni adulto ha una gran
parte di responsabilità per il suo
benessere (Matarazzo, 1984).
L'approccio salutista deve essere
facilitato nelle famiglie le quali
hanno un grosso potere nello
stimolare alla prevenzione e al
supporto i membri che ne fanno
parte, specialmente i figli (Baranowski,
1998). I punti su cui si articola la
salutogenesi sono quindi la
prevenzione, la promozione e il
miglioramento della qualità della
vita. Tali obiettivi si realizzano
principalmente con la consulenza e
l'educazione.
La
Prevenzione ha tre
aspetti, anche se molti la fanno
coincidere col primo significato (Francescato,
1997).
Può essere
primaria,
agire cioè prima che il danno si sia
compiuto (es., educare gli
adolescenti ai rischi del sesso non
sicuro);
secondaria,
assistere le persone durante la
crisi (vedi Druss, 1995);
terziaria, migliorare la qualità
della vita dopo la malattia o
durante la fase cronica.
L'educazione
alla salute è un intervento, di
prevenzione, teso alla promozione
del benessere. Essa è intesa come
quell'aspetto dell'educazione che
costruisce convincimenti,
comportamenti finalizzati alla
stima, alla conservazione, al
ripristino del benessere personale e
sociale (Francescato et al., 1995).
Di promozione si occupa la
Psicologia di comunità, le cui
strategie d'intervento, tendenti
all'empowerment dei clienti
(singoli gruppi, organizzazioni e
comunità), privilegiano appunto la
prevenzione e la promozione,
piuttosto che la terapia.
Empowerment significa rendere
gli individui, le famiglie e le
comunità in grado di prendere il
controllo sulla loro vita e sul loro
ambiente, ovvero acquisire un ruolo
attivo verso il proprio ambiente e
la propria esistenza (Rappaport,
1981). Essa, inoltre, lavora sulla
consulenza, fa degli interventi
sulla crisi, promuove la formazione
di gruppi di mutuo-aiuto,
sensibilizza al sostegno sociale
reciproco e al senso di comunità (Orford,
1992; Francescato et al., 1995).
L'azione educativa è volta a
inventare la propria salute da parte
dei soggetti in azione (Francescato
et al., 1995, p. 360). La psicologia
di comunità tenta di stimolare i
membri dei sistemi, attraverso
l'educazione socio-affettiva, alla
competenza comunicativa (Francescato
et al., 1995).
Una vita soddisfacente, il
benessere soggettivo e la qualità
della vita possono aumentare la
longevità, le abilità di problem
solving, la qualità della
performance legata al ruolo
sociale, la capacità di posticipare
nel tempo le gratificazioni,
l'abilità di cercare e trovare un
lavoro; inoltre le persone sono più
energiche, generose e indulgenti,
meno suscettibili ai disturbi e più
attraenti per gli altri. La qualità
di vita è la valutazione soggettiva
di quanto gli scopi più importanti,
le mete e i desideri sono stati
raggiunti ed è inversamente
proporzionale alla depressione (Frisch,
1998; Frisch & Retzlaff, 1992).
Chiozza (1988) la considera un
valore. Il benessere soggettivo
consiste in un giudizio di vita
soddisfacente che determina
largamente la frequenza relativa di
esperienze affettive positive
versus negative. Tutte le
definizioni di qualità della vita
mettono l'accento sugli aspetti che
rendono la vita piacevole, felice,
degna di essere vissuta, come un
lavoro significativo,
l'autorealizzazione
(l'attualizzazione di potenzialità e
predisposizioni) e uno standard
di vita decente. La felicità
personale può riflettere un tipo di
funzionamento interno che aiuta a
mantenere un funzionamento esterno
fornendo agli individui la
motivazione (percezione di uno scopo
esistenziale, energia, speranza,
fiducia) per perseverare nelle cose
della vita e affrontare situazioni
stressanti (Frisch, 1998).
