L'analisi transazionale essenzialmente deriva il
suo nome dalle "transazioni" cioè dall'insieme
di quelle modalità di comunicazione che
avvengono tra due o più individui che intendono
comunicare fra loro; tali transazioni sono
dunque parte costituente dell'A.T. e dei metodi
psicoterapeutici che la utilizzano.
Questa teoria, studiata e sviluppata dapprima da
Eric Berne, ha il suo nucleo portante
nell'ipotesi che ogni essere umano si trova
inconsapevolmente ad agire con una ripetitività
coattiva le cui modalità si sono andate formando
nell'infanzia; quanto più difficile e
disconfermante è stato il rapporto tra
l'individuo e l'ambiente dei suoi primi anni di
vita, tanto più ristretto e castrante sarà il
suo copione.
Il nostro copione è dunque quell'unico modo di
esprimerci con cui tendiamo a recitare la nostra
vita e anche se tale modalità non è
necessariamente negativa, sarà comunque, per
ogni individuo, un impoverimento rispetto alle
sue potenzialità inutilizzate. Ogni uomo, inteso
nella realizzazione più piena, è infatti portato
ad evolversi nell'arco della propria vita, e
perciò ogni limitazione o ripetitività non è
altro che ostacolo e gabbia che blocca e
distorce il suo intrinseco bisogno di crescita.
Ognuno di noi ha quindi elaborato un proprio
particolare copione che "interpreta"
quotidianamente, ma non per questo va
considerato malato, esistono ovviamente vari
livelli e gradi di "interpretazione copionale";
così un copione ove avvengano giochi tragici può
portare a psicosi o nevrosi se non ristrutturato
mentre uno meno pesante è probabile che
condurrà, nella terza età, a un senso di
scontentezza e di vuoto, o forse a una
depressione più spiccata nei giorni feriali.
L'A.T. utilizza non solo l'analisi del copione
di vita, ma anche l'analisi della specifica
struttura della personalità, l'analisi delle
transazioni (cioè di tutto quello che le persone
si fanno e si dicono), l'analisi dei giochi
(intesi come ulteriori transazioni che
comportano un premio o una penalità finale).
Potremmo riassumere il nucleo della filosofia
transazionale con Shakespeare, Amleto, atto I°,
scena Va: "...ci sono più cose in cielo e in
terra, Orazio, di quante possa comprenderne la
tua filosofia ..." ove l'avventura di vivere è,
per ogni uomo, un espandersi della
consapevolezza di sè e delle cose tra cielo e
terra cioè della sua capacità cosciente e
progressiva di assumersene la responsabilità.
Un copione psicologico somiglia molto, dunque, a
un copione teatrale con trama, personaggi,
ruoli, con un inizio e una fine,così allora
possiamo dire che un copione psicologico è una
ipotesi di vita che un dato individuo recita
stabilendone inconsciamente l'obiettivo e le
modalità. Il nostro copione, tragedia, commedia
o farsa che sia, inizia con la nascita e verrà
mano a mano determinato essenzialmente dalle
transazioni che avvengono tra i genitori e il
bambino, il quale crescendo imparerà a
interpretare un ruolo particolare: la vittima,
il salvatore, la fata, l'eroe, la principessina
o il cattivo ecc., scegliendo nel contempo altre
persone per i ruoli complementari.
Sono infatti riconoscibili anche nelle favole
dell'infanzia o nella mitologia greca tanti
prototipi dei copioni interpretati dall'uomo
d'oggi: forse se osserviamo intorno a noi, nella
nostra stessa famiglia o nell'ambiente di
lavoro, noteremo delle somiglianze di temi e
ruoli che le persone assumono; non ricordate
qualche Zeus che tutto controlla e a tutto dà
regole con ogni mezzo, seduzione o minacce e che
è anche un inguaribile dongiovanni o una
civettuola Dafne che fugge se gli uomini la
inseguono e chiede protezione al padre e/o al
capoufficio?
Ingrandendo la scala di lettura non solo gli
individui ma anche le famiglie e le nazioni
hanno i loro copioni: così gli ebrei hanno la
diversità e/o la persecuzione e la sofferenza
come copione ricorrente; allo stesso modo
l'antica "gens" romana ha avuto le conquiste e
la costruzione di un impero. Temi e ruoli
emergono al nostro occhio attento e così
possiamo riconoscere nella realtà sociale che ci
circonda dei copioni culturali che altro non
sono che impoverimenti e stereotipi atti a
restringere la libertà e la potenzialità di
scelta dell'individuo; modi talora sofferenti,
talvolta tragici ma pur sempre modi per non
cambiare, per non rischiare di essere più
completamente sé stessi. La frase rivelatrice
sarà qualcosa di simile a:"Noi Rossi moriamo di
fame ma non chiediamo aiuto a nessuno" oppure
"Nella nostra famiglia c'è sempre stato un
dottore!" e ancora" Noi italiani non siamo
razzisti"
L'A.T. va a modificare l'azione limitante dei
copioni sull'identità e sull'autonomia
dell'individuo aiutando la persona prima a
riconoscere il proprio copione e poi a
cambiarlo, diventando gradualmente capace di una
sua propria scelta, realmente autonoma e
responsabile. Non sarà necessario rinnegare il
nostro copione, quella modalità, quell'aspetto
che fa pur sempre parte di noi e che ci ha
aiutato a crescere, ma sarà utile allargare il
ventaglio delle nostre possibilità e
consapevolizzare che non c'è una sola via
praticabile, bensì che andare per la nostra
strada significa diventare una persona
completamente sviluppata (E. Fromm) e che si
autorealizza (A.Maslow), poichè la vita è troppo
breve per non essere interessante (Disraeli).
Isabella
Piombo
1) Commissionato dall' AGA (agenzia
giornalistica), pubblicato nel '93 su 10 testate
di quotidiani a diffusione nazionale.
2) Pubblicato dalla rivista Artiterapie, 1995
Roma.