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Scelte e non scelte. La metafora nell'artcounseling




Mi capita ogni volta che conduco un laboratorio di ARTcounseling.
Assisto un gruppo di sconosciuti che con immagini e parole in pochi minuti inizia a riconoscersi e a piacersi.


A fidarsi e a creare, a voler condividere pensieri e gesti, ed azioni che non conosceva di sé e si gusta il piacere di metterle sul piatto.
Persone che si lasciano inondare dal colore e si liberano da pesi e preoccupazioni e si prendono il piacere di poter sbagliare, ma soprattutto, di potersi piacere.
Di stupirsi di saper creare cose belle, di permettersi di sporcarsi e di divertirsi.







Ogni volta che assisto partecipo anche io e se non fosse che sono lì per condurre, starei in silenzio, a godermi la bellezza delle relazioni che si creano, della sicurezza che le persone sperimentano nel poter essere esattamente come in quel momento sono.

Nel guardare i gesti, la fiducia, il rischio, nell'indicare che il rischio è una metafora, ma davvero nell'arte non c'è.
Qual è il rischio? di buttare via un foglio e del colore.

Eppure quel rischio lì è stato enorme per me, negli anni.
Superare il poter "sprecare qualcosa", il che ti credi di fare.

Nei laboratori di Artcounseling vengono fuori forti le nostre vocine interiori criticanti e persecutorie, quelle che ti impediscono di iniziare e di andare avanti.
Quelle che criticano in ogni momento, con il risultato di bloccarti, se le ascolti.

E poi inizi a divertirti quando le senti quelle parole dette da qualcun altro, ed allora sai che erano tue una volta, ma ora le hai lasciate a fare blabla bla, e restano come dette sott'acqua.

Hai certo il sentore di cosa sia quel contenuto invalidante, ma non ti blocchi lì, davanti quella porta dentata del giudizio inutile e tagliente. Passi oltre e crei quello che vuoi.
Certo c'è il fastidio, ma anche quello lavorandoci un po' te lo fai scivolare di dosso come acqua sempre meno ghiacciata.

 


La festa è finita, sì, perché a me pare ogni volta di preparare una festa, con un ricchissimo buffet dove le persone possono scegliere ciò che vogliono per creare, possono prendere a piene mani ciò che desiderano per dar forma e colore, ed odore e spessore alle loro creazioni.




Le persone vanno via piene di regali tra le mani e dentro di sé, tante conquiste e begli incontri.


 

Io resto a mettere in ordine, e trovo un piatto pieno di colori inutilizzati, è un peccato, uno spreco, ed allora prendo anche io una tela, e con quei colori lì, scelti da un altra, senza altre aggiunte, creo anche io il mio quadro multisensoriale.


Mi viene in mente questo aforisma " Fai quel che puoi, con quel che hai, dove sei." T. Roosevelt.

Possiamo essere i pittori della nostra vita, anche con i colori che ci vengono dati, anche se non li abbiamo scelti noi.

Partiamo solo di là, per trovare poi la nostra strada ed essere felici.
E mi accorgo che potrebbe venir fuori un altro tema "accontentarsi" .
Si l'arte è veramente uno strumento fantastico per esplorare e conoscerci.
Perché è facile ricadere sempre nel "si, ma".
Nel guardare quello che poteva essere invece, nel guardare alle mancanze invece che alle presenze.

ed invece no, io ho utilizzato quello che c'era nel piatto, ma quello che ho creato è mio.




foto del laboratorio "Il cerchio dei sensi"