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Parlare in pubblico

Kees van Dongen - Woman before a mirror (1908)
Parlare in pubblico é certamente una delle prove più ansiogene per molti.
Come superarla?
Beh, ok, superarla proprio no, ma viverla, passarci attraverso con dignità e cuore tranquillo.

Il primo passo è la preparazione.
Scrivere il proprio discorso e provarlo, riprovarlo e riprovarlo ancora.
da soli, davanti allo specchio, davanti al marito, all'amico etc.

Quando sarete di fronte al pubblico ci saranno meno variabili "nuove" e dunque saranno più facilmente gestibili.
Non dovrete cercare le parole o inventare il senso del discorso, ma sarete (un pò più) padroni del momento.

Avrete preso confidenza con il tono della voce, la sua modulazione, avrete scoperto i passi più difficili e, probabilmente, li avrete ripassati fino a che saranno più fluidi nell'esposizione.

Questa la teoria. o almeno qualche piccola pillola di teoria.
La pratica?

Per tutti i miei allievi che negli anni passati sono stati sottoposti alle torture delle presentazioni in pubblico, questo è il momento della vostra vendetta.
Ridete pure di me, perché anche io ancora non mi sono fermata.


clicca qui per ascoltare la mia presentazione

e comunque. quando vi accorgete di aver sbagliato qualcosa inutile fustigarsi.
Cosa farete di diverso la prossima volta?

Io, forse, mi atterrò al testo scritto, senza aggiunte dell'ultimo minuto.
Se conoscete l'inglese, ascoltate per capire cosa è stato improvvisato e cosa no.

Di solito improvvisare mi riesce bene.
A tutto c'è l'eccezione.



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Marketing soddisfazioni

Cito me stessa:
 "Il marketing non l'hanno inventato gli americani"

per dire Yeppa. che soddisfazione.

Tornare ad insegnare Marketing all'Università ed insegnarlo agli americani!

e ancora di più.
Notizia di ieri: insegnare Marketing per counselor ai counselor.
wow





Per acquistare il favore del tuo pubblico

Devi farti simile ad esso

Non ti seguirà se non capirà che lo capisci

Studia perciò colui col quale parli,

Riconoscilo nei suoi legittimi bisogni e desideri:

Egli ti riconoscerà!


Seneca




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I ruoli

Un ruolo è una cosa scritta e descritta di solito in un organigramma.
Si richiedono competenze tecniche, specifiche della posizione, ma sopratutto un ruolo richiede competenze di tipo relazionale.
Le prime di solito sai dove acquisirle: testi, scuole, e poi università.
Poi cresci, ne ricopri diversi e ti accorgi che non è poi tanto facile.
Specie per le altre, quelle relazionali, nessuno te le insegna.

Guidare persone (to lead- leadership), o rispondere ad altre (to follow- followers). Di solito entrambe.
Dare ordini o dare consigli, farsi rispettare e niente telefonini in classe, dare feedback e non giudizi.
Fermare giudizi e facilitare feedback.
Scrivere un brief senza essere direttivi, ma chiari.
Lasciare spazio alla fantasia e alla creatività pur nel rispetto di codici da preservare.

Ci sono segnali da cogliere, comprendere o interpretare, regole di solito non scritte, che spesso cambiano anche da contesto a contesto.
Un pò come le regole di una famiglia, ognuno ha le sue.
Alcune esplicitate, altre nascoste, ma non meno importanti.

Le competenze relazionali le scopri in te andando avanti, le coltivi, ti conosci sul campo.
Sei un direttore d'orchestra, un solista o un giocatore di squadra.
Non le puoi inventare o fingere, di solito esce fuori come sei davvero.
L'importante è non credersi team player e scoprire che il tuo team ti considera il direttore d'orchestra.
O che hai il ruolo da direttore, ed invece riesci ad essere un semplice solista.