I correlati affettivi del
benessere nascono dal giudizio
personale rispetto alla vita
gratificante. Ciò si verifica quando
una persona si sente felice, sicura
e risollevata una volta che i suoi
standard di un lavoro
soddisfacente e di amore siano stati
conseguiti (Jourard & Landsman,
1980). Spaltro (1998), nel rapporto
tra stato e cittadini, propone
'sei teoremi' per il
miglioramento della qualità della
vita: la trasparenza delle logiche
utilizzate per amministrare le
risorse pubbliche; la sicurezza
totale, ossia stradale, lavorativa,
domestica, personale, cioè a dire la
formazione all'auto-stima e alla
sicurezza di sé; immaterialità,
rivalutazione della soggettività
versus l'oggettività; dimensione
futura del benessere, la fiducia
nella futura società; voglia di
gruppo, la ricostruzione comune di
una realtà sociale; relazioni
estetiche, l'inizio di una società
bella estetica e sabbatica, basata
sulle promesse.
Frisch ha elaborato un
questionario per stimarla e una
forma di terapia per potenziarla (Frisch,
1997, 1998; Frisch & Retzlaff,
1992). Secondo l'autore già la
valutazione della qualità di vita
nelle aree (16) che egli ha
individuato essere fondamentali,
fornisce un primo aiuto dando alla
persona informazioni utili per
consapevolizzare comportamenti che
dovrebbero essere modificati. Le
aree individuate sulle quali Frisch
(1997) lavora sono: salute fisica;
auto-stima; filosofia di vita (scopi
e valori); standard di vita
(guadagni, stile di vita,
automobili, etc.); tipo di lavoro;
attività di svago; specializzazioni
di interesse sia lavorative che non;
creatività; supporto e aiuto agli
altri; relazioni intime; amicizia;
relazioni coi propri/altrui bambini;
relazioni coi familiari; abitazione;
ambiente in cui si vive (il
quartiere, i vicini, etc.); il luogo
in cui si vive (la città, i servizi,
la criminalità, etc.).
Migliorare la qualità di vita di
una comunità significa anche
incrementare i trasporti pubblici,
fornire servizi di baby sitter e
assistenza ai bambini, le scuole, il
verde, i servizi, etc. Vediamo altri
fattori di rischio su cui la
prevenzione, la promozione e la
qualità di vita possono intervenire.
Uno studio (McGinnis & Foege,
1993) ha dimostrato, ad esempio, che
quasi la metà delle persone decedute
nel 1990 e residenti negli Usa sono
morte a causa di fattori esterni
identificabili, inclusi i
comportamenti a rischio. Gli autori
mettono sotto accusa: il fumo, la
nutrizione inadeguata e l'obesità,
l'inattività fisica, l'alcol, le
armi da fuoco, i comportamenti
sessuali. Questi fattori di rischio
uccidono via cancro, disturbi
cardiovascolari, disturbi polmonari,
basso peso alla nascita, incidenti
stradali e lesioni. Tali circostanze
sono state ulteriormente confermate
da molti altri lavori che hanno
aggiunto: le droghe, lo stress,
l'avvelenamento da piombo,
ambientale, etc. Sono ormai ben noti
tutti i gravi problemi causati da
tali fattori, specialmente l'uso di
alcol e tabacco durante la
gravidanza, associato a un basso
peso alla nascita e alla mortalità
del feto. Tra le caratteristiche del
profilo (Reda, 1988) del soggetto
predisposto alla morte cardiaca
improvvisa troviamo: inattività
fisica, fumo, ipercolesterolemia,
ipertensione, diabete mellito,
obesità, attività lavorativa
stressante, personalità di tipo A.
Proprio quest'ultima, tipica di
persone altamente competitive, molto
aggressive, eccessivamente impegnate
nel lavoro, con un persistente senso
dell'urgenza del tempo, insofferenti
ai ritmi altrui, che tendono sempre
ad avere il controllo della
situazione, e che prendono ogni
avvenimento come una sfida o una
lotta da vincere, è oramai
comprovata essere a forte rischio di
disturbi cardiovascolari gravi (Matarazzo,
1994; Friedman & Rosenman, 1959;
Pancheri,1988). È evidente il forte
stress cui sono sottoposti
tali individui, ed è comprovato che
uno stress, ripetuto e
prolungato, è molto più pericoloso.
