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Una connessione più grande

Quanto ci sentiamo soli, infelici, abbandonati.
Non da una persona in particolare, ma da quella connessione fiduciosa con un entità più grande, benevola, che sa essere accogliente e perdona.
Ascolta e comprende.



Ad un tratto questo filo si rompe. Non ci crediamo più.
A volte per incontri sbagliati, imposizioni, difficoltà e perdite nelle nostre vite.
Di quella connessione e speranza abbiamo bisogno.
Affidarci.

Ma Dio - a qualunque nome  il nostro risponda- non risponde più. O almeno non dentro di noi.

Così il Natale sembra solo lucette lontane, malinconia e rimpianto.
Di qualcosa di noi che una volta c'era ed ora non c'è più.

Io lo ritrovo ancora, solo nell'arte.
Quando dipingo, anche se non accade sempre, e nel canto e una volta è successo in teatro, quando mi hanno chiesto di leggere questo testo qua.




Prova a leggerlo ad altra voce, e ascolta quali parole risuonano dentro, quali servono a te, quali esprimono il tuo sentire.





Preghiera di uno che si è perso, e dunque, a dirla tutta, preghiera per me. Signore Buon Dio, abbiate pazienza, sono di nuovo io. Dunque, qui le cose vanno bene, chi più chi meno, ci si arrangia, in pratica, si trova poi sempre il modo di cavarsela, voi mi capite, insomma, il problema non è questo. Il problema sarebbe un altro, se avete la pazienza di ascoltarmi. Il problema è questa strada, bella strada questa che corre e scorre e soccorre, ma non corre diritta, come potrebbe e nemmeno storta come saprebbe, no. Curiosamente si disfa. Credetemi (per una volta voi credete a me) si disfa. Dovendo riassumere, se ne va un po' di qua, un po' di là, presa da improvvisa libertà. Chissà. Adesso, non per sminuire, ma dovrei spiegarvi questa cosa, che è cosa da uomini, e non è cosa da Dio, di quando la strada che si ha davanti si disfa, si perde, si sgrana, si eclissa, non so se avete presente, ma è facile che non abbiate presente, è una cosa da uomini, in generale, perdersi. Non è roba da Voi. Bisogna che abbiate pazienza e mi lasciate spiegare. Faccenda di un attimo. Innanzitutto non dovete farvi fuorviare dal fatto che, tecnicamente parlando, non si può negarlo, questa strada che corre, scorre, soccorre, sotto le ruote di questa carrozza, effettivamente, volendo attenersi ai fatti, non si disfa affatto. Tecnicamente parlando. Continua diritta, senza esitazioni, neanche un timido bivio, niente. Diritta come un fuso. Lo vedo da me. Ma il problema, lasciatevelo dire, non sta qui. Non è di questa strada, fatta di terra e polvere e sassi, che stiamo parlando. La strada in questione è un'altra. E corre non fuori, ma dentro. Qui dentro. Non so se avete presente: la mia strada. Ne hanno tutti una, lo saprete anche voi, che tra l'altro, non siete estraneo al progetto di questa macchina che siamo, tutti quanti, ognuno a modo suo. Una strada dentro ce l'hanno tutti, cosa che facilita, per lo più, l'incombenza di questo viaggio nostro, e solo raramente, ce lo complica. Adesso è uno dei momenti che lo complica. Volendo riassumere, è quella strada, quella dentro, che si disfa, si è disfatta, benedetta, non c'è più. Succede, credetemi, succede. E non è una cosa piacevole. Io credo che quella vostra trovata del diluvio universale, sia stata in effetti una trovata geniale. Perché a voler trovare un castigo, mi chiedo cosa sia meglio che lasciare un povero cristo da solo in mezzo a quel mare. Neanche una spiaggia. Niente. Uno scoglio. Un relitto derelitto. Neanche quello. Non un segno per capire da che parte andare, per andarci a morire. ... So perfettamente qual è la domanda, è la risposta che mi manca. Corre questa carrozza, e io non so dove. Penso alla risposta, e nella mia mente diventa buio. Così questo buio io lo prendo e lo metto nelle vostre mani. E vi chiedo Signore Buon Dio di tenerlo con voi un'ora soltanto, tenervelo in mano quel tanto che basta per scioglierne il nero, per scioglierne il male che fa nella testa, quel buio nel cuore, quel nero, vorreste? Potreste anche solo chinarvi, guardarlo, sorriderne, aprirlo, rubargli una luce e lasciarlo cadere che tanto a trovarlo ci penso poi io, a vedere dov'è. Una cosa da nulla per voi, così grande per me. Mi ascoltate Signore Buon Dio? Non è chiedervi tanto, è solo una preghiera, che è un modo di scrivere il profumo dell'attesa. Scrivete voi dove volete il sentiero che ho perduto. Basta un segno, qualcosa, un graffio leggero sul vetro di questi occhi che guardano senza vedere, io lo vedrò. Scrivete sul mondo una sola parola scritta per me, la leggerò. Sfiorate un istante di questo silenzio, lo sentirò. Non abbiate paura, io non ne ho. E scivoli via questa preghiera con la forza delle parole, oltre la gabbia del mondo, fino a chissà dove. Amen (Baricco- Oceano Mare)


In questi giorni è bastato sentire poche note dell' Adeste, e d'incanto, all'improvviso, ho ricordato tutte le parole.
Ti lascio al video di Fra Alessandro, augurandoti di sentire dentro di te la connessione di cui hai bisogno.







Puoi aiutarti con la meditazione nella connessione spirituale, in particolare sul 7° Chakra o della corona - dal colore Viola

E’ uno dei Chakra a più alta vibrazione energetica e il suo ruolo è quello di metterti in relazione con la tua parte spirituale, avvicinarti alla tua interiorità e, quindi, al divino.

Ti spinge a sviluppare consapevolezza e cercare di elevare il tuo sé fino a collegarti con il Tutto.
E’ il centro della spiritualità e della fede, a prescindere dal tuo credo religioso.
Una spiritualità che trascende la religione, uno stato dell’essere, che va oltre il mondo fisico e crea nella persona un senso d’interezza, di pace e di fiducia, permettendogli di cogliere lo scopo della propria esistenza.
L’apertura di questo Chakra dona ispirazione, consapevolezza, energia, introspezione e gioia, sicurezza sé stessi e buona salute.




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