12 barriere della comunicazione

Thomas Gordon è uno psicologo contemporaneo conosciuto in tutto il mondo per il suo metodo per migliorare la comunicazione e la risoluzione di conflitti tra genitori e figli, insegnanti/allievi etc.

 Nella pratica le sue 12 barriere alla comunicazione sono valide a qualsiasi età e contesto.





Cosa vuol dire barriere?
Vuol dire che vai dal tuo capo, da tua madre, o dal tuo insegnante e stai confidandoti o esprimendo un tuo punto di vista, una perplessità, una domanda, e ti senti rifiutato.
Non accettato.

Quello che tu dici, viene bloccato da atteggiamenti che ti fanno pensare che la prossima volta non ti confiderai, non ti fiderai, e ti terrai tutto per te.

Tu cercavi un dialogo, un confronto, ascolto, accoglienza, interesse, e invece succede altro.
Le barriere  che siamo abituati a creare con la nostra comunicazione possono essere racchiuse in queste 12.


1.Ordinare, comandare, esigere
“ Bisogna che tu ...” “Tu devi …” “Tu farai …”
Il comando è esigere qualcosa senza preoccuparsi dei bisogni dell'altro, o sottovalutandolo negativamente ovvero i miei motivi non sono importanti, veri etc.

2.   Avvertire, minacciare
"E’ meglio per te …, altrimenti …" "Se non farai così …"
 Possono produrre paura e sottomissione. Suscitano risentimento, rabbia, ribellione; evocano sentimenti di ostilità.

3. Far la predica, rimproverare, dire cosa si deve o non si deve fare
"Tu dovresti …" "Non dovresti …" "Sarebbe opportuno …" "Sta al tuo senso di responsabilità di …"
Creano  un obbligo imposto o  sensi di colpa. Comunicano una mancanza di fiducia sulle capacità, o un giudizio morale.

4. Consigliare, offrire soluzioni o suggerimenti
"Perché tu non …?""Al posto tuo io farei…"

 Impediscono alla persona di riflettere sul suo problema, di considerare soluzioni alternative e di sperimentarle realmente. Possono sottintendere che la persona non é in grado di risolvere i suoi problemi. Possono provocare dipendenza, o al contrario resistenza.
Es. dormici/bevici etc sopra, è allo stesso tempo suggerire, semplificare, sminuire il punto di vista dell'altro, in breve tagliare corto e non voler sentire.


5. Argomentare,persuadere con argomentazioni logiche“Sì, però, …" " perché tu sbagli …” “In realtà le cose stanno così …"Sminuisce, minimizza, non accoglie il sentire dell'altro.

Sollecitano posizioni difensive e contro argomentazioni. Spesso portano la persona a tirarsi indietro e a smettere di ascoltare, possono farla sentire  inferiore o inadeguata.


6. Giudicare, criticare, disapprovare, biasimare
"Tu sei pigro …" "Stai perdendo tempo …" " Sei sempre il solito..."

Insinuano una valutazione di incompetenza, inferiorità, stupidità, povertà di giudizio. Interrompono la comunicazione con la persona che teme un giudizio negativo o un rimprovero, e la portano a nascondere i propri sentimenti. C'è chi accetta il giudizio come veritiero (“Io sono sbagliato”) oppure reagisce attaccando ("Senti chi parla").


7. Apprezzare, concordare, dare valutazioni positive (esagerate e false)
"Benissimo,  penso che tu stia facendo un ottimo lavoro …"
" Sicuramente ce la farai" " Tanto tu sei bravo/a", "solo tu puoi riuscirci", "Solo tu puoi aiutarmi", " Sei talmente capace, intelligente etc..."

Quando si comunicano alte aspettative: quanto peso e impossibilità di fallire, di sentirsi incerti e spaventati.
Tali messaggi possono apparire come tentativi manipolatori, orientati a incoraggiare i comportamenti desiderati. Possono causare ansietà o disappunto quando la percezione che la persona ha di sé non coincide con gli apprezzamenti esterni. Apprezzamenti frequenti possono determinare l'abitudine e quando mancano un senso profondo di sconforto; la persona diventa "dipendente" dall'approvazione altrui.

8. Definire, stereotipare, ridicolizzare
"Scansafatiche!" “Furbastro …" " Lumaca", Femminuccia, maschiaccio etc.
Sono svalutazioni, etichette che possono avere effetti devastanti sull'immagine di sé della persona.

9. Interpretare, analizzare, diagnosticare
"Sai benissimo perché …"" Sei semplicemente stanca …""In realtà non vuoi dire questo …""Ciò che non va con te è …"
 Tali messaggi comunicano che chi parla ha inquadrato "perfettamente, frettolosamente e spesso scorrettamente"la persona. Possono essere percepiti come minacciosi e frustranti.
Chi li riceve può sentirsi contemporaneamente scoperto e non compreso; messo a nudo quando l'analisi corretta, accusato ingiustamente quando l’analisi è sbagliata.

10. Rassicurare, mostrare comprensione, consolare, incoraggiare
"Non aver paura …"Vedrai, ti andrà meglio …"Su, fatti coraggio …"
La rassicurazione implica che la persona in crisi stia esagerando, o il messaggio che arriva è : non va bene, non mi piace, non accetto che tu possa essere in crisi, spaventato, confuso etc.
La persona può sentirsi ancora più sconsolata se stava cercando altro, ad esempio di essere semplicemente ascoltata.

11. Fare domande, indagare, mettere in dubbio, controinterrogare
“Perché …?” “Chi …?” “Ma cosa hai fatto?” “Come?”
La persona che porta il problema deve impegnarsi a rispondere all'inquisizione dell'altro piuttosto che a risolvere il suo problema.


12. Eludere, distrarre, fare del sarcasmo, o cambiare argomento
Il messaggio che arriva è evitare le difficoltà  piuttosto che affrontarle; chi riceve questo messaggio può sentirsi poco importante o finanche  privo di valore. Minimizzando il problema, si scoraggia la persona dall'aprirsi quando si trova in difficoltà.



Quale attui più spesso? E quale odi subire?


Io le scrivo qui anche per sottolineare una volta ancora che un counselor - che di fatto è un facilitatore della comunicazione (interna ad una stessa persona- oppure nelle relazioni tra più persone) certamente non consiglia nè interpreta, nè giudica etc etc.

Vuoi scoprire cosa fa?


leggi qui o qua

:-)



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