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Perde chi fugge e chi resta immobile

Il nostro cervello rettiliano, ovvero il più antico che abbiamo, fugge di fronte ad un pericolo che non può combattere.
E' il famoso "fight or flight".


In realtà c'è anche una terza opzione: quella di totale immobilità di fronte all'avversario.


Ecco, io oggi, leggendo questa frase di Gramellini:

Non so se in amore vince chi fugge, ma di sicuro chi perde rimane dov’è: immobile.

penso non tanto a chi si perde la vita e gli amori fuggendo, davanti a pericoli reali o inventati, e dunque non si misura neanche con la possibilità di farcela e di godere della relazione.


Ovviamente mi accorgo che dicendo " penso non tanto" ovvero affermazione negata, invece ci penso eccome.

Comunque oggi, dicevo, vedo la frase con nuovi occhi e penso a chi scappa davanti a sé stesso.


Forse, se gli altri sono specchi di noi stessi, in effetti, quando scappiamo dall'altro stiamo cercando di scappare da noi.
Chi resta immobile sapendo di poter migliorare, poter fare qualcosa per sè, per stare bene, per essere felice ed in pace e invece lascia stare, cadere, rimandare per non incontrarsi mai.

Quanta follia in un comportamento così comune.

Da sé stessi non si può fuggire. 
Andrej Tarkovskij, Tempo di viaggio, 1983



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