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Dal marketing al counseling

Descrivere il mio lavoro ha sempre richiesto molte parole.

Prima il marketing, confuso, frainteso, millantato ed anche screditato di conseguenza da chi si appropria di un titolo su un biglietto da visita quando si occupa di altro.

Poi il counseling, validi gli stessi aggettivi precedenti:
confuso, frainteso millantato e screditato.
In più si aggiunge la domanda: cosa hanno in comune?

Per me sono l’uno la continuazione seppur azzardata dell’altro.
Il marketing l’ho scelto all’Università immaginando la possibilità di svolgere un lavoro ogni giorno diverso, come in un caleidoscopio.
Decisa a sperimentare la materia mi presento ad aziende grandi e piccole per lo svolgimento della tesi; sorprendentemente, mi si aprono con facilità porte importanti e dopo qualche mese dalla laurea io stessa mi occupo di marketing in un contesto multinazionale.
Verifico cosa c’è di utilizzabile dei libri universitari, cosa succede in più, di diverso e con quali tempi, scopro interessi, variabili e terminologie non menzionate altrove.
Mi piace da sempre condividere quello che ho appreso sul campo, quando la pur eccellente preparazione universitaria risulta insufficiente e il marketing si veste di nuovi connotati e contenuti al cambiare del contesto.
Cosa richiedono le aziende ad una risorsa marketing?
Di conoscere il prodotto in ogni dettaglio: le vendite giorno per giorno, il margine contributivo, lo spending pubblicitario, gli agenti di vendita, il posizionamento desiderato e quello effettivo, il target, i componenti, la formulazione, etc.

In sintesi la conoscenza di qualsiasi informazione operativa insieme alla capacità di attuazione di strategie decise dall’alto e proporne di continuo dal basso.
La mia idea iniziale del caleidoscopio era forse riduttiva:
il manager deve saper guardare al telescopio, al microscopio, da lontano e da vicinissimo, salire sull’astronave e restare a terra a dare istruzioni, essere un esecutore ed un creativo, un poeta ed un cinico, credere in ciò che fa ed essere disposto a lavorare senza sosta, avere idee proprie ed eseguire quelle di altri.

Questo è un po’ il mondo del marketing ovviamente come lo vedo io.
Ordine e disordine, cronos e cairos, eros e tanatos:
rispondere di molti progetti insieme, gestire lo stress con calma, essere tenaci e saper lasciare andare, spendere ore per scegliere le parole giuste per una singola riga, lavorare in squadra nella stessa lingua, parlarne più di una, creare idee e metterle in pratica.

Per me il marketing è anche una passione ben riuscita:
tre multinazionali e due anni negli Stati Uniti per estendere ad altri paesi ciò che avevo ideato, organizzato e realizzato in Italia. Dirigente a trentatrè anni.
Da quella posizione prestigiosa una domanda: e adesso?
Cosa volevo ancora raggiungere? Come stava andando il mio viaggio? Cosa c’era nel mio bagaglio? 
Soprattutto la vita privata era carente di risultati e contenuti mentre quella professionale diventava sempre più complessa ed in terra straniera.

Iniziai allora ad applicare i criteri che sapevo padroneggiare nel lavoro, il marketing aziendale, a me stessa.
Partii da un’analisi, cruda, dell’ambiente e di me in esso.
Sapevo già quali obiettivi desideravo, notai comunque che a periodi alterni, smettevo di occuparmene, richiamata da altri traguardi, più immediati, che mi distoglievano il pensiero e le energie dai precedenti, come se dentro di me avessi rinunciato a crederli possibili.
Mi resi conto con un fastidio misto a dolore che il mio grado di coinvolgimento, d’energie, tempo e lotta era superiore quando l’obiettivo era di altri, dell’azienda.

Con me stessa rinunciavo, per mancanza di tempo.
Anche l’attesa negli aeroporti, la pausa caffé, il percorso casa - lavoro, tutto era dedicato, per l’appunto, ai “compiti”.

Poi mi sono creata lo spazio per pensare a me.
Sentivo che se non l’avessi fatto, la mia vita personale avrebbe assunto una forma qualsiasi, casuale, quella lasciata libera dal tempo e dallo spazio del lavoro.
Era ora di impiegare per me stessa gli strumenti che utilizzavo ogni giorno per altri.

Ho compiuto nuove scelte e rinunce, integrato le conoscenze “consolidate”con un percorso dedicato alla crescita personale.
In particolare con i Master di counseling e di programmazione neurolinguistica ho convalidato e al tempo stesso approfondito le esperienze, armonizzando gli strumenti di comunicazione aziendale con quelli di comunicazione relazionale, interpersonale ed intrapsichica.



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