Abbandonare la rassegnazione

Essere vivi, sperimentare, coltivare i propri desideri, riconoscerli.
Prendersi per mano, nutrirsi.
L'espressione artistica consente questo, riavvicinarsi al sé, di riappropriarsi delle proprie risorse, di accedere alla propria energia.
Abbandonare la rassegnazione, scegliere l'azione.



Mi capita molto spesso di incontrare donne (ma anche uomini) che non si autorizzano, che credono di non avere più scelte, che si lasciano svalutare e si svalutano da soli.

Questo brano tratto da "Donne che corrono coi lupi " di Clarissa Pinkola Estes può aiutarti a riconoscere se è anche la tua situazione.
Se hai bisogno di riconnetterti a una fantasia che è produttiva e fucina di successi, interiori e non, se hai bisogno di sostegno.


"L'allontanamento della Fantasia Creativa.
La bambina vive tra persone che non si curano di lei.
Se per caso vi trovate in un ambiente del genere, abbandonatelo.
La bambina è in un ambiente in cui quello che ha, dei piccoli fiammiferi di legno - l'inizio di qualsiasi possibilità creativa - non viene apprezzato.
Se vi trovate in una condizione simile, voltate le spalle e allontanatevi.
La bambina è in una situazione psichica che le consente poche scelte.
Si è rassegnata al suo posto nella vita.
Se è accaduto anche a voi, lasciate cadere la rassegnazione e scalciate.
Quando la Donna Selvaggia è messa con le spalle al muro, non si arrende: si butta, graffia e lotta.

Che cosa deve fare la Piccola Fiammiferaia?
Se i suoi istinti fossero intatti, avrebbe parecchie scelte.
Andare in un altro paese, infilarsi in un carro, rintanarsi in uno scantinato pieno di carbone.
La Donna Selvaggia saprebbe che fare. Ma la Piccola Fiammiferaia non conosce più la Donna Selvaggia. La bambina selvaggia si congela, di lei resta una persona che va in trance.

Stare insieme a persone vere che ci riscaldano, che approvano ed esaltano la nostra creatività, è essenziale al flusso della vita creativa. Altrimenti ci congeliamo.
Il nutrimento è un coro di voci, dal di dentro e dall'esterno, che nota lo stato in cui si trova una donna, si preoccupa di incoraggiarlo e, se necessario, di offrire conforto. Non so bene di quanti amici abbiamo bisogno, ma senz'altro di uno o due che ritengano il nostro dono, qualunque esso sia, "pan de cielo", pane degli angeli. Tutte le donne hanno diritto a un coro di alleluja.

Quando sono fuori al freddo, le donne tendono a vivere di fantasia invece che di azione.
La fantasia diventa un forte anestetico. Conosco donne dotate di splendida voce, donne che sono cantastorie nate, ma che sono isolate, o si sentono in qualche modo non autorizzate.
Sono timide, e la timidezza spesso ricopre l'animo che muore di fame.
Hanno difficoltà a sentire di essere sostenute dal di dentro, o dagli amici, dalla famiglia, dalla comunità.

Per evitare di essere come la Piccola Fiammiferaia, dovete intraprendere un'azione molto importante. Chiunque non sostenga la vostra arte, la vostra vita, non merita il vostro tempo.

Duro ma vero.
Altrimenti si vestono gli stracci della Piccola Fiammiferaia e si è costrette a vivere una vita assai parziale che congela i pensieri, la speranza, i doni, lo scrivere, il suonare, il disegnare, il danzare.
Il calore dovrebbe essere l'obiettivo principale della Piccola Fiammiferaia.
Lei invece cerca di vendere i fiammiferi, la sua fonte di calore.
Lascia così il femminino senza calore, senza ricchezze, senza saggezza, senza possibilità di ulteriore sviluppo.
Il calore è un mistero. Ci genera e ci cura. 
Scioglie cose troppo strette, ravviva il flusso, il misterioso bisogno di essere, il puro volo delle idee nuove.
La Piccola Fiammiferaia non si trova in un ambiente in cui può fiorire. Non c'è calore, né affetto né legna da ardere. Se fossimo al suo posto, che potremmo fare? Innanzi tutto non concepire il mondo fantastico che la Piccola Fiammiferaia crea accendendo i fiammiferi.

