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L’infido mondo del business


C’è chi vuole fare il furbo, mette un po’ di roba insieme, con lo sputo e pensa possa reggere.
C’è chi studia e non finisce mai, ma senza tuffarsi in piscina, il nuoto non si impara.
C’è chi ha fortuna e chi se la crea.

Ma di fatto, chi si avvicina alla libera professione, si accorge improvvisamente che c’è un mondo di altro che non ha neanche mai immaginato.

C’è l’invisibilità, la visibilità, il sapersi presentare, l’essere chiaro, lasciare la verbosità, riprenderla con chi ha bisogno di ascoltare paroloni, saper restare in piedi quando il vento della difficoltà continua a soffiare per giorni ed ancora di più.

Farsi pagare, il giusto o prima che i soldi finiscano.

Saper rispondere, almeno dentro, quando ti si cancella un’offerta di lavoro perché: “volevi fare la furba, volevi anche essere pagata”.

Ma tu pensa, ero rimasta che quando si lavora, si viene pagati, e che i furbi fossero quelli che prendono senza pagare.

C’è l’investire ogni giorno su di se, ma cosa voglia dire ormai quel sé che a volte non sa dove dirigersi e se continuare o lasciar andare, cambiare, ricominciare.

Mai come in questi anni di libera professione ho compreso il marketing da dentro.

In ogni azienda in cui ho lavorato ho appreso qualcosa di diversissimo.
In una il purismo delle teorie applicate ai brief, il below and above the line, i cui significati ho dovuto andare a rivedere.

Le strategie, il piano di marketing e il piano promozionale. Le proiezioni di metà anno e le chiusure, i nuovi clienti che ti danno da fare, le campagne dove essere creativi conservando tutta la storia ma comunicando innovazione.

In ogni azienda ho imparato una fetta diversa di questa torta che in tanti credono avvelenata del marketing.
Ma state tranquilli che nessuno vi forza a mangiare la torta, se non vi piace.

C’è sempre questa paura che mi fanno fare cose che io non voglio.

Ma cosa voglio invece?

Ecco, il marketing come percorso anche di crescita è un continuo, perpetuo lavoro di comprendere cosa ho fatto, cosa posseggo, dove voglio andare.
Farsi una doccia di motivazione, un iniezione di ce la posso fare, ripartire, ogni giorno con nuove idee, rinforzare quei giardini che abbiamo creato senza lasciarli sfiorire, iniziare a creare nuove forme e piantare i semi per quelli nuovi.
E senza questo continuo guardare e curare quello che c’è e preparare quello che non c’è ancora, la pianta non ha abbastanza clorofilla, non c’è quel flusso di energia, finanziaria e oltre, per portarla in là.

Ogni lavoro ha le sue incredibili difficoltà quotidiane.
Smettetela di sentirvi sfigati perché qualcuno ha detto no, addirittura o si dimentica di dirlo, dopo aver spillato lavoro gratuito con la promessa di pagarvi l'erogazione che invece verrà affidata ad un altro che verrà pagato poco o niente, perché il lavoro di progettazione in fondo è quello che ha richiesto più investimento e così via, fino a che gli unici non retribuiti saranno quelli che hanno fatto tutto il lavoro, gli uni ignari degli altri.

Gli errori servono quando impariamo da essi.
Crocifiggerci è inutile, oltre che immobilizzante anche metaforicamente.

Non possiamo perdere energie a guardare ciò che non dipende da noi e non possiamo cambiare.
Ci servono tutte le nostre energie, per implementare i nostri piani e tenere al riparo le nostre piantine mentre ancora stanno crescendo, nei momenti in cui un colpo di vento o di brina o forse solo di disattenzione può essere fatale.

Un buongiorno di ammirazione a quanti, imprenditori, piccoli e grandi e di se stessi, lottano ogni giorno contro quelle difficoltà che nessuno vede e crede.
Che l’erba del vicino è sempre più verde, ma magari è che a noi il prato finto non piace e crediamo e lottiamo nelle cose, e per le persone, vere.



(se ti va partecipa ai laboratori esperienziali o i percorsi individuali di promozione personale e professionale)