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Cosa faresti se...sapessi di non fallire

Ci sono momenti in cui sfugge il senso, la missione, il lungo termine, il breve, la motivazione e si trascina con sé la rinuncia, il non provarci neanche, la svalutazione delle proprie capacità.

Una slavina di non posso, è tardi, non so farlo, una slavina di negazioni.

Dunque comincio proprio da una domanda al negativo:

Cosa faresti se ... sapessi di NON poter fallire?

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La velocità non è tutto



Nella vita c'è di più che aumentarne la velocità. – Mahatma Ghandi


Rallentare ti consente di guardare il paesaggio, di alzare gli occhi verso il cielo, di notare la forma delle foglie, di sentire il peso del tuo corpo che abita nel mondo.

Rallenta. Riscopriti. Riassapora i tuoi sensi. 

Hai scelto tu i tuoi obiettivi o qualcun altro li ha scelti per te? 

Abbiamo paura di rallentare per paura di guardarci dentro e non trovare nulla. 
Abbiamo paura di non avere come riempire i giorni, il tempo, il silenzio. 
Il vuoto.

Senza rallentare però non scopriremo mai se è davvero così o è (anche) bello quello che abbiamo dentro e intorno.

Ci sono professioni e ruoli dove l'acceleratore è sempre al massimo.
Tutto scorre in fretta accanto, il paesaggio e le persone.
A volte sembra impossibile poter fare diversamente.
Cosa succederebbe se?
Potremmo lavorare un ora di meno alla settimana?
Provare a lasciare quel tempo sospeso, per sentire l'effetto che fa.
Senza riempirlo di altro, solo di corpo che riprende fiato e si riascolta.

L'abitudine alla velocità ci fa sentire in colpa quando deceleriamo, automatizzati ad essere efficienti sempre, fino a quando ci accorgiamo di non riuscirci a godere più niente.
Non un figlio che ci parla, non una serata al cinema perché continuiamo col pilota automatico a  utilizzare quel tempo per organizzare, risolvere, prevenire.
Frena, rallenta. Respira, sperimenta uno spazio ed un tempo solo per te.
Con le tue scelte e con i tuoi affetti, da coltivare con attenzione e tempo.


(E' solo un modo, ma prova un laboratorio per ricaricarti, ricentrarti, riamarti, riconnetterti)


 illustraz: edart
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L'arte dei Manager di sé stessi

Gli artisti sono spesso considerati piuttosto incapaci di organizzazione pratica, utile, affidabilità e costanza.

Ma sono davvero gli unici?

Essere manager di se stessi  è una necessità - complessa- di ogni libero professionista che prevede tutte e molte di più delle doti elencate sopra.

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Chi ti credi di essere?

Sono giornate di incastri di idee ed organizzazioni, tra lezioni in aula, laboratori da preparare, due convegni a cui partecipo come relatrice.

Intanto penso, come un disco che conosco molto bene: chi me lo ha fatto fare?

Non sono pronta.

Cerco distrazioni nel web. Trovo questa
Minuto 4.05
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Conflitti ed interdipendenza

Sabato scorso ho condotto un corso teorico esperienziale sui conflitti.

E' un esperienza che consiglio a tutti, immergersi nella riflessione e nella sperimentazione di cosa e come e qual è il nostro contributo ai conflitti.
Cosa ne scaturisce da questi comportamenti o non comportamenti.
Cosa scaturisce dall' assumere atteggiamenti ostili, oppositivi, provocatori, accusatori, minacciosi, indiretti, aperti o subdoli.

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Autoinganno- costi e conseguenze

Mi piace giocare con le parole, andare a recuperare radici e provenienze, similitudini nelle varie lingue del mondo.

Tra queste c'è FOOL ovvero pazzo, giullare, scemo, stupido, broccolo.

Il verbo FOOL sta per scherzare ma anche ingannare.

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