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I nemici della creatività

E' sempre un grande piacere per me condurre classi e laboratori di marketing teorico ed applicato alla persona.
Sono sempre nuove e sorprendenti, in più questa volta in lingua inglese con provenienze disparate.

Perciò è stato davvero emozionante vedere lavorare e creare, poi presentare i propri lavori - e con essi se stessi- persone e storie diversissime tutte allo stesso tavolo, e poi ascoltarsi rapite.

Domande, proposte di miglioramenti e cambiamenti, perché lo hai detto così e non così invece.
Un grande arricchimento, in un atmosfera di concentrazione e fermento, entusiasmo e racconti convincenti.

Ognuno con la sua motivazione, scelte, che riflettevano con efficacia la persona, ne illuminavano potenzialità e già evidenti competenze.



Conservo sempre almeno le foto dei lavori, non sempre ricordo i racconti, e spesso me ne dispiace perché alcuni sono bellissimi, e se fosse stato un colloquio di lavoro avrei avuto sicuramente ampia scelta di persone da volere assumere.


Vorrei ricordare le parole di Bertha ad esempio, che ha presentato un idea di vita a due corsie, dove vai avanti per la tua strada rispettando quella degli altri.

Sono rimasta incantata dalla ricchezza della sua strada percorsa fino ad oggi, della sua determinazione ed etica.


Ascoltare le parole aggiunge sempre tantissimo ai lavori,  ma nonostante mi piacerebbe ricordare le presentazioni di molti miei allievi, dalla Sapienza in poi, restano solo piccoli dettagli e tanto affetto, per quei momenti così intensi e condivisi, per quelle idee e desideri che in alcuni casi ho avuto la fortuna di rincontrare dopo anni e sapere se e come si fossero avverati.



Di alcuni laboratori - magari quelli con taglio prettamente di crescita personale- a volte non pubblico i lavori, per quel senso di intimità e di magia, di rispetto per le emozioni e le condivisioni, della persona che c'è dietro a quel lavoro, al suo significato.


Perciò conoscendo il processo, il quanto ognuno si mette in gioco e scopre e si scopre, di quanto nel tempo le persone ricordano e mi restituiscono, sono onestamente protettiva.

Non so se è la parola giusta, ma non sopporto chi da fuori senza saperne nulla, com'è andata, qual'era l'obiettivo, quale il processo, quale il contesto,  quali strumenti, critichi, nel caldo delle sue pantofole.





Solo che, per scherzo o non per scherzo, non è la prima volta che un amico, un marito o una moglie al ritorno di un laboratorio, senza ascoltare cos'è e cosa rappresenta, si affretti a fare la sua personalissima e faticosa critica: sembra il lavoro di un bambino che le ha buttato su un foglio in modo casuale.

Non c'è nulla di casuale, di improvvisato e di senza senso nel lavoro che è stato criticato.

Perché criticare ciò che non si conosce? Perché sminuire, svalutare, distruggere momenti e significati?

Quante persone hanno lasciato e smesso di fare ciò che gli piaceva fare per queste critiche facili e odiose.


Come sempre è tanto più  facile distruggere che creare.

"L'uomo che non può creare vuole distruggere" Erich Fromm 


O magari è invidia? 

 Renoir è un ragazzo senza alcun talento. Ditegli, per favore, di smettere di dipingere.
 Edouard Manet




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