Un approccio interessante per
misurarne il livello indotto da vari
eventi è quello di Holmes e Rahe
(1967). Essi, intervistando un
grosso numero di persone, hanno
messo a punto una scala, ai primi
posti della quale, tra gli eventi
più stressanti, sono la morte del
coniuge, il divorzio, la
separazione, l'imprigionamento, la
morte di un parente stretto, e giù
fino a lievi violazioni della legge.
Elenchiamo una serie di altri
comportamenti/atteggiamenti mentali
su cui si può far leva per
migliorare la salute psicofisica.
Sensibilizzare le persone a
controlli periodici per il
rilevamento dell'ipertensione.
Counseling nutrizionale per
educare a un'alimentazione
equilibrata (non
mangiare in eccesso evitando
l'obesità - non esagerare con cibi
che aumentano il tasso di
colesterolo come latte, uova, burro
- evitare altre sostanze dannose
come il sodio - sottolineare
l'importanza, per le donne, di
ingerire alcune sostanze che
prevengano l'osteoporosi).
Stimolare alla guida a giuste
velocità e con cinture di sicurezza
agganciate. Educare all'importanza
del sesso sicuro per evitare
malattie sessuali gravi e
trasmissibili (es., AIDS). Aiutare i
soggetti a migliorare l'immagine di
sé, l'auto-stima, a sviluppare un
senso di competenza e di capacità di
far fronte alle richieste sociali,
nonché le capacità di influenzare il
proprio ambiente (Francescato,
1977). Condizioni di
impotenza nelle varie situazioni di
vita (helplessness) sono
correlate e problemi cardiaci. Il
benessere deriva, di contro, da un
senso di padroneggiamento degli
eventi, dal controllo delle
proprie condizioni di vita, dalla
percezione della propria
auto-efficacia nel programmare e
portare a buon fine (Bandura,
1996, 1977, 1995).
Le persone devono imparare ad
aumentare la competenza e la
capacità di far fronte ai problemi e
alle circostanze della vita. Il
termine che si utilizza spesso è
coping, un atteggiamento complessivo
nell'affrontare i problemi. Anche la
pressione del gruppo dei pari (c'è
un'associazione positiva tra
adolescenti che fumano e membri del
gruppo amicale che fumano) può
essere rischiosa. L'abbandono
scolastico sembra correlato con
l'inizio di comportamenti dannosi
(fumo, alcol, l'uso di armi). Si può
educare alla compliance nel seguire
le cure mediche per malattie quali
ipertensione, diabete e problemi
renali. La vedovanza può essere
associata con alcuni disagi: perdita
di peso, nutrizione inadeguata,
minor cura di sé. I padri giovani
che non sono pronti per il loro
nuovo ruolo aumentano l'uso di
alcol. Uno studio molto vasto
eseguito negli Stati Uniti con la
collaborazione della popolazione di
Alameda ha dimostrato che le persone
che adottano uno o più tra i sette
comportamenti di prevenzione sotto
riportati, hanno minori probabilità
di ammalarsi e di morire e che
l'effetto di più fattori congiunti è
moltiplicativo. Le variabili sono:
non fumare; l'attività fisica
regolare; evitare l'uso di alcol;
7/8 ore di sonno per notte;
mantenere un peso adeguato; fare
colazione; non mangiare tra i pasti
(questi ultimi due si sono rivelati
i fattori meno importanti)
(Prohaska & Clark,
1997). Le persone che
eseguono comportamenti di
prevenzione hanno un adattamento
migliore e un funzionamento più
duraturo in vecchiaia. Grande
importanza, come fattore di rischio
è attribuita alla solitudine: il
supporto sociale o una relazione di
intimità con un'altra persona
favoriscono il benessere (Holahan &
Moos, 1982).
La carenza di supporto invece
potenzia gli effetti dello stress
(Gore, 1978). In questi
ultimi anni anche in Italia sono
nati molti progetti di prevenzione,
consultori, servizi di consulenza
telefonica con personale
qualificato; si stanno altresì
moltiplicando le iniziative di
educazione socio-affettiva alla
salute. L'insieme della formazione
ASPIC, attraverso i suoi vari corsi,
è basata appunto sulla visione di
Salutogenesi, che riguarda, come
detto, la Qualità della vita, il
benessere e la prevenzione
psicoeducativa durante il ciclo di
vita e che deriva dal pensiero 'soft'
soggettivo/qualitativo.
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