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Criticare é un arte

E' in edicola Vivere Sani e belli.
La novità questa settimana è che c'è una mia intervista, pg 60 a 62, sulla critica costruttiva.

Ne ho scritto tanto qui, e nell'altro blog.
La critica costruttiva è una competenza assolutamente necessaria in molti campi della nostra vita, dal personale al professionale.
Dai genitori, agli insegnanti, ai managers. 

Criticare male fa male, non insegna nulla, non fa progredire, ma solo congelare.



Mette paura di fare ancora, e taglia le relazioni, la fiducia, i ponti.

In effetti quando diciamo qualcosa a qualcuno di solito è perché:

 A. Criticattutto per nascita e per educazione familiare. Persone che lo fanno di continuo, senza motivi se non l'accanimento persecutorio, su tutti e tutto.
Il loro obiettivo è, forse ferire, o sentirsi superiori, acquistare un potere sull'altro e distruggere.

 B. La situazione è diventata insostenibile, al lavoro, col partner, con un amico e di solito sbottiamo quando invece vorremmo evitarlo e ciò che diciamo perde totalmente di significato, che resta nascosto dalle nostre emozioni, dalla rabbia che sovrasta, dalla paura nell'altro che ascolta, dalla difesa, dalla sorpresa, dal risentimento e lotta. Insomma, vi sarà capitato sicuramente essere in questa situazione.

C. Ci interessa proseguire il rapporto con quella persona, che è importante per noi, o magari abbiamo anche deciso che ormai il rapporto non può proseguire, ma crediamo importante esplicitare le ragioni per un allontanamento che comunque è reale, tangibile, evidente.

In tanti, davvero tanti, decidono di non dire, passivamente aggressivi, lasciano l'altro senza possibilità di comprendere, di partecipare. Magari migliorarsi.

Sicuramente dire a qualcuno cosa non va, può essere difficile.  (Infatti consiglio di iniziare sempre a dire cosa si apprezza nella relazione, nel servizio etc, e poi continuare con cosa può essere migliorato assolutamente preferibile a "cosa non va").

Lo sa bene chi ad esempio è stato costretto a farlo per lavoro.
Se il modo è sbagliato, il rischio è elevatissimo di demotivare la persona, e trovarsela contro, in una situazione ancora più pesante di prima.

Nei corsi di formazione, all'università o in azienda, è utile dedicare tempo al "feedback", come darlo, che da informazioni utili non solo a chi lo riceve, ma anche a chi lo fa.

Ne posso uscire sentendo la contentezza di averlo saputo fare, o all'opposto, con l'autostima ferita, e l'altra persona offesa.

Ricordo ancora una allieva, dall'accento spiccatamente romanesco "a professorè ma quando mai nella vita ci stanno i feedback? sull'autobus che ce stanno i feedback".

Ora potete capire quanto le affermazioni dicano molto su chi siete, sul livello di cultura e di intelligenza. Ma i feedback, a saperli guardare ci stanno anche sugli autobus, quando le persone cercano di stare lontano, per motivi olfattivi ad esempio assai poco sopportabili.

I feedback - ovvero informazioni di ritorno - ci sono quando un amico smette di vedervi, quando viene preferito qualcun altro a voi per un lavoro.
Possono essere esplicitati o meno.
Dunque possono essere spiegazioni che cerchiamo di fornirci da soli, oppure richiesti:
cosa ne pensi di?
I miei corsi nuovi, i temi che ho scelto, gli articoli che sto proponendo?
Li trovi interessanti, no?

Se sapete rispondere solo attraverso la bugia, l'altro sarà ancora più confuso.
Gli avete detto che avreste partecipato con enorme entusiasmo ad esempio alla sua festa e invece non vi presentate.

Anche la critica mancante dice tanto di una persona.
Ad esempio un genitore che non sa dire al figlio che è bravo, un capo che non lo sa dire alla sua squadra, un amico che non sa gioire per il successo, felicità, evento positivo, dell'altro.

Quando ho dovuto cambiare la piattaforma che ospitava i miei blog, i commenti sono quasi totalmente scomparsi, insieme anche a molte relazioni, ma i numeri di lettura del blog restavano alti, senza farmi capire però se e cosa sbagliavo se e cosa era utile, se e cosa no.
Restavano evidenti in giro solo i cloni, miei articoli, o pezzi di essi, spuntavano qui e lì ricopiati senza il mio nome.
Bruttissimo feedback.
Erano rimasti sono lettori ladri?
Dove erano finiti i tanti con cui ci si scambiava risonanze, e i colleghi corretti, che sanno dare quella pacca sulla spalla e dire brava, posso prenderlo e usarlo, lasciando il tuo nome?



Lo sapete tutti, su Facebook quel tastino "Mi piace" ne ha rotte di relazioni, quando ad esempio sono mancati su alcune notizie per noi importanti, dove volevamo sentire il sostegno degli amici, oppure quando abbiamo notato flirt nascenti o tradimenti proprio da un uso eccessivo e sconsiderato di "mi piace".
Certezza assoluta quando mancava il mi piace ad un nostro traguardo importante ed invece c'era "mi piace" ad uno status di mangiatore di formaggio, la cui vera prodezza sfugge.


Ed ancora, quell'informazione che confonde quando le persone condividono i nostri post senza mai un "Mi piace".

Fornire una critica costruttiva è un dono che facciamo all'altra persona, ed a noi stessi, che ci sentiamo assertivamente desiderosi di fornire il nostro punto di vista, quando ci sentiamo in grado di saperlo dire, con garbo, con motivazioni, con reale interesse per l'altro e la relazione con lui/lei.

Quando ci sentiamo "Io sono ok, tu sei ok".

Altrimenti, non riusciamo neanche a partecipare alla felicità di chi ci considerava amico, fino a quando ha notato, evidente ed eccessivamente rumoroso, il mancato Mi piace ad una condivisione da festeggiare.


"Alla fine ricorderemo non le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici"
M. L. King (1929-1968)


Lettura utile per i genitori