Esistono tre tipi di fantasia.
Il primo è fonte di piacere, una sorta di gelato per la mente, come i sogni a occhi aperti.
Il secondo è l'immaginazione intenzionale. Questa fantasia è come una seduta in cui si pianificano le cose, è come un veicolo che ci porta all'azione.
Tutti i successi - psicologici, spirituali, finanziari e creativi - cominciano con fantasie di questa natura.
Il terzo tipo di fantasie è quello che porta tutto a uno stop, che ostacola la giusta azione nei momenti critici.
Purtroppo, queste sono le fantasie che la Piccola Fiammiferaia tesse.
Fantasie che nulla hanno a che fare con la realtà, e implicano che nulla si può fare, se non buttarsi nella fantasia oziosa.
Talvolta la fantasia è nella mente, talvolta arriva da una bottiglia di liquore, o da un ago per cucire, dall'erba, da tante stanze da dimenticare, complete di letto e occupate. In queste situazioni le donne fanno le piccole fiammiferaie in ogni loro notte di fantasie, e si risvegliano morte e gelate all'alba.

Come capovolgere la situazione e restaurare la stima dell'anima e la stima in sé?
Dobbiamo trovare una soluzione molto diversa da quella della Piccola Fiammiferaia.
Dobbiamo portare le nostre idee in un posto in cui trovino sostegno. E' un passo importantissimo: insieme al fuoco, trovare nutrimento.

Rarissime sono le donne in grado di creare raccogliendo soltanto le proprie forze.
Abbiamo bisogno dei colpetti d'ala di tutti gli angeli che riusciamo a trovare.
Assai spesso le persone hanno idee bellissime: pitturerò la parete del colore che mi piace; creerò un progetto che coinvolgerà tutta la città; farò delle mattonelle per il mio bagno, e se davvero mi piaceranno, ne venderò alcune; tornerò a scuola, venderò la casa e mi metterò a viaggiare, avrò un bambino, chiuderò con questo e comincerò con quello, andrò per la mia strada, aiuterò a raddrizzare quell'ingiustizia, proteggerò i deboli.
Progetti come questi vanno alimentati. Hanno bisogno di un sostegno vitale - da persone "calde".

La Piccola Fiammiferaia è vestita di stracci, da tanto tempo ormai che la cosa le sembra normale. Nessuno potrebbe fiorire al punto in cui si trova. Noi vogliamo porci in una situazione in cui, come le piante e gli alberi, possiamo volgerci verso il sole. Ma il sole dev'esserci.
Qui dobbiamo "muoverci", e non restare là sedute. Dobbiamo fare qualcosa per trasformare la nostra situazione. Altrimenti, ci ritroveremo in strada a vendere di nuovo fiammiferi.

Gli amici che vi amano e appoggiano calorosamente la vostra vita creativa sono il miglior sole del mondo.
Se una donna, come la Piccola Fiammiferaia, non ha amici, si congela per l'angoscia e talvolta anche per la collera. E se ne ha, non sempre sono un sole.
Magari le offrono conforto invece di aprirle gli occhi sulla situazione sempre più congelata in cui si trova. Il conforto è cosa diversa dal nutrimento. Se portate una pianta fuori, al sole, le date da bere, e poi le parlate, questo è nutrimento.
La donna congelata priva di nutrimento tende a elaborare continui sogni a occhi aperti, sul “come sarebbe se”.
Ma anche se è in questo congelamento, specialmente se si trova in una siffatta condizione, deve rifiutare la fantasia confortevole. E' una fantasia che uccide.

Sapete bene come vanno le fantasie letali: “Un giorno...” e “Se solo avessi...” e “Lui cambierà...” e “Se solo imparassi a controllarmi... quando sarò davvero pronta, quando avrò X.Y.Z, quando i bambini saranno grandi, quando mi sentirò più sicura, quando troverò un altro, non appena...” e così di seguito.
La Piccola Fiammiferaia ha una nonna interiore che, invece di urlarle: “Svegliati! Alzati!
Cerca il caldo a tutti i costi!” la trascina nella vita della fantasia, la porta in paradiso. Ma in questa situazione il paradiso non aiuta la Donna Selvaggia, la piccola selvaggia in trappola, o la Piccola Fiammiferaia. Queste fantasie confortevoli non devono essere accese. Sono distrazioni seducenti, e letali, dalla realtà. Vediamo la Piccola Fiammiferaia dedicarsi a un commercio insensato, poiché vende l'unica cosa che potrebbe tenerla al caldo. Quando le donne sono distaccate dall'amore capace di alimentare della madre selvaggia, seguono l'equivalente di una dieta per la sopravvivenza.