I ruoli proteggono, i ruoli facilitano, i ruoli fanno crescere.
Un ruolo interpretato quando non hai l'esperienza, l'empatia, la flessibilità, la preparazione ed un sacco d'altro...può essere micidiale. 
Per te che lo porti con fatica e/o per chi ti subisce, perché sei inconsapevole del vestito che ti sei messo, troppo grande o troppo stretto, troppo vistoso o troppo dimesso.
Di solito un corso o un percorso di crescita personale è proprio adatto a quel tipo di competenze che si apprendono con l'esperienza, quando non hai tempo per aspettare di fartela sul campo.
O quando lo stress del gioco "vero" ti costringe a dover apprendere rapidamente altrove come si fa, cosa fai bene, e cosa hai da migliorare.

Un ruolo è anche quello del genitore, e troppi credono basti esserlo per saperlo fare.
Anche lì, affacciatevi ad un corso di sostegno ai genitori, potrà essere illuminante e facilitante per il compito della vita che avete davanti e di quelle di cui siete responsabili.

Comunque voglio condividere una chiara direzione che mi è stata data per ricoprire un ruolo, che ho trovato molto chiara ed utile:
Be friendly with them, but you're not their friend.
Sii amichevole con loro, ma non sei loro amica.
Questo approccio aiuterà il gruppo che gestite, ed aiuterà voi.
Aiuterà me, perché ogni ruolo coinvolge sempre le relazioni, l'attaccamento, le simpatie e i desideri di piacere e farsi accettare.
I confini sono necessari.
Se mettete su un muro, c'è incomunicabilità.
Se non ci sono, si crea confluenza, confusione (essere con-fusi. Non c'è adeguata separazione tra le persone che non sanno dove finiscono loro e dove inizia l'altro. Se non lo imparano in famiglia, si portano il problema a lungo, perché il confine non si crea per magia, ma con duro lavoro, specie quando nessuno ce l'ha insegnato).
Invertire i ruoli è deleterio in ogni contesto.
Poiché ognuno di noi nella vita ne riveste più di uno, serve allenamento continuo. 
Serve avere occhi ed orecchie ben aperti senza diventare paranoici, serve essere pronti a riconoscere l'errore e rimediare, serve essere pronti a riconoscere il nostro posto e quello dell'altro.

Riconoscere che a volte può esserci desiderio di vicinanza non condiviso dall'altro lato.
A volte la distanza scelta da altri può essere fredda e disagevole.
Ma di nuovo, più ci conosciamo, più diventiamo bravi a comprendere quale vestito indossare al mare, quale in montagna.
Non ci arrabbieremo più di essere criticati se saremo in grado di capire il confine.

E' la nostra responsabilità di  scegliere vestiti adatti al ruolo,  foto adatte al ruolo, parole adatte al ruolo, senza per questo sentirci meno veri e meno congruenti con noi stessi.
Perché davvero siamo uno, nessuno e centomila.
Chi sceglie di essere sempre lo stesso uno, è limitato e limitante. Spaventato e spaventante.


Di bello c'è davvero da cogliere la stupefacente complessità e ricchezza umana, le straordinarie somiglianze nelle differenze e le differenze nelle somiglianze.

Possiamo guadagnare in: relazioni nutrienti, soddisfazioni, respiro, benessere per tutti.


Oppure prenderemo la nostra responsabilità di aver usato il ruolo in modo errato, interpretato male il confine, non averlo visto, averlo invaso o esserci fatti invadere.
Le possibilità - di benessere o malessere- sono infinite.
A voi la scelta (possibilmente consapevole).





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Pc ed amici

A volte ho un mese, altre due settimane per preparare un laboratorio.
Ogni tema che propongo ha un influenza inaspettata e profonda in me.
La terra, Hundertwaasser,  Che dolce sei.

Sono talmente tanti, che ho voluto contarli.
Continuo ad inventarne di nuovi,  la mia creatività mi segue, o io seguo lei.
Mi chiedo cosa farò quando finirà di sfornare idee, ma decido di preoccuparmene quando accadrà.


In ogni laboratorio, senza eccezione alcuna, imparo.
Sia nella preparazione, che nell'esecuzione e condivisione col gruppo che viene a prendere, dare, creare.

Preparo tutto nei minimi dettagli, dalle letture, ai video, alle chiavi di accesso, alla struttura, ai materiali.
Ma, nonostante la cura meticolosa e, spesso, ossessiva, evidentemente c'è da imparare che le cose vanno come devono andare anche per gli ossessivi (come sono io se non si fosse capito).

