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La falsità della Grande Bellezza nelle nostre vite

Sai confrontarti?

Ci sono persone che prendono nutrimento e forma, sostanza e vita dal confronto.
Cioè dalla scontro più che altro. Godono ad essere sgradevoli, usare parole sgradevoli e svalutanti.
On line potete riconoscerli nei troll, quelli che per nessuna ragione e senza proporne alcuna alternativa o spiegazione, dicono che ciò che scrivete è errato.

Con le loro "dolci" paroline magiche che non includono mai "a mio parere"
ma TU sei un cxxx. Tu non capisci un caxxx. Cambia mestiere.

Ovviamente, così dicendo, definiscono sé stessi, la loro non cultura, l'aggressività, il tempo sprecato a distruggere qualcosa che altri hanno costruito, senza essere in grado di proporre un alternativa.

Un modo per sentirsi importanti dietro ad un vetro, meschinamente nascosti dietro l'anonimato dei commenti, per invidia di chi ha più lettori, di chi ha più cultura, più capelli magari soltanto, perché di un anonimo non vedi che faccia ha, come parla, ma solo come si accanisce nella sua modalità persecutoria.



In questi giorni in cui si è detto tutto ed il contrario di tutto della "Grande bellezza" di Sorrentino, ciò che mi ha stupito sono stati questo tipo di giudizi.
Taglienti, assoluti, come se chi parla detenesse LA Grande Verità in tasca, e tutto il resto del mondo caxxoni.

"Disapprovo ciò che dici, ma difenderò alla morte il tuo diritto di dirlo". Voltaire

Chi interpreta,  perché "sicuramente" il regista intendeva proprio questo.

Perché non possiamo semplicemente prendere l'arte per quello che è?

L'opportunità di emozionare alcuni, lasciare altri delusi o indignati, o indifferenti.
Proprio come la vita.

Arte come riflessione, come opportunità di riconoscerci in scene antiche che non vogliamo vivere più e dai quali siamo fuggiti, di poter scegliere qualcosa di diverso se siamo ancora in tempo:

"La più consistente scoperta che ho fatto, pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni, è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare ..." 

Forse è così per me, via da quella Napoli di snob e ricchi con i soldi di papà,  la falsità dell'esistenza passata tra feste e persone pacchiane, di cui non ce ne importa niente, ed alle quali nulla importa di noi, dove la morte quasi viene a prendere gli unici personaggi veri, mentre quelli falsi continuano a ridere e bere senza imparare nulla.

Quel mondo del niente, del dire cose quando non le si pensa, con un cinismo che mi fa chiedere: ma perché chi credi di essere tu, la morte forse non riguarda anche te ?

  "Finisce tutto così, con la morte. Prima però c'era la vita, nascosta dal bla bla bla..."


Gente che non va da nessuna parte, come i trenini delle feste
"So' belli i trenini delle feste, so' belli perché non vanno da nessuna parte!" 

Gente che finanche nel porgere le condoglianze, non prova ed intende minimamente il "ti sarò vicino" che pronuncia.

E' la decadenza, vista  da fuori, da dentro, riconosciuta o riconoscibile dipende da chi sa riconoscersi e compiacersi delle maschere che indossa.

Questo è quello che vedono in noi gli Americani, finanche nei cartoni animati.
Se riuscissimo a accettare di essere visti così, che quando le persone fingono sono come pupazzi, come cartoni, che non hanno nulla dentro.

E' un "referto medico-legale in forma artistica di un Paese morto di futilità e inutilità" .
"Una fauna umanoide disperata e disperante che non crede e non serve a nulla, nessuno fa il suo mestiere, tutti parlano da soli anche in compagnia e passano da una festa all’altra per nascondersi il proprio funerale. Si salva solo chi muore, o fugge in campagna. È un mondo pieno di vuoto" da la grande vuotezza di Marco Travaglio


Se sei stanco delle finzioni e del vuoto, se vuoi riscoprire le tue voci, se vuoi esprimere la tua verità, se vuoi ascoltare e farti ascoltare per ciò che davvero provi dentro, vieni ad immergerti nella semplicità dell'incontro e del colore, nel riscoprire che esistono alternative costruttive a dire senza ferire, senza inventare, senza inutili bugie.

Le parole sono spade
strumenti di offesa, e difesa, di attenzione e di cura, di confronto e di scontro.
Le parole possono distruggere o costruire relazioni.
Possono contribuire all'intimità o contribuire alla finzione.
Puoi scegliere una vita in intimità con chi è simile a te, o nella finzione.


Maschere: 
Lei aveva la pelle blu, e così lui. 
Lui continuò a nasconderla, e così fece lei. 
Cercarono il blu per tutta la vita, poi si passarono vicini e non lo seppero mai.

Shel Silverstein





Sabato 8 Marzo:
laboratorio di comunicazione e creatività sul Chakra della gola.

Per chi è cresciuto in famiglie o contesti pieni di false verità assolute, per chi dice o si è sentito dire" stai zitto tu che non puoi parlare", per chi parla troppo senza dire nulla, per chi non sa ascoltare.

Per chi non è stato ascoltato.




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