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Riprendi i sensi


I nostri sensi sono l’unico modo per conoscere ed essere in contatto con il mondo.

Nella realtà il più delle volte cerchiamo di non vedere, non sentire, suoni od odori troppo forti, a cui cerchiamo di sottrarci.


 Mangiamo senza assaporare il gusto del cibo,  stringiamo mani senza sapere quali sentimenti ci trasmettono.

Inseriamo spesso il pilota automatico, non notiamo neanche  più il tragitto per andare al lavoro. Peggio ancora, guardiamo senza vedere le persone che diciamo di amare di più: il marito/moglie e i figli.

Non siamo aperti all'ascolto di ciò che viene da loro,ma di ciò che proiettiamo di nostro su di loro.

 Il Prof. Jon Kabat-Zinn, statunitense, fondatore e direttore della Clinica per la riduzione dello stress dell’Università del Massachussetts, ha condotto molte ricerche sulle interazioni mente-corpo e messo a punto tecniche di meditazione consapevole.

 Nella nostra società in cui tutto si muove molto in fretta, tutto è “urgente”, di fatto, però, percepiamo un’insoddisfazione perenne, un malessere che chiamiamo stress, secondo il professore conseguenza della nostra “perdita dei sensi".

Riprendere i sensi significa percepire il presente, il qui e ora. 

 Ascoltare i “desideri appena sussurrati del cuore”: la meditazione è un modo per mettersi in ascolto, anche se non sempre è facile trovare anche solo pochi minuti per praticarla regolarmente. 
Rimandiamo la pace interiore a “quando le cose andranno meglio”, a quando avremo tutto “sotto controllo”. 

 Ma la pace è in questo istante, se sappiamo imparare a essere pienamente ciò che siamo.

Prof. Kabat-Zinn pensa che la perdita dei sensi dipenda anche dal fatto che la vista ha preso il sopravvento sugli altri?
«È così. Ma anche la vista è usata in modo superficiale: giungiamo subito alle conclusioni, perché vediamo quello che abbiamo già deciso di vedere, e non la realtà come è davvero. Perciò spesso le nostre deduzioni sono sbagliate. Ugualmente per gli altri sensi.
Come l’udito: è importante ascoltare i suoni, ma anche i silenzi.
 Un esercizio di consapevolezza alla portata di tutti è guardare la tv togliendo l’audio: le immagini appaiono subito diverse, perché la nostra osservazione non è condizionata dall’emotività, dall’enfasi della voce di chi sta parlando, dalla musica di fondo.
La meditazione è un po' come guardare una tv senza audio o passare qualche minuto a osservare un televisore spento».

 Le nostre reazioni negative agli eventi sono conseguenza della mancanza di consapevolezza?

 «Ogni volta che ci arrabbiamo, impariamo ad arrabbiarci meglio e rinforziamo l’abitudine ad arrabbiarci. La pratica perfeziona. Se siamo inconsapevoli di ogni stato mentale che ci può travolgere, rinforziamo, nel sistema nervoso, le reti neuronali su cui si basano le nostre abitudini inconsapevoli. Ma ogni volta che riusciamo a riconoscere un desiderio come un desiderio, la rabbia come rabbia, un’abitudine come abitudine ne siamo liberati. 
 Non occorre rinunciarvi: riconoscerli per quello che sono è già sufficiente».

 C’è un senso “sui generis”: quello del passare del tempo.
Lo si può rallentare?

«Il tempo rallenta quando siamo in un posto nuovo, in viaggio o in vacanza nella natura. Ogni panorama ci colpisce e aumentano le cose “degne di nota”. Anche per i bambini il tempo è più lento: perché vivono molti eventi notevoli, simili a “pietre miliari”. Con l’età la frequenza di questi eventi diminuisce, il presente sembra vuoto, tutto scorre uguale. E l’impressione è che il tempo corra. Per rallentarlo si può riempire la vita di esperienze “miliari”: c’è chi fa lunghi viaggi in Paesi esotici, sport estremi o tante cene da gourmet. Oppure si possono rendere più degni di nota i momenti ordinari: l’attimo più piccolo può diventare una pietra miliare, se si è davvero presenti mentre lo si sta vivendo».

Per allenare i sensi, non è meglio spegnerne qualcuno per accenderne altri?

«I nostri sensi funzionano simultaneamente, e l’ideale sarebbe vedere, toccare, sentire, assaporare il mondo con tutto il corpo.
 Un esercizio facile consiste nello stare all’aperto in una giornata di pioggia e chiudere gli occhi: dopo un po’, il suono delle gocce può delineare un panorama, perché il rumore sull’asfalto è diverso da quello sul prato o sul cancello che divide un giardino dalla strada. Ma per accorgercene dobbiamo farlo consapevolmente, utilizzando il sesto dei nostri sensi: la mente».

 Ci sono panorami da scoprire anche per altri sensi?

«Certo: quelli tattili. La pelle è il nostro organo di senso più grande, circa sei metri quadrati, ed è legata alle nostre emozioni. È perciò un magnifico strumento di meditazione: possiamo, per esempio, soffermarci a percepire l’aria. Ancora, il gusto: se lo assaporiamo con attenzione, anche il più semplice ci fornisce un universo di esperienze sensoriali. Uno dei primi esercizi di meditazione che facciamo alla Clinica dello stress è mangiare un chicco di uva passa, molto lentamente, sentendo ogni sfumatura di gusto e consistenza».

A cosa porta la pratica del “fitness dei sensi”?

«A vivere nel presente. Abbiamo un unico tempo in cui influenzare il nostro futuro: l’adesso». fonte

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