 L'io tira avanti con lo scarsissimo alimento che trova fuori, e ogni notte lei ricomincia da dove ha cominciato. E poi dorme, esausta. Non può risvegliarsi a una vita con un futuro perché la sua esistenza miserabile è come un uncino da cui quotidianamente pende.
Nelle iniziazioni, passare un periodo di tempo in condizioni difficili fa parte di uno smembramento dall'agio e dalla compiacenza. Quale passaggio iniziatico, arriverà a una conclusione, e la donna “smerigliata” comincerà una vita creativa e spirituale rinnovata e resa più saggia. Si direbbe invece che alle donne nella situazione della Piccola Fiammiferaia l'iniziazione è andata storta.
Le condizioni ostili non servono per approfondire ma per decimare. Occorre scegliere un'altra sede, un altro ambiente, con sostegni e guide diversi.
Storicamente, e in particolare nella psicologia maschile, malattia, esilio e sofferenza sono spesso intesi come uno smembramento iniziatico, gravido talvolta di significato.

Ma per le donne ci sono altri archetipi di iniziazione che nascono dalla psicologia innata e dalla fisicità femminile: uno è dare la vita, l'altro il potere del sangue, così come essere innamorate o ricevere un amore che alimenta e nutre.
Ricevere la benedizione da una persona cui si guarda, essere istruite in un modo profondo e che offre sostegno da una persona più anziana, queste sono iniziazioni intense, e che hanno le loro tensioni e le loro resurrezioni.
Si direbbe che la Piccola Fiammiferaia molto si è avvicinata, e molto è rimasta lontana dalla fase di transizione del movimento e dell'azione che avrebbe completato l'iniziazione. Se pure possedesse il materiale per un'esperienza iniziatica nella sua povera vita, non c'è nessuno, dentro o fuori, a guidare il processo psichico.
Psichicamente, nel senso più negativo, l'inverno porta il bacio della morte - cioè il freddo - a tutto ciò che sfiorisce. La freddezza suona la fine di ogni relazione. Per uccidere una cosa, basta mostrarsi freddi nei suoi confronti.
Non appena si diventa gelidi nel sentimento, nel pensiero o nell'azione, la relazione diventa impossibile. 
Quando gli esseri umani vogliono abbandonare qualcosa che hanno dentro o lasciare qualcuno fuori al freddo, ignorano, abbandonano, se ne sbarazzano, e si allontanano per non udirne neanche la voce, per non sfiorare neanche con lo Sguardo.

Questa è la situazione nella psiche della Piccola Fiammiferaia. La Piccola Fiammiferaia vaga per le strade e prega i passanti di comprarle i fiammiferi. La scena mostra una delle cose più sconcertanti sull'istinto danneggiato delle donne: l'offerta della luce a poco prezzo. Qui le piccole luci dei fiammiferi sono come le più grandi luci degli scheletri sui bastoni nella storia di Vassilissa. Rappresentano la saggezza e, cosa ancor più importante, accendono la consapevolezza, sostituendo all'oscurità la luce, riaccendendo quanto era ridotto in cenere. Il fuoco è il simbolo più importante del rivivificatore della psiche.
Qui abbiamo una Piccola Fiammiferaia bisognosa, che offre una cosa di grandissimo valore - una luce - contro una modestissima - un penny.

Se “questo valore dato in cambio di poco” sta nella nostra psiche, o è esperito da noi nel mondo esterno, i risultato è il medesimo: ulteriore perdita di energia.
 Allora una donna non può più soddisfare le proprie necessità. Qualcosa che vuol vivere prega, ma non è ascoltato.
Abbiamo qui una persona che, come Sofia, lo spirito greco della saggezza, porta la luce dall'abisso, ma lo svende in inutili fantasie. Cattivi amanti, capi scorretti, situazioni di sfruttamento, scaltri complessi di ogni sorta tentano la donna a fare queste scelte.

