Cosa succede con e senza creatività


Il timore reverenziale di riprodurre le forme, la morbidezza, la sensualità e il bianco candore, l'incontro descritto da Bernini nel Ratto di Proserpina.
(il tentativo di disegno qui accanto è mio.)


Chiedere in fondo ad ogni linea cercata scusa Maestro se provo ad imparare sulle tue opere così quiete ed inquietanti, tanto magnifiche ed irraggiungibili.


La creatività è una scelta educativa ed evolutiva.
Apprendere la frustrazione, comprendere il tempo di una linea, accettare il limite, il fallimento, procedere per passi piccoli ed impercettibili, gettare tutto perché ai grandi non ci si riesce ad avvicinare.


Esporsi al proprio giudizio impietoso, al voler lasciar tutto od inseguire quel desiderio che è stato sempre lì, fino a quando comprendi che puoi lasciarlo andare per sempre o sei proprio tu che devi lavorare per farlo diventare reale.

Mostrarsi fallibili per ciò che si sa, ma coraggiosi di continuare ad esplorare, perché solo chi non prova non sbaglia.

Essere aperti alla creatività e disponibili ad apprendere, sperimentarsi strumenti di creazione è un esperienza intensa e continua di misurazioni e conquiste, abbandoni e scoperte.

E' un intenso addestramento di perseveranza davanti a ostacoli, mossi dalla fiducia in sé, accompagnati dalla paura di fallire, non piacere, sprecare, perdere tempo e risorse.
Dal perfezionismo, tra non si fa così e così si è sempre fatto, chi sei tu e che ci provi a fare.

Non c'è bisogno di conoscere le teorie e le ricerche per scoprire i benefici della creatività.
Freud, e poi Jung e poi dopo ancora Maslow che mette la creatività proprio in cima alla scala di realizzazione dei bisogni, che se ci arrivi resti sano, sennò ti ammali di poca bellezza e di tristezza e dolore.

Secondo Fromm la creatività consente alle persone di riconoscere se stessi e trovare un posto nel mondo.
Che ambizione e meravigliosa aspettativa.

E' altissimo, insostenibile il prezzo di colui che non sperimenta la creatività.
Di chi non comprende il tempo, il lavoro, il valore all'arte, alla storia e al bello, restando in ammirazione silenziosa e rispettosa del genio.

Il prezzo di non saper creare è distruggere.
Se stesso e gli altri.

"L'uomo che non può creare vuole distruggere" Erich Fromm



Per approfondimenti sulle conseguenze dell'inibizione e blocco della creatività umana:

Aggressività, vandalismo e violenza diretta verso oggetti animali e persone;
verso se stessi, ansia, depressione, crisi di panico, fobie varie, disagio esistenziale, insicurezza, dipendenza psicologica, conformismo, isolamento, indifferenza, intolleranza, difficoltà nella comunicazione, ecc.,  vedi il libro
" Libera la tua creatività. Come vincere blocchi e inibizioni e sviluppare il proprio potenziale" di Vittorio Cei, psichiatra e psicoterapeuta.



Nel 1627 papa Urbano VIII incaricò Pietro Bernini, che già lavorava all'ampliamento dell’acquedotto, di realizzare una fontana nella piazza sottostante la chiesa della Trinità dei Monti che allora, in mancanza della scalinata, sorgeva sul bordo di una scarpata.
L'opera fu completata nel 1629, e il Bernini fu aiutato anche dal figlio Gian Lorenzo, che probabilmente la completò alla morte del padre.

La sua realizzazione comportò il superamento di alcune difficoltà tecniche, dovute alla perdurante bassa pressione dell'acquedotto dell'Acqua Vergine in quel particolare luogo, che non permetteva la creazione di zampilli o cascatelle.

Il Bernini tuttavia risolse l'inconveniente ideando la fontana a forma di barca semi sommersa in una vasca ovale posta leggermente al di sotto del piano stradale, con prua e poppa, di forma identica, molto rialzate rispetto ai bordi laterali più bassi, appena sopra il livello del bacino.

Al centro della barca un corto balaustro sorregge una piccola vasca oblunga, più bassa delle estremità di poppa e prua, dalla quale fuoriesce uno zampillo d’acqua che, riempita la vasca, cade all'interno della barca per tracimare poi, dai bordi laterali bassi e svasati, nel bacino sottostante.

L’acqua sgorga da altri sei punti (tre a poppa e tre a prua): due sculture a forma di sole con volto umano, che gettano acqua verso altrettante conche all’interno dell’imbarcazione, e quattro fori circolari (due per parte) rivolti verso l’esterno, simili a bocche di cannone.

Completano le decorazioni  due stemmi pontifici, con la tiara e le api simbolo araldico della famiglia del pontefice (i Barberini), alle estremità esterne della barca, tra le due bocche di cannone.

Era la prima volta che una fontana veniva concepita interamente come un’opera scultorea, allontanandosi dai canoni della classica vasca dalle forme geometriche.

 Secondo una versione popolare, la sua forma potrebbe essere stata ispirata dalla presenza sulla piazza di una barca in secca, portata dalla piena del Tevere del 1598 (nel cui ricordo il papa potrebbe aver commissionato l’opera), ma si è anche avanzata l’ipotesi che quel luogo fosse anticamente utilizzato come piccola naumachia. In entrambi i casi il nome “barcaccia” richiama una vecchia imbarcazione prossima all'affondamento.

Più verosimilmente, era chiamata “barcaccia” quel tipo di imbarcazione che, nell'antica Roma, veniva usata per il trasporto fluviale di botti di vino, e che, molto simile all'opera berniniana, aveva appunto le fiancate particolarmente basse per facilitare l’imbarco e lo sbarco delle botti stesse.



Successivo
« Prev Post
Precedente
Precedente »