Pc ed amici

A volte ho un mese, altre due settimane per preparare un laboratorio.
Ogni tema che propongo ha un influenza inaspettata e profonda in me.
La terra, Hundertwaasser,  Che dolce sei.

Sono talmente tanti, che ho voluto contarli.
Continuo ad inventarne di nuovi,  la mia creatività mi segue, o io seguo lei.
Mi chiedo cosa farò quando finirà di sfornare idee, ma decido di preoccuparmene quando accadrà.


In ogni laboratorio, senza eccezione alcuna, imparo.
Sia nella preparazione, che nell'esecuzione e condivisione col gruppo che viene a prendere, dare, creare.

Preparo tutto nei minimi dettagli, dalle letture, ai video, alle chiavi di accesso, alla struttura, ai materiali.
Ma, nonostante la cura meticolosa e, spesso, ossessiva, evidentemente c'è da imparare che le cose vanno come devono andare anche per gli ossessivi (come sono io se non si fosse capito).

Così ci sono gli imprevisti, un motorino che si guasta per la strada, un computer che nel momento più inopportuno, si spegne e tu sei lì e ti dividi tra riprenderne possesso ed andare a braccia, a ri- inventare la lettura sull'onda dei ricordi.


Così arriva la conferma che mentre un pc si impalla  mentre lo guardi senza neanche toccarlo, un amico si attiva anche se non lo guardi neanche.

Allora quell'amico si alza, in silenzio, risolve il problema e ritorna così che il laboratorio può continuare come  previsto.

E tu  hai la conferma che i computer proprio non potranno mai ricreare l'armonia e l'affidabilità, l'intesa, la sorpresa di un amico.
E di questo sono grata.

Se avessi una bacchetta magica dite?
Più magia di così...

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