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A ciascuno il suo Copione

    di Isabella Piombo  Art trainer & Gestalt Counselor

L'analisi transazionale essenzialmente deriva il suo nome dalle "transazioni" cioè dall'insieme di quelle modalità di comunicazione che avvengono tra due o più individui che intendono comunicare fra loro; tali transazioni sono dunque parte costituente dell'A.T. e dei metodi psicoterapeutici che la utilizzano.

Questa teoria, studiata e sviluppata dapprima da Eric Berne, ha il suo nucleo portante nell'ipotesi che ogni essere umano si trova inconsapevolmente ad agire con una ripetitività coattiva le cui modalità si sono andate formando nell'infanzia; quanto più difficile e disconfermante è stato il rapporto tra l'individuo e l'ambiente dei suoi primi anni di vita, tanto più ristretto e castrante sarà il suo copione.

Il nostro copione è dunque quell'unico modo di esprimerci con cui tendiamo a recitare la nostra vita e anche se tale modalità non è necessariamente negativa, sarà comunque, per ogni individuo, un impoverimento rispetto alle sue potenzialità inutilizzate. Ogni uomo, inteso nella realizzazione più piena, è infatti portato ad evolversi nell'arco della propria vita, e perciò ogni limitazione o ripetitività non è altro che ostacolo e gabbia che blocca e distorce il suo intrinseco bisogno di crescita.

Ognuno di noi ha quindi elaborato un proprio particolare copione che "interpreta" quotidianamente, ma non per questo va considerato malato, esistono ovviamente vari livelli e gradi di "interpretazione copionale"; così un copione ove avvengano giochi tragici può portare a psicosi o nevrosi se non ristrutturato mentre uno meno pesante è probabile che condurrà, nella terza età, a un senso di scontentezza e di vuoto, o forse a una depressione più spiccata nei giorni feriali.

L'A.T. utilizza non solo l'analisi del copione di vita, ma anche l'analisi della specifica struttura della personalità, l'analisi delle transazioni (cioè di tutto quello che le persone si fanno e si dicono), l'analisi dei giochi (intesi come ulteriori transazioni che comportano un premio o una penalità finale).

Potremmo riassumere il nucleo della filosofia transazionale con Shakespeare, Amleto, atto I°, scena Va: "...ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante possa comprenderne la tua filosofia ..." ove l'avventura di vivere è, per ogni uomo, un espandersi della consapevolezza di sè e delle cose tra cielo e terra cioè della sua capacità cosciente e progressiva di assumersene la responsabilità.

Un copione psicologico somiglia molto, dunque, a un copione teatrale con trama, personaggi, ruoli, con un inizio e una fine,così allora possiamo dire che un copione psicologico è una ipotesi di vita che un dato individuo recita stabilendone inconsciamente l'obiettivo e le modalità. Il nostro copione, tragedia, commedia o farsa che sia, inizia con la nascita e verrà mano a mano determinato essenzialmente dalle transazioni che avvengono tra i genitori e il bambino, il quale crescendo imparerà a interpretare un ruolo particolare: la vittima, il salvatore, la fata, l'eroe, la principessina o il cattivo ecc., scegliendo nel contempo altre persone per i ruoli complementari.

Sono infatti riconoscibili anche nelle favole dell'infanzia o nella mitologia greca tanti prototipi dei copioni interpretati dall'uomo d'oggi: forse se osserviamo intorno a noi, nella nostra stessa famiglia o nell'ambiente di lavoro, noteremo delle somiglianze di temi e ruoli che le persone assumono; non ricordate qualche Zeus che tutto controlla e a tutto dà regole con ogni mezzo, seduzione o minacce e che è anche un inguaribile dongiovanni o una civettuola Dafne che fugge se gli uomini la inseguono e chiede protezione al padre e/o al capoufficio?

Ingrandendo la scala di lettura non solo gli individui ma anche le famiglie e le nazioni hanno i loro copioni: così gli ebrei hanno la diversità e/o la persecuzione e la sofferenza come copione ricorrente; allo stesso modo l'antica "gens" romana ha avuto le conquiste e la costruzione di un impero. Temi e ruoli emergono al nostro occhio attento e così possiamo riconoscere nella realtà sociale che ci circonda dei copioni culturali che altro non sono che impoverimenti e stereotipi atti a restringere la libertà e la potenzialità di scelta dell'individuo; modi talora sofferenti, talvolta tragici ma pur sempre modi per non cambiare, per non rischiare di essere più completamente sé stessi. La frase rivelatrice sarà qualcosa di simile a:"Noi Rossi moriamo di fame ma non chiediamo aiuto a nessuno" oppure "Nella nostra famiglia c'è sempre stato un dottore!" e ancora" Noi italiani non siamo razzisti"

L'A.T. va a modificare l'azione limitante dei copioni sull'identità e sull'autonomia dell'individuo aiutando la persona prima a riconoscere il proprio copione e poi a cambiarlo, diventando gradualmente capace di una sua propria scelta, realmente autonoma e responsabile. Non sarà necessario rinnegare il nostro copione, quella modalità, quell'aspetto che fa pur sempre parte di noi e che ci ha aiutato a crescere, ma sarà utile allargare il ventaglio delle nostre possibilità e consapevolizzare che non c'è una sola via praticabile, bensì che andare per la nostra strada significa diventare una persona completamente sviluppata (E. Fromm) e che si autorealizza (A.Maslow), poichè la vita è troppo breve per non essere interessante (Disraeli).

Isabella Piombo

1) Commissionato dall' AGA (agenzia giornalistica), pubblicato nel '93 su 10 testate di quotidiani a diffusione nazionale.

2) Pubblicato dalla rivista Artiterapie, 1995 Roma.

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