Quando la Piccola Fiammiferaia decide di accendere i fiammiferi, usa le sue risorse per fantasticare invece che per agire. Usa la sua energia per qualcosa di effimero. Ciò si manifesta in modi ovvi nell'esistenza femminile. Una è decisa a frequentare l'università, ma impiega tre anni per decidere la facoltà. Un'altra vuole dipingere una serie di quadri, ma siccome non ha un posto in cui appenderli, la pittura non è più prioritaria.

Vuole far questo o quello, ma non si concede il tempo per apprendere, per sviluppare la sensibilità o l'abilità per farlo bene. Ha quaderni pieni di sogni, ma, affascinata dalla loro interpretazione, non si preoccupa di trasformare in azione il loro significato. 
Sa di dover partire, iniziare, smettere, andare, ma non ne fa nulla.

E vediamo dunque perché. Quando una donna non riesce più a sentirsi, quando il sangue, la passione non raggiunge più le estremità della psiche, quando è disperata, allora una vita fantastica è molto più piacevole di qualsiasi cosa su cui possa posare lo sguardo. Le piccole luci dei fiammiferi, poiché non hanno legna da ardere, riducono la psiche in cenere come fosse un bel ciocco secco. La psiche prende a giocarsi dei brutti tiri da sola: vive nel fuoco fantastico dei desideri tutti soddisfatti. Questo fantasticare è come una bugia: se la ripeterete, finirete per crederci.
Questa sorta di angoscia di conversione, in cui problemi o questioni sono rimpiccioliti dal fantasticare con enorme entusiasmo soluzioni irrealizzabili o tempi migliori, non soltanto aggredisce le donne, ma è il principale scoglio per tutta l'umanità. La stufa nella fantasia della Piccola Fiammiferaia rappresenta i pensieri pieni di calore. E' anche simbolo del centro, del cuore, della terra. Ci dice che la sua fantasia è per il vero io, il cuore della psiche, il calore di una casa dentro.
Ma d'improvviso la stufa svanisce. La Piccola Fiammiferaia, come tutte le donne in questa difficile situazione psichica, si ritrova seduta nella neve. Dunque questo tipo di fantasia è effimero e distruttivo. Non può bruciare altro che la nostra energia.

Anche se una donna usa le sue fantasie per tenersi al caldo, continua ad avvolgersi nel grande gelo. La Piccola Fiammiferaia accende altri fiammiferi. Ogni fantasia si estingue, e di nuovo la bimba è nella neve, al gelo. Quando la psiche si congela, una persona si volge soltanto verso se stessa. Accende il terzo fiammifero. Il tre è il numero magico, il punto in cui dovrebbe accendere qualcosa di nuovo. Qui, siccome la fantasia schiaccia l'azione, non accade nulla di nuovo. E' strano trovare nella storia l'albero di Natale, che nasce da un simbolo precristiano della vita eterna - il sempreverde. Forse questo potrebbe salvarla, l'idea della psiche-anima sempre-verde, sempre-in-crescita, sempre-in-moto. Ma la stanza non ha soffitto. La psiche non può contenere l'idea della vita. L'ipnosi ha la meglio. La nonna così affettuosa, così gentile, è la morfina finale, l'ultima goccia di cicuta. Trascina la bimba nel sonno della morte. Nel suo senso più negativo è il sonno della compiacenza, il sonno del torpore - “Va tutto bene, ce la faccio a sopportare”; il sogno del diniego - “Sembro soltanto nell'altro modo”. E' il sonno della fantasia malevola, in cui speriamo che ogni pena magicamente sparirà.
E' un fatto psichico che quando la libido, o l'energia, si indebolisce tanto che il suo respiro non appanna più lo specchio, compare la natura Vita/Morte/Vita, impersonata nella storia dalla nonna.
E' suo compito arrivare alla morte di qualcosa, tenere in incubazione l'anima che si è lasciata dietro il suo involucro, e prendersene cura finché non potrà rinascere. E questa è la felicità della psiche: anche se il finale è doloroso, come per la Piccola Fiammiferaia, c'è sempre un raggio di luce. Perché la Donna Selvaggia della psiche scaglierà vita nuova nella mente della donna, dandole ancora una volta l'occasione per agire in prima persona.
Come possiamo evincere dalla sofferenza che comporta, è molto meglio guarire dalla dipendenza dalla fantasia che restare in attesa, desiderando e sperando di essere risollevate dalla morte."


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