Così ci sono gli imprevisti, un motorino che si guasta per la strada, un computer che nel momento più inopportuno, si spegne e tu sei lì e ti dividi tra riprenderne possesso ed andare a braccia, a ri- inventare la lettura sull'onda dei ricordi.


Così arriva la conferma che mentre un pc si impalla  mentre lo guardi senza neanche toccarlo, un amico si attiva anche se non lo guardi neanche.

Allora quell'amico si alza, in silenzio, risolve il problema e ritorna così che il laboratorio può continuare come  previsto.

E tu  hai la conferma che i computer proprio non potranno mai ricreare l'armonia e l'affidabilità, l'intesa, la sorpresa di un amico.
E di questo sono grata.

Se avessi una bacchetta magica dite?
Più magia di così...

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Le direzioni utili

Il fatto è che tante persone pensano che la psicologia, la filosofia, il marketing, la politica siano concetti astratti, inutili nella vita di ogni giorno.

Se ne disinteressano, lasciandole, secondo loro, alle pagine dei libri.

Invece noi ci siamo dentro totalmente ogni giorno.
Se solo imparassimo a tenere gli occhi aperti, ed applicare quello che abbiamo letto, o, in alcuni casi, addirittura insegniamo!!

Il concetto di oggi è questo:



Trova applicazione nella vita dei singoli, nelle famiglie, nelle società e nelle associazioni.

Troppe volte in azienda mi è successo di preparare business plan, back up plan (il famoso piano B), reco (raccomandazioni- sono azioni e proposte a fronte di un analisi effettuata). e il risultato è: stagno.

Lo stagno è quella situazione in cui nessuno poi risponde.
Si resta tutti sospesi, e si perde tempo (o secondo alcuni, si PRENDE tempo).
Si fa finta di non sapere, perché ci sono piani nascosti, altri, per cui prendere una posizione potrebbe impedire la futura presa della Bastiglia.

Intanto non si dice, non si fa sapere, il clima (aziendale, associativo o familiare) vive in sospensione.
Si sente nell'aria che qualcosa dovrebbe accadere, qualcuno dovrebbe affrontare parlare, mettere sul piatto.
Ma nulla.
Si resta nella bonaccia, solo che la bonaccia non viene stavolta da fuori, dagli elementi che non controlliamo, ma dal nostro stesso ambiente.

Così si fa melina - termine che ho conosciuto in età molto avanzata- e si fa finta.


Poi quando ci sono le "cordate" ci si ricorda degli elettori.
Dei soci, dei partner, di chi insomma vorremmo votasse per noi.

Allora chi si è disinteressato, è rimasto fuori per ignavia, noia, o perchè preso già in cento e passa crepacci, continua a lasciare a coloro che hanno fatto melina e hanno contribuito a restare stagnanti per così tanto più tempo del necessario. Li rivotano.

Io? rivoLto.
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I tanti perché di un laboratorio di creatività

Tutte le arti contribuiscono all'arte più grande di tutte: quella di vivere. 

Berthold Brecht


Essere genitori, essere figli, essere solo zii, essere capi, essere alla ricerca di lavoro, alla ricerca del primo lavoro.
Essere alla ricerca di sè.

Vieni a sperimentare il benessere e la scoperta attraverso i laboratori creativi di Good ARTernoon©‎

Ascolto Benessere Creatività di Paola Bonavolontà.

Nello slideshow le foto dei laboratori effettuati nel 2012.







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Un anno da favola

i 10 propositi:

1. Esprimi un desiderio
2. Vai a un ballo
3.Trova un nuovo amore

4.  Trova un nuovo sogno

5.Realizza i tuoi obiettivi

6. Abbi grande fiducia in te stesso
7. Difendi ciò in cui credi
8. Trova te stesso

9. Perditi in un libro
10. Fai un cambiamento


Chissà cosa inventeranno i miei principi e principesse Sabato 12 Gennaio al laboratorio creativo "La vie en rose" sui propositi del nuovo anno.




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Inventare è nostro compito



Possiamo passare la vita a farci dire dal mondo cosa siamo.
Sani di mente o pazzi.
Stinchi di santo o sesso-dipendenti. Eroi o vittime.
A lasciare che la storia ci spieghi se siamo buoni o cattivi.

A lasciare che sia il passato a decidere il nostro futuro.
Oppure possiamo scegliere da noi.

E forse inventare qualcosa di meglio è proprio il nostro compito.

C. Palahniuk



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La fantasia migliora il sesso

Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Sex Research la fantasia può facilitare l'orgasmo e l'eccitazione sessuale.


Per Fantasia sessuale si intende qualsiasi immagine mentale sessualmente eccitante per un individuo (Leitenberg & Henning, 1995).
[...]  Il 95% degli uomini e delle donne fantasticano in molti contesti diversi (Leitenberg & Henning, 1995). 
Anche se la fantasia è di solito associata ad attività sessuale (come la masturbazione, i rapporti sessuali, e preliminari), si verifica spesso anche in situazioni non sessuali (Davidson & Hoffman, 1986; Leitenberg & Henning, 1995, Sue, 1979).

Indipendentemente dal contesto, l'uso di fantasie è altamente correlato con alta soddisfazione sessuale, nonché una vita sessuale attiva e varia (Leitenberg & Henning, 1995; Moreault & Follingstad, 1978; Teresman, Myers, Goldber, e Borenstein, 1992 ).

Ciò va in netto contrasto dalle idee di Freud e di altri ricercatori  che hanno creduto che le fantasie sessuali si verificano per mancanza di soddisfazione sessuale.

Recenti ricerche suggeriscono il contrario: l'uso della fantasia sessuale non è correlata alla mancanza di soddisfazione sessuale (Davidson & Hoffman, 1986; Hariton & Singer, 1974; Terestman, Myers, Goldberg, e Borenstein, 1992).

Le donne che  fantasticano spesso mostrano anche più alti tassi di orgasmo durante la masturbazione e il rapporto (Arndt, Foehl, & Good, 1985; Leitenberg & Henning, 1995).
Molte donne riferiscono che le fantasie sessuali aiutarli a raggiungere l'orgasmo e aumentare l'eccitazione sessuale (Davidson & Hoffman, 1986; Hariton & Singer, 1974; Sue, 1979).

I dati dimostrano anche che alcune donne sono in grado di utilizzare fantasie di raggiungere l'orgasmo senza alcun tipo di stimolazione fisica (Kinsey, Pomeroy, Martin & Gebhard, 1953; Mah & Binik, 2001; Whipple, Ogden, e Komisaruk, 1992). Recenti studi hanno trovato la stessa risposta fisiologica durante l'orgasmo indotto da sé immagini indotta (di fantasia) e la masturbazione (Stock & Geer, 1982; Whipple, et al, 1992.).
Questo suggerisce che la fantasia può essere un valido strumento per raggiungere l'orgasmo e facilitare l'eccitazione sessuale.

Il contenuto delle fantasie sessuali è vario, ma alcuni temi prevalenti sono presenti.

Contrariamente alle credenze precedenti, la fantasia non rappresenta una mancanza di soddisfazione sessuale (Davidson & Hoffman, 1986; Hariton & Singer, 1974; Person, et al., 1992).
Infatti, un alta frequenza di fantasticare è positivamente correlata con la soddisfazione sessuale e l'orgasmo (Haavio-Mannila & Konnula, 1997).
La fantasia può servire a molti scopi, tra cui l'aumento dell'eccitazione, l'aumento dell' attrazione per il partner, e in alcuni casi, a facilitare l'orgasmo senza stimolazione fisica (Hariton & Singer, 1974; Kinsey, et al, 1953;. Sue, 1979).
Sulla base di questi effetti, le fantasie possono avere un impatto positivo sulla soddisfazione sessuale e sull'eccitazione.

fonte



Ti servono ancora altri motivi per iscrivervi a uno dei miei laboratori di creatività?


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Sull'importanza dei punti di vista

Il nuovo anno promette bene






















dal profilo fb di Brontis Jodorowsky
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auguri da ENerGiA CReAtiVA


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